Siracusa, a Capo Passero cippo per i caduti del Mare e commemorazione del centenario della tragedia del sommergibile Veniero

12 Settembre 2025 Fonte: ANMI Nota di Domenico Cambareri

Questa foto è stata caricata utlizzando la web-app “Wiki Loves Monuments Italia”. GiacomoR72 – Opera propria, da Wikipedia. Opera scultorea di Vittorio Di Cobertaldo (1974): monumento ai Marinai d’Italia, a Taranto. L’opera, alta sette metri, fu ardentemente voluta dall’ammiraglio Angelo Iachino in onore dei Marinai caduti.

«AI MARINAI DELLE FORZE NAVALI ITALIANE L’AMM. D’ARMATA A. IACHINO II GUERRA MONDIALE 1940-43.»

(Iscrizione sul piedistallo del monumento)

Quest’opera è la sintesi di dedizione storica che lega i soldati del mare e tutti i monumenti a loro dedicati alle sorti della proprio popolo e della Patria. – D.C.

Domani si terrà a Portopalo di Capo Passero (antico Pachinus Promontorium, ‘Capo Pachino’) la cerimonia promossa dall’Associazione Nazionale Marinai d’Italia e dalle autorità locali e realizzata con il fattivo contributo dei componenti della sezione territoriale.

La cerimonia è dedicata all’inaugurazione del monumento dedicato ai Caduti del Mare e alla commemorazione del centenario dell’affondamento del sommergibile Sebastiano Veniero, accidentalmente speronato dal piroscafo Capena. In seguito al disastro, l’intero equipaggio perì a poche miglia al largo del promontorio pachinese.

Il relito del Sebastiano Veniero è sacrario sommerso della Marina MIlitare e delle Forze Armate.

Si riporta più in avanti integralmente la scheda di Wikipedia dedicata al sommergibile Sebastiano Veniero, fornita di qualificati riferimenti storico-documentali e bibliografici.

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È a nostro avviso qui doveroso ricordare pure un ‘eroe del mare‘, sbarcato da un barchino partito dalla base navale di Augusta con un’operazione segreta per preparare, assiema a un altro operatore, con contatti radio, lo sbarco italiano per liberare le isole maltesi dalla più che secolare dura occupazione colonialista britannica, e integrarle definitivamente nel territorio della Madrepatria.

Le avverse condizioni del mare resero difficile lo sbarco e fecero abortire l’operazione preparatoria: Carmelo Borgh Pisani fu riconosciuto e catturato e successivamente impiccato nella fortezza Corradino, sul suolo della terra natia, dal feroce occupanteche già da un ventennio aveva proibito lo studio della lingua della Patria nelle scuole -, dopo la nostra sconfitta di El Alamein, il 28 novembre 1942, alle ore 7,42. Morì da patriota e da eroe, rivendincando la sua italianità.

Carmelo Borgh Pisani fu addestrato in segreto nell’antico borgo marinaro di Portopalo. Fin nei primi anni ’70 esisteva ancora in una delle due casette diroccate presenti nella piccola isola di Capo Passero, poste fra la fortezza imperiale e quelle dell’approdo, utilizzate per il ricovero delle grandi imbarcazioni adibite alla pesca del tonno, una piccolissima lapide rettangolare che con poche parole voleva immortalare la missione segreta appena partita. Chi mai la asportò?

Pachino moderna, fondata nel 1760 per volontà del nobile Gaetano Starrabba, ebbe la presenza di numerose famiglie dell’arcipelago maltese quali componenti primarie degli iniziali insediamenti abitativi, con ciò rafforzando gli ininterrotti e strettissimi legami dei siciliani delle isole minori con le città e le popolazioni della costa del canale di Sicilia e dello Jonio, che affondano negli albori della storia e nella preistoria.

L’Europa della Libertà: 14 search results for “carmelo borgh pisani”

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Sebastiano Veniero (sommergibile 1919)

Strumenti

Sebastiano Veniero
Descrizione generale
Tiposommergibile di media crociera
ClasseBarbarigo
Proprietà Regia Marina
CantiereFiat San GiorgioLa Spezia
Impostazione21 ottobre 1915
Varo7 luglio 1918
Entrata in servizio29 aprile 1919
Destino finaleaffondato per collisione il 26 agosto 1925
Caratteristiche generali
Dislocamento in immersione926,5 t
Dislocamento in emersione796,6 t
Lunghezza67 m
Larghezza5,9 m
Pescaggio3,81 m
Propulsione2 motori Diesel FIAT da 2600 CV
2 motori elettrici Ansaldo da 1300 cv complessivi
due eliche
Velocità in immersione 9,3 nodi
Velocità in emersione 16,8 nodi
Autonomiain emersione 690 miglia nautiche a 16,8 nodi
o 1850 mn a 9,3 nodi
in immersione 7 mn a 9,3 nodi
o 160 miglia nautiche a 1,6 nodi
Equipaggio4 ufficiali, 36 sottufficiali e marinai
Armamento
Armamentocannoni da 76/40 Mod. 1916tubi lanciasiluri prodieri da 450 mm2 tubi lanciasiluri poppieri da 4508 siluri
dati tratti da Sommergibili classe “Barbarigo” [1][2]
voci di sommergibili presenti su Wikipedia

Il Sebastiano Veniero è stato un sommergibile della Regia Marina, perso per collisione con il piroscafo Capena il 26 agosto 1925 con la perdita di tutti i 48 membri dell’equipaggio.[1]

Storia

Entrò in servizio solo nell’aprile 1919, diversi mesi dopo la fine del primo conflitto mondiale.[1] Il sommergibile Sebastiano Veniero divenne operativo solo il 21 gennaio 1921.[1]

La Regia Nave Sebastiano Veniero ebbe breve vita ed una tragica fine.[1] Dal 1921 al 1925 fu impiegato nell’addestramento in Mar Tirreno, effettuando varie crociere addestrative al largo di SardegnaLiguria ed Isola d’Elba.[1]

Il 24 agosto 1925 salpò da Portoferraio (Isola d’Elba) con a bordo 48 uomini, tra cui 9 allievi siluristi e motoristi, al comando del capitano di fregata Paolo Vandone, per prendere parte ad un’esercitazione: si sarebbe dovuto disporre in agguato tra Capo Passero e Capo Murro di Porco[3]. Tuttavia, dopo la partenza, il sommergibile svanì nel nulla.[3] Quando non rientrò alla base, dopo qualche giorno l’unità fu dichiarata dispersa.[4]

Qualche giorno dopo la sparizione si ebbero notizie di una collisione, avvenuta alle 6:45 del 26 agosto, tra il piroscafo Capena (appartenente alla Società di Navigazione Roma) ed un oggetto sommerso, al largo di Capo Passero.[3] Nei giorni successivi navi e idrovolanti iniziarono attivamente le ricerche e furono individuate macchie di combustibile alla deriva ma nessun corpo o relitto.[4]

Per ordine di Costanzo Cianoministro delle comunicazioni, il Capena, giunto nel frattempo a Londra, fu portato in bacino di carenaggio ed il suo scafo sottoposto ad una perizia da parte di tecnici della Regia Marina: da tale analisi risultò che la carena presentava varie ingobbature, in corrispondenza delle quali vi erano resti di bronzo del medesimo tipo impiegato nella costruzione di alcune parti del Sebastiano Veniero.[3] La società Roma ed il comandante della nave furono incriminati per non aver dato notizia della collisione, ma assolti, in quanto il Capena era al di fuori da aree ove la navigazione era vietata per le esercitazioni, e da bordo non era stato avvistato niente, nonostante le ottime condizioni di visibilità.[3]

Verosimilmente il Sebastiano Veniero era venuto in affioramento, su iniziativa del comandante Vandone (nessuna manovra del genere figurava infatti negli ordini), probabilmente per consentire ai 9 allievi imbarcati di acquisire maggiore esperienza con il sommergibile; ed in quel momento, mentre si trovava poco sotto la superficie, era stato speronato dal Capena.[3]

Con il sommergibile Sebastiano Veniero scomparvero il comandante Vandone, altri 4 ufficiali, 10 sottufficiali e 33 fra sottocapimarinai ed allievi.[5]

La perdita del Veniero destò non poco stupore da parte dell’opinione pubblica italiana, e si ebbero manifestazioni di cordoglio e solidarietà alla famiglia in ogni parte d’Italia.[3][4] Nel 1927, presso il cimitero del Verano a Roma fu inaugurato un monumento in memoria ai caduti del sommergibile Sebastiano Veniero, più noto come Monumento al Marinaio, opera dello scultore Publio Morbiducci (1889-1963).[6]

Noto da diverso tempo (almeno dagli anni settanta del XX secolo) ai pescatori, cui aveva provocato la perdita di numerose reti da pesca, il relitto del sommergibile è stato identificato nel 1990 dal subacqueo Enzo Maiorca.[6] Esso si trova alla profondità compresa tra i 49 e i 55 m a circa 6 miglia al largo di Portopalo di Capo Passero.[6][7][8] Le fotografie documentano il ritrovamento del portello, completamente ricoperto di incrostazioni, alghe e spugne, i boccaporti, le eliche e la torretta con ciò che resta del periscopio.[6] A causa della presenza delle 48 salme a bordo la Marina Militare Italiana fece chiudere con delle griglie i boccaporti al fine di impedire l’acceso ai locali del sommergibile.[6]

Note

  1.  Betasom.
  2. ^ Navypedia.
  3.  Giorgerini 1994, p. 108.
  4.  Sacchetti 2011, p.9.
  5. ^ Bagnonemia.
  6.  Sacchetti 2011, p.10.
  7. ^ Italia Sub – Relitto Sebastiano Veniero
  8. ^ La Repubblica.

Bibliografia

Periodici

  • Gregorio Sacchetti, I Regi sommergibili Sebastiano Veniero I e II, in Storia & Battaglie, n. 113, Ponte a Vicchio, Editoriale LuPo, maggio 2011, pp. 9-13.

Collegamenti esterni

V · D · MSommergibili classe Barbarigo

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 Portale Marina

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