Metamorfosi. Non della mitologia e dei fantastici sarcasmi dei racconti di Ovidio. Cosa ci dicono neuroscienze e bioetica?

31 Ottobre 2025 Fonti: Armando Editore, IBS, Hoepli, Mondadori Store, Libreria Universitaria, Libraccio, Feltrinelli

Il volume raccoglie trentacinque interventi di studiosi, compresi quelli dei due curatori, su argomenti di particolare interesse scientifico e di cruciali problematiche filosofiche e, per ulteriore verso, attraverso la suddivisione delle sezioni degli interventi, per i fedeli di qualsiasi credo religioso, su: ‘l’elogio all’incertezza’; ‘oltre il determinismo’, ‘l’anima tra biologia e mistero: alle radici del sé’, ‘la genealogia della moralità: il cervello morale’, ‘curare la mente per curare il corpo’, ‘la mente dietro le sbarre: esplorare il nesso tra crimine e neuroscienze’, le neuroscienze e il mondo di domani’.

Le neuroscienze suscitano tante speranze per la vita umana, ma il loro utilizzo spesso solleva interrogativi etici. L’opera si propone di esplorare l’impatto delle neuroscienze sulla comprensione dell’uomo attraverso un approccio a più voci. Si analizzano i limiti del determinismo scientifico nel comprendere la persona umana, l’esperienza del sé e dell’identità personale, la moralità umana e l’uso delle neuroscienze nella giustizia penale ma anche nella pedagogia e nel marketing. Vengono considerate le prospettive future delle neuroscienze, inclusi i rischi e le opportunità legate alle tecnologie avanzate come l’AI ed il potenziamento cerebrale.

Autore:

Pietro Grassi, Raymond Zammit

Editore:

Armando Editore

Collana:

Bioetica

Anno edizione:

2025

In commercio dal:

26 settembre 2025

Tipo:

Libro universitario

Pagine:

592 p., Brossura

EAN:

9791259848130

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Leggo che i due curatori e fra i coautori dell’opera hanno posizioni religiose apertamente cattoliche. Uno era e forse è ancora appartenente all’Opus Dei. Queste sviluppi e le relative problematiche delle neuroscienze avvenuti negli ultimi anni hanno allargato enormemente gli orizzonti della bioetica.

Per i pensatori e dottrinari cattolici e in generale cristiani, quanto per gli esponenti delle altre fedi e credenze e di quelli laici (… ovviamente non ‘laicisti’…), del tutto autonomi da riferimenti ‘sovraordinati’ ma esterni alla ricerca filosofica autonoma, in meno di tre decenni quasi tutto è un mondo nuovo.

In appena qualche decennio, questi orizzonti sono diventati enormi, e le fortunate opere di divulgazione pionieristica di J. C. Eccles e K. R. Popper costituiscono dei classici, ineliminabili, e non più il nuovo delle teorie interpretative sul cervello e sui molteplici ‘mondi’ della gnoseologia. Eppure, il prossimo sviluppo di tecnologie, conoscenze e approcci interpretativi renderà superate anche queste ultime, ma il nocciolo delle problematiche e delle domande che le ineriscono sarà quasi sempre non superato, e più che talora non superabile.

In riferimento alla nascita della Bioetica italiana, specie quella rappresentata nel contesto della cultura cattolica, desideriamo ricordare il ruolo svolto dal domenicano dom Reginaldo Cambareri, che insegnò all’Angelicum (Roma), oltre che all’Istituto Teologico di Catania e a Messina: negli anni ’80, fu uno dei due maggiori teologci di bioetica in Italia. In riferimento a questi albori della bioetica, strettissimamente correlati allo sviluppo delle neuroscienze, ci affidiamo a quanto ebbe a scrivere il Prof. Domenico Buccafusca nel rievocare la figura e il pensiero di dom Reginaldo Cambareri dell’Ordine Domenicano, Ordo Praedicatorum, O.P.:

<< Ciò che emerge dagli Scritti di Bioetica è una profondità di pensiero e una statura morale fuori del comune.
Uomo di eccezionale levatura, il Vangelo gli trasfuse bontà d’animo non disgiunta da un grande entusiasmo che sapeva trasmettere a tutti. Scrive, infatti, un suo alunno: “ Tutti noi ricorderemo con grande affetto le sue lezioni sul Cristocentrismo in Teologia Morale. Come dimenticare le sue appassionate e infuocate lezioni per dimostrarci che la Teologia Morale esula dal semplice precettismo per essere una continua chiamata-risposta fra Dio e l’uomo?”.
I singoli capitoli di ” Scritti di Bioetica”, Edizioni Settecolori, Vibo Valentia (consta di una presentazione del Cardinale Mario Luigi Ciappi e di una prefazione di P. Michele Cordiano, professore di Teologia Morale all’Istituto di Scienze Religiose di Vibo Valentia) sono come dei gustosi saggi, di taglio originale, intorno a un tema che la solida dottrina del Cambareri proietta verso altre ricerche, accostando la tematica della società di oggi. Ma il leitmotiv è la Bioetica di cui è profondo conoscitore, una vera competenza.
Il testo, corredato di una ricca e specialistica bibliografia, non ha uguali quanto a importanza, valore e pregio. Ha per oggetto questioni interessanti, di vitale importanza, e offrendo argomenti logici e persuasivi provoca un coinvolgimento totale, razionale ed emotivo .
Bisognerebbe assaporare in silenzio le pagine del Cambareri dense , come sono, di pensieri, idee, suggestioni. Esordisce chiedendosi il perché della Bioetica oggi.
E individua due cause. La prima è riconducibile al boom scientifico che ha reso gli strumenti di manipolazione e di morte tanto potenti da destare motivate inquietudini e sollecitare la ripresa della responsabilità etica di fronte al prospettarsi di problemi radicalmente nuovi. La seconda è riconducibile al progredire del secolarismo che ha messo in crisi, assieme alla religione cristiana, il sistema dei valori etici connessi al Cristianesimo. Ai nostri giorni è apparso il rischio di un uso scorretto delle nuova straordinarie possibilità tecnico-scientifiche. Si potrebbe parlare di una forma di schizofrenia del sapere contemporaneo, slegato, autonomistico quasi irriducibile ad una visione armonica. Si nota un vero iato tra sapere umanistico e sapere scientifico. Il rischio è l’instaurarsi della Tecnocrazia i cui valori saranno l’efficientismo, l’utilità materiale l’edonismo, il consumismo. La disciplina che affronta tali problemi sotto l’aspetto etico è stata denominata Bioetica.

Negli Stati Uniti su 125 facoltà di medicina ben 116 di esse hanno istituito una cattedra di Bioetica. In Italia esiste all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e, sotto forma di corso complementare, a Firenze e all’istituto S. Raffaele di Milano.

Quella del Cambareri è un’opera densa di lezioni esegetiche e di nuovi concetti. Del tutto originale appare la tesi secondo cui si ravvisa nella tecnologia una “cultura del desiderio” che si estrinseca a livello di potere “creativo” e “alternativo” dei nuovi strumenti tecnologici.

Nuova è anche la categoria secondo cui si individua, nell’interpretazione del crescente potere scientifico – tecnologico in termini di autosufficienza e di autonomia assoluta, un revival di positivismo e di scientismo.
Il “ senso” della realtà non può essere oggetto del sapere esatto scientifico – tecnico, ma può derivare da una visione integrale dell’uomo.

Il Nostro, pur non escludendo a priori, interventi sul genoma umano, quando tendono ad eliminare e a prevenire patologie, rivendica il primato della persona sulla scienza e sulla tecnica, il primato assiologico dell’etica sulla tecnologia.

Argomentazioni importanti, ineccepibili, poi, quelle che dimostrano la tesi dell’intangibilità della vita nascente. Il bambino ancora non nato ha diritto alla vita. L’errore degli abortisti, scrive con acutezza il Cambareri, sta nella pretesa di definire la persona non sulla base ontologica (l’essere della specie umana) ma su base operazionistica e funzionalistica. Solo il Cristianesimo è in grado di difendere con coerenza anche filosofica il valore della vita umana, quale diritto intangibile. Tra l’altro il nascituro non ha né voce né forza per proclamare la sua innocenza e di fronte alla sua impotenza vince il più forte. La verità è che dietro le posizioni abortiste si nasconde una concezione utilitaristica e materialistica della vita.
Si può accettare, si chiede il Nostro, come visione morale quella che afferma che è degno di vivere solo chi è efficiente e produttivo per la società? Il principio del rispetto della vita umana, afferma, fa parte dei convincimenti profondi della coscienza degli uomini di oggi, a prescindere da particolari credenze religiose. È un principio di legge naturale… >>.

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In riferimento ad alcuni aspetti della problematica strettamente filosofica sull’origine della vita e sul millantato ‘diritto’ alla sua soppressione, ossia all’aborto, che va dal ‘luogo’ classico aristotelico ad Emanuele Severino, mi permetto di segnalare la mia del tutto quasi accidentale ma benvenuta e gradinata a me stesso ‘messa a fuoco’ su questo asperrimo e rovente e davvero NON conciliabile punto di contrasto. Essa è stata pubblicata su queste pagine, a cui poi non ho aggiunto delle correlate chiarificazioni ed esplicitazioni, cosa che cercherò di fare:

Sul Nascere. Fra Aristotele e Emanuele Severino, la …


L’ Europa della Libertàhttps://www.europadellaliberta.it › 2024/07/03 › sul-nasc…

L’embrione umano e la potenza come esser-già-uomo: la sua pre-determinazione come dinamica finalistica che precede il ruolo degli accidenti.

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In L’Europa della Libertà:

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