Sanità e cosa pubblica. Bindi o non Bindi, si continua a misconoscere, a volere ancora disconoscere cosa significhi s(per)perare con la partitocrazia

27 Novembre 2025 Fonte: Il Fatto Quotidiano Nota di Domenico Cambareri

Mi è capitato di leggere il seguente articolo, uno dei non tanti articoli che leggo sulla Sanità. Articoli che evito di leggere con più frequenza per non distruggermi il già malconcio fegato.

Nei primissimi anni 2000, nella democrazia della partitocrazia italiana e delle inefficienze volute e delle ruberie codificate ed elevate a sistema e reggimento politico, il bilancio della scuola e dell’università era sceso al di sotto dei 98.000 miliardi di lire, quello della sanità (poi della ‘salute’) raggiungeva quasi i 200 mila miliardi di lire e le inefficienze e inadeguatezze erano oceaniche e plateali.

In Francia, il bilancio statale assegnato alla sanità era inferiore di oltre il 25% rispetto a quello italiano. Con quale differenza sui piani dell’efficienza e della qualità del servizio sanitario francese? Quelli d’oltralpe non solo erano nettamente superiori e tecnologicamente più attrerzzati, ma ricevevano non poche richieste di ricoveri e di cure da ammalati italiani nei settori d’avanguardia dell’ortopedia e dell’oncologia.

Non erano soltanto i docenti delle secondarie e la scuola che erano stati già derubati da una classe politica di perversi politicanti e buttati sul lastrico in modo definitivo dal truce DABABE (DALEMA-BASSANINI-BERLIGNUER). Gli investimenti italiani nei settori della ricerca e della difesa erano irrisori, languivano, e in tantissimi di questi grandi bacini erano non inesistenti, creando un vulnus costituzionale gravissimo, prolungato, giammai sanato e non meno distruttivo della distruzione del sistema scolastico e della qualità preparazione e motrivazione della docenza. I baratri del disastro venivano scavati senza interruzione di sorta. Mentre la particocrazia, nel divorare costituzione e esigenze della vira pubblica, prosperava e continuava a prosperare incessantemente nel suo portentoso sviluppo e arricchimento.

E’ un ‘fatto scontato’ che questo periodo rappresenti un mitico bengodi per i veri nemici del popolo italiano, e in particolare dei ceti deboli e degli emarginati. Non per nulla, in Italia, gli esaltatori della lotta di classe e delle rivendicazioni sociali provenienti dal ‘basso’ erano – e sono rimasti – in assoluta prevalenza gli esaltatori delle ‘rivoluzioni proletarie’ (che infido pleonasmo!) e i pii innamorati della fraternità e della ‘sussudiarietà’ e dei suoi asseriti principi etici caritatevoli.

Essi costituivano e costituiscono una percentuale schiacciante delle presenze stabili nelle cittadelle dei ‘senza problemi’ con redditi al di sopra o ben ben al di sopra dei 65000 euro – danaro quasi sempre ‘rubato’ ai lavoratori delle più diverse professioni e attivitò pubbliche italiane. Soggetti a cui sono da aggiungere le clientele burocratiche e ‘aziendali’ dei dipendenti con inquadramenti inferiori ma NON costituzionalmente retribuite, se non a detrimento di altri lavoratori.

Partitocrazia, che passione divoratrice indomabile! – D. C.

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Da sempre critico la ‘contro-riforma’ Bindi della sanità: vi spiego in cosa consiste l’imbroglio

Il Fatto Quotidiano Salute del 25 Novembre 2025

Ivan Cavicchi

Docente all’Università Tor Vergata di Roma, esperto di politiche sanitarie

Ormai la gente per potersi curare è obbligata a pagare ma è impossibile ridurre la privatizzazione senza cambiare quella norma. Per questo vi racconto due episodi personali

Ieri ho seguito in streaming l’iniziativa promossa da Rosy Bindi nella sede del Senato a palazzo Giustiniani dal titolo “Legge di bilancio, ancora un colpo alla sanità pubblica”. Questa conferenza, molto simile alle parate, ha – quasi – un copione standard: da una parte Bindi e i suoi generali cioè i suoi relatori e dall’altra almeno 140 associazioni per lo più riconducibili al privato sociale, ai movimenti cattolici, a laboratori sociali, a diversi forum, tutti schierati, come se fossero un esercito. Che cosa voglia fare la Bindi di questo esercito è chiaro solo a lei. Mio nonno Primo mi diceva che neanche il cane muove la coda per niente. Immagino che Bindi abbia i suoi bravi propositi e le sue brave ambizioni che peraltro non sono neanche tanto difficili da comprendere. Niente di male sia chiaro. Tempo fa qualcuno l’ha persino candidata alla presidenza della Repubblica.

Da tempo, come sanno tutti, sostengo nei miei libri e nei mei articoli che Bindi si comporti da “imbrogliona”: una ex ministro della Sanità che al governo di destra chiede più soldi per la sanità pubblica ma nello stesso tempo non è in nessun modo disponibile a modificare le terribili politiche neoliberiste da lei fatte con la sua devastante controriforma. In cosa consiste l’imbroglio? Chiedere più soldi per la sanità pubblica oggi, senza toccare di un euro la batteria di incentivi fiscali per mezzo della quale grazie alla riforma Bindi cresce senza soste la privatizzazione, è materialmente impossibile. Lo stanziamento per finanziare le due sanità – quella pubblica e quella privata – dovrebbe essere complessivamente raddoppiato e tutti sanno che oggi le condizioni economiche per farlo non ci sono per non tacere del vincolo che il governo ha preso con l’Europa di assegnare il 6% del Pil alle spese militari.

Ma l’imbroglio della Bindi si vede anche per un altro fatto del quale essa non sembra per nulla turbata: come mai la destra per appaltare al privato i servizi sanitari pubblici ritiene che basti applicare fino in fondo proprio la controriforma Bindi?

Infine un’altra ragione. Ormai il sistema pubblico sta sbandando, come dicono tutti i dati, verso il privato: ormai la gente per potersi curare è obbligata a pagare. Se è così, è ovvio che per rimettere in carreggiata la sanità pubblica bisogna ridimensionare la sanità privata, come è altrettanto ovvio che per ridimensionare la sanità privata bisogna cancellare – ripeto cancellare – la controriforma della Bindi e fare un’altra legge. E’ impossibile ridurre la privatizzazione senza cambiare quella norma.

Io credo che, con la destra al governo, imbrogliare sulla sanità oggi sia molto pericoloso per la sinistra. La maggior parte di questa sinistra – proprio perché bisogna combattere la destra – preferisce far finta di niente, negando anche di fronte all’evidenza l’imbroglio. Ma questo implica un altro imbroglio: la manipolazione dell’informazione.

Per questo vorrei rendere noti due episodi concreti che riguardano i miei rapporti con due giornali con i quali ho avuto lunghe collaborazioni: con entrambi ci sono stati scambi diretti e interlocuzioni che non hanno avuto alcun esito. Il primo è relativo al Manifesto, giornale storico della sinistra italiana, per il quale – fin dalla sua nascita (1971) – ho scritto pro bono, a difesa sia della sanità pubblica che dell’articolo 32. Il secondo è relativo a Quotidiano sanità, giornale on line di proprietà di “Consulcesi group”, sul quale ho scritto – sempre pro bono – per 25 anni quindi fin dalla sua nascita. La coincidenza vuole che entrambi i giornali abbiano cambiato nello stesso anno (2023) la gerenza e che – anche se per ragioni molto diverse – siano arrivati ad adottare comportamenti censori contro di me che gli imbrogli vorrei denunciarli.

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Il Manifesto – forse considerando Bindi come Rosa Luxemburg – è arrivato a vietare a me che non la considero tale la libertà di esprimere un’opinione quindi censurando le mie critiche. Quotidiano sanità idem, con in più l’intolleranza del giornale padronale verso coloro che, oltre a denunciare gli imbrogli, denunciano la destra che mette a regime le riforme della Bindi. Non ho potuto nemmeno pubblicare una lettera d’addio ai lettori.

Se la censura la intendessimo come severa riprensione di certi valori, allora due cose sarebbero chiare: che la critica alla privatizzazione della sanità e dei suoi responsabili in nome della difesa dei diritti è la prima causa della censura di cui mio malgrado ritengo di essere vittima; che le censure che mi sono state imposte servono a imbrogliare di più e meglio perché sono tutte finalizzate a nascondere le verità sui responsabili della privatizzazione.

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carola elisa palazzi trivelliAbbonato Digital

un giorno fa

Nel pezzo di Cavicchi il cittadino trova: 1) Una lagnanza personale per emarginazione, 2) Critiche generiche alla Bindi, 3) Nessuna spiegazione sul perché la Bindi sia stata pure lei artefice di politiche neoliberiste in sanità (cosa verissima). Per quanto riguarda il personaggio “Bindi” basta dire che nasce democristiana e tale rimane seppur con la spolverata “sociale” ispirata unicamente alla “carità cristiana” ovvero al volontarismo caritatevole che come si sa non ha mai cambiato i reali rapporti econom/sociali. Per quanto riguarda la “SANITA'” si può tranquillamente porre come inizio della distruzione del Sistema Pubblico (prodotto mirabile della leg. 833) con le leggi dei primi anni 90 ad opera del prode Giuliano Amato che introdussero i modelli di gestione privata in un Serv. Pubblico (AZIENDALIZZAZIONE). Uno degli ossimori + incredibili !!! La “gestione privata” si basa infatti sul mercato domanda/offerta da cui si deve ottenere o meno un profitto puro, al contrario un “servizio pubblico” ha come fine la risposta doverosa ad un bisogno e i fondi stanziati non devono generare profitto. La Bindi, con la sua riforma della libera profess. dei medici (intramoenia), fece la sua parte introducendo il principio amministrativo x cui non si poteva avere più di 1 contratto con il Ser.San.Naz. Per ciò la continuità assist.(spirito della 833) cadeva. Gli specialisti osp. non facevano + attività spec. sul territorio e subito in questa prateria è esploso il Privato Convenzionato.

leonardoAbbonato Digital

un giorno fa

perfettamente d’accordo ed in linea con la politica del Pd che non da ora ma da anni è neoliberista al di là delle parole con le tante leggi fatte in questa direzione.oramai il Pd è come un prodotto omeopatico che a furia di diluizioni ha perso la memoria della propria ragione d’essere.

Luigi56Abbonato Digital

2 giorni fa

Mi scusi, potrebbe sintetizzare le critiche, e eventuali proposte migliorative. Grazie.

Mauro Valiani

19 ore fa

Le proposizioni di Cavicchi sono molto strane e preoccupanti sul piano storico, ma soprattutto politico. Al contrario dei suoi interventi, è assodato che la “legge Bindi” tentò di correggere le prime ventate neoliberiste e di smontaggio della 833 del 1992. Furono semmai i suoi successori e anche a livello delle regioni — in primis la Lombardia — a non rispettare i paletti fissati dal d.lgs. 229 (sulle prestazioni intramoenia, sul ruolo dei distretti, sui vincoli per l’assistenza integrativa, …). Quanto alla fase politica attuale: con quali forze intellettuali e morali si può costruire un’alternativa alla logica del mercato e al secondo pilastro che questo governo propone, se non anche con personalità come Bindi (pur da tanti anni non più del PD)? Addirittura, nell’ultimo suo articolo ospitato dalla rivista bertinottiana Alternative per il Socialismo, Cavicchi ha citato la Bindi ben diciannove volte! E nello stesso articolo conclude – sul welfare aziendale – che “nessuno vieta in sanità l’assistenza, purché integrativa e mai sostitutiva del pubblico, e mai pagata dal fisco ma da chi vi ricorre”. Proprio ciò che Bindi sostiene da tempo. Infine: non è vero che Cavicchi abbia “da sempre” un conflitto aperto con lei, attribuendole tutti i guai della sanità per la legge del ’99. Solo negli ultimi anni ha introdotto questa ripetitiva ossessione: ricordo incontri dello scorso decennio in cui non mostrava tale veemenza. Un suggerimento: rileggete l’ultimo libro Bindi.

luxros2023

un giorno fa

Se quelli del Manifesto , i “comunisti” più più simpatici a Confindustria , avessero scambiato la Bindi per la Luxemburg , alla quale sulla libertà di opinione viene attribuita la frase: “La libertà è sempre la libertà di chi la pensa diversamente.” Avrebbero dovuto darle la possibilità di continuare ad esporre le sue idee e proposte. Per il resto sono d’accordo , condivido… Quello che ci sta portando al disastro è un sistema bipartisan, dove maggioranza e opposizioni si alternato nell’attuazione di un programma neoliberista di privatizzazione della Sanità e più in generale nella restaurazione di rapporti sociali classisti.

Il “capolavoro” della Bindi è stato sicuramente l’intramoenia. La sanità privata ha certamente i suoi interessi ma minare il servizio pubblico con il personale sanitario in palese conflitto di interessi è da manuale sinistro-democristiano. p.s. dott. Cavicchi, una censura in un paese che si autodefinisce democratico vale una doppia medaglia rispetto ad una scontata sutura labiale tipica delle dittature.