Buona l’operazione di vendita dei due rami di IVECO? Abbastanza bene

31 Luglio 2027 Fonti: varie Autore: Domenico Cambareri

Pubblico una sintetica risposta inviata a Fabio #Filomeni su quanto da lui pubblicato su FB un merito alla vendita di IVECO da parte dei fratelli Elkan-Agnelli

Ci poteva essere una ‘cessione’ migliore? Probabilmente si, ma questa è quella che è stata possibile realizzare.

Sono società quotate in borsa, come nel caso di Piaggio Aerospace (miei articoli negli anni su www.europadellaliberta.it, Linkedin). Qui la cosa è meno grave e anzi salutare.

Si evitano colpi ‘gobbi’ degli Elkan, soggetti che operano nelle grandi speculazioni internazionali spessissimo a nostro danno e legati al sionismo.

Si acquisisce a Leonardo il settore ‘militare’, che è rimasto legato – sempre per cronica carenza di risorse e assoluta mancanza di ordini dello Stato – purtroppo alla produzione e progettazione di veicoli blindati e non corazzati, tranne la vecchia ridicola partita degli Ariete (per meno di un quinto di quanto a suo tempo programmato). In tal modo, Leonardo potrà sviluppare e produrre con continuità mezzi corazzati in quasi totale autonomia, compresi tutta l’elettronica o quasi e l’armamento, e ammodernare i pochi Ariete.

L’accordo già operante con la tedesca Rheinmetall per il KF51 Panther e per il corazzato trasporto fucilieri sia come piano industriale sia come acquisizioni dell’esercito potrà aprire ulteriori dinamiche nel contesto internazionale delle esportazioni, salvo che scelte diverse da parte dei futuri governi dovessero riportare l’immobilismo e la passività più totale in questo campo.

La vendita della linea dei mezzi pesanti civili all’indiana Tata contempla il permanere di progettazione e produzione in Italia. L’intervento della garanzia pubblica potrà porre al riparo da imprevisti questa importante condizione.

Tata acquisirà un elevato sviluppo tecnologico: cosa che le consentirà una ancora più dinamica e più agguerrita presenza nei mercati interni e mondiali.

Questo non potrà che favorire il superamento dell’empasse quasi ventennale che perdura da dopo il grave ‘scandalo’ politico sugli AH101 Merlin, che ci chiuse le porte delle esportazioni dell’industria pesante e dell’aerospazio e dopo le gravissime frizioni diplomatiche relative all’arresto dei nostri due marò e alle minacce di ritiro del passaporto diplomatico rivolte al nostro ambasciatore. Fattacci accaduti fra due Paesi lontani ma da secoli legati da rispettosa amicizia. Ricordiamo che nel corso della seconda guerra mondiale l’India, colonia dell’impero britannico super sfruttata, dovette inviare i suoi uomini a combatterci: la popolazione indiana era tuttavia fortemente favorevole e amica dell’Italia.

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Fabio Filomeni

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Quando lo Stato non c’è, invece che i topi, gli industriali ballano. Un altro “colpo basso” messo a segno della famiglia Agnelli. Elkann e amici guadagnano 5,5 miliardi liberandosi di IVECO, una società che ha quasi 15 mila dipendenti solo in Italia. Noi militari siamo affezionati a quel marchio che ci ha trasportato sui terreni più impervi di questo pianeta. Penso al mitico VM/90 affidabile e spartano nel deserto e in montagna. Ma che gli importa alla famiglia Elkann dei nostri ricordi nostalgici dei suoi automezzi? Così, gli Agnelli hanno venduto in un colpo solo, tutta Iveco, compresa la divisione Iveco Defense, spacchettando l’operazione in due con la parte “civile” ceduta agli indiani di Tata, attraverso Opa, per 3,8 miliardi di euro, e la parte militare a Leonardo per 1,7 miliardi. In pratica 5,5 miliardi guadagnati liberandosi di una società con siti produttivi a Torino, Brescia, Suzzara, Foggia e Bolzano. E non mi si risponda che qui lo Stato non c’entra perché è un’operazione di business tra privati perché Iveco Defense ha commesse dallo Stato italiano per una ventina di miliardi che finiranno in mani straniere.

E il governo dei patrioti che dice?