Cose davvero molto gradite al PD e alla sua memoria atavica. Finalmente anche queste splendono? In tutto? Dirà grazie?

22 Luglio 2026 Fonti: Facebook, You Tube Autore: Carlo Palermo

Cosa ‘rivela’ un ex magistrato attivista nel cartello a vocazione ‘antifa’?

….. l’intenzionalità di eseguire tali obliterazioni…..

… e chi ci vuole ricordare il nome dell’industriale italiano che molto, molto di recente che il PCI prese quel denaro su cui si indagava…?

TUTTO QUESTO SARA’ ACCOLTO CON GIUBILIO A BRACCIA APERTE DAL NULLADIBUONO BUGIARDO SERIALE E INSUPERABILE INFLUENCER AL COLLE, IDEOLOGO DELLA PSEUDO ERMENEUTCA ‘RESISTENZIALISTA’ CHE TENTA LA MANOMISSIONE COSTITUZIONALE?

VENERDì 17.07.2026 ALLE ORE 21.30 E’ STATA PUBBLICATA

                          LA PREMIERE YOU TUBE 

della VI puntata del Podcast

“MISTERIUM”- I SIGNORI DELLA GUERRA

in cui 

Carlo Palermo illustra la prima parte della puntata riguardante 

                              LA PISTA ROSSO BRUNA

Nella VI puntata del Podcast “MISTERIUM”- I SIGNORI DELLA GUERRA 

Carlo Palermo illustra la prima parte della puntata riguardante LA PISTA ROSSO BRUNA. 

In essa, con documenti alla mano sempre mostrati, l’autore indica e illustra le difficoltà e impedimenti incontrati dalle nostre istituzioni (magistrati, parlamenti, governi, commissioni parlamentari d’inchiesta) sulle problematiche relative ai finanziamenti dell’URSS al PCI (e successori politici) nelle varie occasioni in cui queste si sono presentate.

In particolare mostra e spiega i documenti relativi alla propria indagine svolta come giudice istruttore a Trento,

con nomi e circostanze spionistiche (dei Servizi della URSS, in particolare in Sicilia dai vertici di Mosca ai centri spionistici dei Servizi libici,  già emerse allora, senza successivo seguito per essere poi stato bloccato nella propria inchiesta e costretto a trasferirsi, come noto, altrove (a Trapani) subendo l’attentato del 1985. 

Illustra poi quelli relativi ai tentativi svolti sullo stesso tema dal magistrato Giovanni Falcone insieme al Procuratore Russo Stepancov, culminato nella richiesta di quest’ultimo di esaminare atti e documenti anche bancari dell’URSS in favore del PCI  in un viaggio a Mosca già organizzato e accettato da G. Falcone ma infine saltato con la sopravvenienza della strage di Capaci. 

l dottor Palermo esamina quindi gli atti eseguiti successivamente dalla Commissione Mitrokhin nei primi anni Duemila segnalando gli scarsissimi risultati da essa ottenuti ed anche la soppressione e falsità di alcuni atti da essa desecretati in parti essenziali. 

Nell’ultima parte, prendendo spunto dalle attività spionistiche emerse in particolare dal 1980, l’autore illustra una propria denuncia già presentata nell’aprile scorso riguardante taluni aspetti sinora non esaminati relativi al trattamento di favore palesato nel rilascio e consegna alla Libia del politico libico Al Masri. Al riguardo ne spiega il contenuto, gli aspetti ritenuti rilevanti con relativi riferimenti documentali (in applicazione del vecchio Lodo Moro), i personaggi (una decina, ad iniziare da quelli appartenenti all’attuale Governo) che costituiscono oggetto della denuncia da lui presentata:

1) alla Procuratore Capo della Repubblica del Tribunale di Roma, 2)al Procuratore della Corte dei Conti del Lazio (per i danni erariali),

3) al Procuratore Generale della Corte Penale dell’Aja per inosservanza dolosa dei provvedimenti di cattura da essa emessi. 

Area degli allegati

Visualizza anteprima video YouTube LA PISTA ROSSO BRUNO.VI Pun.I P. del Podcast MISTERIUM.I SIGNORI DELLA GUERRA di C.PALERMO.13.7.26Visualizza anteprima video YouTube LA PISTA ROSSO BRUNO.VI Pun.I P. del Podcast MISTERIUM.I SIGNORI DELLA GUERRA di C.PALERMO.13.7.26

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martedì 4 Agosto 2026

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Home » Il patrimonio dell’ex PCI e la rete delle fondazioni: il “tesoretto” che continua a dividere il Partito Democratico

Politica Interna

Il patrimonio dell’ex PCI e la rete delle fondazioni: il “tesoretto” che continua a dividere il Partito Democratico

Ugo GianoBy Ugo Giano18 Luglio 2026Nessun commento18 Mins Read

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Agenparl(AGENPARL) – Roma, 18 Luglio 2026 -A quasi vent’anni dalla nascita del Partito Democratico, continua a riemergere nel dibattito politico la questione del patrimonio immobiliare, artistico e documentale accumulato nel corso dei decenni dal Partito Comunista Italiano e successivamente passato al PDS e ai Democratici di Sinistra.

Si tratta di un patrimonio formato da sedi politiche, Case del Popolo, appartamenti, terreni, locali commerciali, archivi, biblioteche, cimeli e opere d’arte. Le valutazioni pubblicate dalla stampa oscillano generalmente tra circa 500 milioni e un miliardo di euro, ma non esiste una stima pubblica, aggiornata e consolidata che consenta di stabilirne con certezza il valore complessivo.

Negli anni sono circolate cifre nell’ordine di 2.400 o 3.000 immobili e oltre 400 opere d’arte. Anche questi numeri devono essere considerati stime giornalistiche, formulate in periodi differenti e sulla base di censimenti non sempre omogenei.

Il cosiddetto “tesoretto”, inoltre, non è costituito da una somma di denaro immediatamente disponibile: è un insieme frammentato di beni, molti dei quali producono costi, richiedono manutenzione o sono vincolati alle finalità statutarie degli enti proprietari.

Dal PCI ai DS, fino alla nascita del PD

Il patrimonio ha origini diverse. Una parte consistente venne costruita grazie alle sottoscrizioni, alle feste di partito, al lavoro volontario e ai lasciti di iscritti e simpatizzanti. Nel corso del tempo i beni passarono dal PCI al PDS e quindi ai Democratici di Sinistra.

La discontinuità più importante si verificò nel 2007, quando nacque il Partito Democratico dall’incontro politico tra i DS e la Margherita.

Il patrimonio dei Democratici di Sinistra non venne trasferito integralmente al nuovo partito. I beni territoriali erano stati affidati, o vennero affidati, a numerose fondazioni e associazioni private senza scopo di lucro, dotate di autonomia giuridica e di propri organi amministrativi.

Le ricostruzioni pubblicate negli anni indicano numeri differenti: si è parlato, a seconda del momento e dei criteri utilizzati, di 56, 60, 67, 68 o circa 70 enti. Le differenze possono dipendere dalla nascita, trasformazione, fusione o liquidazione di alcune fondazioni e dal fatto che non tutte le ricostruzioni comprendono i medesimi soggetti.

La rete nazionale è stata coordinata dall’Associazione Enrico Berlinguer – Rete delle fondazioni democratiche, costituita con l’obiettivo dichiarato di favorire la collaborazione tra gli enti impegnati nella conservazione e nella valorizzazione della storia politica e culturale del PCI, del PDS e dei DS.

L’associazione ha sede a Roma, in via Sebino, dove è conservata anche documentazione legata alla storia delle organizzazioni politiche della sinistra. È tuttavia più corretto parlare di rete di coordinamento che di un’unica società proprietaria: ciascuna fondazione mantiene infatti autonomia giuridica e patrimoniale.

La posizione di Ugo Sposetti

Una figura centrale nella vicenda è Ugo Sposetti, già tesoriere dei Democratici di Sinistra e successivamente presidente dell’Associazione Enrico Berlinguer.

Sposetti ha respinto più volte la rappresentazione secondo cui le fondazioni sarebbero state create esclusivamente per nascondere o sottrarre il patrimonio. La sua ricostruzione è che, già nei primi anni Duemila, fosse maturata l’idea di separare la gestione patrimoniale e la formazione politica dall’amministrazione quotidiana del partito.

Secondo l’ex tesoriere, il modello era ispirato, almeno in parte, all’esperienza tedesca, nella quale partiti e fondazioni politiche svolgono funzioni distinte. L’obiettivo dichiarato era conservare i beni, sostenere le attività culturali e impedire che le esigenze finanziarie contingenti di una formazione politica potessero determinare la progressiva vendita del patrimonio.

Sposetti ha inoltre sostenuto che il PD sia nato come soggetto giuridico nuovo e non come semplice trasformazione dei Democratici di Sinistra. Da questa impostazione deriva la tesi secondo cui il Partito Democratico non sarebbe diventato automaticamente proprietario dei beni appartenuti alle precedenti organizzazioni.

Questa posizione non è stata condivisa da tutti nel PD, soprattutto da chi ritiene che la continuità politica e militante tra PCI, PDS, DS e Partito Democratico attribuisca al nuovo partito almeno un diritto morale a beneficiare di quel patrimonio.

L’autonomia delle fondazioni

Le fondazioni sono soggetti formalmente distinti dal Partito Democratico. Dispongono di propri statuti, consigli di amministrazione, bilanci e finalità istituzionali.

Il PD, pertanto, non può considerare automaticamente gli immobili come beni propri né può venderli, ipotecarli o trasferirli liberamente.

Molti edifici continuano tuttavia a ospitare circoli e organizzazioni territoriali del Partito Democratico. I rapporti possono essere regolati attraverso contratti di locazione, comodati o altre forme di concessione. I contributi richiesti vengono generalmente motivati dalle fondazioni con la necessità di coprire imposte, manutenzione, utenze, lavori di messa a norma e spese amministrative.

Proprio il pagamento delle sedi ha generato negli anni tensioni ricorrenti. Nell’agosto 2016, di fronte alle notizie relative a possibili sfratti di circoli morosi, l’allora tesoriere del PD Francesco Bonifazi giudicò “incomprensibili” tali iniziative e sostenne che non si potesse ignorare la storia politica dalla quale provenivano sia il partito sia gli immobili.

Questa dichiarazione costituisce una presa di posizione politica del tesoriere e non modifica, da sola, la titolarità giuridica dei beni.

Lo scontro durante la segreteria Renzi

La questione patrimoniale divenne particolarmente delicata durante la segreteria di Matteo Renzi.

Francesco Bonifazi, nominato tesoriere del Partito Democratico, avviò verifiche e interlocuzioni per comprendere la consistenza dei beni, i rapporti tra le fondazioni e il partito e……

per la lettura completa:

https://agenparl.eu/2026/07/18/il-patrimonio-dellex-pci-e-la-rete-delle-fondazioni-il-tesoretto-che-continua-a-dividere-il-partito-democratico