Bitcoin: la vertigine dei profitti e la pandemia delle transazioni metamorfizzate

30 Novembre 2017

Enea Franza

 

 

“LIBERO MERCATO” E MERCATO DISARMATO. CAUTELA E INTERESSE PUBBLICO INESISTENTI.                            I MAGHI DELLA FINANZA CONTINUANO IMPERTERRITI A INGENERARE PANDEMIE E VERTIGINI.               COSTORO SANNO COSA VOGLIONO E GIA’ SANNO QUALE SARA’ IL TERMINE DI QUESTE FOLLI CORSE CHE RINCORRONO ISTOGRAMMI, SPIRALI E SINUSOIDI. AL TERMINE, COSA RIMARRA’ SUL TAPPETO? MA, SOPRATTUTTO, CHI SARANNO I PROBABILI SOGGETTI CHE NON NE TRARRANNO AFFATTO PROFITTO? – D. C.

Il Bitcoin ai massimi ?

 

Con una corsa così rapida che persino gli analisti più bullish sul suo futuro faticano a tenere il passo, il bitcoin, criptovaluta del momento, si sta confermando di nuovo in queste giorni, l’investimento vincente del 2017.
E’ di pochissimi giorni fa, infatti, il quasi raggiungimento della soglia psicologica dei 10.000 dollari, una performance  di oltre il + 60% in due settimane e del +900% da inizio anno.
Un domanda per tutte: Ma la “febbre” da bitcoin è giustificata?
I fatti mostrano come si stia rapidamente allargando la platea dei soggetti interessati al fenomeno e che abbracciano con entusiasmo quella che sembra essere la moda del momento. In alcuni articoli già pubblicati sulla Rivista Foroeuropa n.3/2016 e n.3/2017, rispettivamente, “Una spiegazione dei cicli finanziari nei mercati finanziari. L’aiuto della finanza comportamentale” e le “Nuove tecnologie di trader e mass media. Potenziali pericoli”, si è già avuto modo d’inquadrare il problema presunte bolle finanziarie.
Qui vorrei solo evidenziare come sono sempre più numerosi i soggetti che fanno confluire i loro risparmi verso una moneta nata per le transazioni on line, mentre parallelamente alla crescita del valore della cripto moneta, non segue, con lo stesso passo, la quota incrementale di commercio on line. Probabilmente, l’entusiasmo sulle incredibili performance di chi ci ha guadagnato e degli adepti, fa da traino agli acquisti che si moltiplicano con le “condivisioni” sui social media. Tra l’altro, all’aumentata domanda si accompagna una offerta, nel brevissimo periodo, sostanzialmente rigida.
Anche il linguaggio è capture !
Token, blockchain, mining sono i nuovi termini accattivanti che segnano l’impetuoso cammino della criptovaluta, accompagnata da un coro di voci che proclamano le “cryptovalute” il perno della finanza del futuro.
Nutrono giusti dubbi quelli che definiscono il bitcoin “poco più di una moda” (uno per tutti, James Gorman, CEO di Morgan Stanley)? O coloro che sostengono che si tratti dell’ennesima bolla speculativa  e, dunque, un “miraggio” inutile da cui “stare lontani” (come predica Warren Buffett), ovvero, di una “catena di Sant’Antonio” (Howard Marks) o, addirittura, di una “frode” destinata a finire male (Jamie Dimon)?
Oppure, ancora e diversamente, ha ragione chi, come il miliardario investitore Mike Novogratz,  ne preveda il superamento di quota 40.000 dollari?
Ebbene sta di fatto che anche questa volta, con un bitcoin in piena bolla e pronto a crollare o a essere un’opportunità ancora da cogliere, mancano le risposte pubbliche.
La logica del “libero mercato” e dell’intervento più soft possibile oramai pervade il mondo occidentale.
Vengono alle mente le parole di  Gordon Gekko in Wall Street, film del 1987 con il bravo Michael Douglas: “Il denaro c’è ma non si vede: qualcuno vince, qualcuno perde. Il denaro di per sé non si crea né si distrugge. Semplicemente si trasferisce da una intuizione ad un’altra, magicamente. Il capitalismo al suo massimo”.