Bossi ci riprova. Bossi, impostore, giù le mani da “Va pensiero”!

17 Agosto 2009

Domenico Cambareri

 

“Va pensiero”, esaltazione del Risorgimento e di immortale italianità

La Bad Bossi Band tra slogan e imposture  – Gretta ignoranza e rincorsa demagogica delle plebi – Bossi è il migliore alleato del trio D’Alema-Bassanini-Berlinguer? Certo che sì – Gabbie salariali e gabbie per matti

Su gabbie salariali, lingua, bandiera e… inno Bossi ci riprova. L’ottusa, bavosa e refrattaria ignoranza e la pervicace impostura storica della Bad Bossi Band persiste nelle sconce e cialtronesche esibizioni della canicola estiva. Dalle “gabbie” in cui rinchiudono in melense e fumose salse le loro elucubrazioni e dai differenti pulviscoli e retaggi storici dei “locali” degli idiomi paesani delle vallate alpine all’inno “padano”, gli amici bossiani ne sparano di esilaranti sciocchezze con gli obici di grosso calibro caricati con tritolo multicolore e grappa!  L’ignoranza abissale fa starnazzare nel peggiore dei modi questa esilarante banda che una volta agognava federarsi con la Baviera (!) ed è corrivamente pronta ad assumere atteggiamenti acritici, eversivi e da inviperiti e sacripanti piagnoni pronti all’armi e ai bossoli vuoti negli apparentamenti autonomistici e federalistici internazionali, come con quello con gli altoatesini di lingua tedesca e di portafoglio italiano; e  varipinti e demenziali tratti di una religiosità localistico-cattolica che affonda il naso e il cervello nella melma dell’inquinamento pressocché generalizzato delle povere terre del nord Italia industrializzate senza limiti e senza ritegno e il cui ecosistema e i cui ambienti antropici sono al collasso da anni soprattutto per fattori endogeni/indigeni/…localistici di cui alla Bad Bossi Band non interessa alcunché. In riferimento alle gabbie salariali, alla matta Bad Bossi Band è da precisare che una panzana simile aggraverebbe gli squilibri interni a livelli inostenibili. E’ da rispondere a questa rossa, rossissima Bad Bossi Band che stravede per appaittimenti e uguaglianze in scatolette e scatolini, che essa nulla ha fatto  e nulla fa per ridurre l’incidenza delle leggi ultraegualitaristiche (e ultra classiste al tempo stesso) varate dai governi dei dirigismi democratici, ad iniziare dal peggiore in assoluto,  quello esiziale del diabolico trio D’Alema-Bassanini- Berlinguer, il famigerato governo Dababe, la cui azione continua a sconvolgere in profondità la struttura e le dinamiche retributive e socio-economiche dei ceti lavorativi italiani. E’ ancora da rispondere che se differenziazioni di tipo retributivo devono essere introdotte oltre quelle già esistenti, esse vanno introdotte non secondo lo schema del rozzo e ottenebrato slogan leghista, bensi secondo quello di un reticolo che andrebbe a differenziare, in maniera sfumata, con intervalli che andrebbero attentamente studiati per classificare da un lato chi vive in campagna e nei centri minori e, dall’altro,  chi vive in città; e differenziare le città da inserire nelle diverse fasce (città medie, città medio-grandi, città grandi e metropoli) in modo da  rispondere concretamente all’esigenza del maggiore costo dei trasporti, del consumo di carburante, della vita in generale che gravano in maniera diversa sui lavoratori e sulle famiglie. Ma ai correttivi  da introdurre in maniera adeguata e perspicace, la sorda e bavosa demagogia risponde con slogan semplicioni e toccasana per le fantasie delle plebi stanche delle sopraffazioni del palazzo e della partitocrazia e ammaliate dall’irruenza di bulldog/bulldozer, tutto d’un pezzo che con ribombanti grida promettono di fare piazza pulita con fiasco in spalla, loro che ce l’hanno men duro di ramoscelli essiccati nelle plaghe assollate inquinate e avvelenate della “Padania”.  Pensiamo un attimo all’altro fumoso slogan del federalismo, fino a quello fiscale, e delle autonomie  impositive e di tutto quello che ne è conseguito e ne consegue di immenso aumento dei costi della burocrazia regionale e locale. In riferimento ai professori che devono parlare in dialetto, meglio sarebbe prepararli per corsi veterinario-etologici atti a metterli in grado di  comunicare a suon di ben assestate scudisciate sul sedere dei riottosi arruffapopolo e mangialibri docg leghisti. Il clou degli arruffapopolo lo abbiamo poi a proposito dell’inno. E’ da anni che la Bad, ma proprio Bad, Bossi Band. nel rigurgito delle plebi ignoranti di Pontida e dell’alpe e della pianura  (in cui, risalendo sin soltanto alla quarta generazione, non si sa a quale enorme percentuale ascende la presenza del disprezzato terrun del sud…),si è impossessata di “Va pensiero”. Nulla di più demagogico, vieto e insensato. Il coro del Nabucco e tutta l’opera di cui esso fa parte è ancora oggi viva e palpitante manifestazione di italianità, di un grande musicista patriota, di un grande italiano che così rese immortali e di conoscenza universale le aspirazioni di unità e fratellanza di un popolo, delle sue tradizioni, della sua cultura, oltre i localismi e… i loculi entro cui oggi la Bad Bossi Band, stretta in un patto di ferro con Dababe, vorrebbe rinchiuderla. Giù le mani, Bad Bossi Band, giù le man impostore e impostori, giù le mani terun de l’osti, da Verdi, da “Va pensiero” e da tutta la sua musica!

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