Parvapolis, Sara Fedeli: Il giorno della Memoria

27 Gennaio 2009

Sara Fedeli


Il Giorno della Memoria

Il 27 gennaio del 1945 le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz. Il ricordo ferma il mondo


Oggi è la giornata della memoria. Dovrebbe esserci solo il tempo del ricordo. Della pietà, forse: cristiana, atea, induista o agnostica. Non importa l’attributo. Pietà e memoria è tutto ciò di cui questo 27 gennaio 2009 dovrebbe riempirsi. E invece no. Non c’è solo memoria. Non c’è solo un canestro di sentimenti universalmente riconosciuti e approvati. Non c’è un ente preposto alla garanzia dei sentimenti. Sarà che viviamo in un mondo da cui si riesce a sopravvivere solo attraverso il relativismo. Un relativismo che ha scalzato l’assolutismo di valori tipico della nostra antica umanità, per cui ciò che è vero e giusto per me, è fortemente sentito come buono e giusto per tutti, senza mezze misure. Il relativismo ha trasformato l’assolutismo in bieco individualismo ed egoismo. E questa giornata dovrebbe ricomporre le differenze. Perché attorno a una certa tipologia di eventi, nessuno dovrebbe avere dubbi sul totalitarismo della loro ingiustizia. Chi pensa che gli Ebrei non siano stati perseguitati? Chi pensa che non lo siano ancora? Giornata della memoria. Ma serve davvero ricordare una cosa che sta avvenendo anche nel nostro presente? La storia si ripete e prende forme che già conosciamo, che già sono nella nostra coscienza collettiva. Troppo spesso viene dimenticata la forma. Stalin ha ucciso più Ebrei di Hitler. Ma questo è meno noto alla nostra coscienza collettiva. E sarà per questo che chi si pone acriticamente rispetto alla Storia adesso vede solo il dramma dei Palestinesi. In una giornata come questa la provocazione vera, la spinta a ricordare è regalare un occhio alla Sinistra, ma solo metaforicamente, senza riferimenti alla legge del taglione applicata in seno ad alcune sottoculture. Perché se a Sinistra hanno dimenticato le vicende staliniane, almeno ricordino che è ora di dire basta al terrorismo, che è la guerra nella sua forma più esecrabile, nella sua forma più vile. Non serve ricordare, nella giornata della memoria 2009. Basta aprire un giornale, basta guardare la tv, quella non riconducibile a Santoro. Chi è più antisemita della Sinistra oggi? Questa è la mia domanda per il lettore. A questa domanda vorrei che fosse data una risposta, per non dover trasformare i miei pensieri in quella Rabbia e in quell’Orgoglio decantati dalla Fallaci dopo l’Undici Settembre. E per non trasformare questi sentimenti in pregiudizi. Qui non c’entra la politica. C’entra solo la pietà. La mia è cristiana, o presumo lo sia. Forse invece è solo occidentale in un mondo in cui gli Islamici professano la conquista del mondo né più né meno di quell’espansionismo che si lamentano di subire. L’antropologia non è una scienza esatta, ma ci insegna che i popoli più primitivi rifiutano la civiltà per mero istinto di sopravvivenza. Il concetto, che potrebbe sembrare contraddittorio, si spiega con la semplice consapevolezza che se i singoli elementi di un popolo conoscessero un benessere fino a quel momento ignoto, avverrebbe una specie di migrazione: le loro origini e i loro costumi sarebbero ripudiati in nome di un futuro migliore, abbracciando il lontano miraggio di una terra promessa che è, in fin dei conti, l’atavico desiderio di ognuno: la spinta al miglioramento è un valore assoluto. E allora cerchiamo di incastonare qui e ora gli eventi che conducono Ebrei e Palestinesi a lottare per il loro futuro, ma guai a chi si permette di sfruttare questi valori per portarli a destra o a sinistra, come un tiro alla fune in cui c’è da guadagnare qualche voto, una poltrona o un posto di prestigio nell’Olimpo della cultura, quella ufficiale, che è solo di Sinistra. Io sto con la Fallaci. Mi tengo memoria, rabbia e orgoglio e non voglio più vedere gli Islamici in preghiera al Duomo di Milano. Perché il mio primo pensiero va verso un’ipotesi (forse una perversa fantasia) e mi vedo davanti a una moschea a Gaza, per recitare il “Pater noster” con il mio parroco e un gruppo di Cattolici. È retorico chiedersi cosa accadrebbe? La guerra per la supremazia non è solo americana, non è solo iraniana. È in nuce dentro ognuno di noi, che la si trattenga o no. E qui entra in gioco la sublime utilità della memoria, che serve anche a ribadire che la mia libertà finisce dove comincia la tua, non importa quale sia il credo di appartenenza. E serve a spegnere odio e rancore. Ma come si fa a spegnere odio e rancore verso gente che si fa saltare in aria nel mio supermercat o? Che si fa scudo di donne e bambini, piangendo e inneggiando alla vendetta quando lo scudo non funziona? Come trovo la forza di considerare quelle persone civili quanto me? Io lo voglio chiedere a loro e a chi li difende per motivi politici dal suo bell’ufficio nel centro storico di Roma o dal suo ipertecnologico studio di viale Mazzini, accusando i Sionisti di orrore e dimenticando tutto il resto. Finché non avrò ottenuto una risposta, suppongo che continuerò a pensarla come la Fallaci. Ad essere arrabbiata e a sentirmi orgogliosamente superiore rispetto a chi vive in una cultura che è fertilizzante del terrorismo, una cultura per cui chi si fa esplodere contro un grattacielo andrà in paradiso. Una cultura per cui gli orrori non sono sentiti come una vergogna. Una cultura che nel nostro presente si sporca di crimini da cui noi non siamo immuni, certo. Ma che almeno sono relegati in un passato storico ripudiato e indimenticato, non in un pr esente orgogliosamente esibito.


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