Politica, Difesa e Industria Italia – Europa. Prossimo varo della M.M.I. LHD TRIESTE. Come mai nessun invito?

 

16 Maggio 2019

Domenico Cambareri

 

 

 

Speriamo di non tornare a una Marina di prototipi. Sarebbe la fine.

Il sottosviluppo ci spalancherebbe le porte.

I tanti amici ci spolperebbero. Essi per di più sono già pronti a farlo

 

 

 

Ieri, con un messaggio su Linkedin e su Twitter tanto criptico, per i più, che simpatico, è stato chiesto come mai non fosse arrivato alcun invito per la partecipazione al prossimo varo di Nave Trieste. In questo articolo si spiega, fra le altre cose, il perché sia stata avanzata una siffatta richiesta. Forse perfino pretesa. Non è cosa di tutti i giorni incontrare un cittadino che si interessa di cose attinenti alla sicurezza nazionale e che tiri fuori, non da ingegnere navale e non da militare, delle osservazioni così pertinenti e mirate. Che ne dite? Chi vorrà individuare subito la parte relativa a questo aspetto, potrà cecare i passaggi evidenziati con il colore bordeaux.

 

 

Il prossimo 25 maggio, a Castellammare di Stabia, nello stabilimento Fincantieri, sarà varata la nave per operazioni anfibie multiruolo Trieste. La nuova unità della Marina Militare è per importanza la terza nave delle Marine da guerra europee ad essere varata fra quelle appartenente a unità tutto-ponte in cui figurano la nuovissima portaerei media inglese Queen Elizabeth (la più grande mai costruita da cantieri europei ma la metà di quelle USA), la portaerei media francese a propulsione nucleare Charles De Gaulle (in servizio dal 2001, con molti problemi). Sottaciamo qui le costruzioni dei sottomarini nucleari lanciamissili balistici e d’attacco da parte delle Marine di Francia e Regno Unito. E’ la maggiore costruzione europea nell’ambito della navi per operazioni da sbarco e, a differenza delle ben più grandi e specializzate unità statunitensi, comprende tanto le capacità di elisbarco contenute nell’acronimo inglese LHD quanto quelle di sbarco con mezzi anfibi (LPD). Per le sue spiccate caratteristiche polivalenti, dopo le unità americane, è la migliore nave polifunzionale, cioè adatta a svolgere ulteriori compiti sia militari che civili. In particolare, essa potrà assicurare aiuto e assistenza prolungate a popolazioni e a estesi territori colpiti da grandi e gravi calamità naturali e disastri, grazie agli elicotteri medio-pesanti e pesanti che possono operare dal suo ponte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le brevi linee che qui presentiamo, dei veri condensati su più aspetti, al di là dei riferimenti esplicitamente personali e in riferimento alla nave Trieste diretti e precisi, si ritiene che siano di interesse della pubblica opinione.  Esse sono pertanto non afferenti ai ristretti ambiti degli addetti ai lavori e degli appassionati degli studi e delle letture di politica internazionale, industriale e/o di cose militari.

Una pur minimale conoscenza di queste problematiche da parte dell’eterogenea e molto poco qualificata classe politica e quantomeno dei docenti, dei giornalisti e esperti in media e dei cittadini più motivati verso la comprensione e la partecipazione alle dinamiche della cosa pubblica riteniamo che sia cosa molto utile se non indispensabile per contribuire ad acquisire e/o sostenere un effettivo grado di coscienza civile non infarcita di luoghi comuni.

In Italia, infatti, ci si accorge dell’esistenza e del ruolo delle Forze Armate soprattutto in momenti difficili se non cruciali sia per il diretto e talora determinante contributo che danno alla protezione civile nei tanti ripetuti e dolorosi casi di calamità che per missioni speciali quali il trasporto di organi per trapianti e la rimozione di vecchi ma potentissimi siluri e  di bombe che vengono rinvenuti un poco ovunque. Oppure per quelli a cui sono chiamate dai governi pro tempore a partecipare a missioni internazionali armate e, per quanto di ristabilimento della “pace”, di guerra, innanzitutto sotto egida ONU. In circa 40 anni di partecipazioni a tali numerosi interventi, lo strumento militare nazionale è stato eroso completamente, senza che mai una seria e parallela azione parlamentare avesse consentito alle Forze Armate di ripianare l’usura dei mezzi e delle armi e di adeguare le dimensioni e le capacità della difesa nazionale, a iniziare dall’efficienza dei servizi d’intelligence e di ascolto. Tant’è che la Marina Militare, per evitare la sparizione della sua piccola flotta, così come fra gli anni ’70 -’80, è dovuta ricorrere all’espediente estremo di farsi approvare dal Parlamento una legge speciale atta a fare costruite con frettolosa urgenza il minimo del minimo delle navi occorrenti.

Si comprenderà come questo caotico e anarcoide procedere della classe politica nazionale sia stato sin dal primo dopoguerra e poi, via via sempre più a partire dagli anni ’80, sia il peggiore biglietto da visita nei fori internazionali, obbligando o facilitando gli altri attori a prendere atto della scarsa credibilità, serietà e efficienza dei nostri governi. Tutto questo ha esposto il Paese a continue, ininterrotte condizioni di pesanti e illecite pressioni, perfino palesi, da parte di alleati e amici e poco amici, a danno delle nostre industrie, dei nostri rifornimenti energetici, della nostra economia, della nostra sovranità, della nostra effettiva sicurezza.

 

***

 

Con il varo, l’11 maggio a Messina (Cantieri Intermarine /Rodriguez), della seconda piccola unità Unpav Tullio Tedeschi, un pattugliatore dedicato al supporto delle missioni speciali d’infiltrazione e esfiltrazione degli arditi incursori del Comsubin – diretti eredi delle eroiche e fulgide gesta di universali ammirazione, rispetto, emulazione della “Decima” -, il programma di rinnovamento urgente di parte della prima linea della flotta è arrivato a un punto cruciale. Rimarchiamo che la Squadra navale italiana era giunta al massimo grado di vetustà e di sfruttamento operativo.

L’attribuzione di nomi importanti pure alle unità FREMM, qui con particolare riferimento ai componenti della “Decima”, violatori delle basi nemiche in imprese estreme che sono il punto di riferimento storico e odierno degli intemerati di tutte le marine da guerra del mondo, pone l’accento sulle qualità belliche dei soldati italiani, che per motivi strumentali abietti e politicamente e storicamente insulsi sono state per decenni tanto celate quanto rimosse da torme di masnadieri della politica, della cultura e dell’informazione che hanno operato e operano come indefessi occultatoti delle vicende storiche contemporanee. Neppure i vincitori erano arrivati a tanto o avevano imposto tanto.

Ricordiamo che il primo maggio, all’età di 98 anni, ci ha lasciato un altro eroe, il cavalleggero e poi parà Giancarlo Cioffi. Aveva partecipato alla vittoriosa e ultima carica di cavalleria della storia: la carica di Isbuscenskij, I 700 del “Savoia Cavalleria”, unità di combattimento ordinaria e non costituita da gruppi di assaltatori speciali – nel contesto della tragica disfatta di Russia, assistiti dai pochi pezzi dei “Lancieri di Novara” del “Voloire”, si erano lanciati contro soverchianti forze sovietiche fornite di artiglieria pesante e mezzi corazzati, che avevano respinto, spezzando così l’accerchiamento.

 

Sottolineiamo che la realizzazione della classe di fregate FREMM è stata il più importante progetto navale europeo portato a compimento, con la partecipazione di Italia e Francia. Esso ha fatto seguito a quello dei caccia di squadra classe Andrea Doria per la difesa aerea della flotta, sempre realizzato da Francia e Italia.
Le progettazioni multinazionali sono l’univa via percorribile per le Nazioni europee, onde evitare di essere sommerse in pochi anni dalle produzioni made in USA, Russia, Cina, India non soltanto.
L’alta tecnologia è l’unica via percorribile per mantenere uno sviluppo qualitativo dell’industria in grado di non farci soccombere su tutti i piani. Ecco perché ricerca e produzione europea nei campi dello spazio, dell’aerospazio e della missilistica, dell’elettronica e navale sono i capisaldi della nostra effettiva sovranità e del nostro lavoro. I progetti e le realizzazioni dell’ESA con missili lanciatori e costellazioni di satelliti ad uso duale o meno, Tornado, Eurofighter, prossimo caccia della 5.a generazione, missili Aster 15 e 30, radar di rilevamento a grandi distanze, Uav etc.
     costituiscono la “lezione di governo” che hanno dovuto apprendere e fare propria in Italia, forse a malincuore, gli esponenti del PD e già prima della Quercia e del DS e della Margherita, eredi di tradizioni fra le più pericolose, giacché dietro la demagogica bandiera del “pacifismo a oltranza” (pronta ad accettare di buon grado forme del più estremo militarismo di altri Paesi) hanno fatto pagare prezzi enormi all’Italia (di cui mai si parla), alla sua economa e al suo mercato del lavoro. Oltre che alla sua sicurezza. Alla fine, anche i ministri del PD hanno dovuto alzare il sedere rovente dalle sedie ministeriali per correre all’estero all’impazzata al fine di non farci depredare le ultime e marginali commesse da altri governi europei dell’EU e amici e alleati, o dagli USA e da altre potenze.

 

Punto davvero cruciale, dicevamo, perché il programma navale è riuscito a sventare la quasi totale sparizione per vetustà dell’intera flotta della Marina Militare in coincidenza con il sempre più accentuato deterioramento dei rapporti internazionali improntanti a condizioni pacifiche o, pur con difficili e foschi confronti, di non aperta belligeranza

Rapporti internazionali, politici e economici, riferiti sia al contesto geopolitico che correttamente è definito dal punto di vista italiano e intra mediterraneo come Mediterraneo allargato. Ossia, area necessariamente inglobante tanto l’Oceano Atlantico centro-orientale quanto l’Oceano Indiano centro-occidentale e le regioni del Mar Nero e del Mar Caspio.

Questa grande e vitale area non soltanto relativamente alle vie di comunicazione e di commercio marittime per l’Italia e per l’Unione Europea, in termini più comprensivi e focalizzanti l’intero contesto geo-economico, antropico e strategico – al di là dell’eccezionale valenza del futuro sviluppo statuale che a essa in modo più focalizzato attribuiamo in termini ideali e progettuali inerenti già il presente e il futuro prossimo – noi la chiamiamo e definiamo EUFRASIA.

E’ comprensibile come in simili scenari sia di fondamentale importanza disporre di forze militari addestrate, adeguate nella quantità e soprattutto nella qualità dei mezzi. Forze operative che possano assicurare la libera navigazione e i vitali commerci, a iniziare dai rifornimenti energetici, a Nazioni come l’Italia che dipendono in maniera prevalente se non assoluta dal mare. Sicurezza di traffici e di navigazione che coinvolge in pari tempo quella del sovrastane spazio aereo e delle regioni terrestri direttamente coinvolte per contiguità o perché del pari non meno dipendenti.

 

***

 

La consegna alla Marina Militare da parte di Fincantieri della fregata Antonio Marcegaglia, classe FREMM, avvenuta lo scoro 16 aprile a Trieste, e in precedenza, il 16 gennaio della consegna della Spartaco Schergat e l’attribuzione del nome di Emilio Bianchi, sarà seguita dalla prossima consegna della prima nave per operazioni anfibie, LPH/LHD di adeguate caratteristiche operative, Nave Trieste.
Questa nuova nave è un’unità certo non comparabile con quelle della US Navy, Marina in cui le operazioni di sbarco con mezzi anfibi e di eli/aviosbarco sono assegnate a due distinte classi di navi, per di più con un tonnellaggio nettamente superiore a quelle europee (inglesi, francesi e italiana). Essa purtuttavia viene a collocarsi in cima alle unità di tutte le altre Marine Militari europee e che potrà consentire lo svolgimento di importanti missioni di soccorso pure in tempo di pace dovunque nel mondo

E’ bene precisare, per obiettività d’informazione e non di meno per fatto personale, in riferimento alla nuova nave per operazioni anfibie, quanto segue. Su di essa e sulle problematiche d’impiego strategico e tattico e delle funzionalità operative richiesta alla nave, abbiamo già diffusamente scritto sin dal 2014 e ad asse rimandiamo, inserendo qui la possibilità dell’accesso diretto.

Difesa, protezione civile, industria e lavoro: quali nuove navi deve …www.europadellaliberta.it/…/difesa-protezione-civile-industria-e-lavoro-quale-nuova-..Copia cache2 mar 2014 – L’ Europa della LibertàDifesa, protezione civile, industria e lavoro: quali nuove navi deve … La tipologia di queste navi rappresenta il non plus ultra anche … superata, quasi vecchia e ammuffita; una spesa definibile superflua e poco … metà anch’essa già superata per validi compiti di portaerei leggera, …

Le articolate e chiarissime analisi e riflessioni presentate, comprensibili pure a un lettore non esperto su questi temi ma attento, riteniamo, in base a quanto abbiamo finora potuto riscontrare nella disamina della pubblicistica del settore, che siano state formulate e focalizzate concettualmente soltanto da noi. Nulla di geniale o di particolarmente acuto, purtuttavia la messa in rilevo di un aspetto criticissimo: la nave era nata già … vecchia.
Infatti, con così limitate caratteristiche (tonnellaggio, lunghezza, larghezza) alla nave veniva precluso di potere operare in modo adeguato e efficiente. Infatti, non avrebbe potuto imbarcare (se non con grande difficoltà) possibili nuovi mezzi d’aviosbarco, della classe del convertiplano Bell Boeing V-22 Osprey, operativo da alcuni anni nel corpo dei Marines US e nella Marina giapponese. Questa grave preclusione pesava come un’inaccettabile menomazione; a essa era da aggiungere la non possibilità residuale di imbarcare elicotteri e soprattutto caccia da supporto tattico, se non compromettendo il bilanciamento con le alte componenti (mezzi da sbarco e elisbarco e quantità delle truppe). Il suggerimento: elevare il tonnellaggio a p.c. almeno alle 32.000 t..

Energia e sicurezza. Le impellenze sottaciute. D’Italia e d’Europa – L …

www.europadellaliberta.it/…/energia-e-sicurezza-le-impellenze-sottaciute-ditalia-e-deu… Copia cache
 Domenico Cambareri • 11 maggio 2014 • 0 Comments … Nell’articolo << Difesa, protezione civile, industria e lavoro: quali nuove navi deve costruire la …
Qui di seguito le caratteristiche della Trieste, versione definitiva, che sarà consegnata alla MMI da Fincantieri il prossimo 25 maggio 2019.

Technical Information

main characteristics

Length overall

245.00 m

Length between perpendiculars

213.40 m

Beam at flight deck

36.00 m

Depth

27.70 m

Speed (max/range)

25/16 kn

Range

7,000 nm

Endurance

30 days

Crew + transported personnel

1,064 people

ENERGY AND PROPULSION SYSTEMS

Propulsion system

CODOG (2 x DE + 2 TAG and 2 EM up to 10 knots / 2 x FCPP)

Generating sets

4 + 2 Shaft generators

combat system

1 Integrated Navigation System

2 Navigation Radars

1 Combat Management System (CMS)

1 Internal Networking System (INS)

1 Dual Band Radar (DBR) (X band)

1 Early Warning Radar (L band)

1 IFF Interrogator System

1 IFF Transponder System

1 Distributed Static Staring- InfraRed Search and Tracking

3 Fire Control System (FCS)-ADT NG

3 Main Caliber Gun – 76 mm SR

1 Quick Point Device System (2 Pointing Devices)

1 EW System (RESM/CESM/RECM)

1 Decoy Launching System (2 Launchers)

1 Reaction Management System (RMS)

3 Secondary Caliber Guns – 25 mm

2 Long Range Acoustic Devices

1 Obstacle Avoidance Sonar

1 Diver Detection Sonar

1 Torpedo Detection System

1 Bathy Termograph Unit

6 Stand-alone Small Caliber Guns 12.7 m**

1 Remotely piloted aircraft System (RPA)**

1 Precision Approach and Landing System (PALS)**

1 Integrated Int/Ext Communication System

1 Precision Approach Radar (PAR)

1 Tactical Air Navigation System (TACAN)

1 Dual Band Radar (DBR) (C band)*

1 SAAM-ESD (CAMM ER option)*

* predisposition

** GFE

 

La soluzione della Marina Militare: approntamento urgente di un nuovo modello, con cui, con un “spunto” di accresciute caratteristiche dimensionali, pur lievi, si è consentito all’unità di potere svolgere le missioni di cui stiamo parlando. Non ignoriamo l’ipotesi sul fatto “concreto” che la Marina avesse già nel cassetto pronta questa seconda alternativa e altre ancora, dopo avere superato gli scogli delle speculazioni giornalistiche e politiche avverse per preconcetti e scandalosi tabù ideologici (basti pensare ad esempio a certi giornalisti super esperti che su questo hanno pubblicato e forse ancora pubblicano su Il fatto quotidiano) a ogni pur minimo adeguamento dello strumento militare nazionale. Abbiamo progettisti navali militari e civili di altissimo livello in questo campo, e non solo.

 

***

 

Nelle prossime settimane, in un percorso che si incrocia con questo, relativo alle dichiarazioni già vecchie di diverse settimane rilasciate dalla presumibile leader della CSU tedesca destinata a sostituire Angela Merkel alla sua uscita di scena, a proposito di una futura portaerei europea, si recupererà pure le idee che avevamo formulato proprio a quasi metà primo decennio del nuovo secolo in ambito delle proposte dell’attività del sodalizio  dell’Associazione Italo-germanica di Roma, con il defunto Gino Ragno (ma la non benvenuta MCS che ci colpì da allora ha drasticamente cambiato in tutto il percorso degli itinerari personali previsti), in merito a quale strumento marittimo – alle portaerei in particolare – fosse necessario all’Italia e alla futura Marina europea. Esso si abbina, tematicamente e di necessità, al ruolo italiano in ambito internazionale e alla richiesta del seggio permanete nel Consiglio di sicurezza dell’ONU profondamente rivisto nella sua articolazione che allora ventilavamo con bontà di argomentazioni; opzione lasciata cadere con motivazioni diverse da quelle del governo italiano. Opzione che si spostava sull’idea centrale di avere un seggio permanente ma pesante e decisivo in questo Consiglio di Sicurezza profondamente rinnovato, soltanto all’Europa e non più alle potenze “vincitrici” di una quasi remota guerra mondiale, Regno Unito e Francia, guerra che altro non fu nel nostro teatro che la definitiva consegna delle sorti europee agli Stati Uniti e all’Unione Sovietica.

Oggi tutto questo è totalmente e radicalmente cambiato. Questo secondo aspetto si innesta direttamente con l’accordo ratificato, al di là dal quadro UE e da quello NATO, da Macron e da Merkel (compreso il nuovo polo duale per il futuro caccia europeo di 5.a generazione, con esclusione di inglesi e di italiani, e, idem, del nuovo carro armato europeo successore del Leclerq e del Leopard 2, sempre con esclusione di britannici e italiani). Già però questa salda alleanza presenta le sue crepe, giacché la Francia venditrice di armi che fa concorrenza a livello mondiale agli USA, alla Russia, al sionista Israele, alla Cina, all’India, alla Turchia e ad altri Paesi progettisti e/o produttori del secondo e perfino terzo mondo” in questi settori, non otterrebbe automaticamente il benestare tedesco a esportare le armi coprodotte, anzi. Fonti germaniche e cancelliere stesso hanno chiosato la cosa in modo inequivocabile.

D’altronde, un’alleanza strategica globale nell’ambito della politica estera, della difesa, della ricerca e dell’industria dell’alta tecnologia era stata ratificata in anni non remoti ma recentissimi da Sarkozy e da Cameron. Di essa non rimane alcunchè, solo la polvere. O meglio, a dovere essere sinceri, solo il progetto francese delle due nuove portaerei inglesi (la seconda quasi terminata), progetto vinto nella gara internazionale indetta, quindi, nonostante la sua importanza,  al di fuori dell’abortita alleanza di ferro fra Londra e Parigi.

 

Progetto in origine scelto, che sarebbe risultato inadeguato all’utilizzazione di velivoli convertiplano Osprey etc. (Fonte Fincantieri) :

Length overall
190 m
Length between perpendiculars
167 m
Max breadth
33 m
Moulded breadth
28 m
Full load displacement
20,000 t
Operational speed
20 kn
Range at 16 kn
7,000 nm
ENERGY AND PROPULSION SYSTEM
Propulsion diesel engines MMPP
2 x 11,000 kW
2 x 6,500 kW
Diesel generators sets
4 x 2,500 kW each
HELO CAPABILITIES
Flight deck for
up to 6 helicopters EH-101 type
Helicopters hangar for
up to 6 EH-101 type
Vehicle deck capability
up to 1,200 metric lanes
Hospital area
abt. 1,000 m² plus 1,000 m² of convertible areas
Floodable dock
abt. 50 x 15 m
Vehicle ramps
1 stern + 1 side
Accommodation
200 crew + 750 troops

 

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