Politica ed economia: Fiat, sindacati, governo, mancanza di regole. E’ il caos. L’Economia dello Sviluppo ci sarebbe di grande aiuto

 

1 Luglio 2010

Alberto Savastano

alberto.savastano@libero.it

Crescita nello Sviluppo” o “Crescita senza Sviluppo”

 

1. “La BOMBA”
Giovedì 22 Luglio 2010 esplode Sergio Marchionne, Amministratore delegato della FIAT dichiara : “Produrremo in Serbia la Monovolume Zero; con Sindacatipiù seri si faceva a Mirafiori!
“ Ci fosse stata serietà da parte del sindacato, il riconoscimento dell’importanza del progetto, del lavoro che stiamo facendo e degli obiettivi da raggiungere con la certezza che abbiamo in Serbia la L0 ( Monovolume Zaro) l’avremmo prodotta a Mirafiori. Fiat non può assumere rischi non necessari in merito ai suoi progetti sugli impianti italiani: dobbiamo essere in grado di produrre macchine senza incorrere in interruzioni dell’attività”.
2. LE REAZIONI
• dei “Guru” delle “Parti sociali”:
– Marcegaglia: spiazzata dall’annuncio, cerca di capire bene le mosse di Marchionne e mette in agenda un incontro; – Sacconi: “Riaprire un tavolo tra le Parti sociali”;(fissato per Mercoledì28 Luglio 2010); – Bonanni: Fiat fermi le bocce , faccia chiarezza su tutto il progetto Fabbrica Italia ed avvii una discussione aperta col sindacato; – Chiamparino: chiama Marchionne e assicura: “C’è la disponibilità”. A seguito del Tavolo delle Parti sociali del 28/7/2010, il quadro generale della situazione si precisa. La Fiat illustra la proposta A di soluzione della crisi economica in corso (Precisa che esiste una soluzione B ma non ne rende pubblici i contenuti). La soluzione A prevede la disponibilità della Fiat a realizzare in Italia 20 miliardi di euro di investimenti industriali – la cosiddetta “Fabbrica Italia”                                                                                                                                      – cioè l’insieme delle iniziative industriali della Fiat nel Paese. La condizione prioritaria posta è la costituzione di nuove società (non iscritte a Confindustria e quindi fuori dai vincoli del contratto nazionale di lavoro) che riassorbirebbero il personale in carica presso le attuali aziende della FIAT dichiarate dalla stessa improduttive. Ne deriva che per la realizzazione della Fabbrica Italia, la Fiat e i Sindacati dovrebbero sottoscrivere per ogni complesso industriale da rinnovare a un Accordo industriale come quello di Pomigliano d’Arc( http://www.lavoce.info/binary/la_voce/articoli/pomigilano_accordo.1276860857.pdf)
3. CONSIDERAZIONI
Che squallore!
La realizzazione di un Programma di Sviluppo e di un investimento, qualunque ne siano l’entità, il settore di appartenenza e la localizzazione geografica, non può essere affrontata e decisa sulla base della convenienza unilaterale. Al contrario, per assicurare crescita economica e benessere sociale, le decisioni in materia di Sviluppo (Programmi e Progetti d’investimento) devono essere basate su regole che l’Economia dello Sviluppo ha codificato nelle “Metodologie della progettualità” o del “Valore aggiunto” e della “Redditività” nelle “Metodologie della “Programmazione per progetti”, corroborandole con una serie di misure tecniche di sostegno di cui parlerò più avanti. Nei miei scritti e nei miei articoli, ho avuto spesso modo di illustrare in dettaglio contenuti e vantaggi derivanti dall’impiego di tali Metodologie. Per coloro che non conoscono la materia o non hanno avuto modo di leggermi ne riassumo le peculiarità più rilevanti.                                                                                                                                                                  1 .Le Metodologie della Progettualità,:del Valore aggiunto e della Redditività” consentono 1.1. di mobilitare correttamente i fattori produttivi di un Progetto d’investimento,                                                                                                                                                     1.2. diaccertare preventivamente se il progetto d’investimento in esame sia in grado di produrre valore aggiunto in termini di ritorni finanziari e di benefici sociali al netto del costo dei  attori produttivi;                                                                         1.3. di quantificare l’entità dei ritorni attesi (rientri finanziari e benefici sociali) rispetto al capitale investito: Tasso di Redditività finanziaria e  asso di Redditività sociale  1.4. di poter contare sulla continuità della redditività del progetto nel corso del suo intero arco temporale di vita. 2.Le “Metodologie della Programmazione per progetti” consentono nello: 2.1. approvare unicamente i progetti redditivi e respingere categoricamente quelli non redditivi; 2.2. stabilire scale di priorità settoriale e intersettoriale dei progetti d’ investimento redditivi suscettibili di essere finanziati sulla base, naturalmente, dell’ entità dei rispettivi tassi di redditività finanziari e sociali. Tali metodologie, già da lungo tempo formulate e proposte al mondo intero da Centri di ricerca, Organismi e Organizzazioni finanziari internazionali, sono sempre attuali e universalmente considerate come l’espressione del più elevato livello di tecnicità e di attendibilità scientifica. Esse devono essere rigorosamente applicate all’universalità dei progetti d’ investimento pubblici e privati, produttivi, infrastrutturali e sociali per cui l’impatto dei benefici diretti e indiretti prodotti è destinato a distribuirsi sull’intera economia e non su singoli settori; sull’intera collettività e non su singoli strati sociali. Per questo motivo, l’impiego sistematico e generalizzato delle Metodologie dell’Economia dello Sviluppo si rivela la via più sicura per edificare la crescita economica e sociale di uno Stato (l’ aumento del PIL). Risultato che coincide con quell’obiettivo ricco di significato etico auspicato da una fascia sempre più ampia della Società civile e che viene identificato nel cosiddetto “Bene comune”. L’oggettività e l’imparzialità derivanti dal carattere scientifico di dette Metoologie tecnico-economiche, di fatto, evocano la mobilitazione di quelle
vere e proprie Virtù rappresentate dai principi di Trasparenza, Moralità, Etica, Deontologia preprofessionale ecc. senza i quali sarebbe impossibile perseguire l’obiettivo di oggettività ed imparzialità insito nel carattere scientifico del metodo. Non per nulla le Metodologie dell’Economia dello Sviluppo sono, conosciute e apprezzate per le peculiarità dell’obiettivo economico ma anche per quello sociale perseguito: l’ottimizzazione della crescita economica e sociale del Paese (l’ aumento del PIL), ma anche e soprattutto per le procedure seguite per raggiungere tale obiettivo: la “Minimizzazione dei costi” e la “Massimizzazione dei Benefici”. Naturalmente perché uno Stato possa porre in essere questo Modello di Sviluppo è necessario che si doti ufficialmente delle “Mmisure tecniche di sostegno” riportate in nota . Paradossalmente in Italia questo modello di sviluppo economico e sociale è del tutto inapplicato. Alcuni parziali e fatui tentativi sono stati operatine passato ma quasi tutti miseramente falliti. In Italia, d’altronde, fin dal lontano 1948: • In materia di Progettualità è stato storicamente privilegiato l’ impiego di metodologie diverse da quelle suggerite dall’ Economia dello Sviluppo; le cosiddette “Metodologie aziendo-gestionali” che consistono nell’ analisi di bilancio aziendali, il business plan, l’ analisi swot, multicriteria ecc.  Si tratta, ben inteso, di metodologie scientificamente ineccepibili ma funzionali a scopi di analisi diverse da quelle della Progettualità. Si riferiscono specificatamente alla gestione, all’ amministrazione amministrativa, finanziaria, fiscale ecc. dell’ azienda e quindi risultano palesemente improprie anzi dannose per cogliere l’ obiettivo principe dello Sviluppo: l’accertamento preventivo della redditività degli investimenti. • In materia di Programmazione dello Sviluppo ed in particolare dello sviluppo del settore produttivo che nel nostro caso specifico è direttamente chiamato in causa, i Soggetti decisionali più direttamente coinvolti sono sempre stati i rappresentanti delle cosiddette “Parti sociali” (i Rappresentanti dell’ Industria, del Governo e dei Sindacati). Per costoro I criteri di programmazione degli investimenti hanno sempre coinciso con il rispetto dell’ indirizzo di analisi proprio delle metodologie Aziendo-gestionali e soprattutto di quell’ imperativo comportamentale unanimemente condiviso: “Ognuno faccia la sua parte”.che, però, in concreto, si è sempre tradizionalmente tradotto : o per i Sindacati, nella difesa ad oltranza dell’aumento dei livelli salariali; o per lo Stato, nella mediazione sociale tra le parti in causa con ricorso troppo spesso alla erogazione ad adiuvandum di interventi e contributi perequativa ma, purtroppo mai con appello alle regole di una , peraltro inesistente, legislazione organica della redditività degli investimenti e dello Sviluppo; o per le Imprese, nel tutelare l’ utile aziendale contrastando le rivendicazioni salariali del Sindacato e nell’intascare all’ occasione, insieme ai sindacati stessi , gli interventi ed i contributi perequativi eventualmente messi a disposizione dal Governo per salvaguardare l’ utile aziendale Purtroppo l’economia dell’Italia è stata governata fin dal 1948 in primis dal le Parti Sociali sulla base di questo tipo di modello di sviluppo palesemente atipico ed improduttivo. Malgrado tali insufficienze l’Italia ha conseguito, ugualmente, successi lusinghieri che l’hanno posta tra i Paesi più industrializzati del Mondo. E’ però da chiedersi se si è trattato di veri successi oppure di picchi indubbiamente positivi di un’economia appariscente che, in verità, è instabile perché sottoposta da sempre ad una politica di Sviluppo tecnicamente anomala, socialmente costosa e moralmente iniqua. Al riguardo ritengo che si rivelino certamente significative, esplicative e non inaspettate le dichiarazioni di Guido Tabellini e Giorgio Barba Navaretti , nel loro articolo “Cure urgenti per l’ Italia” pubblicato dal Sole 24 ore del 2 Aprile u.s.. Quel che è certo è che da molto tempo ormai: • il Sindacati, con condotte negoziali sempre più aspre, cercano di continuare con fatica ad assicurare i livelli occupazionali e remunerativi di chi, però, è già nel sistema, danneggiando, nel contempo, gli altri lavoratori che non sono affatto pochi, e che sono fuori dal sistema produttivo iquali, per una ragione o per un’altra, sono condannati a languire!• Gli Imprenditori hanno imparato a confrontarsi con il tallone dei Sindacati ma certamente resistono solo fino a quando e per quanto lo Stato potrà, direttamente o indirettamente, pagarne il prezzo con il ricorso all’erogazione di sempre più problematici contributi perequativi; • Per conservare questo squilibrato “equilibrio sociale”, lo Stato, infine continua a barcamenarsi alla men peggio. Ma, come tutti sappiamo, fino a quando ciò sarà possibile nel contesto delle stringenti norme comunitarie e in quello dell’assoluta penuria di risorse? e, soprattutto, a quali ulteiori costi per le generazioni future? Nessun tipo di sviluppo è oggettivamente conseguibile sulla base di queste prassi. E’ evidente che, in tutti questi anni, il concetto di corretta mobilitazione dei fattori produttivi, di ricerca preventiva della oggettiva redditività finanziaria e sociale degli investimenti, di costituzione e di ricorso sistematico alle “Misure tecniche di sostegno” dello Sviluppo già richiamate in precedenza (che, in una sola espressione, possiamo definire: “la cultura e la professionalità in materia di Sviluppo”) non hanno mai fatto parte del modello programmatico-progettuale delle Parti sociali né degli impegni negoziali conseguenti. Nell’agone, ognuna di queste Parti sociali si ostina a conseguire esclusivamente il proprio unilaterale tornaconto – a volte peraltro risicato -e, spesso, anche a rischio di sfasciare il giocattolo!. Sotto questo profilo, sono significativi i termini dell’Accordo di Pomigliano d’Arco che dovrebbe, peraltro, diventare il modello di riferimento dell’intera Fabbrica FIAT. Lo stesso si riferisce soltanto ai tempi di lavoro, ai turni ecc…, prescinde totalmente da qualsiasi dichiarazione sulla redditività del progetto sottostante al rilancio dell’azienda. E se esso non fosse redditivo?A Pomigliano d’Arco per tutelare i loro unilaterali interessi(il livello degli utili aziendali da un lato e quello dei salari dall’ altro) la FIAT e i Sindacati sono irremovibili. La FIAT non parla della redditività del Progetto ma pensa all’utile aziendale che intende garantirsi senza mezzi termini. Per queste ragioni, in sostanza, tale  Accordo altro non che una rivisitazione quantitativa interessata delle condizioni e del costo del lavoro finalizzata imperativamente alla sicurezza della produzione dell’utile aziendale (Marchionne: discutiamo pure però alla fine o prendere o lasciare! ). Dopo aver costituito una nuova Società, la NEWCO, pronta a riassumere tutto l’ attuale personale di Pomigliano d’Arco, la FIAT mostra la sua ostinata determinazione nell’intento di tutelare esclusivamente il proprio utile. A tal fine, non esita a minacciare di uscire dalla Confindustria (evidentemente per non essere vincolata alle clausole del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici) ed è anche pronta ad uscire fuori dall’ Italia ( Soluzione B ?) I SINDACATI, dal canto loro, adottano lo stesso tipo di comportamento: sono pronti a difendere strenuamente le condizioni di lavoro e i livelli remunerativi. Solo così, infatti, si può spiegare l’ostinata ed ostentata determinazione con la quale la FIOM minaccia di non sottoscrivere l’accordo. In pratica, la Politica di Sviluppo seguita delle Parti sociali è palesemente fuori delle regole dell’Economia dello Sviluppo ed anche, io direi, da quelle del mercato. L’obiettivo da perseguire, infatti, non consiste nel remunerare adeguatamente i tre fattori produttivi (Capitale, Natura e Lavoro) secondo la logica della redditività finanziaria e sociale del Progetto, bensì nel soddisfare il mero ed unilaterale egoistico interesse. Tutto lascia supporre che a loro non interessi affatto se il progetto sia o meno redditivo; se non dovesse esserlo, intervenga lo Stato! (Bonanni a Rai news 24 del 26 u.s.: Se il Governo svolge il ruolo di Intemediario deve pur portare qualcosa! ”). In definitiva, è chiaro che la Politica di sviluppo seguita dalle Parti  sociali in Italia non è inquadrabile nella logica del Modello suggerito dall’Economia dello Sviluppo da me definito anche della “Crescita nello Sviluppo” . Essa va inquadrata, invece, in un altro modello che io non esito a definire di “Crescita senza Sviluppo”. In tutti questi anni l’Italia ha sempre prodotto ricchezza in misura maggiore o minore, una ricchezza visibile ma, evidentemente, espressione di volontà imprenditoriali e di risultati che risultano complessivamente ininfluenti sulle scelte generali che stanno a monte dell’Economia nazionale. Ciò perché estranea alla corretta mobilitazione dei fattori produttivi, alla adozione delle metodologie della redditività e, quindi, alla crescita economica e sociale del Paese perseguita con tecniche di lungimiranti valutazioni e previsioni dei rischi e dei successi. Si è trattato, piuttosto, di una crescita basata prevalentemente su operazioni imprenditoriali dispersive e caotiche, estremamente differenziate perché prive di un’architettura di stimolo e di indirizzo e, infine e soprattutto, con il mirare esclusivamente in maniera prioritaria al raggiungimento esclusivo del profitto da parte dell’azionariato, speculative. Esse infatti, lo ripeto, che hanno prodotto l’arricchimento dei pochi a detrimento delle legittime aspettative dei più e del sistema-Nazione.
Per l’appunto “Crescita senza Sviluppo”
4.QUALI LE SOLUZIONI ? BISOGNA VOLTARE PAGINA!
Bisogna, senza più alcun indugio, promulgare una legislazione organica dello sviluppo corredata da tutte le misure tecnico-amministrative richiamate a valere su tutto il territorio nazionale e per l’universalità dei Progetti pubblici e privati produttivi, infrastrutturali e sociali. Tempo fa rivolsi, inascoltato, lo stesso tipo di raccomandazione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi attraverso le colonne della Rivista “Ediliziae Territorio” de Il Sole 24 Ore, in un articolo dal titolo “L’ Italia credibile sulla golden rule solo se “scopre” la redditività” Oggi la problematica di allora – Redditività della Programmazione e della Progettualità economica e sociale – si ripropone in tutta la sua dimensione e la sortita inaspettata dela  FIAT con la sua fuga da Confindustria e dall’ Italia ne evidenzia ulteriormente la portata. Tutti gli interrogativi che detta sortita ha suscitato e continuerà a suscitare portano verso la sola, seria possibilità di difesa dell’ Economia italiana: l’ adozione e l’ applicazione sistematica e generalizzata dalle Metodologie dell’economia dello Sviluppo. Si vada pure tutti a discutere ai tavoli di Sacconi a Torino, a Roma o altrove ma si sappia che la soluzione vera e concreta da dare alla crisi economica ed occupazionale del Paese o, che dir si voglia, alla fuga della Fiat dalla Confindustria o dall’ Italia sono tutt’uno con la risposta da dare alla nuova strategia nazionale dello Sviluppo che necessariamente l’Italia deve darsi con urgenza; e quest’ ultima, sia ben chiaro, non può che essere centrata sulla redditività finanziaria e sociale degli investimenti!
Infatti:
• Se si opterà per la “Crescita senza Sviluppo”,
si continuerà a condannare l’Italia alla deriva economica e ad alimentare al suo interno l’iniquo e improduttivo arricchimento speculativo dei pochi e una “sovrastruttura” di equilibrio sociale imposto che risale agli anni ’60-‘70, a danno delle legittime aspettative di benessere sociale ed economico dei più e di chi più lavora in termini qualitativi, in assenza di “coperture” sindacali liberamente non richieste.
• Se si opterà per la “Crescita nello Sviluppo”, si imprimerà una nuova ed energica marcia allo sviluppo economico e sociale del Paese non frutto del caso o come risultato positivo di fattori e di contingenze affatto eterogenei.
Grazie a questa seconda scelta, le decisione prese in maniera razionale e coerente, infatti, costituiranno le condizioni favorevoli per la realizzazione del cambiamento: il passaggio dall’ attuale tradizionale ed opaco modello di Sviluppo a quello, suggerito dall’ Economia dello Sviluppo, più sensibile ai requisiti scientifici e alla probità morale richiesti in maniera perentoria dall’oggettività del metodo, quindi con i pendant dell’imparzialità, della trasparenza, dell’etica e della moralità che sarebbero elementi – guida e controllori dei “bordi” essenziali, rigorosi e ineliminabili nella prassi e in ogni condizione attuativa.
L’intero sistema industriale e la stessa FIAT, associati alla ragione oggettiva della redditività, certamente potrebbero – e dovrebbero, a nostro giudizio – seguire questo modello e questo impianto di valutazione e applicazione operativa, produttiva, e diffuso altrove. A tale determinazione potrebbero pervenire facilmente in ragione: – della validità stabile e duratura della logica oggettiva della redditività finanziaria e sociale degli investimenti insita nel corretto Modello di Sviluppo che l’ Italia vorrà darsi; – della consapevolezza che qualunque allettamento fuori dalla logica della redditività proveniente oggi dall’ Italia o da qualsiasi altro paese estero è destinato a durare solo temporaneamente. Le varie lusinghe come quelle dei bassi salari provenienti oggi specialmente dai Paesi prossimi a diventare membri dell’ UE più che dei vantaggi rappresentano difficili problematicità occupazionali e sociali che prima o poi gli stessi Stati dovranno rapidamente eliminare.

 

[1] come quelli gentilmente pubblicati dall’Europa della Libertà”, dal Tempo d’ Abruzzo e dalla Rivista di 24 Ore “Edilizia e Territorio.

2 MISURE TECNICO-NORMATIVEa) una Legislazione organica dello Sviluppo che preveda:l’ adozione e l’ applicazione generalizzata delle Metodologie dell’ Economia dello Sviluppo; b) l’ organizzazione disciplinare specialistica delle Istituzioni centrali e periferiche dello Stato coinvolte nella formulazione ed attuazione del Processo di Sviluppo; c) la specializzazione professionale dei servizi tecnici preposti alle funzioni di cui sopra sia del settore pubblico che privato, d) la diffusione generalizzata non solo a livello professionale ma anche sociale dei contenuti tecnico-metodologici e degli effetti prodotti dall’ impiego delle Metodologie dell’ Economia dello Sviluppo. L’ obiettivo deve consistere nel trasferire la capacità applicativa di dette metodologie agli economisti ed ai tecnici dei settori diversificati del Paese ma anche un’ adeguata conoscenza alla Società civile affinché la stessa  possa partecipare con cognizione di causa e consapevolezza ai processi programmatici e progettuali centrali e periferici dello Sviluppo; e) l’ organizzazione ed il funzionamento permanente di Centri di analisi e di studi micro e macro economici finalizzati al monitoraggio permanente dell’ economia, dei mercati, della ricerca e dell’ innovazione tecnologica e metodologica ai livelli locale, nazionale ed internazionale al fine di tenere costantemente sotto controllo tutti i fenomeni sociali, tecnici, metodologici,economici e finanziari che incidono significativamente sulle variabili della redditività finanziaria e sociale dei Piani e dei Progetti d’ investimento pubblici e privati, produttivi, infrastrutturali e sociali.

3 CURE  URGENTI  PER  L’ ITALIA di Guido Tabellini e Giorgio Barba Navaretti  rispettivamente Rettore dell’ Università Bocconi di Milano e Professore ordinario di economia all’Università degli Studi di Milano, Direttore della Graduate School di Scienze sociali, economiche e politiche dell’Università degli Studi di Milano e Direttore scientifico del Centro Studi Luca d’Agliano. 

 

1….)alla radice dello scarso dinamismo della nostra economia c’è un rallentamento ormai ventennale del tasso di crescita della produttività sia del lavoro che dell’insieme dei fattori produttivi nel loro complesso. Ossia non è cresciuta nel tempo l’efficienza con cui i fattori (lavoro, macchinari, immobili e così via) vengono utilizzati dal sistema produttivo”“2.”La riprova ci è data non solo da una crescita della produttività che è andata situandosi da ormai troppo lungo tempo su livelli minimi ma anche e soprattutto dalla crescente tensione dei rapporti tra le Parti ociali “ 3“……Stabilito che crescere poco è un problema, quali sono le cause? Ve ne sono molte, ma il nodo principale è uno: il processo di allocazione delle risorse. Denaro, sforzi, lavoro stentano ad andare verso le attività e gli investimenti più produttivi, dove maggiore è il contributo allo sviluppo del paese.

4 In questo Articolo mi espressi  – In relazione all’ espressione, attribuita all’ allora  Sottosegretario all’Economia Vito Tanzi, già direttore del Dipartimento fiscale del Fondo Monetario Internazionale “Il Governo italiano punterebbe a non far considerare nel calcolo del deficit le spese in infrastrutture che abbiano superato test di profittabilità” –  nei termini che seguono :

“Per poter avanzare e sostenere una tale proposta, è necessario disporre di una consistente credibilità: dimostrare il pieno dominio delle Tecniche innovative della progettualità, della capacità, cioè, di formulare e gestire, in conformità degli indirizzi dell’Economia

dello Sviluppo, studi di fattibilità finalizzati alla costituzione di portafogli di progetti produttivi, economici e sociali “incontestabilmente redditivi”

“Per essere credibile il Governo si presenti, dunque, non solo con buone intenzioni ma con convincenti argomentazioni e documentazioni vincolanti (ad esempio, la proposta di un apposito progetto di legge) per dimostrare alle Autorità politiche e monetarie dell’UE la sua ferma intenzione di voler dotare il Paese di una vera e propria legislazione organica dello sviluppo, razionale e tecnicamente conforme ai principi, modelli e metodologie di standard internazionale, dell’Economia dello Sviluppo.

Il Governo si liberi definitivamente dei lacci e laccioli che hanno da sempre frenato la crescita economica del Paese: norme e processi decisionali impropri in materia di Sviluppo.

Il Governo smantelli, infine, il vigente improduttivo quadro istituzionale e funzionale della gestione della spesa pubblica in conto capitale, introducendo senza indugio e diffondendo con determinazione, a livello centrale e periferico, sia nel settore pubblico che privato, le “buone pratiche” dello Sviluppo, cioè le Tecniche innovative della progettualità e riuscirà, certamente, a discutere, qualificatamente, sul patto di stabilità non per tentare di sfruttarne surrettiziamente le clausole ma per beneficiarne in pieno e contribuire, nel contempo, ad arricchirlo e migliorarlo ulteriormente rispetto a quanto già di buono esso possiede.

Solo operando in questa direzione si potrà attuare il sogno più volte vagheggiato dal Presidente del Consiglio: realizzare il cambiamento del Paese e creare i presupposti solidi e duraturi per assicurare una reale crescita economica e sociale con la partecipazione di tutti i cittadini e di tutte la categorie sociali al processo di sviluppo nazionale regionale e locale”. 

[1] come quelli gentilmente pubblicati dall’Europa della Libertà”, dal Tempo d’ Abruzzo e dalla Rivista di 24 Ore “Edilizia e Territorio.

2 MISURE TECNICO-NORMATIVE:  a) una Legislazione organica dello Sviluppo che preveda:l’ adozione e l’ applicazione generalizzata delle Metodologie dell’ Economia dello Sviluppo; b) l’ organizzazione disciplinare specialistica delle Istituzioni centrali e periferiche dello Stato coinvolte nella formulazione ed attuazione del Processo di Sviluppo; c) la specializzazione professionale dei servizi tecnici preposti alle funzioni di cui sopra sia del settore pubblico che privato, d) la diffusione generalizzata non solo a livello professionale ma anche sociale dei contenuti tecnico-metodologici e degli effetti prodotti dall’ impiego delle Metodologie dell’ Economia dello Sviluppo. L’ obiettivo deve consistere nel trasferire la capacità applicativa di dette metodologie agli economisti ed ai tecnici dei settori diversificati del Paese ma anche un’ adeguata conoscenza alla Società civile affinché la stessa  possa partecipare con cognizione di causa e consapevolezza ai processi programmatici e progettuali centrali e periferici dello Sviluppo; e) l’ organizzazione ed il funzionamento permanente di Centri di analisi e di studi micro e macro economici finalizzati al monitoraggio permanente dell’ economia, dei mercati, della ricerca e dell’ innovazione tecnologica e metodologica ai livelli locale, nazionale ed internazionale al fine di tenere costantemente sotto controllo tutti i fenomeni sociali, tecnici, metodologici,economici e finanziari che incidono significativamente sulle variabili della redditività finanziaria e sociale dei Piani e dei Progetti d’ investimento pubblici e privati, produttivi, infrastrutturali e sociali.

3 CURE  URGENTI  PER  L’ ITALIA di Guido Tabellini e Giorgio Barba Navaretti  rispettivamente Rettore dell’ Università Bocconi di Milano e Professore ordinario di economia all’Università degli Studi di Milano, Direttore della Graduate School di Scienze sociali, economiche e politiche dell’Università degli Studi di Milano e Direttore scientifico del Centro Studi Luca d’Agliano.

 

1….)alla radice dello scarso dinamismo della nostra economia c’è un rallentamento ormai ventennale del tasso di crescita della produttività sia del lavoro che dell’insieme dei fattori produttivi nel loro complesso. Ossia non è cresciuta nel tempo l’efficienza con cui i fattori (lavoro, macchinari, immobili e così via) vengono utilizzati dal sistema produttivo”“2…….”La riprova ci è data non solo da una crescita della produttività che è andata situandosi da ormai troppo lungo tempo su livelli minimi ma anche e soprattutto dalla crescente tensione dei rapporti tra le Parti ociali “ 3“……Stabilito che crescere poco è un problema, quali sono le cause? Ve ne sono molte, ma il nodo principale è uno: il processo di allocazione delle risorse. Denaro, sforzi, lavoro stentano ad andare verso le attività e gli investimenti più produttivi, dove maggiore è il contributo allo sviluppo del paese.
4 In questo Articolo mi espressi  In relazione all’ espressione, attribuita all’ allora  Sottosegretario all’Economia Vito Tanzi, già direttore del Dipartimento fiscale del Fondo Monetario Internazionale “Il Governo italiano punterebbe a non far considerare nel calcolo del deficit le spese in infrastrutture che abbiano superato test di profittabilità” –  nei termini che seguono :
Per poter avanzare e sostenere una tale proposta, è necessario disporre di una consistente credibilità: dimostrare il pieno dominio delle Tecniche innovative della progettualità, della capacità, cioè, di formulare e gestire, in conformità degli indirizzi dell’Economia
dello Sviluppo, studi di fattibilità finalizzati alla costituzione di portafogli di progetti produttivi, economici e sociali “incontestabilmente redditivi”
“Per essere credibile il Governo si presenti, dunque, non solo con buone intenzioni ma con convincenti argomentazioni e documentazioni vincolanti (ad esempio, la proposta di un apposito progetto di legge) per dimostrare alle Autorità politiche e monetarie dell’UE la sua ferma intenzione di voler dotare il Paese di una vera e propria legislazione organica dello sviluppo, razionale e tecnicamente conforme ai principi, modelli e metodologie di standard internazionale, dell’Economia dello Sviluppo.
Il Governo si liberi definitivamente dei lacci e laccioli che hanno da sempre frenato la crescita economica del Paese: norme e processi decisionali impropri in materia di Sviluppo.
Il Governo smantelli, infine, il vigente improduttivo quadro istituzionale e funzionale della gestione della spesa pubblica in conto capitale, introducendo senza indugio e diffondendo con determinazione, a livello centrale e periferico, sia nel settore pubblico che privato, le “buone pratiche” dello Sviluppo, cioè le Tecniche innovative della progettualità e riuscirà, certamente, a discutere, qualificatamente, sul patto di stabilità non per tentare di sfruttarne surrettiziamente le clausole ma per beneficiarne in pieno e contribuire, nel contempo, ad arricchirlo e migliorarlo ulteriormente rispetto a quanto già di buono esso possiede.
Solo operando in questa direzione si potrà attuare il sogno più volte vagheggiato dal Presidente del Consiglio: realizzare il cambiamento del Paese e creare i presupposti solidi e duraturi per assicurare una reale crescita economica e sociale con la partecipazione di tutti i cittadini e di tutte la categorie sociali al processo di sviluppo nazionale regionale e locale”.

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