Nota del 22.07.2026: “Già allora, avevo realizzato il mio quasi completo distacco dal cattolicesimo e dal cristianesimo quali diramazioni filosofiche di una fede (avevo trentuno anni). Ritenevo, tuttavia, della massima importanza, nel contesto della realtà culturale e politica italiana ed europea, considerare con la massima attenzione e con non minore obiettivo distacco, quanto il pensiero di alcuni intellettuali, cattolici e non, potesse risultare utile alla comprensione dei profondo sommovimenti in atto che si abbattevano per un totale azzeramento dei valori primari che informavano ancora i molteplici strati della società.
L’analisi di Augusto Del Noce coglie, oltre al fallimento storico del marxismo, che io definirei con estrema focalizzazione come fallimento dei diversi versanti ideologico-politici che a Marx più o meno sconsideratamente o non fedelmente si richiamavano, ad iniziare da quello della ‘fede’ leninista; l’analisi di Del Noce coglie, dunque, il processo di metamorfizzazione del comunismo ideologico duro e puro e del suo grezzo ateo-materialismo in profondità. Questa metamorfizzazione avvia il comunismo partitico italiano, e non meno quello culturale, verso la deriva estrema del nichilismo.
Non possiamo mettere in dubbio l’avviso degli ideologi e strateghi del PCI – che essi consideravano in legittima coerenza con la psicologia rivoluzionaria leninista della disinformazione sistemica e con la sua prassi – di essere valido il ricorso a qualsiasi strumento atto a portare a compimento l’ ‘auto impiccagione’ della borghesia e del capitalismo.
Tuttavia, le immense e del tutto non prevedibili trasformazioni tecnologiche e sociali avvenute nel corso dei successivi decenni, diventano qualcosa del tutto nuovo che galleggia sopra le acque ribollenti dell’età della rivoluzione bolscevica e del suo milieu intriso di mistico affrancamento dal pauperismo, di esplosioni escatologiche e affrancamento edenico e libero amore fisico e smembramento familiare, e poi dell’apoteosi del totalitarismo staliniano, con le sue assolutamente specifiche peculiarità storiche, (che trovano continuità nei successivi ma differenti riscontri di metodi applicativi nel maoismo e nel regime di Pol Pot, in auge negli anni ottanta del XX secolo).
Il comunismo leninista e filosovietico partitico e culturale europeo si butta a capofitto nelle dinamiche sociali, in particolare delle società capitaliste francese e italiana.
Quello italiano, in ritardo su quello francese, puntando su esponenti culturali meno brillanti e meno originali, arriva perfino a dettar legge su come debbano cantare i cantanti di musica leggera (età in cui nasce il dogma della raucedine strascicata obbligatoria), battaglia che vince e vittoria che perdura ancora oggi. E occupa in pochi anni interi settori maggioritari dell’intrattenimento, del giornalismo, e dilaga nelle scuole e nelle università. Diventa il dominus del cinema e si appropria del Festival di Venezia, cancellandone la storia pregressa con l’affermare l’inizio della nascita di una nuova era.
In tutto questo, il torbido della strategia della fallita ideologia leninista mira a coltivare con una devastante prassi la finalità della distruzione della società capitalista. Qual’è questa nuova prassi? Quella, antitetica, ma identica all’antica immagine orientale estremamente plastica quanto suggestiva del cavalcare la tigre; immagine e significati che già utilizzata, su antitetiche sponde ideologiche, Julius Evola.
Tutto il PCI, anima e corpo, anche con i suoi esponenti più ritrosi perché legati a metodi, valori e climax antecedenti e differenti, propri all’età della lotta aperta e senza tregua al capitalismo, si tuffa nella conversione antiproletaria del saper vivere nella società dell’opulenza e del consumismo sfrenato, al fine di guidare le sorti del mondo capitalista verso le scogliere affioranti ma non visibili.
In questa conversione, diciamo, in apparenza solo tattica, viene a consumarsi ciò che Augusto Del Noce chiama il dissolversi nella società dei consumi e della secolarizzazione (termine assolutamente focalizzato dal filosofo, ma che io, da parte mia, in anni immediatamente successivi, utilizzerò anche con un significato profondamente diverso, nel caso di voluta sinonima con ‘storicizzare’, nel contesto di analisi che partono da aspetti dissonanti rispetto al pensiero dell’acuto filosofo cattolico; colgo l’opportunità per sottolineare che il termine ateismo in Oriente, specie nella filosofia buddhista, può avere od ha un significato diverso, e a questo secondo caso io mi attengo. Inoltre, i termini deismo e teismo richiedono specifiche focalizzazioni sia in ambito filosofico che teologico.
Ciò è quanto io posso ben definire ancora oggi come il nichilismo comunista. Nichilismo distruttivo ab imis e a doppia lama, in quanto da questa spada viene ad essere colpito in modo letale pure il protagonista che certo non pensa e non vuole procacciarsi la morte: il comunismo bolscevico italiano.
Tutto l’immenso establishment, anti-establishment per antonomasia, partitico e burocratico, manageriale, giudiziario, giornalistico, artistico, culturale, sindacale, maniacal circoli Gramsci, maniacal circoli dell’istituto storio per.. della … per la ‘resitenza cooperativo, solidarista, ambientalista, penta-generazionale, insaziabile’, piroiettante ‘anpi’ al servizio del post ‘churcillismo’: establishment famelico e ancora quasi onnipotente in Italia, si è trascinato da sé dentro l’infernale macchina dell’utopia, assieme alle sue vittime.
La betoniera della storia dei popoli, la macchina impastatrice di caos non ha posto termine alla storia, ma ha mischiato e sta mischiando non ciò da cui si trarrà fuori il benefico e creatore caso dell’utopia del caso, caso mai, e non della necessità dialettica marxiana, ma una nuova forma di azzeramento di valori, di transizioni e di nuove prospettive assolutamente aliene dal ‘provvidenzialismo‘ nichilista creato dal disfacimento del comunismo ultra consumista e capitalista italiano.
L’epilogo del comunismo italiano oggi lo riassumiamo non più e non solo in un doppio fallimento, ma in un doppio suicidio: con il fallimento della religione ateo-materialista di Stato (Del Noce) e con la correlativa transizione strategica e tattica, estremamente tardiva e autolesionista, dal Comintern e dalla fratellanza pan-sovietica alla ‘scelta occidentale ma neutralista‘, il PCI approda all’insignificante lido dei simulacri socialdemocratici (doppio mondo dell’apparenza del suo illusionismo) e consuma il suo suicidio ideologico e messianico.
Con l’avere voluto cavalcare la tigre del consumismo, dell’imborghesimento capitalista estremo, la tigre dei fenomeni più deprecabili o quantomeno controversi della società dei consumi rispetto ai valori del proletariato urbano e delle campagne, dell’avere alzato le più diverse bandiere di protesta e di lotta, di arrogante quanto presunta difesa dei chiunque, il comunismo italiano ha cacciato, ha cancellato la difesa del proletariato.
La ‘classe operaia’ è scomparsa dal suo orizzonte politico e ‘sindacale’, è diventata qualcosa di meno di un quid aleatorio. L’eversione dell’ideologia stalinista ha qui toccato il suo apice eversivo ed ha scavato immensi cimiteri agli emarginati, agli incapienti, ai proletari viventi in un territorio, in una Nazione, a vantaggio di altri disperati allogeni, calamitati con le retoriche più immorali imperniate sull’idolatria folle del suo dogma, secondo cui ogni cosa, tutto… rappresentano diritti inalienabili di cui godere, e dapprima raggirati per altri versi dai bui mercati dei traffici di esseri umani.
L’idolatria del diritto, con il suo hic et nunc sovvertitore, esprime la perentorietà del messaggio evangelico leninista in tutta la sua disvalenza umanistica e morale. Umanismo antistorico che istiga le parti più negative della natura immorale che alberga assieme al suo opposto nelle profondità di ciò che definiamo come ‘anima’ e dell’intrinseca qualità della ‘moralità’; le istiga a bramare, pretendere e aggredire.
Pan-transessualismo, nuove e super potenti dirigenze burocratiche, svuotamento dei principi fondanti della Costituzione e correlativa retorica surrettizia sulla Costituzione medesima, sfruttamento delle frattaglie dell’estremismo anarcoide e violento, culturalmente primitivo, per mezzo del quale ha potuto governare per molti anni, da BerBer Bertinotti Bertinononotti (!)in poi, definitivo svuotamento della docenza e del ruolo delle scuole secondarie, illimitata ibridizzazione dell’oramai pretestuoso marxismo e del nocciolo duro mistico e fanatico ben mimetizzato del leninismo – vero idolo catacombale – e dei correlati percorsi ‘mitici’, ‘comprendere’ per giustificare azioni e circostanze delittuose che deresponsabilizzano moralmente e giuridicamente il colpevole trasformandolo spesso in vittima, creazione di una nuova fetta della popolazione (quale componente allogena elettorale e clientelare ‘sostitutiva’ delle masse degli emarginati indigeni costretti ad emigrare. Tutti questi sono elementi non succedanei ma orami costitutivi delle scelte di un comunismo oramai disintegrato e, anche sotto questo aspetto, suicidario.
Ecco, allora, come la fine dei tempi del leninismo non rappresenta la fine della storia. E neppure, del capitalismo, in cui i suoi epigoni sguazzano. E neppure la fine di una fede.
D’altronde, l’arricchimento subito dal marxismo dei comunisti italiani – non dal leninismo – attraverso gli innumerevoli imprestiti da parte delle più diverse discipline scientifiche e umanistiche, imprestiti perduranti sino ad oggi, non può che indicare segni materiali incontrovertibili in merito alla morte del comunismo.
Questa fede ha sempre mostrato le sue gigantesche crepe, ma le fedi sono fedi.
E a nulla sono valsi i molteplici segni del migliore, del pessimo cervellone del migliore, della pessima e triviale cultura del migliore, del pessimo fanatismo del migliore. Uomo che esaltò Hegel, tanto da appellarlo divino, l’Hegel del quale già da Marx era stato rovesciato integralmente il suo pensiero, grazie a una diversa applicazione della sua dialettica.
Idolatra e sicario psotumo di Hegel, il migliore, fu esecutore e consigliori di Stalin nel mandare alla più triste sorte rivoluzionari e burocrati stalinisti caduti in disgrazia, compresi italiani. Il Gramsci che venne a… morire in Italia non subì quella sorte. Lo status di ‘confinato’ gli consentiva di godere dei diritti., dallo stesso Gramsci indicate nella lettera che scrisse al capo del governo alla fine della carcerazione.
Il migliore, il potentissimo stalinista che da Mosca aveva plaudito alle camicie nere e al popolo italiano per la conquista dell’Etiopia, ordinò a un mentecatto di infimo scrittore al quale ancora oggi è dedicato un Premio a Siracusa di abbandonare il circolo degli studiosi e degli scrittori della collana dei ‘libri viola‘ e di rimanere conchiuso nella non scalfibile fede – filosofia – prassi della metafisica materialista leninista. In questo aneddoto si condensano mirabilmente gli enormi limiti del pensiero marxiano e del suo retroterra culturale legato per molti aspetti al più marginale e ‘antipositivista’ positivismo, quanto in modo ineccepibile le visioni profetiche e false della presunta e presuntuosa scientificità leninista.
Il PCI ha vissuto immeritatamente tutte le stagioni del sistema solare. Oggi, i suoi epigoni sono spettri che, se si guardano allo specchio, si inceneriscono da soli. Come la strategia e come l’essenza stessa del nichilismo comunista hanno distrutto di già quello che sono state e che non potevano essere altro. – D. C. “.
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Il colloquio e i contributi giornalistici che hanno legato il filosofo cattolico Augusto Del Noce al giornalista Domenico Cambareri sulle pagine del quotidiano Il Secolo d’Italia rappresentano un momento cruciale nel dibattito culturale e politico della destra italiana degli anni ’80. [1, 2]
Il contenuto dell’intervista e il giudizio sul MSI
In un’intervista chiave rilasciata a Domenico Cambareri, Augusto Del Noce espresse valutazioni storiche e politiche allora di forte impatto per l’area della destra parlamentare: [1]
- Legittimazione del partito: Del Noce superò la pregiudiziale antifascista dell’epoca elogiando apertamente il Movimento Sociale Italiano guidato da Giorgio Almirante. [1]
- Definizione ideologica: Definì il MSI come «una moderna forza politica di destra» e «un moderno partito». [1]
- Destra e modernità: Il filosofo ravvisava la necessità di una destra capace di opporsi alla deriva ultra-secolarizzata e consumistica della società senza per questo isolarsi in un nostalgico passatismo. [1, 2, 3]
Il contesto filosofico e l’analisi della società
L’intervista intitolata “A colloquio con Augusto Del Noce sul comunismo italiano e l’ateismo”, curata da Domenico Cambareri per il quotidiano Secolo d’Italia (storico organo della destra politica italiana, all’epoca espressione del Movimento Sociale Italiano), rappresenta un documento cruciale per comprendere la penetrante analisi transpolitica che il grande filosofo cattolico dedicò alla parabola del marxismo in Italia. [1]
Nelle sue riflessioni, espresse sia in questo colloquio sia nella sua vasta produzione saggistica (come Il problema dell’ateismo e L’epoca della secolarizzazione), Del Noce delinea un quadro profetico del destino del Partito Comunista Italiano (PCI). [1, 2]
Il nucleo teorico del colloquio e del pensiero delnociano
- Il comunismo come “religione dell’ateismo”: Augusto Del Noce spiega che il comunismo non è una semplice dottrina economica o sociale. Si tratta della forma più radicale e coerente di ateismo contemporaneo vissuto come sistema del mondo. La sua essenza risiede nella pretesa di attuare l’assoluta immanenza: l’uomo che si fa creatore di se stesso attraverso la prassi storica, eliminando ogni traccia di trascendenza. [1, 2]
- L’eccezione e l’ambiguità del PCI: A colloquio con Cambareri, emerge l’analisi del comunismo italiano guidato dalla tradizione di Antonio Gramsci. Rispetto al blocco sovietico, il PCI ha cercato una via egemonica fondata sulla cultura, sulla morale e sull’abbraccio progressivo con il mondo cattolico (“il compromesso storico”). Del Noce evidenzia come questa transizione non sia un superamento dell’ateismo, ma una sua radicalizzazione mascherata, capace di penetrare il tessuto sociale in modo molto più pervasivo rispetto alla violenza leninista. [1]
Il “suicidio” della Rivoluzione e l’approdo al Radicalismo
La tesi centrale e profetica che Del Noce espone in questo filone di pensiero, rilanciata nel dialogo con il Secolo d’Italia, riguarda la necessaria eterogenesi dei fini del comunismo: [1]
- Il fallimento della spinta messianica: Privato della dimensione trascendente, il comunismo prometteva il paradiso in terra attraverso la rivoluzione.
- La nascita della “società opulenta”: Nel momento in cui la spinta rivoluzionaria fallisce, ciò che resta dell’ateismo marxista non è il ritorno alla fede, ma il suo precipitato materialista più puro. Il comunismo si dissolve e si converte in quello che Del Noce definisce spirito radicale o “irreligione occidentale”. [1]
- L’alleanza con il consumismo: Il comunismo italiano, perdendo la propria ortodossia proletaria, finisce per spianare la strada a una società ultra-laicista, nichilista, dominata dal consumismo borghese e dalla totale liberazione sessuale e individualista. Il paradosso del PCI è l’essere diventato lo strumento di transizione verso il capitalismo individualista più sfrenato. [1, 2]
Rilevanza storica dell’intervista sul Secolo d’Italia
La pubblicazione di questo dibattito sul Secolo d’Italia non fu casuale. Per l’intellettualità della destra e della cultura conservatrice italiana dell’epoca, l’analisi di Del Noce offriva una chiave di lettura formidabile. Il filosofo dimostrava che il vero pericolo del comunismo italiano non risiedeva nell’istaurazione di una dittatura sovietica vecchio stile, bensì nella distruzione della tradizione e dei valori metafisici e cristiani della nazione, lasciando come unico vincitore il relativismo della civiltà tecnologica e dei consumi. [1, 2]
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Gli interventi ospitati dal quotidiano e mediati dai redattori come Cambareri rispecchiavano le tesi centrali della maturità di Del Noce: [1]
- La critica alla società opulenta: Del Noce vedeva nel benessere materiale individualista il compimento dell’ateismo pratico e della secolarizzazione. [1, 2]
- Il fallimento del marxismo: Aveva previsto il crollo ideologico del comunismo, destinato a dissolversi nella società dei consumi e della tecnica. [1]
- L’alternativa conservatrice: Auspicava una convergenza di valori tra la tradizione cattolica e una destra nazionale restauratrice dei valori trascendenti. [1]
Altri contributi culturali correlati
Nello stesso alveo e nello stesso periodo, Domenico Cambareri si distinse sul Secolo d’Italia per aver curato la diffusione di ampi dibattiti della destra transpolitica e della cosiddetta “cultura della Tradizione”, firmando articoli e interviste a figure di spicco come l’intellettuale romeno Mircea Eliade e Franz S. von Stauffenberg su Ernst Jünger. [1, 2]
Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori. Scopri di più
[1, 2] [[UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MESSINA DIPARTIMENTO DI SCIENZE POLITICHE E GIURIDICHE DOTTORATO IN SCIENZE POLITICHE (XXXV CICLO) GIULIO ANDREOTTI. CULTURA DEL DIALOGO TRA INTERESSI NAZIONALI E AFFARI ESTERI (1944-1994)]]
1983 12 24. Tra filosofia, religione e politica. A colloquio …
L’ Europa della Libertàhttps://www.europadellaliberta.it › 2022/12/06 › 1983-1…
6 dic 2022 — A colloquio con Augusto Del Noce by Domenico Cambareri. Domenico Cambareri Fonte: Il Secolo d’Italia del 24 Dicembre 1983
1983 12 24. Tra filosofia, religione e politica. A colloquio con Augusto Del Noce
by Domenico Cambareri • 6 Dicembre 2022 •
06 Dicembre 2022 Riproposte storiche 1. di Domenico Cambareri
Fonte: Il Secolo d’Italia del 24 Dicembre 1983

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Inventario della serie Movimento sociale italiano dell’Archivio “Gaetano Rasi” (1947-1995, con documentazione di anni precedenti e successivi)
2021
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Inventario della serie Movimento sociale italiano dell’Archivio “Gaetano Rasi” (1947-1995, con documentazione di anni precedenti e successivi)
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Una rivista di idee e battaglie: “La Riforma Sociale”, in Valerio Castronovo (a cura di), Storia illustrata di Torino, Fasc. 5/72, Milano, Elio Sellino, 1993
Abstract
Promotore della Fondazione Ugo Spirito, Gaetano Rasi (1927-2016) è stato un economista e studioso delle dinamiche del lavoro. La sua molteplice attività, di ricercatore, di docente universitario, di parlamentare, di animatore di cultura, è racchiusa nel suo imponente archivio. Di esso è stata riordinata e inventariata la serie Movimento sociale italiano (1944-1994), quella che descrive l’attività politica di Rasi in seno al Partito, cui aderì alla fine del 1946 e che rimase il suo soggetto politico di riferimento fino allo scioglimento nel gennaio 1995. All’interno del Msi Rasi ricoprì vari ruoli direttivi, dopo esserne stato militante culturalmente battagliero: ebbe responsabilità nella redazione di progetti di legge promossi da esponenti del Partito e fondò numerose riviste e istituti di area, con lo sguardo rivolto all’elaborazione di una dottrina sociale e sindacale fondata su istanze socializzatrici e corporative. La serie ha la consistenza di 580 fascicoli in 107 buste. L’archivio è conservato presso la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, a disposizione degli studiosi.
Paper details
Inventario_della_serie_Movimento_sociale_italiano_dell_archivio_Gaetano_Rasi.pdf
sellStoria Contemporanea,Neofascismo,Corporativismo,Movimento Sociale Italiano,postfascismo
