04 Agosto 2026 Fonti: Premio Europeo Capo Circeo (PECC), varie Autore: Furio Ruggiero Postfazione di Domenico Cambareri
Movimenti di creatori, capitali e profitti e d’ideologie negli USA. Coinvolgono pure l’Europa e l’Eufrasia. Cosa affermano? Cosa può destare consenso o preoccupazione?
02 Agosto 2026 Fonte: Furio Ruggiero Autore: Furio Ruggiero Dialogo audio Postfazione: Domenico Cambareri

Il Ciclo della Rinascita tra Capitalismo e Tecnologia
Durante lo svolgimento della cerimonia della XL Edizione del Premio Europeo Capo Circeo dello scorso 16 aprile, il cibernetico e PEC Furio Ruggiero ha presentato una relazione in cui si esamina l’evoluzione del capitalismo attraverso la lente dei cicli di Kondratiev, teoria che spiega come il sistema si rigeneri periodicamente mediante una distruzione creativa:
Kondratiev ha delineato il ruolo cruciale dell’innovazione tecnologica nell’ambito dei processi storici. Innovazione tecnologica oggi rappresentata dall’intelligenza artificiale e da figure come Peter Thiel, teorico del monopolio tecnologico, imprenditore e ideologo libertarista. L’intelligenza artificiale (IA, AI) è il dato peculiare atto ad innescare una nuova fase di crescita economica. Con quali risultati finali settoriali e complessivi? Questa domanda oggi non può esigere alcuna risposta e ogni prognostica avrebbe contorni molto nebulosi.
Questa accelerazione tecnica estremamente sofisticata e basata su velocità sempre maggiori viene presentata come una forma di resistenza al mondialismo, descritto metaforicamente come un “Anticristo” che impone stagnazione e manipolazione del linguaggio.
In opposizione alla burocrazia globale che obiettivamente ha ridotto spazi di libertà individuali e operato ‘dispossessamenti’, al contrario di ciò che doveva garantire, la ‘destra tecnologica’ della Silicon Valley promuove una frammentazione dinamica capace di scardinare il vecchio ordine.
Questa espressione, ‘destra tecnologica della Silicon Valley’, è il contenitore di una ristretta schiera di originali inventori nell’ambito dell’alta tecnologia informatica, i quali si sono proposti e si propongono come teorici e le cui idee rientrano nell’ambito delle elaborazioni del pensiero economico-finanziario e di quelle politologiche.
Per la massima chiarificazione di questi passaggi che implicano l’apporto storico e ideativo di diverse discipline e quantomeno il diretto riferirsi ad esse sul piano scientifico e su quello storico o anche come semplice riferimento ideologico e forse strumentale, il Dr. Furio Ruggiero fornisce un fono-documentario ad hoc a cui ha attinto fra la varia documentazione scientifica e di teoria ideologica compulsata.
Il suddetto documento dialogico, di cui a Ruggiero e a noi non risultano identificabili ‘on line’ gli autori, traccia in modo molto chiaro, per mezzo di alcuni segmenti di delineazione e di problematizzazione, questo cruciale aspetto dell’analisi storico-scientifica e tecnologica e economico-finanziaria e ideologica di fine ‘900 e di questo primo quarto del secolo XXI.
Esso si conclude con un appello alla saggezza, intesa come la capacità di chiamare le cose con il proprio nome per evitare di produrre la babele lessicale: risultato caotico non meramente casuale quanto perseguito per raggiungere con lucidità scopi di dominio.
In questa specifica realtà antropica, quella in cui stiamo vivendo, il Dr. Furio Ruggiero sottolinea che, in riferimento ad aspetti delle teorie esposte, vi sia l’esplicito giudizio di valore secondo cui non è più possibile distinguere la verità dalla menzogna. Questa condizione – di estremo degrado morale e mentale in cui vengono cacciate le masse e che viene realizzata dalla strategia del vigente mondialismo – è quella che bisogna contrastare e battere, ad avviso dei teorici della libertà tecnologica, finanziaria e politica. Cosa condivisibile. La libertà d’azione andrebbe perciò svincolata dagli slogan del solidarismo mondialista, peraltro mai realizzato all’interno delle dimensioni nazionali degli Stati. Ma, oltre a ciò, entro che limiti la sua espansione potrebbe realizzarsi?
C’è molto su cui riflettere, criticare, dibattere.

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Postfazione – Grazie all’intervento del PEC Furio Ruggiero, abbiamo avuto la possibilità di proporre una succinta descrizione di filoni di pensiero del ’900 e del primo quarto del XXI secolo quasi o affatto non conosciuti ai più qui in Europa. Filoni di pensiero che suscitano domande e destano sentimenti di non felici previsioni e semmai di preoccupazioni.
In particolare, ciò che desta attenzione sono le critiche e le alternative che gli esponenti della ‘destra’ tecnologica e individualista statunitense (‘usana’, ‘suana’) muovono ai miscugli, alle misture (melting pot, melpot) di una pretenziosa, fumosa e sicuramente equivoca visione di un common ground, nel cui calderone si rintraccia di tutto e il contrario di tutto. Presuntuosa e presunta visione che ha però pervaso, permeato e verniciato gran parte del pensiero del calderone ed ha promosso i molteplici travasamenti e travisamenti delle normative pubbliche e internazionali che hanno dilagato e dilagano con i processi di riduzione degli spazi delle libertà individuali; e, dall’altro lato, con l’apparente antitetica enfatizzazione di parte delle proteste che negli Stati Uniti hanno investito il mondo della circolazione delle idee e in particolare i luoghi deputati a ciò: università, high school, serbatoi dei think tank.
Teniamo presente che è proprio in questo circuito dei pensatoi usani che sono venuti fuori l’ancora incontenibile corrente della quasi generalizzata mistificazione lessicale e il travolgimento concettuale e terminologico di parte dei pilastri della cultura occidentale, che sono stati presenti pure in quella usana, attraverso l’iperbolica malattia dell’infantilismo psicologico di tanti protagonisti, maggiori e minori. Infantilismo psicologico e generalizzazioni ideologiche vacue di ‘intellettuali’ che, attraverso una recezione acritica e distorta, dei contenuti storici e etnoantropologici, ha prodotto ricadute non tanto superficiali quanto di una sterile banalità, approdate e diffusesi pure in Europa, che sta trasformando in lande deserte i luoghi della formazione culturale.
Luoghi mortalmente colpiti da un cieco stravolgimento di ciò avrebbe potuto e dovuto essere la fine non semiseria dell’etnocentrismo europeo e statunitense e la nascita di una ponderata fase storica basata non sulla ripulsa e sulla negazione della propria storia culturale e spirituale ma su di una concezione di recezione feconda di quanto delle culture ‘altre’ oramai presenti negli USA e in Europa abbia e offra le condizioni di non conflittuali, lesivi innesti.
Una preparazione a una nuova età ellenistica nel contesto di una riaffermazione e crescita dei valori umanistici ripresi e universalizzati dalla Rinascenza e dall’Illuminismo.
Le reazioni dei nuovi ‘ideologi’ e capitani di h.t. e della finanza suana (settori qui potentemente coniugati) pare che però non siano in grado di offrire convincenti e efficaci risposte sul piano positivo nel contrastare la degenerazione istituzionale e funzionale dei parlamenti, dei governi, degli organismi internazionali, delle imprenditorie e delle organizzazioni a difesa del lavoro e del pianeta.
Sono essi, questi nuovi ideologi della Silicon Valley, davvero in grado di battere l’onnipotenza delle burocrazie e la corriva apologia delle ‘dirigenze’ che rispondono soltanto a finalità di de-strutturazione del lavoro e di centralizzazione delle nomenclature e delle clientele politiche e sindacali di turno e della miscela di alleanze in cui vige il ‘tu non tocchi me, io non tocco te’, in base alle risultanze dei calendari elettorali?
In particolare, rileviamo come le teorie ‘siliconiane’ non offrano dimostrazione alcuna della comprensione della centralità del concetto, in tutta la storia contemporanea, del lavoro inteso come attività non esclusiva propria ai creatori di tecnologie e di mercati e ai capitani d’impresa in generale e ai loro diretti collaboratori, ma come categoria etica universale ineliminabile, inestirpabile nei rapporti economico-sociali, incommestibile ai palati dei giocatori dei tavoli della finanza. Il Lavoro quale categoria etica universale: un intero universo entro cui articolare, muovere le più differenti teorie, strategie delle più differenti latitudini. Se la nostra comprensione dovesse risultare inadeguata, erronea, ne saremo felici di prenderne atto.
Al presente, riteniamo che questi coaguli di idee attraenti e velleitarie al tempo stesso e di proposte semi marziane, di sfrenato egotismo potrebbero ripetere, per altro verso, l’illusoria, erronea e infausta ‘predizione’ leninista, e la sua realizzazione distopica di un regime che, nel poco più che settantennale corso della sua storia, non realizzò ma perpetuò, sotto ogni aspetto, tranne quello appartenente alla categoria della fede, la negazione fattuale dell’utopia marxiana e delle sue peculiari aspettative in modo eclatante.
Il rischio che, dietro le enunciazioni di denuncia di fatti gravissimi e di rivendicazioni giustificabili che hanno collassato la realtà contemporanea ultima, si possa celare, si celi un’ulteriore ripetizione degli angoli bui della storia, con una nuova apoteosi liberista, con serenità e non con trepidazione affermiamo che esso sussista, sussiste, non solo per le due Americhe. – Domenico Cambareri
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