Federalismo: tra Dracula e sanguisughe. Le regioni restituiscano le deleghe!

8 Luglio 2010

Domenico Cambareri

 

Entia non sunt multiplicanda 

Qui si sragiona: i partiti sono una manica di pazzi? – Contro la Bad Bossi Band: ripristiniamo le economia di scale e facciamo restituire le deleghe dalle regioni al governo – Basta con localismo e loculi  di villaggi – Via le deleghe alle regioni – Fermiano la distruzione di Bassanini- Bossi

 

Nell’attuale scontro tra sordi, regioni e governo centrale dimostrano di già i limiti obiettivi di ogni tipo di intervento urgente da parte dello Stato e le necessità e i “diritti” delle regioni ad opporsi. Non entriamo nel merito specifico dell’attuale querelle legata alla manovra finanziaria, ma non possiamo al tempo stesso non enunciare il nostro giudizio di fondo, che include questa come ogni altra possibile controversia tra governo centrale e regioni. Si, è bene che le regioni restituiscano le deleghe e che continui ad amministrare lo Stato.
Bisogna sfatare quanto prima le balle che anche Silvio contribuisce a mettere in giro. I trasferimenti di compiti amministrativi – le “deleghe” alle regioni – non costituiscono e non significano minore apparato pubblico, cioè “meno Stato”, come in termini di sciatto e generalissimo demagogismo in tanti dicono. Su questo, non vi è alcuna incidenza e nessun risparmio, anzi!
L’apparato pubblico rimane quel che è, anzi cresce di più, come è cresciuto a dismisura dalla riforma costituzionale (colpa perpetua e inespiabile) del governo Dababe ( DAlema, Bassanini, Berlinguer). Ogni apparente esemplificazione burocratica, ogni “avvicinamento” al territorio costa sistematicamente una ventuplicazione delle direzioni e degli uffici che sorgono come funghi, quali “corrispettivi” di quelli ministeriali centrali. La manna dal cielo per eserciti di ingrassati e grassatori nuovi dirigenti al servizio del’apparato politico! Se si dovesse ricorrere al sotterfugio di procedere alla privatizzazioni delle attività pubbliche, poi, avremmo addirittura lo scempio completo del “pubblico” per riempire le tasche di nuovi squali falsi imprenditori.
Il ludibrio pubblico a cui è sottoposta ogni minima richiesta di ragionevolezza per colpa della plebea demagogia dei triviali accoliti della Bad Bossi Band e delle piccole bande di contorno dei bevitori dei localismi e dei loculi alpini e subalpini con le canne degli schioppi piene di grappa  non trova il minimo di accoglienza, ogni richiesta di lungimiranza è morta.
Tutto ciò ha significato e significa sradicare dai principi base di ogni scelta politica sensata il criterio dell’economia di scala. Già sul finire del Medio Evo un filosofo ebbe ad affermare: “entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem”. Questo adagio metafisico dovrebbe avere immediata applicazione come ineludibile verità, subito, nel campo delle scelte politiche italiane, purtroppo guidate da pochezza brutale e scellerata e da irrazionalità inaudita. Bisogna fermare ad ogni coso il parassitismo spendaccione  della decentralizzazione e le emorragie che sena sosta ci spremono, cosa che mai gli enti locali “virtuosi” potranno contenere e ripianare.