19 Ottobre 2025 Fonte: Scienza in rete Autrice: Alice Mosconi

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GENERI UMANI REMOTI CHE VANNO OLTRE L’INVESTIGAZIONE GENETICA
La paleoproteomica sta rivoluzionando la paleoantropologia, offrendo risposte anche dove il DNA non può più parlare. È grazie a questa disciplina che un team guidato da Qiaomei Fu ha attribuito al lignaggio denisovano un cranio di 146.000 anni fa ritrovato a Harbin, nel nord-est della Cina. Per la prima volta, un volto si affianca al patrimonio genetico dei Denisovani, riscrivendo un capitolo cruciale dell’evoluzione umana.
Nell’immagine di copertina: l’Harbin cranium, in origine attribuito a un’altra specie del genere Homo e oggi classificato come Denisova. Crediti: Fu et al. (2025)/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 4.0
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Negli ultimi decenni, il DNA antico ha rivoluzionato la paleoantropologia, rivelando che il passato della nostra specie è molto più complesso di quanto immaginassimo. Grazie alle nuove tecniche di sequenziamento genomico, abbiamo scoperto che gli Homo sapiens moderni si sono incrociati più volte con altri ominini arcaici, come i Neanderthal e Denisovani. Ma il DNA non è eterno e si degrada rapidamente, conservandosi, comunque lacunoso, solo se certe condizioni climatiche sono soddisfatte, lasciando così molti reperti, interessanti dal punto di vista morfologico, ma “muti” dal punto di vista genetico.
Ma grazie allo sviluppo di una più recente disciplina, la proteomica antica, ci si ripromette ora di restituire voce a queste ossa silenziose. Le proteine, infatti, sopravvivono molto più a lungo del materiale genetico e possono fornire indizi preziosi sull’identità e le relazioni evolutive degli ominini. È proprio grazie a questa tecnologia che un team guidato da Qiaomei Fu ha analizzato un cranio di 146.000 anni fa rinvenuto a Harbin, nel nord-est della Cina, scrivendo, con uno studio pubblicato su Science, un nuovo capitolo della storia dell’evoluzione umana.
Denisovani, i nostri parenti senza volto
Ma chi sono i Denisovani? Sono una popolazione estinta di ominini, distinta sia dall’Homo sapiens che dai Neanderthal, che si stima sia vissuta tra 300mila e 55mila anni fa, in pieno Pleistocene. La loro scoperta e classificazione sono avvenute primariamente attraverso l’analisi genetica e quindi, fino a oggi, non sono classificati come specie a sé stante, non essendoci un olotipo (un esemplare su cui basare la descrizione) per definirli.
La scoperta risale al 2008 e alla Denisova Cave (Monti Altaj, Siberia meridionale), dove fu rinvenuto un piccolo frammento di falange appartenente a una giovane femmina. L’analisi del DNA mitocondriale nel 2010 e, successivamente, del DNA nucleare di questo reperto (soprannominato Denisova 3) rivelò che l’individuo apparteneva a una popolazione fino a quel momento sconosciuta, che condivideva con Neanderthal un antenato comune più recente rispetto all’essere umano moderno.
Nonostante la prima identificazione sia avvenuta in Siberia, l’evidenza genetica e fossile successiva ha rivelato che l’areale dei Denisovani era molto più esteso di quanto inizialmente ipotizzato e coincideva con parte di quello neanderthaliano e con parte di quello H. sapiens. Infatti il ritrovamento di una mandibola (nota come Xiahe Mandible) in un sito d’alta quota tibetano, datata a circa 160.000 anni fa, ha esteso il loro areale conosciuto a sud-est e soprattutto ha evidenziato un adattamento ad altitudini elevate.
Questa vasta distribuzione suggerisce l’esistenza di più “gruppi” denisovani geograficamente distinti con storie demografiche complesse. I ritrovamenti archeologici a loro associati ci dicono che erano cacciatori, con una certa capacità tecnologica di sfruttamento delle risorse e che producevano ornamenti, a suggerire una complessa cultura materiale.
Interazioni con altri ominini
Il contributo genetico dei Denisovani non è confinato ai soli resti fossili: è presente anche in piccole percentuali all’interno del genoma di alcune popolazioni umane moderne. Questa eredità, frutto di antichi episodi di incrocio (il termine preciso per indicare lo scambio stabile di geni tra una specie e l’altra è introgressione) tra la nostra specie e i Denisovani è una delle evidenze più affascinanti della nostra storia evolutiva.
L’analisi genetica ha svelato infatti come l’impronta denisovana sia distribuita in modo disomogeneo tra le popolazioni globali, con picchi significativi in alcune aree geografiche. Per esempio, le popolazioni dell’Oceania, in particolare i nativi della Melanesia e della Papua Nuova Guinea, detengono la quota più alta di DNA denisovano (fino al 4-6% del loro genoma totale). Questa percentuale suggerisce che l’incrocio tra gli antenati di questi gruppi e i Denisoviani sia stato un evento significativo e relativamente recente nel loro percorso migratorio.
L’eredità denisovana nell’Asia Orientale presenta un quadro più sfumato e complesso. Le popolazioni di quest’area mostrano tracce che non derivano da un singolo evento di incrocio, ma da episodi di introgressione multipli e distinti avvenuti in diversi momenti e luoghi. Questa variabilità implica che i Denisovani fossero geograficamente diffusi e geneticamente eterogenei, e abbiano interagito con ondate di Homo sapiens in diverse località e in periodi differenti del Pleistocene.
Un’ulteriore prova cruciale della convivenza e interazione tra ominini arcaici è rappresentata dall’individuo Denisova 11 (soprannominato “Denny”). Questo reperto osseo, trovato nella Denisova Cave e risalente a circa 90mila anni fa, è risultato essere il figlio di una madre neandertaliana e di un padre denisovano, fornendo la prova diretta di un incrocio di prima generazione tra le due popolazioni arcaiche.
DNA Denisova e vantaggi evolutivi: il caso tibetano
Quando si eredita DNA da un fenomeno come quello dell’introgressione, quel residuo genetico non è sempre neutrale, ma può conferire vantaggi evolutivi tangibili, dimostrando il valore selettivo di questi antichi incroci. L’esempio più eclatante riguarda l’adattamento alla vita in alta quota. Molti tibetani possiedono una variante genetica, o allele, del gene EPAS1, cruciale per la risposta del corpo a bassi livelli di ossigeno (ipossia).
La variante specifica di EPAS1, che ottimizza la capacità del sangue di trasportare ossigeno senza gli effetti collaterali comuni (come l’eccessiva densità del sangue), è stata ereditata direttamente dai Denisovani. Un tratto che è stato selezionato positivamente, permettendo agli antenati dei tibetani di prosperare sull’altopiano. In questo senso, il genoma denisovano ha agito come una “riserva” di adattamenti pre-esistenti, fornendo a Homo sapiens una scorciatoia evolutiva per colonizzare ambienti estremi.
Il ritrovamento cinese
La scoperta in Cina del resto noto come “Harbin cranium” o “Dragon Man”, potrebbe finalmente dare un volto ai misteriosi Denisovani. Il cranio, scoperto casualmente negli anni ’30 del secolo scorso, è stato riportato alla luce solo di recente ed è straordinariamente ben conservato. Inizialmente è stato classificato come una specie diversa, chiamata Homo longi, ma grazie al team guidato da Fu, oggi sappiamo che è denisovano.
La sua morfologia è peculiare: un cranio grande, lungo e basso, con arcate sopracciliari pronunciate ma faccia sorprendentemente appiattita e volume cranico di circa 1.420 cm³. Queste caratteristiche rientrano nel range sia degli esseri umani moderni che dei neandertaliani, rendendolo una sorta di mosaico di tratti arcaici e moderni.
Non avendo altri riferimenti ossei completi, l’attribuzione del cranio non si basa sulla morfologia e, in assenza di sufficiente DNA nucleare antico per la classificazione standard, quest’ultima è stata ottenuta attraverso una pionieristica convergenza di dati molecolari.
Inizialmente, il gruppo di ricerca si sono è affidato all’analisi proteomica, riuscendo a identificare 95 peptidi ossei (frammenti di collagene e altre proteine) che sono stati attribuiti al lignaggio denisovano. A conferma di ciò, è stata recuperata e analizzata una porzione di DNA mitocondriale estratta dal tartaro dentale associato al reperto, il cui profilo è risultato coerente con quello noto dei Denisovani.
Questa è la prima volta in cui l’identificazione di un singolo individuo arcaico si basa sulla convergenza inequivocabile di due metodologie biomolecolari distinte, offrendo un grado di accuratezza eccezionale.
Un terremoto nel nostro albero filogenetico
Questa scoperta cambia il modo in cui possiamo ricostruire la nostra storia evolutiva. Se fino a oggi i Denisovani erano una “specie fantasma”, nota solo per il loro genoma, adesso, grazie ad Harbin, possiamo finalmente collegare un volto e una struttura anatomica a quel patrimonio genetico.
Alcuni studiosi arrivano a ipotizzare che il lignaggio denisovano possa essere più vicino a Homo sapiens di quanto non lo sia quello di Neanderthal, ma la prudenza è d’obbligo: mancano dati genomici nucleari completi e il contesto stratigrafico del ritrovamento resta incerto.
In questo nuovo possibile scenario, i Neanderthal potrebbero non essere il parente fossile più diretto degli umani moderni, come spesso si assume, ma parte di un quadro evolutivo più complesso con rami multipli e incroci.
La paleoproteomica: un contributo fondamentale alla paleoantropologia
Il caso di Harbin mostra come la proteomica possa aprire nuovi orizzonti: dove il DNA fallisce, le proteine possono fornire prove evolutive anche in resti antichi centinaia di migliaia di anni. Questo strumento molecolare diventa quindi cruciale e complementare rispetto all’analisi del DNA nello studio degli ominini antichi, soprattutto per i campioni del Pleistocene medio, per i quali il DNA è spesso irrecuperabile.
Il principale vantaggio risiede nella migliore conservazione delle proteine: la loro struttura molecolare è più resistente di quella genomica e permette quindi di estendere l’orizzonte temporale dell’analisi molecolare ben oltre il limite di sopravvivenza del DNA. Questa durabilità consente di recuperare preziose informazioni molecolari da fossili molto antichi, fino a oggi inaccessibili. Inoltre, il proteoma offre la capacità di identificare varianti aminoacidiche uniche, che fungono da firme molecolari essenziali per assegnare i resti a specifiche popolazioni o specie arcaiche.
Infine, l’analisi proteomica facilita il fondamentale compito di connettere i dati molecolari con le caratteristiche morfologiche osservate, offrendo una comprensione più completa e multidimensionale della storia evolutiva umana, come nel caso di reperti complessi quali il cranio di Harbin.
Nei prossimi anni, altri fossili dell’Asia orientale e sud-orientale verranno probabilmente riesaminati con queste tecniche, e alcuni potrebbero rivelarsi Denisoviani “nascosti” in collezioni già note, oppure smentire attribuzioni precedenti. Data la scarsità di resti denisovani confermati, la proteomica antica potrebbe consentire così di identificare un numero maggiore di individui, permettendo di fare un enorme passo in avanti nella conoscenza non solo dei Denisovani, ma in generale della storia evolutiva del genere Homo.
L’identificazione del cranio di Harbin segna quindi una svolta, sia dal punto di vista tecnologico e analitico, sia da quello della paleoantropologia: i Denisoviani non saranno più solo una sequenza genetica nei laboratori di paleogenomica, ma una presenza fisica e riconoscibile nel nostro albero filogenetico.
Premio giovani ricercatrici e ricercatori
Il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica indice la quarta edizione del “Premio giovani ricercatrici e ricercatori edizione 2025” per promuovere l’attività di ricerca e richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sulle nuove generazioni di scienziate e scienziati.
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Nell’immagine di copertina: Jane Goodall nel 2010. Crediti: Nikeush/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0
Ho avuto il piacere di incontrare Jane Goodall in diverse occasioni, durante congressi scientifici internazionali e anche durante incontri meno formali. Ogni volta, emergeva con forza la sua capacità di trasmettere un coinvolgimento profondo, non solo pratico ma anche emotivo, verso tutto ciò che lega l’essere umano al mondo naturale. Nei suoi occhi e nel suo modo di raccontare il lavoro sul campo si percepiva una convinzione incrollabile: noi non siamo entità separate dalla natura, ma parte integrante di un continuum che ci unisce agli altri viventi.
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Si apre una nuova entusiasmante strada di ricerca contro l’Huntington
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La notizia, di qualche giorno fa, è di quelle che fa sobbalzare dalla sedia: una terapia genica sperimentale, condotta dall’Huntington Disease Centre dell’University College London, ha dimostrato di essere in grado di rallentare del 75% la progressione della malattia di Huntington, a tre anni dalla somministrazione. Il che vuol dire ridurre la comparsa dei sintomi di questa malattia neurodegenerativa ed ereditaria, a cui da sempre il nostro laboratorio di ricerca alla Statale di Milano è dedicato.
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iLAB Sostenibilità: un nuovo laboratorio per imparare a pensare per sistemi
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Al Museo Scienza e Tecnologia di Milano è stato appena inaugurato iLAB Sostenibilità, nuovo spazio educativo per riflettere sull’interconnessione tra le nostre scelte e il mondo che ci circonda. Il nuovo progetto propone un’esperienza immersiva per esplorare la complessità, comprendere le interazioni e imparare a guardare il mondo contemporaneo in termini di sistemi.
Accostarsi alla complessità della realtà in modo creativo, animando con i propri gesti e le proprie interazioni un mondo di ombre. E scoprendo concetti importanti, come quello di feedback o di soglia di cambiamento, attraverso esperimenti pratici, come un vaso pieno di acqua che solo dopo una certa quantità di aggiunte d’un tratto si colora. «Un effetto che può applicarsi anche al riscaldamento globale: la temperatura aumenta senza conseguenze apparenti, fino a che non si oltrepassa una certa soglia», spiega Enrico Miotto, fisico e curatore di iLAB Sostenibilità.
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Fibrosi cistica: la ricerca che restituisce il respiro
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«Mi avevano dato due anni di vita». Virginia Fiori, nata con la fibrosi cistica e responsabile della delegazione della Fondazione Fibrosi Cistica di Firenze, ha raccontato la sua esperienza diretta della malattia – e soprattutto della cura – a un pubblico attento e commosso, durante la presentazione dei nuovi progetti di ricerca 2025 della FFC a Milano, il 17 settembre scorso.
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L’umanità perduta nelle guerre
di Renata TininiPubblicato il 19/09/2025
Nel Novecento la promessa di un’umanità più giusta si è infranta contro genocidi, guerre mondiali, bombardamenti a tappeto e atrocità di massa. In “Humanity”, Jonathan Glover ha cercato di capire come sia stato possibile erodere la compassione e la dignità umana fino a ridurle al silenzio. La sua riflessione, oggi più che mai attuale, interroga la psicologia morale della guerra e la necessità di un’etica che argini la disumanizzazione.
All’inizio del XX secolo sembrava che l’umanità stesse liberandosi dal ciclo di guerre, barbarie e crudeltà che l’aveva accompagnata per secoli. Dalla caduta di Napoleone erano infatti intercorsi quasi cento anni di pace pressoché ininterrotta, che facevano sperare in un futuro in cui i conflitti sarebbero stati risolti da una diplomazia sorretta da una condivisa legge morale. Come sono stati possibili, allora, gli 86 milioni di morti per cause di guerra nel periodo tra il 1900 e il 1989?
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Studiare l’erosione costiera con i dati dalla citizen science
di Anna RomanoPubblicato il 15/09/2025
L’erosione costiera è un rischio cui l’Italia risulta particolarmente vulnerabile, esacerbato dalle attività umane e dalla crisi climatica. A Genova, un’iniziativa di citizen science nata nell’ambito del progetto PNRR Return unisce foto scattate dai cittadini, algoritmi di intelligenza artificiale e modelli di simulazione del moto ondoso. Obiettivo: capire meglio come la linea di costa evolve e fornire i dati per strategie di prevenzione efficaci.
Un’altra estate tremendamente calda si avvia al termine, e le spiagge iniziano a svuotarsi. Via gli ombrelloni, riposte le sdraio, di nuovo a casa i bagnanti.
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Perseverance e la possibile biofirma su Marte: tra scienza e geopolitica
di Elena GalloPubblicato il 15/09/2025
Il rover Perseverance ha individuato nel cratere Jezero rocce con tracce che potrebbero essere antiche biofirme microbiche, un risultato presentato dalla NASA insieme a un articolo su Nature. Una scoperta che apre scenari cruciali per l’astrobiologia, ma che si intreccia anche con la politica spaziale statunitense: la conferenza stampa ha mostrato come, accanto alla ricerca e alla cooperazione internazionale, lo spazio torni a essere terreno di competizione e di nuove ambizioni geopolitiche.
Crediti immagine: NASA/JPL-Caltech/MSSS
Il 10 settembre 2025 si è tenuta una conferenza stampa della NASA per annunciare un importante risultato nel campo dell’astrobiologia e dell’esplorazione di Marte, in concomitanza con l’uscita dell’articolo scientifico sulla prestigiosa rivista Nature. Si parla di una potenziale biofirma: sono state individuate dal rover Perseverance della NASA alcune rocce che presentano tracce forse prodotte da antiche forme di vita microbiche.
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Sabotaggio a Berlino, il blackout più lungo dai tempi della guerra
di Emilie SartorelliPubblicato il 15/09/2025
La scorsa settimana un blackout di oltre 60 ore ha lasciato senza corrente 50.000 famiglie e 3.000 aziende nella periferia sud-est di Berlino. Le tracce di benzina rinvenute sui tralicci fanno pensare a un sabotaggio mirato al più grande parco tecnologico d’Europa, ma al momento non si sa nulla di certo. Intanto, però, resta la sensazione di una fragilità strutturale che interpella la nostra capacità di prevenzione.
Martedì, la mia compagna mi sveglia con la più terribile delle notizie: niente caffè, non abbiamo corrente. Appena riesco a fare mente locale, mi rendo conto che i contorni della catastrofe sono più ampi di quanto credessi: neanche il bar all’angolo ha elettricità. Non c’è corrente da nessuna parte. Non c’è internet. Le strade sono vuote. A questo punto l’apocalisse zombie è già quotata a 1,5. Addentiamo un paio di biscotti. Lo smartphone pigola. Un’onda fugace è riuscita a portarci il messaggio di una collega: tutto il quartiere è in blackout, sospetto sabotaggio.
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David Baltimore, il Nobel che ha cambiato la biologia molecolare
di Ettore MecciaPubblicato il 12/09/2025
Il 6 settembre è deceduto il premio Nobel David Baltimore. Scienziato brillante e instancabile, Baltimore ha rivoluzionato la comprensione dei virus e dei tumori con la scoperta della trascrittasi inversa, aprendo la strada a decenni di ricerca. E ha mostrato come la curiosità e il rigore possano generare scoperte che continuano a trasformare la medicina.
Ero entrato da poco come studente nel laboratorio di Ematologia e Oncologia dell’Istituto Superiore di Sanità. Per la mia tesi di laurea sperimentale volevo lavorare con i geni, col DNA, con l’RNA… Sono stato fortunatissimo, sarei entrato nel mondo dei geni HOX, e da lì in quello dei tumori. E avrei fatto biologia molecolare, avrei sequenziato il DNA, avrei studiato i promotori dei geni, la loro regolazione, e la loro deregolazione nel cancro.
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SISSA, la prima borsa di studio sulla storia del giornalismo scientifico italiano
di Giulia CasasolePubblicato il 10/09/2025
La SISSA di Trieste ha assegnato la prima borsa di studio sulla storia del giornalismo scientifico: nata da una donazione di Fabio Pagan e dedicata a Pietro Greco, ha premiato Ilaria Sisto, per un podcast sulle donne che hanno cambiato il racconto della scienza
È dedicata alle professioniste che hanno fatto del racconto della scienza una pratica civile la prima borsa di studio istituita dalla SISSA di Trieste per valorizzare la storia del giornalismo scientifico in Italia. Nata grazie a una donazione di Fabio Pagan e intitolata anche alla memoria del giornalista scientifico Pietro Greco, questa prima edizione ha premiato Ilaria Sisto, allieva della classe 2023-2024 del Master in Comunicazione della Scienza (MCS) “Franco Prattico”.
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I campi incolti e i territori non abitati della ricerca in sanità pubblica
di Claudio MaffeiPubblicato il 08/09/2025
La polemica sulla composizione del NITAG ha riportato al centro il rapporto tra scienza, politica e sanità pubblica, ma ha anche messo in luce un problema più ampio: la mancanza di una visione organica per il Servizio sanitario nazionale. Tra ospedale e territorio, cronicità e invecchiamento, risorse limitate e silos decisionali, restano incolti interi campi della sanità pubblica, che avrebbero bisogno di più ricerca, programmazione e cultura condivisa.
La vicenda della composizione del NITAG ha avuto un involontario merito: quello di sollevare il problema del rapporto tra scienza e sanità pubblica nel nostro Paese.
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L’IA svela nuovi dettagli dell’attività sismica dei Campi Flegrei
di Chiara SabelliPubblicato il 04/09/2025
L’immagine mostra i terremoti che si sono verificati nell’intera caldera dei Campi Flegrei, circa 11 chilometri a ovest del centro di Napoli, dal 2022 al 2025, sovrapposti alle immagini satellitari di Google Earth. Credit: Xing Tan (Stanford University).
Tra il 2022 e il 2024, ai Campi Flegrei i sismologi hanno rilevato circa 12 mila terremoti. Ora grazie a un algoritmo di intelligenza artificiale, basato cioè su una rete neurale profonda, hanno rianalizzato i dati raccolti dalla rete di monitoraggio sismico e sono riusciti a individuarne 54 mila, più di quattro volte tanto.
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Sport e genetica: un solo gene non basta per definire l’identità femminile
di Mauro MandrioliPubblicato il 04/09/2025
Le federazioni World Athletics e World Boxing introducono il test SRY per stabilire chi può gareggiare nella categoria femminile. Innovazione o soluzione semplicistica per un confine difficile da tracciare? Perché, se è giusto difendere il principio di equità, la scelta trascura che non possiamo ridurre l’identità sessuale alla presenza (o assenza di un gene), così come la presenza di molte varianti genetiche, non legate al sesso, che possono influenzare altrettanto profondamente le prestazioni sportive.
Tra poche settimane prenderanno il via i Campionati Mondiali di Atletica di Tokyo 2025, che porteranno in pista una novità inattesa. Non pensate però a discipline nuove o a materiali rivoluzionari nelle scarpe, perché l’innovazione è di natura genetica.
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Perché la decarbonizzazione dell’ex Ilva non sia solo una favola bella
di Fabrizio BianchiPubblicato il 04/09/2025
La vicenda ex-Ilva di Taranto apre da questa estate un nuovo capitolo segnato dall’accordo per la decarbonizzazione dell’impianto e dal rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA), che prefigura il mantenimento della attività siderurgica nella città di Taranto, nonostante le opposizioni locali e il pegno in termini ambientali e sanitari già pagato dalla città in questi decenni. Inizia ora un lungo periodo di transizione che andrebbe gestito al meglio per evitare che proprio in questo intervallo fra il “vecchio” e il “nuovo” non si continui a vivere per anni in condizioni critiche. Per questo servono anche strumenti innovativi e più raffinati di valutazione di incidenza sanitaria, economica e ambientale per dare a Taranto il futuro di salubrità e sostenibilità che si merita questa “zona di sacrificio”.
Crediti immagine di copertina: mafe de baggis/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0
Il nuovo capitolo della vicenda ex-Ilva di Taranto si rivela sorprendente oltre ogni aspettativa, anche considerando le innumerevoli singolarità che si sono susseguite dal primo intervento della magistratura nel 2012. Gli ultimi atti, incluso l’accordo firmato da tutte le parti per la transizione, mostrano una generale comunanza di intenti verso la decarbonizzazione, immaginata come un futuro traguardo capace di risolvere miracolosamente i problemi di ambiente, salute e occupazione. Ma è davvero così?
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Le ondate di calore sono sempre di più
di Jacopo MengarelliPubblicato il 03/09/2025
Le ondate di calore saranno sempre di più e impatteranno sempre di più sulla salute delle persone. Tra un aumento di 1,5°C e 3,5°C, però, si potrebbero risparmiare circa 50 milioni di persone dall’esposizione a ondate di calore senza precedenti.
Immagine Pixabay
Le ondate di calore sono in crescita e colpiscono più persone. Quest’estate ne abbiamo avute due in Europa, una tra il 17 e il 22 giugno 2025 e un’altra tra il 30 giugno e il 2 luglio.
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Cooling poverty, la nuova frontiera delle disuguaglianze climatiche
di Alessandra RomanoPubblicato il 03/09/2025
In molte case del mondo, l’estate arriva con il silenzio soffocante delle stanze chiuse per trattenere un po’ di fresco. E quando questo non basta si passa all’aria condizionata, non più un bene di lusso per pochi, ma una vera e propria questione di salute pubblica. Almeno per chi può permetterselo. Un nuovo studio del Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) pone l’accento sul divario crescente legato all’accesso equo all’aria condizionata in un mondo sempre più caldo, fornendo la prima stima su scala globale dell’impatto dei condizionatori sui consumi elettrici domestici. Una disparità destinata a peggiorare secondo il Rapporto 2025 della World Meteorological Organization (WMO), che prevede che tra il 2025 e il 2029 almeno un anno sarà più caldo del 2024, con una temperatura di oltre 1,5 °C rispetto al livello preindustriale
Nel 2050 la domanda globale di energia per il raffrescamento residenziale potrebbe sfiorare i 1.400 TWh/anno, generando costi economici stimati tra i 124 e 177 miliardi di dollari ed emissioni aggiuntive di CO₂ tra 670 e 956 Mt (una quantità superiore alle attuali emissioni nazionali della Francia). La quota principale di queste emissioni arriverà da Cina, India e Indonesia, dove si prevede una rapida crescita nell’uso dell’aria condizionata.
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Basta lamentarsi della schiavitù: Trump contro i musei Smithsonian
di Eva BenelliPubblicato il 01/09/2025
Trump trasforma la cultura in campo di battaglia: dopo la scienza, l’arte diventa il nuovo bersaglio della sua crociata contro libertà e pensiero critico. La Smithsonian Institution, simbolo universale di conoscenza, è accusata di essere “woke” e minacciata da censure e riscritture della storia per piegarla all’ideologia del Project 2025.
Insomma, diciamolo, come può uno come il presidente Trump rimanere impassibile quando una delle più importanti (se non la più importante) istituzioni culturali americane programma una mostra di Amy Sherald, famosa non solo per aver ritratto Michelle Obama, ma per il suo dipinto in cui la Statua della Libertà diventa una donna nera e transgender? E infatti in un post del 19 agosto sulla sua piattaforma Truth ha tuonato (le maiuscole sono sue): «I Musei di Washington, ma anche di tutto il Paese, sono essenzialmente l’ultimo baluardo del “WOKE” e gli Smithsonian sono FUORI CONTROLLO».
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A cosa serve il sonno? La risposta può essere nel metabolismo neuronale
di Raffaele SarnataroPubblicato il 29/08/2025
Dormire è un comportamento universale nel mondo animale, ma ancora misterioso. Un nuovo studio condotto in D. melanogaster rivela che il bisogno di sonno potrebbe nascere direttamente dal metabolismo dei neuroni: nei mitocondri, il flusso di elettroni accumulato durante la veglia genera stress ossidativo, segnalando la necessità di dormire. Il sonno, insomma, sarebbe una conseguenza inevitabile della respirazione cellulare.
Perché dormiamo? La risposta a questa domanda rimane uno dei grandi misteri della biologia. Come scrisse il neurofisiologo Alan Rechtschaffen: «Se il sonno non avesse una funzione assolutamente vitale, sarebbe il più grande errore che l’evoluzione abbia mai compiuto». Dormire, cioè disconnettersi dal mondo per ore, è un comportamento apparentemente rischioso: durante il sonno non possiamo nutrirci, riprodurci o fuggire dai predatori. Eppure, tutti gli animali studiati finora dormono, in forme e con durate diverse: dalle meduse agli insetti, dalle seppie ai draghi barbuti.
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Voci pro e voci contro: il NITAG e le decisioni sulla salute
di Maurizio BonatiPubblicato il 25/08/2025
Pianificare un intervento preventivo per l’intera popolazione, come può essere l’offerta vaccinale, oggi necessita di conoscenze di così ampio spettro che solo un lavoro di equipe, di confronto e condivisione può garantire una scelta aggiornata, basata su un rapporto tra benefici e rischi positivo a favore delle persone. Nella discussione intorno alle nomine Nitag, l’aspetto del bene comune è quello che più si è perso di vista.
…È necessario esibire la documentazione dei controlli che sono stati fatti, presentare la storia della ricerca e della sperimentazione. Questo è il metodo che ha permesso di distinguere i “fatti” dalle “opinioni”, non esiste par condicio nella scienza. Diversamente, ognuno di noi potrebbe dire quello che gli passa per la mente. In un programma scientifico devono parlare solo le persone che sono qualificate, non quelle che sono “inqualificate” o “squalificate”
Piero Angela, 2018
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L’avanzata dei governi illiberali che minaccia la scienza
di Gilberto CorbelliniPubblicato il 25/08/2025
La ricerca accademica, nata nei secoli come baluardo di libertà e pluralismo, oggi è sempre più ostaggio di governi che vogliono controllarne temi, metodi e linguaggi. Negli Stati Uniti l’amministrazione Trump ha imposto tagli, censure e compromessi ideologici, mentre in Europa altri paesi, tra cui in nostro, percorrono strade simili. In Italia la politicizzazione della ricerca, il clientelismo nelle nomine e l’amicalismo segnalano una deriva preoccupante
Il mondo accademico occidentale si trova di fronte a un bivio. È abbastanza evidente, alla luce delle discussioni interne e delle risposte che negli Stati Uniti le università, le accademie, gli enti di ricerca, le agenzie regolatorie eccetera stanno dando agli ordini, ai ricatti, alle ritorsioni e alle censure da parte dell’amministrazione Trump. Quello che sta accadendo nel più vasto e potente sistema della ricerca e dell’insegnamento al mondo sollecita riflessioni. Al di là delle reazioni di pancia. Non per la novità delle idee che ispirano le azioni, ma per le dimensioni e le forme.
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Reazione genetica a catena: la storia del gene drive
di Anna RomanoPubblicato il 22/08/2025
In “Reazione genetica a catena” (il Mulino, 2025), il medico e microbiologo Andrea Crisanti racconta, a partire dal suo percorso personale, la nascita del gene drive, la biotecnologia che potrebbe eliminare malattie come la malaria intervenendo sulle zanzare vettori. Tra storia della ricerca e autobiografia scientifica, il saggio intreccia vicende personali, scoperte di laboratorio e riflessioni sulla lotta contro uno dei parassiti tutt’oggi più letali per l’essere umano
Chi non ha mai pensato, almeno in una calda sera estiva, di liberarsi per sempre delle zanzare? Una possibilità che oggi non è più teorica, e non ha certo il solo ruolo di risolverci il fastidio delle punture o delle sveglie notturne per un ronzio troppo vicino all’orecchio. Lo scopo, infatti, sarebbe di portata ben più ampia: quello di eliminare in modo definitivo le malattie di cui questi insetti sono vettori. A partire dalla malaria, che in effetti è stata la leva dello sviluppo di quella biotecnologia nota come gene drive – teoria una ventina d’anni fa, possibilità oggi.
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A spasso con i coccodrilli del Cretaceo nel Villaggio del Pescatore
di Elena GalloPubblicato il 22/08/2025
Al Villaggio del Pescatore, sito paleontologico vicino Trieste, c’è un fossile di coccodrillo dalle caratteristiche insolite. Attraverso questo reperto, il paleontologo Marco Muscioni racconta la ricchezza di un ambiente lontano 80 milioni di anni.
Nell’immagine: fotografia del fossile di Acynodon adriaticus (a sinistra) e sua interpretazione grafica (a destra). Crediti: Muscioni M, Chiarenza AA, Fernandez DBH et al (2024). Cranial anatomy of Acynodon adriaticus and extreme durophagous adaptations in Eusuchia (Reptilia: Crocodylomorpha). The Anatomical Record, 307(12), 3653–3684. Licenza: CC BY 4.0
Pesci antichi, grandi dinosauri e coccodrilli dall’anatomia insolita. Questo è il Villaggio del Pescatore in Friuli-Venezia Giulia, uno dei più importanti siti paleontologici d’Italia e d’Europa. Si tratta di un lagerstätte, termine usato per identificare i giacimenti che ospitano grandi quantità di esemplari conservati in modo eccezionale.
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PFAS: sostanze invisibili, rischi concreti
di Grazia GiampaoloPubblicato il 20/08/2025
Dopo la recente sentenza sul disastro ambientale in Veneto, che ha stabilito un precedente importante, l’attenzione sui PFAS è alta: questi inquinanti pervasivi e persistenti possono avere effetti dannosi sulla salute e dovrebbero essere limitati in misura maggiore. Abbiamo fatto il punto sulla situazione e sulla normativa esistente, che una grande organizzazione di consumatori chiede – lanciando una petizione – di rendere più severa.
Dopo quattro anni di dibattiti e oltre 170 udienze, il 26 giugno la Corte d’Assise di Vicenza ha emesso la sentenza: undici condanne e quattro assoluzioni, per un totale di 141 anni di carcere nei confronti degli imputati riconosciuti colpevoli del maxi-inquinamento da PFAS delle acque superficiali, di falda e degli acquedotti in Veneto; 11 dirigenti dell’azienda chimica Miteni sono stati condannati in primo grado per disastro ambien
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La gold standard science di Trump è un’ulteriore minaccia per la ricerca
di Francesco Barone AdesiPubblicato il 18/08/2025
Con due nuovi ordini esecutivi, l’amministrazione Trump ridefinisce il concetto di integrità scientifica, imponendo un controllo politico diretto sulla produzione, selezione e comunicazione della ricerca. Ma dietro l’apparente richiamo a standard elevati si cela il rischio di censura, delegittimazione delle prove scomode e indebolimento del ruolo indipendente della comunità scientifica.
Nell’immagine di copertina: rielaborazione della sede dei National Health Institutes
Sin dai primi giorni del suo insediamento, l’amministrazione Trump ha preso diverse decisioni politiche che hanno avuto pesanti ripercussioni sulla ricerca scientifica, in particolare andando a colpire le agenzie federali e gli atenei.
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Nanoplastiche, quando il piccolo non è così bello
di Stefano NesporPubblicato il 13/08/2025
Il “piccolo” che mezzo secolo fa evocava un’economia sostenibile oggi si manifesta nelle nanoplastiche, frammenti invisibili ma onnipresenti negli oceani. Una ricerca internazionale ha stimato nell’Atlantico almeno 27 milioni di tonnellate di queste particelle, rivelandole come la principale componente dell’inquinamento plastico marino e svelando il mistero della plastica “scomparsa” dagli ecosistemi.
Qualcuno certamente ricorda Piccolo è bello (il sottotitolo era Uno studio di economia come se la gente contasse qualcosa). Pubblicato nel 1973, un anno dopo I limiti della crescita del Club di Roma e nel mezzo della crisi petrolifera, era una raccolta di saggi che anticipava molti temi ambientalisti dei decenni successivi. Il titolo è rimasto il simbolo di un’economia attenta all’ambiente e ai limiti posti dal rispetto della natura.
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Inadempienti subito: le nomine NITAG e il rischio della pseudoscienza
di Stefano CaglianoPubblicato il 11/08/2025
La nomina al NITAG di figure note per posizioni critiche verso i vaccini e vicine all’omeopatia solleva interrogativi sulla coerenza scientifica delle scelte del Ministero della Salute. In un contesto in cui la copertura vaccinale resta essenziale per prevenire malattie gravi e mortali, l’ingresso di esponenti con un passato antiscientifico rischia di indebolire la credibilità delle raccomandazioni e la fiducia nella sanità pubblica
Sembra che il mordace sole d’agosto abbia una certa fantasia nel fare i suoi danni. Così, il giorno 5, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha rinnovato il Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni, siglato NITAG, ma tra le 22 persone scelte (auspicabilmente turandosi il naso) ha “catturato” anche Eugenio Serravalle e Paolo Bellavite, noti nel nostro passato come fieri sostenitori dell’approccio omeopatico e per critiche alle politiche vaccinali, anche quando la decisione riguardava vaccini obbligatori per i bambini.
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Una questione di metodo: il ruolo del NITAG nelle politiche vaccinali
di Stefania SalmasoPubblicato il 11/08/2025
La nuova composizione del NITAG, il gruppo tecnico nazionale che assiste il Ministero della Salute nelle decisioni vaccinali, riporta l’attenzione sul metodo di lavoro e sui criteri con cui vengono formulate le raccomandazioni per il calendario vaccinale. Perché per garantire scelte efficaci e condivise servono dati completi, regole trasparenti e obiettivi chiari, capaci di guidare le politiche oltre le pressioni esterne e le differenze regionali.
In questi giorni il Ministero della Salute ha resa nota la composizione della nuova commissione NITAG (National Immunization Technical Advisory Group, in italiano Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni), incaricata di assistere il governo nelle scelte delle politiche vaccinali, valutando il sistema nazionale di immunizzazione e proponendo eventuali modifiche e integrazioni.
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Talenti e ammissione nelle università in Cina: qualche spunto per l’Italia?
di Michele CiavarellaPubblicato il 08/08/2025
Ogni anno milioni di studenti cinesi affrontano il Gaokao, un esame durissimo che può cambiare il destino di una vita. Ma cosa può insegnarci questo sistema? Tra pressioni estreme e percorsi d’eccellenza, uno spunto per riflettere sul merito anche in Italia.
Ogni anno, oltre 12 milioni di studenti cinesi affrontano il Gaokao (高考), l’esame nazionale di ammissione all’università, considerato uno degli esami più difficili e determinanti al mondo. Questo test, che si svolge in tre giorni intensi, è composto da prove su lingua cinese, matematica, inglese e una materia a scelta tra scienze o studi umanistici. Il punteggio massimo varia da 750 a 900 punti, a seconda della provincia, e le soglie di ammissione per le università d’élite possono superare i 680-700 punti.
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L’ADHD nelle donne. Intervista alla psichiatra Dora Wynchank
di Chiara AndolfiPubblicato il 08/08/2025
Cosa significa essere donne con ADHD? Ne abbiamo parlato con la psichiatra Dora Wynchank, che ci ha spiegato come nelle donne questa neurodivergenza possa presentarsi in modo diverso rispetto agli uomini, rendendo più frequenti le diagnosi tardive.
L’ADHD, o disturbo dell’attenzione e iperattività, è un’alterazione del neurosviluppo che, secondo alcune stime, sarebbe presente in circa il 2,8% della popolazione adulta italiana.
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Come continuare ciò che è giusto? Dal genocidio di Srebrenica a Gaza
di Maurizio BonatiPubblicato il 07/08/2025
Nei giorni in cui si discute intorno alla parola genocidio, con un inutile accanimento semantico, le ultime parole di Alexander Langer ci richiamano alla necessità di fare. La sfida, sempre di più, è quella di educare alla pace, con ostinazione, impegno e coraggio.
Nell’immagine di copertina: lapidi al Potočari Memorial Center, il luogo di commemorazione delle vittime del genocidio di Srebrenica. Crediti: Michael Büker/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 3.0
Ai primi di luglio 1995 se ne andò Alexander Langer, salutandoci con «Non siate tristi. Continuate in ciò che è giusto». Goffredo Fofi, suo amico dagli anni ’60, ne ripercorre la vicenda politica e umana, poco prima di salutarci anche lui, a metà luglio 2025.
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