QUALIFICARE LA SPESA PUBBLICA, RIFORMARE CON URGENZA LE PROCEDURE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

2 Dicembre 2008

Domenico Cambareri

(fonte:Parvapolis)

 

E’ assurdo che le decisioni sulla spesa pubblica vengano demandate ad un onnipotente ministro dell’economia – Introdurre il metodo  della “strategia generazionale” della Nazione e dell’efficienza della ricerca avanzata e della sicurezza esterna

“La scelta di tagliare in modo più o meno uguale tutte le voci di spesa  produce la peggiore tendenza di cristallizzare le peggiori tendenze che si sono sedimentate nella spesa pubblica e nel bilancio dello Stato” : queste parole del Capo dello Stato sono di estrema chiarezza, di estrema importanza, di estrema attualità. Di estremo, obiettivo ed obiettivante  giudizio di fronte ad un percorso di metodi, criteri e scelte che può in conclusione peggiorare e non migliorare l’azione di governo. Esse ci trovano pienamente consenzienti. Consonanza assoluta.
Senza la volontà e la capacità politica di scelte di fondo e di individuazione di priorità di spesa così come delle voci che vanno colpite da subito in misura drastica, non si cava nulla di buono da qualsiasi manovra straordinaria ed eccezionale. Men che mai da quelle “ordinarie”, che oramai non esistono da anni a causa del versamento fisso e continuativo di cifre enormi a titolo di pagamento di interessi  per i debiti pubblici. Individuare le spese da ridurre senza batter ciglio può comportare e comporterà la necessità di colpire in maniera dolorosa ma ineliminabile settori e strutture lavorative del mondo pubblico e parapubblico che sono cresciuti in termini numerici e di spesa  a dismisura negli ultimi decenni, andando platealmente anche contro l’andamento costante ed irreversibile della denatalità. E’ il caso dell’abnorme assunzione di centinaia di migliaia di maestri, assunti per di più ancora sino ad oggi con il vecchio e del tutto insignificante titolino di un diplomino quadriennale “abilitante” già superato nella realtà socio-culturale e delle esigenze scolastiche degli anni settanta. E secondo criteri “pedagogici” più che discutibilissimi, che sono da rifiutare pressoché in blocco. Nel caso specifico, giova ricordare a chi è privo di memoria che la scelta della legge del moltiplicatore dei maestri (e dei maestri che diventano professori con un corso di sole settanta ore e miniconcorso truffa riservato che produce altri maestri e rigenera il mostro e la favola del diploma d’oro) avvenne venti anni addietro, proprio durante le famose lotte dei professori italiani delle secondarie per ottenere finalmente una retribuzione non più declassata. Su tutto ciò, i governi italiani con il massimo dell’infamia non hanno mai fatto nulla, hanno anzi accentuato a dismisura un principio leninista-stalinista, cioè quello di comprimere le retribuzioni del ceto medio pubblico e di accentuare a dismisura la discrasia socio-economica con i ceti aggregati al carro del politburo. La legge Bassanini sulla dirigenza docet. Cito questo caso plateale perché esso di fatto ha coinvolto e coinvolge e coinvolgerà nei prossimi anni alcuni milioni di cittadini italiani, professionisti pubblici letteralmente proletarizzati e spazzati via, per di più operanti in un segmento fra i più importanti e delicati di tutta la società. I casi da citare naturalmente sono tanti, non ultimi gli immensi sperperi retributivi delle strutture “politiche” e delle strutture burocratiche degli enti regionali e i molteplici cespugli e sottoboschi dell’apparato politico-partitico-governativo. Il quale dovrebbe comprimere le spese di almeno il 500%. Percentuale non paradossale se si pensa che la nostra macchina politico-burocratica costa quanto quelle di Germania e Spagna messe assieme.
Torniamo a soffermarci sugli aspetto di metodo e di criteri e procedure generali ancora adottate dal potere politico. Contro l’assurdità della tosatura more geometrico, per l’assoluta qualificazione delle voci di spesa è oggi incredibile che la competenza pressoché esclusiva venga ancora lasciata ad un ministro che copre il ruolo dell’onnipotente. Il ministro dell’economia. Abbiamo già indicato ed avanzato proposte da qualche mese atte a rendere i criteri delle determinazioni governative e i susseguenti metodi e procedure da adottare da parte del ministro dell’economia del tutto coerenti e trasparenti con le esigenze della nazione. Le priorità strategiche cu sui costruire e impiantare poi tutte le operazioni, sino alle quantificazioni contabili specifiche, devono essere demandate in maniera assolutamente lineare ad un organismo decisionale da cui il ministro dell’economia riceve l’imput.  Per esattezza, lasciata qui stare la riforma del Consiglio Supremo di Difesa, in merito alla riforma del Consiglio dei Ministri, ecco cosa avevamo già formulato ed auspicato: “E’ necessario arrivare alla riforma del Consiglio dei ministri, e per intanto arrivare alla realizzazione di una nuova prassi operativa, con cui vengano creati al suo interno due organi operativi più ristretti. Il primo dovrebbe essere in grado di garantire l’azione immediata ed adeguata del governo davanti a crisi internazionali e interne e supportare direttamente in sede di Consiglio dei Ministri il raggiungimento degli obiettivi strategici indicati dal Consiglio supremo di Difesa in armonia con Unione Europea, UEO, NATO, OSCE. Esso sarebbe costituito dal premier e dai ministri degli esteri, della difesa, dell’interno, dell’economia, dello sviluppo, delle infrastrutture e dei trasporti. Il ministro della giustizia e altri ministri, in base alla materia e all’o.d.g., sarebbero direttamente convocati a partecipare dal premier. Il secondo, con il compito di indicare e salvaguardare il rispetto degli assi portanti della società nazionale e la determinazione dei suoi obiettivi secondo il metodo  della “strategia generazionale” della Nazione e l’efficienza della ricerca avanzata e della sicurezza esterna.  Esso dovrebbe quindi delineare il quadro vincolante entro cui il ministro dell’economia dovrebbe realizzare l’impianto programmatico del bilancio pluriennale ed annuale dello Stato. Esso sarebbe costituito dal premier, dai ministri della cultura (scuola e università, ricerca, bene culturali e ambientali), della difesa, dell’economa, degli esteri, dello sviluppo, delle infrastrutture e dei trasporti, degli interni, del lavoro. Altri ministri, in base all’o.d.g. e alla materia in discussione, sarebbero direttamente convocati dal premier.”. Ecco, a mio avviso, con l’attuazione di questo secondo punto, e con l’inchiodare alla diretta e precisa responsabilità politica, morale e storica un numero estremamente ridotto di ministri di fronte ad una assertiva e imperativa richiesta dello Stato, si potrebbero salvaguardare con maggiore precisione e correttezza gli interessi generali e generazionali della Nazione. E’ da questo organismo, obbligato a decidere le priorità e gli obiettivi di spesa secondo il metodo  della “strategia generazionale” della Nazione e l’efficienza della ricerca avanzata e della sicurezza esterna che il ministro dell’economia dovrebbe ricevere le coordinate che dovrebbe poi concretamente attuare nella stesura del DPF e dei Bilanci pluriennali e annuali dello Stato.
                                                                                        

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