Mattogno e i suoi mattoni su Netanyahu e i cosmopoliti di comodo

6 Marzo 2010

Fonte:  Civium Libertas

Pruderie storiche e servitù ideologica. Oltre le verità del sionismo. Le parole di un ricercatore molto scomodo: Carlo Mattogno su Netanyahu all’ONU

 

Questo breve testo di Carlo Mattogno nasce come parte di un commento generaleal discorso tenuto da Netanyahu all’ONU, al quale si rinvia in altro post. Rinvio inoltre ad un più recente post, autonomo, sullo stesso argomento, contenente un articolo di Gilad Atzmon, di diverso taglio e che analizza nella sua interezza il discorso di Netanyahu da un punto di vista ebraico non sionista. Si avverte anche non saranno qui ulteriormente accettati interventi a margine che non siano pertinenti, o che abbiano intenti provocatori e offensivi o che non appaiono meritevoli di pubblicazione e di risposta.
A. C.

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CARLO MATTOGNO

Netanyahu all’ONU

«Il mese scorso sono stato in una villa in un sobborgo di Berlino chiamato Wannsee. Là il 20 gennaio 1942 dirigenti nazisti di alto grado si ritrovarono dopo un buon pasto a decidere come sterminare il popolo ebraico. Gli appunti dettagliati di quell’incontro sono stati conservati dai successivi governi tedeschi. Ecco qui una copia di quegli appunti, in cui i Nazisti davano istruzioni precise su come portare a compimento lo sterminio degli Ebrei. Si tratta di una bugia?».
Sì, è una bugia. Che alla conferenza di Wannsee si sia deciso «come sterminare il popolo ebraico» è falso e ridicolo già per questo semplice fatto.

Il relativo protocollo (NG-2586-G) dice che «die arbeitsfähigen Juden», gli ebrei abili al lavoro, dovevano essere deportati all’Est «zum Arbeitseinsatz», per l’impiego lavorativo. Sulla sorte degli inabili al lavoro, quelli presuntamente destinati a sterminio immediato, il documento non dice nulla, tranne in un caso:
«Si ha l’intenzione di non evacuare ebrei oltre i 65 anni, ma di trasferirli in un ghetto per anziani – è previsto Theresienstadt».
A questa categoria, secondo il documento, appartenevano il 30% dei 280.000 ebrei che il 31 ottobre 1941 si trovavano ancora nel Vecchio Reich e in Austria, dunque 84.000 persone.
Il protocollo di Wannsee afferma inoltre che «anstelle der Auswanderung», al posto dell’emigrazione, era ormai subentrata «die Evakuierung der Juden nach dem Osten», l’evacuazione degli ebrei all’Est, e che appunto in ciò consisteva la soluzione finale della questione ebraica (Endlösung der Judenfrage). Se dunque l’evacuazione all’Est, come si pretende, fosse stata sinonimo di sterminio, le SS avrebbero previsto di sterminare gli ebrei abili al lavoro e di non sterminare gli 84.000 ebrei inabili al lavoro summenzionati, ma di trasferirli in un ghetto per anziani!
(Per un approfondimento rimando al mio studio Raul Hilberg e i “centri di sterminio” nazionalsocialisti. Fonti e metodologia, cap. I,8,
http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/06/homepage-precedente-successivo.html).
«Il giorno prima di andare a Wannsee, a Berlino mi hanno consegnato i disegni originali per la costruzione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, dove furono assassinati un milione di Ebrei. Anche questa è una bugia?»
Sì, è una bugia, una doppia bugia. Ho già spiegato altrove (I “nuovi” documenti su Auschwitz di Bild.de: una bufala gigantesca,
http://civiumlibertas.blogspot.com/2007/11/slomo-in-grande-emozione-con-veltroni-e.html#mtdiciannove)
che questi “nuovi” documenti, pubblicati l’8 novembre 2008 dal giornale tedesco Bild.De e strombazzati in tutto il mondo come “prova” della costruzione ad Auschwitz di una camera a gas omicida, costituiscono una minima parte della documentazione conservata all’ Archivio russo di Stato della guerra di Mosca (circa 88.200 pagine), che avevo già esaminato nel 1995 in compagnia di Jürgen Graf. I piani della pretesa camera a gas omicida, che erano stati già pubblicati e analizzati da Jean-Claude Pressac nel 1989 (Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989, pp. 53-62), si riferiscono in realtà all’ Entlausungsanlage 5a e 5b di Birkenau, un impianto di disinfestazione e disinfezione con docce per i detenuti.
La pretesa che ad Auschwitz «furono assassinati un milione di Ebrei» è la seconda bugia: in questo campo morirono (non “furono assassinati”) circa 135.000 detenuti, di cui forse la metà ebrei (C. Mattogno, Le camere a gas di Auschwitz. Effepi, Genova, 2009, cap. 15, Il numero delle vittime, pp. 467-491).
«Lo scorso giugno il Presidente Obama ha reso visita al campo di concentramento di Buchenwald. Il Presidente Obama ha reso tributo a una bugia?».
Sì, a una bugia, nella misura in cui si pretende di addurre il campo di concentramento di Buchenwald, al quale la storiografia olocaustica non ha mai attribuito camere a gas omicide, come “prova” del presunto olocausto. L’oratore confonde intenzionalmente persecuzione ebraica, fatto certo e dimostrato, con sterminio ebraico, ipotesi incerta e indimostrata.
«E che dire dei sopravvissuti di Auschwitz che sulle braccia ancora portano tatuato il numero impresso loro dai Nazisti? Anche quei tatuaggi sono bugie?».
Anch’essi sono bugie, nel senso spiegato sopra, e anche piuttosto goffe: come possono i sopravvissuti tatuati dimostrare che Auschwitz era un campo di sterminio? Poiché il tatuaggio era il numero di matricola assegnato ai detenuti abili al lavoro che entravano a far parte della forza del campo per lavorare, il fatto che esistano dei sopravvissuti con tatuaggio può dimostrare soltanto che Auschwitz era un campo di lavoro.
«Quasi tutte le famiglie ebree furono colpite, inclusa la mia. I nonni di mia moglie, le due sorelle ed i tre fratelli di suo padre, e tutte le zie gli zii e i cugini furono assassinati dai Nazisti. Anche questa è una bugia?».
Sì, è una bugia se la si adduce come prova dell’olocausto. Lo stesso argomento potrebbe essere invocato da quasi tutte le famiglie palestrinesi contro Israele.
«Ma a voi che avete dato ascolto a questo negatore dell’Olocausto io dico a nome del mio popolo, il popolo ebraico, e di tutte le persone per bene in ogni parte del mondo: non vi vergognate? Non avete pudore?».
Un “negatore dell’olocausto” nega una menzogna e nel contempo afferma una verità: perché si dovrebbe vergognare? Non si dovrebbero vergognare coloro che, essendo incapaci di contrastare sul piano storico-documentario questi negatori di menzogne, ricorrono al braccio violento della legge per metterli a tacere?
Carlo Mattogno
Pubblicato da Antonio Caracciolo a 17.53
6 commenti:
Viva israele ha detto…
Egregio prof. caracciolo, le voglio fare una domanda:come mai secondo lei esistono palestinesi che non odiano israele e,anzi, la lodano? La palestinese Abdel Nasser Nadi, in una recente intervista, ha affermato ad esempio che i coloni non sono affatto brutali, che gli insediamenti nei tPO danno vantaggi ai palestinesi e non ha senso smantellarli. Non solo, ha perfino detto che gli arabi d’Israele godono di tutti i diritti e non sono affatto persone di serie B.
Sono tutte menzogne? E’pagata dall’entità sionista? lei è libero di credere in ciò che vuole, ma per quanto mi riguarda se una palestinese parla bene d’Israele allora è lecito nutrire parecchi dubbi su ciò che le fonti antisraeliane affermano.