Monti e le attese che l’Italia ripone sul suo governo

14 Novembre 2011

Comunicato Eulà

 

Alla fine, Silvio ha fatto il passo indietro

Ma non significa che iniziano i giochi e i ricatti di tutti, a giro d’orizzonte

 

L’insostenibile posizione del governo italiano e della sua maggioranza non poteva portare che a uno sbocco di tale natura. Plaudiamo alle decisioni del presidente della Repubblica, Napolitano, fatto nel più rigoroso rispetto delle regole costituzionali. Prendiamo anche atto che Berlusconi ha agito pubblicamente in misura non meno corretta nelle ultime 72 ore del suo incarico. Lazzi e fischi della solita “spontanea” gentaglia lasciano il tempo che trovano. Prendiamo atto con fiducia che il PD si dichiara disponibile ad adempiere alle sue responsabilità di maggiore forza politica dopo il PdL, ma vogliamo la verifica con i fatti.
Se, soli o quasi in Italia, abbiamo chiesto per lunghi mesi un governo a guida PdL – PD per fare uscire dalla gravissima crisi politica e, perciò, finanziaria il Paese, ciò significava e significa ancor più oggi che queste due forze politiche devono navigare contro i loro interessi storici – interessi di lobby, di apparati, di gruppi e sottogruppi, di corporazioni e micro corporazioni, di cordate nepotistiche -, devono cioè dimostrare nei modi più concreti che vogliono porre termine alla partitocrazia e ai suoi criminali e proibitivi costi imposti al popolo italiano per tanti decenni. Infatti, questi due partiti, con i collanti minori quali l’UDC, sono i diretti eredi e custodi degli interessi della partitocrazia.
Il governo che dovrebbe uscire dall’incarico ricevuto da Monti dal presidente della Repubblica dovrebbe in primis riuscire in questo, con un’opera velocissima e determinata di smantellamento dei consolidati apparati feudali e clientelari degli assetti “istituzionali” centrali e periferici, e con la privatizzazione della Rai. Bene fa a dire Berlusconi che Monti dovrebbe attuare il programma del suo governo nel solco della lettera inviata dal governo Berlusconi all’Unione Europea. Ma sappiamo tutti anche che questa lettera non è bastevole a che gli impegni italiano possano soddisfare sia le richieste europee e dei mercati, che soprattutto, le reali esigenze italiane di scrollamento di dosso delle scorie parassitarie. Noi riteniamo in particolare non adeguata al fine la volontà di vendita di parte dei beni patrimoniali dello Stato. Ci vuole molto tempo per vendere, soprattutto se non si vuole svendere e regalare.
E’ bene che vengano introdotte una patrimoniale al di sopra, torniamo a dire, dei tre milioni di euro e una maggiore apertura al privato nell’Eni, nell’Enel e nelle Ferrovie, conservando in esse la parte pubblica il ruolo di golden share, mettendo da parte in via assoluta ogni ulteriore parziale cessione azionaria del gruppo Finmeccanica. Bisogna esprimere maggiore e veloce capacità di intercettare e interdire le grandi evasioni fiscali e le esportazioni illecite di capitali: su questo, speriamo che Monti avanzerà subito proposte articolate al Parlamento.
Infine, riteniamo utile precisare che Monti dovrà riuscire a tradurre il suo programma tecnico entro obiettivi e linguaggi che però non dovranno essere il risultato di una subliminale subordinazione alle “direttive” comunitarie che possono contrastare con gli oggettivi bisogni e fini della Nazione che lui ben conosce. Ciò sarebbe un errore molto grave e porterebbe a distorcere l’autonomia d’azione che egli richiederà sin dal primo momento ai due rami del Parlamento. L’Unione Europea deve controllare e verificare ma non dettare le regole. Inoltre, Monti ben sa che se “medie” di riferimento devono essere individuate, esse riguardano gli indici di Germania, Francia, Regno Unito (le “medie” tra Scozia e Inghilterra), Olanda e, parzialmente, Spagna. E’ bene perciò non lambire in questi mesi i precari equilibri sociali che si rinvengono in materia pensionistica, lasciando inalterate le finestre che esistono, come esistono, d’altronde, anche in Germania.
In margine agli aspetti più politici del nuovo esecutivo, oltre ad aspettare i nomi che Monti indicherà al Capo dello Stato per esprimere un qualche concreto parere, riteniamo utile esprimerci in termini franchi e aperti e non di “gozzoviglia” demagogica come ha fatto Casini e, in misura alquanto stridente, il PD. Lasciare a priori tutti i margini di tempo d’azione e di contenuto a Monti cosa significa? Commissariare le regole del gioco, e perché mai? Perché già pensano al detto: piatto ricco mi ci ficco? Sarebbe un ennesimo e non più tollerabile tradimento partitocratico. Sarebbe un volersi prendere giuoco degli italiani e dello stesso Monti. In termini realistici, sappiamo che il tempo scorre sempre più veloce e che gli assilli hanno una non minore velocità d’azione e … di aggressione. Che possa durare fino al normale termine della legislatura, è qualcosa che si dovrà vedere a posteriori, senza paletti preordinati. Certo è che almeno i primi sei mesi serviranno al nuovo esecutivo per attuare le misure più urgenti fin nella più particolare applicazione all’interno del Paese, piegando ogni resistenza a suon di decreti legge.
Per ridare forza e fiducia alla pubblica amministrazione e alle istituzioni scolastiche, Monti dovrebbe abolire di colpo l’unicità dirigenziale della bestiale e demagogica legge di Bassanini e la correlativa invenzione dell’ancor più bestiale ruolo del “manager” scolastico fatto per la cuccagna dei direttori didattici e per l‘esaltazione più esasperata dell’inversione dei ruoli, per la distruzione delle specificità e della reale qualità. In generale, quasi come una manna, in tutta questa materia converrebbe ritornare al contesto della trasparenza normativa di quelli che furono i parametri. D’un sol colpo, sarebbero distrutti quarant’anni di clientelismo sfrenato che hanno portato definitivamente in ginocchio il ruolo della docenza svilito in una miserevole burocratizzazione, l’attaccamento al lavoro dei migliori funzionari e quadri, la selezione reale dell’area dirigenziale, l’emarginazione degli adulatori spocchiosi bravi solo nella ginnastica dell’arrampicata acrobatica tanto deleteria e sovvertitrice. Ciò è anche rappresentato da quanto in maniera deplorevole e forsennato viene fatto in Sicilia, regione a statuto speciale, dove un qualsiasi piccolo impiegato responsabile di un ufficio del lavoro è inquadrato come dirigente. Il reinquadramento immediato di tutte queste persone comporterebbe un notevole recupero delle somme stipendiali e pensionistici a vantaggio di chi non solo nulla ha avuto ma per quarant’anni ha solo avuto sempre meno. Questo non è altro che un esempio.
Un governo a carattere tecnico quale è quello che va a guidare Monti non potrà rimanere chiuso in una condizione di asfittica limitazione avente come fine prioritario il raggiungimento degli obiettivi di “macro” finanza, economia e politica. Dovrà intervenire anche in molti di questi aspetti, altrimenti le giungle e gli apparati corrivi della partitocrazia supereranno ancora una volta i filtri. La decisionalità effettiva dell’esecutivo di Monti dovrà cioè dimostrare di poter e voler essere condizione particolare e unica per sconvolgere e azzerare gli apparati partitocratici. Perciò, anziché dire il Cansicasotto e alcuni degli esponenti del PD, Bersani compreso, che essi si dichiarano disponibili sin da subito all’incarico di Monti per tutta la durata del tempo, sarebbe da dire che si dichiarano sin da subito disponibili a non contrastare le misure di “snellimento” burocratico e di recupero di risorse finanziarie che il tecnico già diventato politico, in qualità di senatore a vita, riterrà utile, necessario e doveroso attuare a vantaggio del bene comune. Lo smantellamento simultaneo del federalismo in tutte le salse a nostro giudizio è fattore coessenziale.
E sulla nuova legge elettorale? Monti dovrà essere guardingo sui contenuti della proposta dei referendari. Cosa significa andare a votare con collegi uninominali alla Camera come al Senato? Far sopravvivere sotto mutata forma il potere decisionale assoluto delle segreterie dei partiti? Perché non tornare all’equilibrata scelta che in precedenza avevamo: collegio uninominale al Senato e circoscrizioni alla Camera con preferenze degli elettori su liste di candidati (bloccando solo a due le preferenze da esprimere) ? – Eulà.