Malta italiana: Carmelo Borg Pisani, l’irridentista impiccato come Sauro

3 Dicembre 2009                                                                                                                                         

Fonte: Stirpes – antiquam exquirite matrem – Forum.stirpes.net                                          http://www.isses.it/borg.htm

 

CARMELO BORG PISANI E L’IRREDENTISMO MALTESE

Stefano Fabei: CARMELO BORG PISANI EROE O TRADITORE?
Edizioni Lo Scarabeo 
Collana:  Documenti per la storia
Pagine: 160, € 16,00
ISBN: 8884781035
Alle 7 e 34 del 28 novembre 1942, sulla forca del carcere maltese di Corradino, moriva Carmelo Borg Pisani, un giovane artista che sognava la liberazione della sua isola dal dominio britannico. Spinto da generoso entusiasmo lasciò pennello e tavolozza per imbracciare il fucile. Arruolatosi come soldato semplice nell’esercito di quell’Italia da lui ritenuta la vera patria, fu protagonista di una sfortunata missione segreta conclusasi con l’arresto e un processo per alto tradimento. Entrò così nella schiera delle Medaglie d’Oro al Valor Militare.
Figura controversa, protagonista di una vicenda tragica, fu considerato in Italia un eroe irredentista e a Malta, anche se non da tutti, un traditore. È il caso più noto di missione in territorio nemico, la storia di un uomo che, riconoscendosi in un ideale, fu facile vittima dell’incompetenza, della superficialità e della cattiva coscienza di chi, più o meno consapevolmente, lo mandò incontro alla morte. Affrontò con coraggio il sacrificio supremo come Cesare Battisti, Fabio Filzi, Damiano Chiesa e Nazario Sauro.
 L’irredentismo maltese ebbe la sua punta di diamante in Carmelo Borg Pisani. Egli nacque il 10 agosto 1915 a Senglea ( vicino a La Valletta) nell’isola di Malta, inglese per usurpazione, ma culturalmente italiana. Fin da piccolo frequentò l’istituto Umberto I, centro culturale efficiente e bandiera di fervente italianità. Gli inglesi però non vedevano di buon occhio le organizzazioni e le associazioni italiane a Malta; finché, nel 1936, finirono per rompere ogni indugio, adottando una serie di provvedimenti contro di esse.
A Malta il Partito Nazionalista era tenace assertore dell’indispensabilità della cultura italiana, mentre il Partito Costituzionale raccoglieva i voti e favoriva gli interessi dei conformisti piegati al servilismo nei confronti dell’occupante. Faro degli irredentisti maltesi era il prof. Avv. Carlo Mallia, illustre docente universitario, che apparteneva all’ala estrema del Partito Nazionalista, il quale si dichiarava irredentista; egli e molti altri maltesi vedevano nel fascismo il movimento che avrebbe potuto liberare Malta. Moltissimi maltesi erano affascinati da Mussolini e la sua popolarità aumentò dopo la conquista dell’Impero.
Carmelo Borg Pisani, già a quattordici anni, correva il 1929, era iscritto alle OGIE (Organizzazioni Giovanili Italiane all’Estero), che avevano sede a La Valletta. Dopo quattro anni fu prescelto per partecipare ad un concorso di Capo Centuria a Roma, soprattutto per i suoi entusiastici sentimenti di italianità.
Vivace com’era, fin da ragazzo amava scalare le scoscese scogliere a picco lungo la costa, spingendosi anche ad esplorare le caverne aperte dalla corrosione dei flutti. Conosceva tutti gli anfratti più reconditi dell’isola, che aveva ripreso in suggestive fotografie. Chiarisco, per chi non lo sapesse, che l’isola, generalmente, ha coste rocciose a picco sul mare.
Carmelo amava molto la sua terra natale e nutriva un grande sogno: vedere la sua bella isola «restituita alla grande Madre Italia».
Era perciò un fascista convinto; Italia e fascismo erano un tutt’uno inscindibile per Carmelo Borg Pisani, come avveniva per la stragrande maggioranza degli italiani.
La sua avversione agli occupanti inglesi non poteva non aumentare col maturare degli eventi politici.
Possedendo una estrosa e fresca vocazione artistica, aveva frequentato buone scuole di pittura a Malta, ma poté affinare la sua preparazione frequentando diligentemente ed entusiasticamente l’Accademia di Belle Arti a Roma.
Egli non trascurava però l’attività politica; divenne presidente del “Circolo degli Amici della Storia di Malta” ed organizzò manifestazioni culturali e patriottiche. Si costituì a Roma anche il “Comitato d’Azione Maltese” sotto la presidenza del prof. Carlo Millia , dell’Università di Malta, che, perseguitato dagli inglesi, era stato costretto a lasciare l’isola.
Più tardi Carlo Millia fu nominato Consigliere Nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni in rappresentanza dell’Arcipelago Maltese. Contemporaneamente fu pubblicato a Roma, direttore ancora Carlo Millia, il battagliero giornale “Malta”, che era stato soppresso dagli inglesi nell’isola pochi giorni prima del conflitto, avendo inscenato anche una rumorosa gazzarra, orchestrata da provocatori di osservanza albionica, che culminò nella devastazione della sede del giornale e nell’arresto del direttore Enrico Mizzi. Furono arrestati anche altri 49 maltesi fllo-italiani, poi insieme a Mizzi, che pure era parlamentare, deportati in Uganda. Tra essi l’altro parlamentare Arturo Mercieca, il prof. Giulio Cortis, dell’Università, mons. Alberto Pantalleresco, professore del Liceo, il Direttore del Museo Vincenzo Bonello, i professionisti Alberto Laferla, Herbert Ganado e Berto Gauci, ma si deve ricordare anche il giovane Alberto Baiona.
Il 30 maggio 1940, poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia, nel clima acceso ed effervescente della vigilia, Carmelo Borg Pisani aveva inviato a Mussolini un’appassionata lettera, mettendosi ai suoi ordini: « per il coronamento del mio grande ideale, quale è di vedere Malta resa all’Italia.».
Il 7 giugno 1940 fu iscritto al Pnf. L’intervento dell’Italia in guerra lo trovò decisamente schierato:« Malta non è inglese che per usurpazione[1] ed io non sono suddito britannico che per effetto di questa usurpazione. La mia vera Patria è l’Italia. E’ dunque per lei che devo combattere».
Tramite l’ambasciata americana , che curava gli interessi inglesi in Italia, rinunciò alla cittadinanza inglese e restituì il passaporto. Perciò “gli inglesi, considerandolo straniero,lo avevano legalmente esonerato dal servizio militare”.[2]
Tre giorni dopo l’apertura delle ostilità andò ad arruolarsi volontario, ma fu respinto alla visita medica per la sua vista molto debole. Carmelo, assai amareggiato, però non si arrese. Insistette, bussò a molte porte, chiese potenti raccomandazioni per poter essere accettato in un corpo combattente.
Nel frattempo a Malta altri studenti, ritenendo imminente la presa dell’isola – secondo una logica deduzione, sostenuta, tra gli altri strateghi, anche dal generale Cavallero[3], ma che purtroppo non trovò conferma nella realtà – avevano pensato di organizzare la prima accoglienza dei paracadutisti italiani, che, se fossero stati lanciati sull’isola avrebbero potuto, come spesso accade, atterrare in posti sparsi quà e là, e quindi essere facile preda degli inglesi prima di essersi riuniti in una unità organica. Perciò essi avevano organizzato una rete di case amiche dove i parà italiani avrebbero potuto essere accolti clandestinamente in un primo momento, se fosse stato necessario nascondersi.
Non contenti di ciò, come ci testimonia G.Olivier de la Scerri :« Passato un altro mese senza che accadesse nulla, pensai di scrivere un volantino dal titolo”A Frenchman’s Advise” (Consiglio di un francese). In cui un francese immaginario, vista la recente esperienza che dimostrava come gli inglesi abbandonassero con facilità i loro alleati, spiegava ai maltesi come i britannici, una volta partiti, non avrebbero mancato di bombardare Malta [……] l’idea era di invitare i maltesi a non cooperare con gli inglesi.» [4]
Un altro giovane congiurato, Dino Borg volle ritoccare il testo del volantino che fu affidato a Enrico Briffa per farlo stampare clandestinamente da un altro camerata rimasto ignoto. Appena pronto fu affisso in posti strategici, fu anche distribuito, non solo per posta, ma pure a mano. Avvenne così che lo studente Antonio Xerri – facente parte di un gruppuscolo filo-nazista, collegato con i fascisti clandestini – infilò una busta contenente il volantino nella cassetta della posta di un suo collega che egli conosceva come simpatizzante, scrivendoci l’indirizzo a mano. Questo tale, invece, decise di consegnare il volantino alla polizia e spinse la sua delazione fino a riconoscere la calligrafia sulla busta in quella di un quaderno del suo compagno di scuola Antonio Xerri. Fu subito arrestato Xerri e, dopo qualche giorno vennero scoperti anche gli altri quattro del gruppuscolo filo-nazista, compreso il loro capo Karl Schranz. Gli inglesi avevano fatto, e continuarono a fare, perquisizioni nelle abitazioni degli studenti del liceo “Umberto I” che si erano messi in luce come fascisti. A casa di Enrico Briffa furono trovati molti volantini e altro materiale compromettente; finirono arrestati anche Dino Borg e G. Olivier de la Scerri, poi condannati a quattro anni di lavori forzati. E gettati nella prigione di “Corradino” di Paola ( a sud di La Valletta). Successivamente furono deportati tutti in Uganda.
Va osservato che la mancata occupazione dell’Arcipelago Maltese fu un grave errore. «Mussolini ne fu dissuaso dal generale Rommel, imbaldanzito dalla sua avanzata in Egitto e per questo forte presso Hitler.».[5] Altro errore fu bombardare l’acipelago da subito e con accanimento, poiché i maltesi, che prima erano in maggioranza favorevoli all’Italia fascista, delusi, divennero ostili. In questo quadro va letta la vicenda del fascismo clandestino maltese.
Carmelo Borg Pisani intanto a Roma continuava le sue richieste di raccomandazioni per ottenere di essere arruolato, come avevano fatto anche altri ferventi giovani fascisti maltesi.
Finalmente, il 16 aprile 1941, per l’autorevole intervento della Direzione Generale degli Italiani all’Estero, riuscì ad essere arruolato nella MVSN. Fu inviato a Brindisi in forza alla 112° legione CC.NN. pronta ad imbarcarsi. Il primo maggio partecipò all’occupazione di Cefalonia col suo reparto. Da quì scrisse una semplice cartolina ai camerati rimasti a Roma, il cui pur sintetico testo, giunto fino a noi, ci fa intuire l’entusiasmo che animava questo patriota: « Dalla terra conquistata, fascisticamente vi saluto».
Alla fine della campagna di Grecia pur sofferente di un’infermità contratta in zona d’operazioni, rinunziò all’intervento che lo avrebbe guarito e , senza perder tempo, corse a frequentare un corso della Scuola Allievi Ufficiali della MilMart ( Milizia di Artiglieria Marittima per la difesa delle coste e dei cieli) a Messsina. Divenne sottocapomanipolo [6]. Frequentarono la stessa Scuola Allievi Ufficiali altri irredenti maltesi che ritengo doveroso citare: oltre Carmelo Borg Pisani, Antonio Cortis, Paolo Frendo, Ivo Leone Ganado, Roberto Mallia, figlio del consigliere nazionale, Manoel Mizzi, Antonio Vassallo, Joe d’Ancona e Carlo Liberto. Tutti assunsero nomi di copertura.
Intanto si stava preparando intensamente lo sbarco a Malta [7]; Carmelo Borg Pisani sentì prepotentemente il bisogno di partecipare in prima linea, volle contribuire alla preparazione di quella operazione che lo avvinceva profondamente. Si offrì di tornare clandestinamente nell’isola per dare un valido contributo di informazioni, ma anche per riprendere i contatti con i camerati isolani che avevano frequentato i corsi di cultura italiana e con persone i cui sentimenti fascisti non erano stati obnubilati dalle vicissitudini belliche.
Era ben conscio del rischio a cui si sarebbe esposto e quindi volle scrivere il suo testamento spirituale: un atto purissimo di appassionato amore per la sua Malta e la sua Italia.
Si preparò quindi alla missione clandestina con il suo solito diligente e solerte impegno: allenamento e studio che si protrassero per mesi presso la base segreta di addestramento dei marinai dei mezzi d’assalto della Decima Flottiglia Mas alla foce del fiume Serchio. Un lungo tirocino in cui tra l’altro, acquisì dati tecnici per trasmettere e ricevere messaggi radiotelegrafici. Aveva assunto il nome di copertura Caio Borghi.
Il complesso di severissime esercitazioni, denominato “Operazione 110 e 111°, cui venivano sottoposti i volontari prescelti per sbarcare a Maltacon funzioni di informatori, era diretto dal capitano di fregata Max Ponzo dei servizi segreti della Marina.[8]
Altri 34 irredentisti maltesi (12 ufficiali, 3 sottufficiali e 19 soldati ) contemporaneamente frequentavano il Centro Militare “G” di Soriano del Cimino (VT) per diventare guide da sbarco,[9] istruttore il cap. Cardenio Botti, espulso da Malta assieme a molti altri fascisti, nel 1933. Ma il Centro era diretto dal col. S.M. Edmondo De Renzi, collaborato dal cap. Lamberto Negri, che poi, a guerra finita, nel clima di manicheo revanscismo antifascista, tentò di far punire 32 dei 34 irredentisti maltesi.
Finalmente nella notte tra il 17 e il 18 maggio 1942 si imbarcò ad Augusta sul MTSM 214 [10] della Decima Flottiglia Mas. La squadriglia di MTSM di base ad Augusta era posta al comando del T.V. Ongarillo Ungarelli e svolgeva incessanti attacchi nelle acque di Malta. Ungarelli volle accompagnare di persona il giovane “sabotatore-informatore”.[11] Data l’importanza della missione, il loro piccolo scafo, a cui si era aggregato un altro MTSM, il 218, fu scortato dalla torpediniera “Abba”, dai Mas 451 e 452 fino a distanza di sicurezza, quindi gli MTSM 214 e 218 proseguirono nella loro rotta d’avvicinamento con i motori al minimo. Per primo, dall’MTSM 218, fu sbarcato su un battellino gonfiabile il palombaro G….. Guglielmo, ottimo nuotatore, che si avvicinò alla costa rocciosa con il compito di esplorarla. Disgraziatamente questi, trascinato dalle correnti, non riuscì a ritornare sul suo MTSM e fu in seguito fatto prigioniero dagli inglesi.
Nel frattempo l’MTSM 214 proseguì la sua rotta a lento moto fino a circa 150 metri dalla scogliera, nella cala di Ras Id Dawara.
Il punto di approdo era stato scelto dallo stesso Borg Pisani: quella cala si apre sulla costa sud-occidentale dell’isola, un litorale roccioso e scosceso a sud di Casal-Dingli, (in vista dell’isoloto di Filpola); sotto la rupe si apre una caverna marina che Carmelo ben conosceva.
Trasbordò sul battellino pneumatico e, la stessa notte, senza essere scorto, approdò all’interno dell’antro e scaricò su di un piccolo recesso pianeggiante, all’asciutto, viveri, acqua, armi, munizioni, radio rice-trasmittente, cifrario, batterie, medicine, benzina ecc.
Ma il mare mosso aumentò di forza; un’onda anomala gli strappò via tutto, mettendo a repentaglio la sua stessa vita.
Per due lunghi giorni tentò di trovare una via per arrampicarsi sulla parete a strapiombo, non aveva più il battellino, ma neanche a nuoto riuscì a ritrovare un accesso che gli permettesse di superare la parete a picco. Eppure ricordava di averlo percorso più di una volta nelle sue scorribande da adolescente. Evidentemente il mare aveva demolito una qualche sporgenza nel decorso degli anni.
Era stremato,digiuno, arso dalla sete, distrutto dalla fatica.
In pieno giorno, aggrappato ad uno scoglio, fu scorto da una motovedetta inglese in perlustrazione; raccolto in condizioni estreme, fu portato all’ospedale militare di Mtarfa. E fu lì che il capitano medico anglo-maltese Tom Warrington, che era stato suo vicino di casa e compagno di giochi a Senglea, lo riconobbe e lo denunziò, con l’esasperato rancore dei rinnegati, dando così certezza ai persistenti dubbi degli inglesi su questo strano “naufrago”. Iniziò allora per Carmelo Borg Pisani una tragica sequenza che lo portò, lentamente, alla morte. Dimesso dall’ospedale, fu condotto in una casa privata agli arresti domiciliari sotto strettissima vigilanza. Questi arresti domiciliari durarono quattro mesi, durante i quali gli inglesi, fingendo blandi provvedimenti, speravano di convincerlo a “collaborare”. Ma alla fine, perduta ogni speranza, gli inglesi lo trasferirono in carcere il 7 agosto.
Si sono fatti paragoni tra Borg Pisani e Cesare Battisti e anche con analoghe tragiche vicende di altri Irredenti che si immolarono per la patria italiana. Sono riflessioni spontanee, suggerite dall’evidenza.
Durante la prigionia nel carcere di Kordin (Corradino) di Paola, a breve distanza da La Vallletta, si incontrò con G.Olivier de la Scerri e studiarono assieme un piano di evasione, progettando pure una successiva fuga in Italia in barca a vela.
Carmelo era stato interrogato a lungo, ripetutamente, anche dai più alti ufficiali del controspionaggio britannico, i quali speravano di poter ottenere da lui una qualche, sia pur vaga, indicazione, un’informazione, magari apparentemente insignificante, che potesse farli risalire a più importanti progetti , che si sapeva essere stati approntati.
Ma durante i sei mesi di prigionia, che dovette sopportare prima della condanna, Carmelo Borg Pisani, pur rivendicando l’orgoglio di sentirsi profondamente italiano e di aver combattuto per la sua vera patria, non fece trapelare nulla della sua missione, né fornì qualsiasi altra notizia di interesse militare o politico. E’ stato riferito che fu torturato per indurlo a parlare.[12] E gli inglesi, in verità, hanno dimostrato di essere molto raffinati in questo genere di cose, aggiungendo alla brutalità di certi popoli il più avanzato traguardo della tortura psicologica.
Il processo iniziò il 12 novembre e fu celebrato a porte chiuse per evitare una eventuale, clamorosa reazione di fascisti e simpatizzanti, che avrebbe potuto turbare la giuria, composta unicamente da giudici togati maltesi di proclamata osservanza britannica. Fu anche proibito di integrare la giuria con i giurati popolari, che invece erano e sono tassativamente previsti dal codice maltese, sulla falsariga di quello britannico.
Si ostinarono a considerarlo ancora suddito britannico, non si volle tenere in nessun conto la sua rinunzia alla cittadinanza ed al passaporto inglese, né l’acquisizione della cittadinanza italiana, consacrata dalla militanza nelle forze armate. Vollero incriminarlo perfino per aver combattuto contro la Grecia, che era alleata dell’Inghilterra.
Il 19 novembre 1942 Carmelo venne condannato a morte per cospirazione contro il governo di Sua Maestà britannica e per tradimento.
Nella cella della morte Carmelo Borg Pisani disse ai presenti: «Non mi spiace di morire, ma sono amareggiato per la mancata invasione di Malta da parte dell’Italia.».
Sulla porta della sua cella aveva scritto col carbone:«I servi e i vili non sono graditi a Dio.».
Credente, volle assistere alla messa celebrata prima dell’alba dai monaci dell’Arciconfraternita del Santo Rosario, preposti fin dal sedicesimo secolo al conforto dei condannati a morte.
Venne impiccato alle ore 7,34 di sabato 28 novembre nel carcere di Corradino. E lì giace la Sua spoglia, ancora confusa nella fossa comune con i resti dei malfattori deceduti o giustiziati in carcere.
Per poter dare una tomba ai suoi resti mortali si attende che passi quest’epoca ancora impregnata di manicheo odio ideologico e pertanto incapace di giustizia e civiltà. A Malta come in Italia.
Sulla fossa fioriscono rigogliosamente gerani rossi.
La notizia dell’esecuzione arrivò in Italia da un generico comunicato dell’agenzia Reuter; si pensò che fosse stato fucilato e così nella motivazione della Medaglia d’Oro che gli fu conferita alla memoria, si parla di «piombo del plotone di esecuzione».
Ma per Carmelo Borg Pisani ci fu il capestro. Come per Cesare Battisti.
Gli inglesi, che si dichiarano “i cavallereschi paladini dell’onor militare” lo avevano assassinato, nel vano tentativo di difendere la loro supremazia nel Mediterraneo e nel mondo.
In Italia era accaduto che gli ufficiali maltesi della MilMart furono destinati ai compiti d’istituto della specialità, ma mordevano il freno; il sottocapomanipolo Ivo Leone Ganado, particolarmente insofferente, chiese ripetutamente di essere trasferito al fronte per essere impegnato direttamente in combattimento contro gli inglesi, pur sapendo di rischiare l’impiccagione in caso di cattura. Dopo molte insistenze fu accontentato; combatté in Africa Settentrionale. Ma se in Libia gli inglesi non riuscirono a catturarlo, non per questo rinunciarono a perseguitarlo nel dopoguerra, come vedremo.
In Rsi fu intestato al nome del Martire maltese il “Battaglione Borg Pisani”, costituito nel novembre 1943 a Porto Maurizio con combattenti provenienti d’oltre confine. Non si fece a tempo a trasformare il battaglione in una “Legione d’Assalto Borg Pisani” con l’apporto degli oltre duemila Combattenti Rsi provenienti d’oltre confine.
Alla Rsi aderirono tutti gli irredentisti maltesi che ne ebbero la possibilità materiale, “com’era logico e naturale”, almeno secondo il loro punto di vista. Cito tra essi il prof. Millia, i giovani sottocapomanipoli della Milizia Ganado e Camillo Bonanno.
Cito in particolare la vicenda di Ivo Leone Ganado. Al suo ritorno a Malta, su richiesta del Tribunale, fu processato per alto tradimento e per altre imputazioni minori, tutto aggravato dall’aver aderito alla Rsi, cosa che fu documentata con la testimonianza di ex-partigiani fatti venire apposta dal Veneto; « Le loro biliose affermazioni non raggiunsero il segno e fu tale il disprezzo del pubblico che chiesero di essere protetti…..dalla polizia»[13] . Ma i tempi erano cambiati,ci fu una giuria popolare. I giurarti votarono tutti e nove per la piena assoluzione del fascista, nove palle bianche a favore di Ivo; ma poi si accordarono per mettere nell’urna una palla nera in modo che ognuno potesse affermare di aver votato in modo “politically correct”.
Ganado fu preso affettuosamente in braccio dai maltesi che affollavano l’aula e portato in trionfo per il corso di La Valletta.
Ci furono altri due processi; durarono 11 mesi, oltre venti imputati.
Tutti prosciolti.
Francesco Fatica
[1] Durante le guerre napoleoniche, approfittando dell’occupazione del Regno borbonico delle due Sicilie da parte dei francesi, l’Inghilterra occupò Malta, venendo “in soccorso” all’alleato Borbone; ma poi ci restò tenacemente abbarbicata, in violazione di ogni diritto, come, d’altronde, avvenne spesso nella storia di Albione.
[2] Maria Nencioli, Un ultimo appello: ” I servi e i vigliacchi non piacciono a Dio”, sul “Secolo d’Italia” del 16.3.1990.
[3] Ma Supermarima e l’amm De Courten non erano d’accordo, e questo atteggiamento non si riesce a spiegare con considerazioni strategiche, essendo ben chiaro che l’occupazione di Malta, posta sulla rotta dei convogli, era azione propedeutica ad ogni nostra operazione militare in Africa. L’amm. Canevari, nel suo, Retroscena della disfatta, a p. 850 e ss. ,dimostra che nel 1941 Malta , ridotta allo stremo, era sul punto di capitolare.
[4] G. Olivier de la Scerri, L’ultimo incontro con Borg Pisani, su “Volontà”, N° 9 – Anno XXX -sett. 1991.
[5] ACTA dell’Istituto Storico Repubblica Sociale Italiana, anno XV, N° 3, (46), sett.- nov. 2001,p. 2, “Militi d’oltremare”.
[6] Grado della .MVSN equivalente a sottotenente.
[7] Lo sbarco fu rimandato perché Hitler non ritenne di partecipare, volendo invece dare la precedenza ad altre operazioni militari, ritenute più impellenti, seguendo le irruenti, ma troppo semplicistiche previsioni di Rommel.
[8] Ugo Franzolin, Borg Pisani eroe dimenticato, su “Storia Verità”, anno VI, N° 33, nov. dic. 2001.
[9] ACTA dell’Istituto Storico Repubblica Sociale Italiana, cit., p. 2, (**).
[10] MTSM (Motoscafo Turismo Silurante Modificato ) un veloce motoscafo, agile e manovriero, studiato per l’attacco col siluro, ma utilizzato anche per il trasporto e lo sbarco di sabotatori ed informatori sulle coste nemiche; era un battello molto più piccolo di un Mas, aveva motori molto meno rumorosi, e quindi poteva più facilmente sfuggire alla sorveglianza del nemico.
[11] Vedi Sergio Nesi, decima Flottiglia nostra… ,Mursia, Milano,1986, p.80.
[12] Maria Nencioli, Un ultimo appello: ” I servi e i vigliacchi …., cit.
[13] Camillo Bonanno, ” Divagazioni di un irredentista” sul “Secolo d’Italia” del 2 aprile 1987, Italia, pallida madre perché abbandoni i tuoi figli maltesi?
#2 (permalink) Wednesday, April 19th, 2006, 14:44
Decimo Paolino
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Originally Posted by Ederico Figallo
Più tardi Carlo Millia fu nominato Consigliere Nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni in rappresentanza dell’Arcipelago Maltese. Contemporaneamente fu pubblicato a Roma, direttore ancora Carlo Millia, il battagliero giornale “Malta”, che era stato soppresso dagli inglesi nell’isola pochi giorni prima del conflitto, avendo inscenato anche una rumorosa gazzarra, orchestrata da provocatori di osservanza albionica, che culminò nella devastazione della sede del giornale e nell’arresto del direttore Enrico Mizzi. Furono arrestati anche altri 49 maltesi fllo-italiani, poi insieme a Mizzi, che pure era parlamentare, deportati in Uganda. Tra essi l’altro parlamentare Arturo Mercieca, il prof. Giulio Cortis, dell’Università, mons. Alberto Pantalleresco, professore del Liceo, il Direttore del Museo Vincenzo Bonello, i professionisti Alberto Laferla, Herbert Ganado e Berto Gauci, ma si deve ricordare anche il giovane Alberto Baiona.
Il 30 maggio 1940, poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia, nel clima acceso ed effervescente della vigilia, Carmelo Borg Pisani aveva inviato a Mussolini un’appassionata lettera, mettendosi ai suoi ordini: « per il coronamento del mio grande ideale, quale è di vedere Malta resa all’Italia.».
Il 7 giugno 1940 fu iscritto al Pnf. L’intervento dell’Italia in guerra lo trovò decisamente schierato:« Malta non è inglese che per usurpazione[1] ed io non sono suddito britannico che per effetto di questa usurpazione. La mia vera Patria è l’Italia. E’ dunque per lei che devo combattere».
Innanzitutto ti porgo i miei più sinceri complimenti quanto al sito di cui sei amministratore; noto inoltre con piacere che tu, proseguendo attraverso il terreno battuto da Mizzi e da Borg Pisani, riconosci l’italianità di Malta, affermazione su cui ovviamente non si può creare polemica. Ciò che vorrei conoscere è il tuo pensiero riguardo il retaggio culturale italiano nell’insula Melita sacra: ovvero, credi che sia una semplice convergenza culturale a legare la tua terra all’Italia, o confidi in una reale possibilità di coronare il sogno di Enrico Mizzi e di Carmelo Borg Pisani, riconoscendo l’irredentismo maltese anche dal punto di vista geopolitico?
P.S.: La frase latina della tua firma Pro Traditio, Religio et Patria deve essere corretta in Pro Traditione, Religione et Patria (pro regge l’ablativo).
 
Melita Italiæ et Italia Melitæ
#3 (permalink) Wednesday, April 19th, 2006, 19:29
Ederico
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Riferimento: Carmelo Borg Pisani e l’irredentismo maltese
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Rispondo in fretta per ora, rispondero più esaurientemente più tardi.
Prima di tutto, siamo sicuri riguardo alla frase in latino? A Malta dai nazionalisti si usava dire “Pro Religio et Patria” e quelli là erano molto eruditi nella lingua latina. “Traditio” l’ho aggiunta io. Ammetto ignoranza mia nel confronto del latino.
Secondo, quella bandiera, meglio che la togli. La croce che hai lì è di origina Brittanica visto che è una medaglia data al popolo maltese, ufficialmente per coraggio, ma se si osserva con più attenzione si nota che è stata attribuita ai maltesi per inalzare il morale quando tutto sembrava perduto e nient’altro. Un bonus per combattare per l’Impero Brittanico insomma. La medaglia, essenzialmente ferraglia ma con alto valore simbolico per molti, arrivava quando gl’Inglesi avevano mandato via da Malta 800 donne e bambini Inglesi per la loro salvaguardia mentre i maltesi restavano a Malta a subire gl’attacchi della Luftwaffe. Tutto viene augmentato della deportazione illegale di 48 circa nazionalisti maltesi verso l’Uganda, fra i quali Enrico Mizzi, pochi anni dopo appuntato Primo Ministro dalle stesse autorità imperiali per via di un grande appoggio popolare!
Riguardo all’irredentismo. Carmelo Borg Pisani era sicuramente un’irredentista, e non gli nego certamente la mia ammirazione. Enrico Mizzi non era in verità un’irredentista. Asseriva più autonomia e una indipendenza finale per Malta, anche e sopratutto per mantenere la propria natura Latina e senz’ombra di dubbio Italiana, ma riguardo ad una integrazione politica con l’Italia non era favorevole a tale proposta come un’ideale per Malta.
Riguardo ad Enrico Mizzi, suggerisco la lettura di questo (in italiano):
È morto il primo ministro – PDF commemorativo su Enrico Mizzi (datato 1950)
Malta – Questione della Lingua – Articoli Nazionalisti dal “Malta”
(in inglese):
Article on Enrico Mizzi’s Political Integrity – Maltese Patriot and Nationalist
Ti saluto,
Ederico.
#4 (permalink) Wednesday, April 19th, 2006, 21:31
Decimo Paolino
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Riferimento: Carmelo Borg Pisani e l’irredentismo maltese
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Originally Posted by Ederico Figallo
Prima di tutto, siamo sicuri riguardo alla frase in latino? A Malta dai nazionalisti si usava dire “Pro Religio et Patria” e quelli là erano molto eruditi nella lingua latina. “Traditio” l’ho aggiunta io. Ammetto ignoranza mia nel confronto del latino.
Stando a quanto dici, la formula Pro Religio et Patria fu utilizzata dai nazionalisti maltesi, tuttavia non riesco a trovare nulla a riguardo; quanto alla correttezza, non vi sono dubbi sull’imperfezione di pro religio da sostituire con pro religione, sembrerebbe un paradosso che per Malta, isola di cui i nazionalisti vantate la latinità, si intoni un motto latine scorretto.
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Originally Posted by Ederico Figallo
Secondo, quella bandiera, meglio che la togli.
Chiedo ovviamente scusa per la svista della bandiera, comprendi però che il mio tentativo era fortemente fraterno, un tentativo di fratellanza tra le nostre terre attraverso le effigi che le rappresentano, un tentativo legato al profondo fascino di quella sacra isola che scorgo dalla mia residenza in Sicilia, un tentativo rivolto alla grandezza storica e culturale di Malta, che dovrebbe essere eletta a ruolo di Tule dei popoli latini.
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Last edited by Decimo Paolino; Wednesday, April 19th, 2006 at 21:37.
#5 (permalink) Wednesday, April 19th, 2006, 21:39
Ederico
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Riferimento: Carmelo Borg Pisani e l’irredentismo maltese
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Quote:
Originally Posted by Decimo Paolino
Stando a quanto dici, la formula Pro Religio et Patria fu utilizzata dai nazionalisti maltesi, tuttavia non riesco a trovare nulla a riguardo; quanto alla correttezza, non vi sono dubbi sull’imperfezione di pro religio da sostituire con pro religione, sembrerebbe un paradosso che per Malta, isola di cui i nazionalisti vantate la latinità, si intoni un motto latine scorretto.
Grazie, ci vedro più a fonde sul problema.
Quote:
Chiedo ovviamente scusa per la svista della bandiera, comprendi però che il mio tentativo era fortemente fraterno, un tentativo di fratellanza tra le nostre terre attraverso le effifi che le rappresentano, un tentativo legato al profondo fascino di quella sacra isola che scorgo dalla mia residenza in Sicilia, un tentativo rivolto alla grandezza storica e culturale di Malta, che dovrebbe essere eletta a ruolo di Tule dei popoli latini.
Le tue intenzioni erano chiare sicuramente, ti stavo solo informando.
Grazie per i complimenti. Sei mai stato a Malta? Oggi qui c’è tutto in inglese. Se vieni qui e ti serve una guida, manda un messagio privato. La Sicilia la vedo pure io, specialmente dalla residenza di mia madre a Gozo.
#6 (permalink) Sunday, April 29th, 2007, 21:39
Ederico
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Riferimento: Carmelo Borg Pisani e l’irredentismo maltese
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Libro eccellente su Carmelo Borg Pisani con referenza anche al nazionalismo maltese –
Stefano Fabei – Carmelo Borg Pisani
Anno: 2007
Casa editrice: Lo Scarabeo
 
 
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Alle 7 e 34 del 28 novembre 1942, sulla forca del carcere maltese di Corradino, moriva Carmelo Borg Pisani, un giovane artista che sognava la liberazione della sua isola dal dominio britannico. Spinto da generoso entusiasmo lasciò pennello e tavolozza per imbracciare il fucile. Arruolatosi come soldato semplice nell’esercito di quell’Italia da lui ritenuta la vera patria, fu protagonista di una sfortunata missione segreta conclusasi con l’arresto e un processo per alto tradimento. Entrò così nella schiera delle Medaglie d’Oro al Valor Militare.
Figura controversa, protagonista di una vicenda tragica, fu considerato in Italia un eroe irredentista e a Malta, anche se non da tutti, un traditore. È il caso più noto di missione in territorio nemico, la storia di un uomo che, riconoscendosi in un ideale, fu facile vittima dell’incompetenza, della superficialità e della cattiva coscienza di chi, più o meno consapevolmente, lo mandò incontro alla morte. Affrontò con coraggio il sacrificio supremo come Cesare Battisti, Fabio Filzi, Damiano Chiesa e Nazario Sauro.

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