Autonomia impositiva, interessi nazionali e limiti di spesa

15 Agosto 2011

Fonte: www.lavoce.it

Giuseppe Pisauro

 

In questa breve nota, l’autore mette in risalto in maniera chiarissimia in quali contaddizioni oggi stiamo vivendo in Itala. Essa, tuttavia, dal  nostro punto di vista, ci rafforza nell’idea di considerare  anticostituzionale la riforma del Titolo V della Costituzione in quanto assolutamente e arbitrariamente lesiva della difesa degli interessi nazionali, cosa che si ripercuote nei modi più diversi, perfino imprevedibili, nella possibilità di realizzare una gestione coerente e non conflittuale della vita del Paese e delle sue necessità e della risoluzione dei suoi problemi. Specie quelli atti a preservare la sovranità di fatto con il conseguimento di obiettivi strategici primari, quale è quella degli adeguamenti strtturali delle vie di comunicazione e di quelle di rifornimento e della scelta, dell’arrpovigionamento e dello stoccaggio delle risorse energetiche.

QUANDO LA COSTITUZIONE FA A PUGNI COL FEDERALISMO

 

Di tanto in tanto emergono proposte per inserire nella Costituzione limiti numerici alla pressione fiscale o alla spesa pubblica. Così nella riforma costituzionale del 2005 (poi respinta dal referendum) si stabiliva che dal federalismo non poteva derivare un aumento della pressione fiscale. Nella proposta di un gruppo di senatori presentata in questi giorni […..] si fissa un limite al 45 per cento del Pil per la spesa pubblica. Il principale motivo per essere contrari a questo tipo di regole è che esse equivalgono a rinunciare alla politica fiscale (cosa non da poco per chi già non controlla la politica monetaria).
Nel caso italiano vi è anche un altro aspetto: queste regole sono in contraddizione – insanabile – con i principi del federalismo fiscale inseriti nella nostra Costituzione con la riforma del Titolo V. Regioni ed enti locali hanno “autonomia finanziaria di entrata e di spesa” (art. 119). Qualsiasi limite alla spesa pubblica o alle imposte totali richiederebbe di neutralizzare l’autonomia finanziaria di tutti i Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni. Si può imporre in Costituzione il pareggio di bilancio a tutti, si può imporre un limite alla spesa dello Stato o alle imposte erariali, non si può imporre un limite sulla somma delle spese o delle imposte di migliaia di soggetti autonomi. In effetti non si hanno notizie di disposizioni del genere in altri paesi. Insomma, bisogna scegliere: o i limiti alla spesa pubblica e alla pressione fiscale o l’autonomia e la responsabilità locale.
Una postilla: naturalmente un federalismo senza (o con poca) autonomia tributaria locale, dove le imposte sono statali e vengono ripartite tra i territori sulla base del principio “ognuno si tiene una quota delle proprie imposte” (si chiamano “compartecipazioni”) non soffre di questa contraddizione. Peccato che con un modello siffatto – che in parte è quello che stiamo realizzando – gli amministratori locali in pratica continuerebbero a decidere sulle spese ma non sulle entrate. Un modo per scegliere contro autonomia e responsabilità locale.