Politica Estera: Silvio, in molte cose o.k., la pensi come noi, anche con la ramazza di Bossi

Domenico Cambareri

(fonte: Parvapolis)

I fallimenti della politica di Bush su scudo antimissile e alterazione degli equilibri strategici europei, Kosovo, Georgia e area caspico-caucasica. La Turchia nell’Unione Europea 

 

 

Le recenti dichiarazioni di Silvio Berlusconi, a Mosca, in Italia, all’Unione Europea, ieri a Smirne confermano quanto e cosa cominci a significare di positivo il termine del secondo e ultimo mandato presidenziale di Bush. E di quanto esso sia l’inizio di una posizione maggiormente autonoma e pienamente delineata del governo italiano in questioni di politica estera e di sicurezza relativa agli equilibri europei ed euro-mediterranei e al futuro sviluppo dell’Unione Europea. Mentre avremo occasione di scrivere nel prossimo futuro sugli sviluppi e sugli esiti negativi della politica di Bush, qui ci preme innanzitutto sottolineare, per doverosa memoria storica nei riguardi dei lettori e del nostro impegno per un’obiettiva analisi e valutazione dei fattori internazionali di maggiore rilevanza da noi a suo tempo affrontati, come e cosa avevamo scritto esprimendo un pensiero che oggi, a distanza di tempo, risulta confermato dall’evoluzione degli avvenimenti degli ultimi anni (i lettori possono rintracciare editoriali ed analisi come: “Si scrive Iraq, si legge Iran”, “Da Bruxelles al futuro”, “Guerre stellari Usa, ragioni russe e sicurezza europea”, La storia a due passi da casa. Nascono oggi la nuova Nato e il nuovo assetto planetario. I nuovi compiti dell’Italia e dell’Unione Europea”, “Benvenuta nuova Europa” ). Ci preme quindi sottolineare come la posizione espressa da Berlusconi non da ieri, ma negli ultimi giorni ribadita senza ombra di possibili, equivoche interpretazione collimi con quella da noi espressa. Questo non può farci che grande piacere. Vediamo esattamente in cosa ciò è avvenuto in estrema sintesi: 1. La determinazione Usa di operare una vera intromissione negli affari europei mettendo in moto una complessa operazione di avvolgimento e stritolamento delle autonome decisioni europee, coinvolgendo così in pieno anche il ruolo della Nato ma subordinandolo alle direttive e all’esclusiva conduzione politica ed operativa di Washington in tutta l’operazione, con il proporre l’installazione di impianti radar e rampe di missili antimissili nella Repubblica Ceca e in Polonia in funzione di deterrente verso un  pericolo che non esiste, quello iraniano, ma in realtà rivolte ad interferire e a neutralizzare per un lungo raggio d’azione i sistemi russi lungo l’asse nord-sud di tutta l’Europa orientale; 2. L’invasione della Georgia da parte russa è il risultato di una completa manipolazione dell’informazione della stampa occidentale, in primis di quella americana, che sono risultate duttile e passivo strumento delle veline della diplomazia Usa. In verità, l’attacco e la temporanea avanzata russa sono state il risultato dei pesanti attacchi portati dalle truppe georgiane nei confronti della popolazione osseto-meridionale. I progetti di espansione degli interessi economici in questo fazzoletto di terra da parte degli americani e dell’Unione Europea, per il passaggio di oleodotti, hanno ulteriormente compromesso e alterato il quadro oggettivo delle cose. In realtà, anche in termini economici e di rifornimento energetico, gli oleodotti non svincolano minimamente l’Europa dalle dipendenze dalle altre aree e degli altri Paesi, Russia in testa. Inoltre, i rifornimenti dell’area caspico-caucasica adducono in misura rilevante sempre alla Russia e a nazioni a lei legate nella Confederazione e… all’Iran. E’ sacrosanto diritto degli osseti del sud riunirsi al loro popolo e quindi alla Russia; nondimeno, questo discorso è valido per gli abkazi. Gli Usa e l’Unione Europea si sono fatti difensori a qualsiasi costo dell’eredità staliniana della Georgia, cosa semplicemente assurda e grottesca, per di più utilizzando in misura cinica e ingiustificata misure, criteri e metodi completamente opposti rispetto a quelli da essi imposti a Belgrado sullo scandaloso affaire Kosovo; 3. La Turchia deve entrare nell’Unione Europea. Ricordiamo ai lettori che l’Italia è da sempre fra i primi tre partner commerciali di Istambul, che la Turchia ha processi di occidentalizzazione enormi, che la sua storia è immensamente più ampia e ramificata della nostra, che dalle sponde dell’Asia anteriore antica sono arrivati per secoli e secoli dalla preistoria popoli, culture, tecniche e progressi in tutto il resto del bacino del Mediterraneo e in Europa. E’ giunto il tempo che i terroni bossolinibossoloni starnazzanti del nord, intrisi di strumentale vetero integralismo religioso vengano spediti fra i monti del Tauro e dell’Antitauro per raccogliere castagne e corbezzoli e per dirozzare la loro spessa e rozza pellaccia. Certo, si correrà il rischio di farli acclimatare troppo e di farli acculturare troppo. Ma il gioco ne vale la posta. Per tutti, non solo per Silvio e per i turchi. Mamma li turchi: ecco le orde bossiane  che furoreggiavano e dileggiavano Ankara dai lori sperduti villaggi alpini come diventeranno i “postali” dello sviluppo della futura Europa lungo le rotte Istanbul-Bari e Ankara-Mosca. Speriamo che anche su altri temi non meno cruciali, di politica estera come per il Vicino Oriente e di politica interna come per la scuola e i professori delle medie e per gli investimenti di un futuro modello della Difesa tutto da scrivere, Silvio Berlusconi e i suoi consiglieri si lascino persuadere dalla bontà delle nostre argomentazioni.

                                                                                                          

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