Carlo Calcagni, il colonnello affetto da #MCS #SensibilitàChimicaMultipla #SCM: mai arrendersi, fino alla morte. Per burocrazia? Crosetto, dai la sveglia!

25 Agosto 2026 Fonte: Facebook

Genny Dani

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Corri ancora  · Genny Dani ·

Signor Ministro Crosetto,

Le scrivo non per fare polemica, ma per smuovere le coscienze, affidando alla sua attenzione la Storia di un Uomo che per lo Stato ha dato tutto, e che oggi rischia di sentirsi tragicamente solo.

Parlo del Colonnello Carlo Calcagni. Prima di tutto, un servitore dello Stato nel senso più alto e nobile del termine. Un pilota e istruttore di elicotteri che nel 1996 ha indossato la sua uniforme per prendere parte alle missioni internazionali di pace in Bosnia. È lì, servendo il Paese, che ha inalato quella polvere sottile e quei metalli pesanti sprigionati dall’uranio impoverito che gli hanno devastato il corpo. Una contaminazione invisibile che gli ha scatenato una gravissima Sensibilità Chimica Multipla (MCS) e una serie di patologie croniche, degenerative e irreversibili che colpiscono in modo devastante il suo sistema respiratorio, renale, cardiaco ed endocrino. Una condanna quotidiana che lo costringe a subire estenuanti trattamenti di plasmaferesi, a convivere con centinaia di compresse e iniezioni giornaliere e a sottoporsi a ben quarantasette ricoveri ospedalieri, come quello che sta affrontando proprio ora in Inghilterra.

Ma la grandezza di Carlo non si è fermata alla divisa. Quando la malattia ha cercato di spezzarlo, lui ha scelto di rinascere attraverso lo sport, diventando un simbolo mondiale di resilienza. Con una forza d’animo che ha dell’incredibile, ha scalato le vette del paraciclismo internazionale e ha trionfato ai campionati mondiali di atletica paralimpica nella categoria T72, conquistando l’oro e stabilendo il record del mondo a Kobe, e raddoppiando l’oro a Nuova Delhi, oltre a trionfare agli Invictus Games.

Un Uomo che ha dato lustro all’Italia nel mondo intero, dimostrando che il motto “Mai arrendersi” non è solo una frase a effetto, ma il respiro stesso della sua esistenza.

In quella “Famiglia che indietro non lascia nessuno”, frase di cui anche lei sì è fatto portatore, nessuno deve essere lasciato solo a morire di silenzio e di ritardi amministrativi. Vi chiedo di non voltarvi dall’altra parte. Intervenite, per favore, sbloccate ciò che va sbloccato, fate sentire che lo Stato c’è non solo per condannare le minacce, ma per proteggere chi combatte ogni giorno in silenzio contro la morte.

Restituite a Carlo la Dignità che merita, ora, prima che sia troppo tardi.

Genny Dani

L’Europa della Libertà

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