Scoperto un antidepressivo che afforza le sinapsi

04 Settembre2010

Fonte: Galileo on line

Caterina Visco

 

Il segreto della ketamina

 

Da anestetico veterinario a potente allucinogeno e ora miracoloso antidepressivo. Ecco il destino della ketamina, il cui meccanismo di azione contro la depressione è stato svelato su Science grazie a uno studio della Yale University. Secondo i ricercatori, questa molecola agisce sui processi molecolari che portano alla rapida formazione di nuove sinapsi tra i neuroni della corteccia prefrontale e restaurando, probabilmente, quelle danneggiate dallo stress cronico. La ricerca sembra così spiegare perché la cosiddetta “Special K” funziona nei casi di depressione resistenti alle terapie tradizionali.
Gli scienziati statunitensi, guidati da Ronald Duman, hanno studiato l’effetto di bassi dosaggi di ketamina su un gruppo di ratti affetti da depressione grave, che non rispondevano alle normali cure con antidepressivi (come il 40 per cento dei pazienti colpiti da questa patologia). La ketamina si è dimostrata efficace contro i sintomi della depressione per il 70 per cento degli animali. Il dato più rilevante, secondo gli studiosi, è che questa sostanza ha fatto effetto nel giro di poche ore, anziché di settimane come accade con le normali terapie farmacologiche.
Colpiti da questi risultati, Duman e colleghi hanno cercato di individuare la “mappa” degli effetti molecolari nella corteccia prefrontale dei ratti. Il team ha così scoperto che la ketamina agisce formando nuove sinapsi tra i neuroni di questa area cerebrale, un processo chiamato sinaptogenesi. “La cascata di reazioni innescata dalla ketamina è fondamentale. Comprendere a fondo il meccanismo dietro la sua azione permetterà di identificare diversi nuovi target per i farmaci”, ha spiegato George Aghajanina, coautore dello studio. Per ora i ricercatori hanno individuato un punto critico lungo questo percorso: l’enzima mTOR che controlla la sintesi proteica necessaria alla formazione di nuove sinapsi.
Riferimenti: Science DOI: 10.1126/science.1190287