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Iran, per la prima volta una donna dirige un’orchestra: “Spero sia l’inizio di una nuova era”

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15 novembre 2025, 13:45
Redazione ANSA
La 42enne Paniz Faryoussefi: “Non bisogna avere paura di affrontare i rischi”
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TGCOM24
protagonista della Tehran Symphony Orchestra
Iran, per la prima volta dal 1979 una donna dirige in pubblico un’orchestra sinfonica
16 Nov 2025 – 16:08
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La direttrice d’orchestra iraniana Paniz Faryousefi ha diretto, questa settimana e per due giorni, le esibizioni della Tehran Symphony Orchestra presso la Unity Hall nella capitale dell’Iran, diventando così la prima donna nella storia a farlo. Questo la rende anche la prima direttrice donna di qualsiasi orchestra sinfonica iraniana dalla Rivoluzione islamica del 1979. In cartellone i concerti “Land of Simurgh”, con opere dei compositori iraniani Aftab Darvishi e Golfam Khayam accanto a brani di Robert Schumann, Jean Sibelius e Aram Khachaturian.
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Paniz Faryousefi si è esibita indossando il velo. Mentre nel Paese è scattata una nuova stretta sul suo uso. Le ultime misure sull’hijab in Iran arrivano come un colpo di frusta. Il capo della magistratura Gholamhossein Ejei ha ordinato l’arresto immediato di chiunque “promuova la rimozione del velo”, accusando gruppi “organizzati e affiliati a stranieri” di voler diffondere “anomalie sociali” attraverso la “propaganda della nudità”.
Una direttiva che segna un brusco ritorno alla linea dura dopo mesi di incertezza su una legge che inaspriva le pene per le donne senza velo, sospesa a dicembre e da allora al centro di scontri istituzionali, divisioni religiose e proteste. È in questo quadro che si inserisce anche la notizia, trapelata ieri grazie all’Organizzazione per i diritti umani Hengaw, della scomparsa di Hanieh Shariati Roudposhti, una giovane atleta di taekwondo, vista per l’ultima volta mentre si allenava senza hijab a Teheran. Le autorità non hanno fornito commenti, ma il caso alimenta timori e simbolismi in un Paese in cui la sfida al velo è diventata parte della quotidianità di molte donne.
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La legge sull’hijab affonda le sue radici nella Rivoluzione islamica del 1979, ma è con le proteste del 2022, esplose dopo la morte di Mahsa Jina Amini, che il suo destino si è trasformato in un terreno di battaglia politica e sociale. Da allora, il Parlamento ha insistito per un inasprimento delle pene che sarebbero potute arrivare, secondo quanto trapelato a marzo, fino a dieci anni di carcere e a multe pesanti per chi incoraggia “nudità” o “indecenza”. Una norma che ha spaccato il Paese e che il governo ha scelto di congelare, temendo nuove esplosioni di dissenso.
A opporsi era stato anche il presidente Masoud Pezeshkian, che già a dicembre aveva espresso riserve e, a febbraio, aveva dichiarato che non avrebbe fatto applicare una legge “che crea problemi alla popolazione”. Parole che molti avevano letto come un’apertura verso il riconoscimento dell’impossibilità di imporre ancora l’obbligo del velo in una società trasformata da decenni di attivismo femminista. Nonostante ciò, numerose ong tra cui Center for human rights in Iran, avevano avvisato che la legge che imponeva di indossare l’hijab non era sta cancellata, soltanto applicata più a singhiozzo, e che la repressione di Teheran si era trasformata, ad esempio andando a sanzionare quei locali che permettevano l’ingresso anche alle donne senza capelli coperti.
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