Il salvagente.it: ecco come risponde Boffo a Feltri

 

 30  Agosto 2009

Fonte: Il salvagente.it

”Boffo omosessuale è una patacca”, il direttore dell’Avvenire risponde a Feltri, il cardinal Bagnasco: ”Attacco disgustoso e riprovevole”

Scende in campo il presidente della Conferenza dei Vescovi. Anche Ruini lo difende. Una replica del direttore del quotidiano a “Il Giornale”.
“Non un’informativa ma una patacca”: Dino Boffo, direttore mdel quotidiano dei Vescovi italiani, l’Avvenire, replica oggi alla campagna di Vittorio Feltri e del Giornale della famiglia Berlusconi. Anche monsignor Camillo Ruini, predecessore di Bagnasco al vertice della Conferenza episcopale italiana, difende la nomina di Boffo a direttore dell’Avvenicre: “è una mia scelta – dice in un’intervista al Corriere della Sera – e la rivendico ancora oggi”.
Ecco il testo di Boffo (i sottotitoli sono i nostri per facilitare la lettura).
La risposta di oggi di Dino Boffo
“Il mitico Feltri sventola il giorno dopo un foglio e dice che lui ha in mano i documenti. E, perdinci, cosa fa un giornalista quando gli arriva in mano un documento? Nell’Italia della sprovvedutezza e dell’ignavia, almeno lui agisce e pubblica, punto e chiuso. Già, ma perché prima che sia troppo tardi, non c’è qualcuno che si prende la briga di informarlo che quella che sventaglia come la provvida sciabola della giustizia è solo una traccia contorta e oscura che qualcuno ha confezionato e fatto girare in attesa che un allocco si presti al gioco?

 
Perché Feltri non controlla il “documento”?
È sorprendente che proprio il Mourinho dei direttori, il più mediatico dei mediatici, il più elegantone degli eleganti, il principe dei furboni, non si sia peritato di sottoporre previamente a qualche conoscitore di cose giuridico-giudiziarie quel cosiddetto documento – e se si trattasse di una banale lettera anonima, degna di ritornare tra quella spazzatura da cui proviene? – per smascherarne eventuali aporie, incongruenze, o addirittura strafalcioni. Nella congerie di insinuazioni di cui si raccontava sul Giornale di venerdì, non avevo neppure fatto troppo caso a dove si diceva che sarei stato da tempo «già attenzionato dalla Polizia di Stato per le mie frequentazioni» (ora, a scriverla, mi manca il fiato).
 
La telefonata di Maroni: nessuna schedatura
Le cose assurde erano talmente tante, che onestamente questa non mi aveva colpito più di altre. Fino a quando non mi ci ha fatto tornare Roberto Maroni allorché, con una telefonata per me assolutamente inattesa, ha voluto manifestarmi la sua solidarietà e il senso di schifo che gli nasceva dalle cose lette. Ma il ministro dell’Interno teneva anche ad assicurarmi di aver ordinato un’immediata verifica nell’apparato di pubblica sicurezza che da lui dipende, e che nulla, assolutamente nulla di nulla era emerso.
 
C’è un’eventuale altra “porcata”?
È solo un esempio, appunto. Ma si potrebbe spulciare riga per riga di quel fantomatico documento (vera «sòla») e controbattere, e far emergere di quel testo anzitutto l’implausibilità tecnica, poi magari quella sostanziale. Lo faremo, se necessario. Fin d’ora però, a me non interessa polemizzare istericamente con Feltri, per allertare invece l’opinione pubblica su qualche altra porcata che puntualmente verrà fuori, e che magari Feltri stesso ha «prudentemente» tenuto per un eventuale secondo tempo. Poi, si sa, una perla cattiva attira l’altra, come le ciliegie.
 
Incredibile quantità di strafalcioni
Rimane però il mistero iniziale: come avrà mai fatto il primo degli astuti a non porsi una domandina elementare prima di dare il via libera alla danza (infernale): questo testo che ho in mano è realmente un’«informativa» che proviene da un fascicolo giudiziario oppure è una patacca che, con un minimo appiglio, monta una situazione fantasiosa, fantastica, criminale? Perché, collega Feltri, questa domandina facile facile non te la sei posta?
Ma se te la fossi fatta, sei proprio sicuro di avere vicino a te le persone e le competenze giuste per compiere i passi a seconda della gamba? Non sei corso troppo precipitosamente a inaugurare la tua nuova stagione al timone di quello che non è più un foglio corsaro ma il quotidiano della famiglia del presidente del Consiglio, che ti paga credo lautamente? Ad un certo punto, nella giornata di venerdì, nel sito del Giornale è comparso il testo di un lettore non certo mio amico (alfo.m., che ha trovato spazio anche sul sito dell’Uaar).
Spulciando i vostri articoli, costui annotava «l’incredibile quantità di strafalcioni ed inesattezze giuridiche», e didatticamente li elencava (riproduciamo questa lettera, riquadrata, qui sotto). Peccato che quel contributo sia prontamente sparito dall’online, avrebbe potuto far aprire gli occhi a quelli ancora ingenui che in buona fede credono a quello che scriviamo, e non sanno invece con quanta leggerezza talora impegniamo le nostre truppe in campagne tanto veementi quanto malaccorte.
Un cannoneggiamento che ammazza una persona
Un divertissement, per noi lo scrivere, come per qualche volpone o volpina lo era – non più tardi di giovedì sera – aggirarsi per gli stand dell’ignaro Meeting menando vanto per l’imminente cannoneggiamento del tuo giornale. Non importa se il divertissment ammazza moralmente una persona, l’importante è il sollazzo. Una scuola di giornalismo anche questa. Già, ma attento, tu naturalmente sai più cose di me, e tuttavia potresti non esserti accorto che si sta restringendo l’area dei lettori che a noi credono sempre e comunque. L’area di quelli che scorgono, dentro la nostra sciagurata categoria, gli intemerati cavalieri senza macchia e senza paura. Quando anche costoro si desteranno, per quelli di una certa scuola sarà la fine. Peccato che nel frattempo – temo – avranno definitivamente ammazzato la professione. Per ora sappi che hai pestato una cacca ciclopica. Auguri.
Post scriptum:
1) Ho visto che i tuoi amici (Sgarbi, Capezzone, Renato Farina…) sono preoccupati per un’aggressione ai tuoi danni che vedono profilarsi all’orizzonte: essi hanno la mia stima, li condivido e li ringrazio, dobbiamo infatti riuscire a vivere in modo che non ci siano aggressori proprio perché non ci sono aggrediti, nello spirito di quella Perdonanza cui ci richiama Giuliano Ferrara. Non c’è bisogno infatti del conflitto violento neppure nella contesa più aspra, e da parte mia ti prometto che quanto di fondamentale non farà spontaneamente capolino davanti all’opinione pubblica, emergerà civilmente e pacatamente in un tribunale della Repubblica, cui i miei avvocati già lunedì si presenteranno per la querela.
2) Tu e, molto più modestamente io, siamo ormai direttori di lungo corso. Non so tu, ma io ho passato gran parte dei miei quindici anni da direttore a incontrare persone che volevano fare il giornalista, a verificare i loro percorsi, a ragionare sulle loro ipotesi interpretative. Non tutti i contatti sono finiti bene e, non so a te, ma a me è capitato che qualcuno di essi sia tecnicamente finito male, nel senso che alla fine io abbia ritenuto (indovinando, sbagliando? non lo so) che quel dato giovane collega, magari abile, non fosse tuttavia adeguato ad Avvenire. Ecco, permettimi un suggerimento: cerca in questi giorni di non fare del male al tuo giornale e ai tuoi lettori concedendo la ribalta a chi forse appare molto informato (si spiegherà anche lui in tribunale), ma potrebbe mirare soltanto a saldare qualche vecchio conto. Grazie.
“Disgustoso e riprovevole”: la reazione del presidente della CeiSalgono i toni anche nella Chiesa, dopo la cena “saltata” tra il segretario di Stato del Vaticano, Tarcisio Bertone, e il presidente del Consiglio Berlusconi. A chi – nell’ambito stesso delle gerarchie vaticane – cerca di ridimensionare l’episodio dell’attcco del Giornale al direttore dell’Avvenire, Boffo, sostenendo – come faceva ieri sera l’Osservatore romano – che la Chiesa non si schiera politicamente, fa da contrappeso immediato l’intervento del cardinal Angelo Bagnasco (foto), che definisce “disgustoso e riprovevole” l’attacco di Vittorio Feltri e del quotidiano della famiglia Berlusconi al direttore dell’Avvenire.
Si intravede, nella durezza di queste parole e nel tono usato, anche una dialettica di posizioni tra Bagnasco e Bertone all’interno del Vaticano.Le parole dure del presidente della Cei
“L’attacco che è stato fatto al dottor Boffo, direttore di Avvenire, è un fatto disgustoso e molto grave”: lo ha detto l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, prima di celebrare la messa per la festa del santuario della Madonna della Guardia.
“Rinnovo al dottor Boffo, direttore di Avvenire – ha detto l’alto prelato sottolineando per la seconda volta, in poche righe, la carica del giornalista sotto attacco – tutta la stima e la fiducia mia personale e quella di tutti i vescovi italiani e delle Comunità cristiane”.

Boffo: un killeraggio giornalistico
“Un killeraggio giornalistico allo stato puro” portato avanti da ‘il Giornale’ di Vittorio Feltri che ha montato “una vicenda inverosimile, capziosa e assurda”. È quanto afferma il direttore di Avvenire, Dino Boffo (foto), in un comunicato nel quale replica all’attacco del quotidiano della famiglia Berlusconi che ha pubblicato oggi in prima pagina la notizia di “un incidente sessuale” di Boffo.
La vicenda sarebbe partita nel 2001 e si sarebbe conclusa, secondo ‘il Giornale’, nel 2004 con un patteggiamento. Il quotidiano scrive nell’occhiello di prima pagina – che è accompagnato da un editoriale del neo-direttore Feltri – che Boffo “intimidiva la moglie dell’uomo con il quale aveva una relazione”.
La Cei conferma la sua fiducia nel direttore dell’Avvenire Dino Boffo, coinvolto, secondo quanto pubblicato questa mattina dal quotidiano Il Giornale, in una vicenda giudiziaria che risale al 2001. L’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei ha precisato in una nota che “in merito alle accuse sollevate oggi da un quotidiano, si intende confermare piena fiducia al dottor Dino Boffo, direttore di Avvenire, giornale da lui guidato con indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza”.
La polemica divampa al punto che deve intervenire, nel primo pomeriggio, Berlusconi in persona per sostenere che “si dissocia dall’attacco al direttore dell’Avvenire”. Un po’ tardi, visto che la cena col cardinale Bertone – tanto desiderata dal premier – è ormai saltata.
Scontata la replica di Vittorio Feltri che prende atto della dissociazione di Berlusconi, ma dice che quando lo hanno chiamato a dirigere Il Giornale sapevano con chi avevano a che fare. Appunto.
Il Giornale torna alla carica anche oggiMa Il Giornale va avanti anche oggi. Il titolone di apertura del quotidiano di proprietà della famiglia è “Smascherati i moralisti” e Feltri assicura che andrà avanti, perché “finché qualcuno ficcherà il naso” sotto le lenzuola di Berlusconi, il quotidiano diretto da Feltri ficcherà il neso sotto quelle di tutti gli altri.
Il messaggio è chiarissimo. Da notare che neppure per un istante Feltri neghi che Il Giornale sia nelle mani del presidente del Consiglio e non in quelle del fratello Paolo Berlusconi, che – sulla carta – ne è il proprietario, giusto per ingannare la legge sull’editoria vigente.E Libero lo segue con un commento di BelpietroBerlusconi si dissocia dall’attacco di Feltri? Ma i suoi uomini piazzati in tutte le postazioni strategiche lo sannom che è una finta. E infatti Maurizio Belpietro, neo-direttore di Libero, ma uomo vicinissimo al Cavaliere-presidente del Consiglio, segue pari pari le indicazioni del direttore de Il Giornale.
“Di moralisti che non hanno le carte in regola per fare la morale l’Italia – scrive oggi Maurizio Belpietro nel suo editoriale su Libero – è piena. Soprattutto ne sono piene le redazioni. Il direttore di Avvenire Dino Boffo è tra questi.
Nelle scorse settimane il giornalista alla guida del quotidiano cattolico aveva criticato aspramente Silvio Berlusconi per la sua condotta privata. Non gli garbavano i comportamenti e le frequentazioni del premier.
Inorridiva alla sola idea di cene con ragazze, alcune delle quali magari disponibili nei confronti del Cavaliere. Perciò aveva chiesto chiarezza e un atteggiamento conseguente alla morale cristiana. Ma come molti moralisti aveva qualche peccato nascosto. Mesi fa, fu Panorama a pubblicare la notizia che Boffo era stato condannato per molestie, reato assolto col pagamento di una modesta ammenda di 516 euro.
L’episodio gli è stato ricordato ieri da il Giornale, il quale ha anche svelato una relazione che il pio direttore manteneva con un uomo sposato, aggiungendo un contorno di telefonate ingiuriose fatte per mesi da Boffo alla moglie del suo amante. Così è venuta a galla la doppia morale del giornalista-moralista: bacchettone in pubblico, allegro in privato”.

Feltri e Belpietro attaccano Ezio Mauro
Ma il direttore del quotidiano cattolico non è il solo – secondo Belpietro – ad essere salito sul pulpito senza averne i titoli. E qui parte un nuovo attacco personale contro Ezio Mauro, direttore di Repubblica, accusato di avere acquistato una casa con una parte del versamento in nero.
Il direttore di Repubblica finisce anche in un fotone di prima pagina sul Giornale (la stessa posizione occupata ieri dalla foto di Boffo) con la stessa accusa ela stessa logica: “occhio per occhio”, come se la posizione di un direttore di giornale fosse equiparabile con quella di un presidnete del Consiglio.

Presumibilmente seguiranno querele, ma l’ordine che viene dall’alto è chiaro: mettere la cacca nel ventilatore e subito dopo accenderlo. Tutto per nascondere lo “stile di vita” di Berlusconi.
La posizione del Comitato di redazione dell’Avvenire
Reagisce anche il Comitato di redazione dell’Avvenire: “Il plateale e ripugnante attacco a Dino Boffo – sulla prima pagina de Il Giornale di oggi – si legge in un comunicato del Cdr – è una chiara intimidazione al direttore di Avvenire e a tutta la redazione del quotidiano. A cui Vittorio Feltri e il suo editore non perdonano l’indipendenza di giudizio e il richiamo ai valori cristiani espressi in questi mesi. Un attacco personale al direttore di Avvenire, ma anche un attacco alla libertà di pensiero e di stampa: esprimendo piena e affettuosa solidarietà a Dino Boffo, la redazione tutta assicura che proseguirà come al solito nel proprio lavoro di informazione puntuale dei lettori esercitando sempre e comunque il diritto di critica oltre a quello di cronaca”.La solidarietà di Franceschini (Pd)”Esprimo piena solidarietà a Dino Boffo e all’Avvenire. E’ un segno di degrado vedere un giornale che usa la tecnica dell’intimidazione per limitare la libertà di espressione e di opinione di un altro giornale”: commenta Dario Franceschini, segretario del Partito democratico.Il Giornale e Feltri: sono atti pubblici
La vicenda nasce, come riepiloga proprio Il Giornale sul suo sito, da una notizia di prima pagina accompagnata da un editoriale di Vittorio Feltri, in cui il nuovo direttore chiamato apposta da Libero al quotidiano della famiglia Berlusconi per “usare la spada e non il fioretto” (cosa già accaduta in passato, nello stesso quotidiano, contro Indro Montanelli) si esprime così: “Il direttore dell’Avvenire non ha le carte in regola per lanciare anatemi furibondi contro altri peccatori, veri o presunti, e neanche per tirare le orecchie a Berlusconi. Il problema è che in campo sessuale ciascuno ha le sue debolezze ed è bene evitare di indagare su quelle del prossimo. Altrimenti succede di scoprire che il capo dei moralisti scatenati nel vituperare il capo del governo riveli di essere come quel bue che dava del cornuto all’asino. Mai quanto nel presente periodo – scrive Feltri, – si sono visti in azione tanti moralisti, molti dei quali, per non dire quasi tutti, sono sprovvisti di titoli idonei. Ed è venuto il momento di smascherarli. Dispiace, ma bisogna farlo affinchè i cittadini sappiano da quale pulpito vengono certe prediche”.

Alla replica di Boffo segue una controreplica di Feltri

Feltri dopo la reazione del direttore dell’Avvenire così replica: “nessun killeraggio ma solo la trascrizione di un documento del casellario giudiziario, cioè pubblico. Abbiamo semplicemente ricordato – dice Feltri – che Boffo ha dovuto rispondere in tribunale di una vicenda, che si è conclusa con patteggiamento e ammenda, e che risulta in modo chiaro dal casellario giudiziario di Terni. Ebbene, questa vicenda attiene alla sfera dei comportamenti sessuali”.
Ultimo aggiornamento: 30/08/09

Lascia un commento