
E’ stato pubblicato nel numero di agosto della rivista di Storia contemporanea <<Millenovecento>>, l’articolo di Anna Maria Minutilli, storica dei fenomeni migratori e germanista che tratta degli italiani vittime della Stasi (Staatssicherheit), il poderoso apparato poliziesco della ex Repubblica democratica tedesca (Deutsche Demokratische Republik, DDR) . Grazie al prezioso contributo del compianto Bruno Zoratto, a cui l’articolo è dedicato, che per primo si era occupato di questa pagina di storia del nostro paese completamente ignorata e del dott. Gino Ragno, che in qualità di presidente dell’Associazione per l’Amicizia italo-tedesca, fu a capo della resistenza italiana contro lo Stato dittatoriale della DDR con la costante presenza di manifestazioni di solidarietà contro il muro della vergogna dove giunsero oltre 4.500 italiani in 28 anni di attività dell’associazione, è stata possibile una ricostruzione di alcuni drammatici eventi di quegli anni, subito dopo la costruzione del muro di Berlino. Sono riportati anche episodi che raccontano come alcuni studenti italiani riuscirono a far fuggire numerosi cittadini dell’ex DDR, finora completamente sconosciuti alla storiografia ufficiale, così come non c’è ancora piena luce sui rapporti fra l’Italia e l’ex DDR..
La dott.ssa Minutilli ha riportato, inoltre, alcune drammatiche vicende di quegli italiani che subirono torture, anni di carcere, uccisioni per un passo falso, in un paese, quello della DDR, in cui regnava un regime di terrore e con un sistema di spionaggio dalle dimensioni quasi grottesche che sono stati dimenticati non solo dalla storia del nostro paese ma anche dalle sue istituzioni.
Alla vigilia del suo scioglimento la Stasi contava 99.000 persone (due terzi delle Forze Armate) con stanziamenti pari all’1,3% del bilancio statale: un’organizzazione militare dal solenne giuramento di fedeltà ai gradi, con un’ampia rete periferica e con strutture autonome perfino per le abitazioni. Furono numerosi gli innocenti rinchiusi o torturati dopo processi fittizi, le cui sentenze erano ordinate dall’alto nel famigerato carcere di Bautzen o nei riadattati campi di concentramentoi di Himmler.Gli italiani, vittime di questo sistema e i loro connazionali che coraggiosamente si adoperarono per salvarli hanno contribuito a scrivere la storia tedesca dalla parte delle vittime: sono cittadini europei che in Germania hanno operato e sofferto in nome di una libera e pacifica casa comune.
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