Ancora sulla Valle del Mela: danni ambientali e danni esistenziali? Sono da tutelare l’uomo e l’ambiente, non solo la produzione energetica

15 Aprile 2009 

IL DANNO ESISTENZIALE DELLA VALLE DEL MELA

 

 

L’economia, sappiamo, non è una cosa astratta, attorno ad essa vertono affari, transazioni, multinazionali, banche e servizi. Dalla sua qualità e dalle relazioni da essa generate, dipendono fattori che incidono sulla vita delle donne e degli uomini.
 Recentemente  si è affermata la convinzione che i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri, e certamente non per una conseguenza di regola economica ma di mera speculazione. Nella Valle del Mela non ci facciamo mancare nulla, abbiamo  la crisi ambientale, il mancato sviluppo socio-economico, il dissesto territoriale, danni alla salute, danni al patrimonio pubblico e privato, un sistema sanitario e macchine amministrative che se ci fosse la regola della revisione verrebbero inibite alla prima verifica. Eppure i Cittadini credono sempre nel grande cambiamento.
Credono che la giustizia sociale, affinché garantisca a tutti, i diritti solennemente sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani proclamata addirittura nel 1948.
Credono che ogni individuo abbia diritto al lavoro e ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana, integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale, ed inoltre, credono che ogni individuo abbia il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione e al vestiario, all’abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari.
Credono che l’ambiente urbano, consortile o comprensoriale , spazio complesso e di multi livello, rappresenta oggi la dimensione entro cui si manifesta la necessaria obbligatorietà di affermazione del principio di integrazione delle politiche.
 Credono che occorra Governare le trasformazioni ed avviare azioni di coordinamento capaci di integrare le azioni e le politiche di enti, istituzioni e attori verso la costruzione di modelli di sviluppo condivisi.
 In sintesi, credono in un insieme di principi, strategie, obiettivi e azioni finalizzati alla costruzione di un modello di sviluppo sostenibile e durevole, attraverso un utilizzo equilibrato delle risorse naturali, umane ed economiche (Agenda21).
 Credono nella necessità  dello sviluppo locale, quale approccio metodologico nuovo ai processi decisionali in campo ambientale, demandando alle collettività locali il compito di definire gli obiettivi di miglioramento ambientale del proprio territorio.
 Credono in nuove strategie per la valorizzazione dell’ambiente, della biodiversità, della salute umana e della qualità.
 Credono e sperano che occorra investire nell’ambiente, che é divenuto fattore limitante, ma anche elemento qualificante, nello sviluppo economico locale, che i processi di sviluppo locale vanno concertati in collaborazione con tutti i settori delle rispettive collettività: cittadini, attività economiche, gruppi di interesse, attivando percorsi di partecipazione e concertazione.
 Se tutto questo non avviene, se quanto si crede e si spera non si  concretizza,  accade che si configura il DANNO ESISTENZIALE, in quanto lesione del diritto al libero dispiegarsi delle attività umane, alla libera esplicazione della personalità.
 Si proprio il Danno Esistenziale che si fonda sulla natura non meramente emotiva ed interiore, oggettivamente accertabile del pregiudizio, attraverso la prova di scelte di vita diverse da quelle che si sarebbero adottate se non si fosse verificato l’evento dannoso.
 Il mancato sviluppo, il perpetrare forme incompatibili e limitative dello sviluppo, provoca il Danno Esistenziale, che pretende una forma risarcitoria dove far convergere tutti i diritti costituzionalmente garantiti attinenti alla persona umana, “in quanto nascerebbe da una lettura combinata dell’art. 2059 C.C. con i principi della stessa Costituzione; la stessa giurisprudenza penale , poi, sarebbe del medesimo avviso, tanto che ha ritenuto di considerare il danno da ingiusta detenzione come un danno esistenziale perché, appunto, vi sarebbe stato un danno lesivo di un diritto costituzionale come la libertà personale, tenendo presente anche che la suddetta tipologia di danno si riferisce agli sconvolgimenti delle abitudini di vita e delle relazioni interpersonali provocate dal fatto illecito.
La dottrina che si è occupata dell’argomento, ha avuto modo di precisare che, in fondo, il danno esistenziale sarebbe un “non fare”, o meglio un “non poter più fare”, un “dover agire altrimenti”, un “relazionarsi in altro modo”, diversamente dal danno morale che riguarderebbe un “sentire”: il danno esistenziale, pertanto, riguarderebbe proprio le attività realizzatrici della persona umana, per cui ogni illecita compressione ovvero limitazione ne dovrebbe imporre il risarcimento , soprattutto alla luce dell’art. 2 della Costituzione;
 Ogni tipologia di danno alla persona, soprattutto nelle ipotesi di astratta configurabilità di un reato potrebbe implicare un “non poter più fare” oppure un “non aver fatto come si voleva” o, ancora, un “non aver scelto liberamente cosa fare” (lesione del diritto alla libera autodeterminazione);
 In definitiva, sembrerebbe potersi dire che, in fondo, lo stesso danno esistenziale c’è sempre stato e che non sia una forzatura della lettura della legge ovvero del sistema, ma, al contrario, sarebbe la sua negazione a portare ad una forzatura del sistema (Avv. VIOLA)
 Il danno esistenziale potrebbe ben calarsi nella realtà della martoriata VALLE DEL MELA, per la palese lesione del diritto alla libera autodeterminazione, per la condizione illecita di limitazione di altre forme di sviluppo, per il doversi arrangiare, costretti ad agire diversamente e relazionarsi in altro modo.
 Tale dissesto del sistema naturale, limita anche la libera esplicazione della personalità.
 Ma la cosa ancora più grave è che le industrie che sono la causa del dissesto fisico del territorio e dell’ambiente, si trovano in una condizione di palese illegalità rispetto alla normativa in vigore in materia ambientale, eppure con un intreccio che ha dell’incredibile, si vuole sostenere la compatibilità.
Tale presunzione si fonda, probabilmente, sulla fragilità di alcuni soggetti della Pubblica Amministrazione, piuttosto che impedire l’ illecito, artatamente costituiscono un sistema imperfetto utile a perfezionare l’attuazione del proposito speculativo.
 Leggendo gli atti, i verbali, di quest’ultimo periodo delle aziende interessate all’A.I.A. appare evidente  lo sforzo prodotto per  far mitigare l’illegalità con operazioni di managment.
 
 Ad esempio l’HMU3, è parte integrante della RAM o no ?
 Se parte integrante perché il V.I.A. è stato limitato al solo nuovo impianto e non a tutta la raffineria ?
 Perché la Edipower tratta solo il 60% del volume dei fumi prodotti e non il 100% , oppure perché non introduce il trattamento come sistema di processo e non come sistema di depurazione ?
 Perché la rete regionale elettrica non viene ammodernata per accogliere anche la produzione da fonti alternative pulite ?
 Perché il monitoraggio ambientale non avviene nel modo corretto e funzionale ?
 Perché i dati introdotti nelle Valutazioni di Impatto Ambientale non corrispondo alla reale situazione della Valle del Mela e nessuno lo dice ?
 Perché le osservazioni fatte nelle procedure autorizzative non vengono considerate ?
 Perché la Pianificazione non viene attuata ?
 Potremmo credere diversamente se nei comportamenti si ravvisassero forme utili al rispetto dei diritti dei cittadini della Vale del Mela.
Quindi se le cose stanno così, il DANNO ESISTENZIALE appare evidente, nella Valle del Mela lo sviluppo naturale è fortemente limitato dal dissesto territoriale delle industrie che oggi invocano l’autorizzazione A.I.A., senza fare alcun investimento per dimostrare la compatibilità;
Ancor peggio, senza che vi siano riscontri utili per i cittadini che ingoiano i veleni immessi quotidianamente in ambiente, malgrado le inutili azioni dell’Ass.re Provinciale all’Ambiente P. Petrella  che oggi si mostra anche con l’Ass.re al Territorio G. Duca.
Giova anche rilevare il comportamento degli Assessori Regionali che intervallano  comunicazioni sterili e privi di efficacia, accompagnati da lunghi silenzi.
 Credo che i cittadini, hanno perfettamente capito il gioco, e li stiamo aspettando nel caso della Centrale di compressione Gas di Monforte Marina.
Si ci stiamo ripetendo, ma non ci stanchiamo in questo, lo faremo tanto volte quanto necessario, ma dev’essere chiaro che tutto fanno, tranne quello che devono fare.
Dai giornali si apprende che l’irripetibile Petrella mira alla commissione per il risanamento, se ci riesce allora dobbiamo pensare che tale commissione tutto farà tranne che il vero risanamento,  oppure Petrella faccia qualcosa per farci ricredere.
Ad oggi un risultato utile da indicare in capo a Petrella non lo abbiamo, eppure Egli si mostra  nei casi più critici promettendo quello che poi mai sarà, perché fa così?
 Non abbiamo certo dimenticato la storia dei cinque siti alternativi, ne tanto meno il caso Terna SpA.
Certo non ci è neanche sfuggito il silenzio strategico di altri influenti Amministratori.
 Sicuramente Petrella e gli altri, contribuiscono a formare il “Danno Esistenziale”, in quanto non possiamo pensare ad altre forme di sviluppo, ed il patrimonio dei cittadini, la loro salute, perdono ogni forma di valore.
 
Milazzo lì 14 Aprile 2009                                                                           
                                                                                
                                                            Il Vice presidente TAT           
                                                         Arch. Salvatore Crisafulli
 

 

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