ROMA. CONVEGNO CON I DIPLOMATICI DEI NUOVI PAESI DELL’UE

27 Maggio 2004

Rita Bittarelli

(fonte: Parvapolis)


Roma. Successo per il convegno sulla nuova Europa organizzato dall’Associazione per l’Amicizia italo-germanica. Domenico Cambareri ha chiuso i lavori.

Il convegno di politica estera dedicato ai nuovi Paesi membri dell’Unione Europea, promosso dall’Associazione per l’amicizia italo-tedesca di Roma e svoltosi nella sala di Palazzo Marini della Camera dei Deputati, ha conseguito un grande successo. Gli ambasciatori Jozef Miklosko della Repubblica Slovacca, Juri Seilenthal della Repubblica Estone, Edminas Bagdonas della Repubblica di Lituania e i ministri o consiglieri d’ambasciata Jozef Broz della RepubblicaCeka, Gyorgy Lukasc della Repubblica d’Ungheria, Krzjsztof Strazalka della Repubblica di Polonia, Jana Erzetic della Repubblica di Slovenia hanno avuto ampia possibilità di illustrare la posizione ufficiale dei rispettivi governi in merito al loro ormai effettivo ingresso nell’Unione Europea. In particolare, il rappresentante della Polonia ha sottolineato la posizione molto vicina a quella spagnola relativamente alla contrarietà all’Europa a due velocità, cosa che è stata condivisa anche dalla rappresentante della Slovenia, la quale ha anche richiamato l’attenzione sull’esigenza, secondo il suo governo, di assicurare un commissario europeo ad ogni nazione. Il rappresentante polacco ha messo come punti fermi anche la questione dell’eredità religiosa europea, cioè cristiana, e la necessità di mantenere ai più alti livelli l’amicizia con gli USA.

L’ambasciatore, slovacco Miklosko, già ospite di altri incontri promossi dall’Associazione per l’amicizia italo-tedesca, uomo di scienza e di lettere (è infatti matematico e famoso scrittore), ha sottolineato le “virtù” espresse in tanti lunghi anni di vita dall’Unione e quindi dalla Comunità Europea, e l’importanza del contributo della cultura e dell’economia germaniche e di quelle italiane. Egli ha manifestato apprensione per le grandi manovre speculative delle borse internazionali che colpiscono in maniera accentuata i paesi piccoli e deboli, e perplessità e meraviglia per il fatto che l’UE abbia chiuso le frontiere alle libertà di migrazione interna con i nuovi venuti per i prossimi anni. Ascoltato con attenzione è stato l’intervento dell’ambasciatore lituano, il quale ha fatto una rassegna storica e politica delle vicende di questo piccolo popolo risultata davvero illuminante. Le informazioni offerte da questo ambasciatore hanno avuto modo di incastrarsi benissimo con quelle fornite dall’altro rappresentante diplomatico del Baltico, l’ambasciatore estone. Da ciò è emerso come questi popoli abbiano, nonostante la contiguità geografica, lingua e tradizioni differenti, ma la medesima convinzione e volontà di fare parte a pieno titolo della cultura e della nuova realtà politica europea. Particolarmente ascoltato è stato l’intervento del rappresentante ungherese, il quale ha evidenziato come il suo popolo appartenga da secoli alla cultura europea ed ha ricordato che ancora a fine settecento, prima che diventasse lingua ufficiale il germanico, la lingua franca fosse il latino. Inoltre, oggi l’italiano è la terza lingua per studio e diffusione in Ungheria. Il rappresentante ungherese ha sottolineato con forza il ruolo di grande importanza dalla NATO e che Ungheria, Italia e Slovenia nel suo ambito hanno formato un gruppo operativo militare misto a livello di Brigata. Gino Ragno, il segretario generale dell’Associazione italo-tedesca promotrice di questo importante incontro nonché moderatore del convengo, ha rimarcato il ruolo assolutamente irrinunciabile dell’Europa Unita in ambito internazionale ed ha richiamato anche come dalle diversità emerse durante gli interventi degli esponenti diplomatici in questioni non secondarie, possa e debba emergere una definitiva presa di coscienza per favorire l’effettiva integrazione politica, onde non rimanere sempre subalterni alle decisioni assunte dall’alleato americano. Le brillanti esplicazioni offerte da Ragno nell’introduzione ai lavori e durante l i diversi passaggi dei relatori ufficiali, hanno scandito un convegno dai toni culturali e politici molto elevati, che sin dal primo momento, quando tutti i presenti si sono alzati in piedi per ascoltare l’inno europeo, scritto da Schiller e musicato da Beethoven, ha dato motivo di grandi attese così soddisfatte. Fra i messaggi pervenuti, si segnalano quelli del sottosegretario agli Esteri, Mantica, del Governatore della Banca d’Italia, Fazio.
I lavori sono stati chiusi con Ragno da Domenico Cambareri, che con un intervento molto applaudito, ha dichiarato che dobbiamo alle scelte dell’allora presidente americano Ronald Reagan la presenza odierna dei Paesi della fascia medio-orientale dell’Europa. È infatti con le scelte strategiche imposte da Reagan alla NATO, e quindi con la trasformazione della dottrina d’impiego nel teatro europeo, trasformazione che contemplava l’uso della rivoluzionaria arma a neutroni, che si determinò il definitivo collasso economico, militare e politico dell’Unione Sovietica. Ciononpertanto, le nuove nazioni entrate a far parte dell’Unione Europea devono capire che i rapporti bilaterali con Washinghton in materia di politica militare per la concessioni di basi, creerà soltanto ostacoli al raggiungimento dell’obiettivo di una politica estera e di difesa comune. Infatti, questa unione non può essere il risultato di frazionamenti, quanto di cessione di maggiori ambiti delle sovranità nazionali all’Unione. Inoltre, poiché già vi sono non poche asimmetrie fra NATO, Unione Europea, UEO (organismo di difesa euro-occidentale non ancora scomparso, che dovrebbe definitivamente sciogliersi nell’ambito dell’UE), e ancora altri organismi come l’OSCE, e che le realtà nazionali di Finlandia, Svezia, Norvegia, Austria testimoniano queste condizioni di permanente frammentarietà, vi è l’esigenza che i nuovi paesi facciano proprie le “virtù” dei paesi fondatori e si affidino alla loro sperimentata pazienza per arrivare a un quadro di maggiore unità. Pertanto, sono da respingere per mezzo del convincimento le sottolineature fatte dai rappresentanti della Polonia e della Slovenia, poiché un eccessivo protagonismo, un malinteso confessionalismo, l’ulteriore fraintendimento dell’Europa a “doppia velocità”, l’eccessiva dipendenza americana in fatto di politica degli armamenti, producono un ulteriore, oggettivo stato di subalternità generale verso gli USA. La realtà planetaria è in profondo sommovimento. Gli USA, per quanto la grande stampa non ne parli, anche grazie agli uffici diplomatici israeliani, stanno cercando di connettere in una triangolazione politico-strategica con Tel Aviv, la Turchia (paese islamico moderato, che tuttavia aspira apertamente ad entrate nell’UE) e l’India, già oggi terza potenza informatica mondiale e tuttora migliore alleato e cliente della Russia. Tutto questo lascia presagire più che un aperto tallonamento della Cina, una più accentuata pressione sul variegato mondo arabo-islamico, e, quindi, un tirare le corde all’Unione Europea e alla Russia post-sovietica, che, loro malgrado, sarebbero circondate da basi americane dall’Europa centro-orientale e dal Mediterraneo all’Asia estremo-orientale, basi in grado da fungere non solo da contenimento di chissà quale magmatica pressione islamica, quanto anche dalla conferma USA che tutto il nuovo secolo non potrà che essere sotto le ali della bandiera a stelle e strisce. E ciò dà da pensare, pur nella riconferma dell’alleanza di fondo e della condivisione dei valori fondamentali delle nostre società con quella statunitense.

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