Terra & simili: cosa c’è di nuovo in astronomia

03 Ottobre 2010

Fonte: Agenzia Spaziale Italiana

 

Trovato l’esopianeta più simile alla Terra

Si chiama Gliese 581g, ha caratteristiche compatibili con la vita e dista 20 anni luce dal nostro sistema solare

 

L’immagine qui a sinistra ha fatto in poche ore il giro del mondo: si tratta di una “elaborazione artistica” che riproduce in primo piano il quarto dei sei pianeti del sistema della stella Gliese 581, nella costellazione della Bilancia, battezzato dagli astronomi dell’Università di California a Santa Cruz e del Carnegie Institution di Washington – che lo hanno ‘scoperto’ – Gliese 581g. Che cosa ha di speciale? Semplice: ad oggi è in assoluto il pianeta maggiormente somigliante alla Terra che sia mai stato individuato. Abbastanza perché sul web, dove la notizia è immediatamente rimbalzata da un continente all’altro, abbiano cominciato a rincorrersi titoli sempre più sensazionalistici: “Trovato il pianeta gemello”, “Primo pianeta abitabile fuori dal sistema solare” e via di questo passo.
 
Un timido invito alla cautela sarebbe invece doveroso, visto che mancano alcune informazioni fondamentali per azzardare serie ipotesi di vita: “Non sappiamo ancora – osserva Enrico Flamini, Chef Scientist ASI – se c’è davvero acqua o ossigeno molecolare. Sappiamo solo che ha una massa tra 3,1 e 4,3 volte quella della Terra e che si trova in un’orbita compatibile con certi fenomeni, tra cui la presenza di acqua liquida”. Una posizione ampiamente condivisa da Raffaele Gratton, astronomo dell’INAF-OA di Padova: “Per comprendere se il pianeta possa ospitare forme di vita – spiega Gratton – occorre poterne studiare l’atmosfera. Pensiamo che l’indicatore fondamentale sia la presenza di O2, molecole di ossigeno che dovrebbero essere abbondanti nell’atmosfera solo in presenza di fotosintesi clorofilliana”, spiega Gratton. “Forme di vita che non usano la fotosintesi sono naturalmente possibili, ma sembra molto più difficile rivelarne la presenza”.
Quel che è certo è che tra i 490 pianeti fino ad oggi scoperti al di fuori del nostro sistema solare, orbitanti attorno a 420 diverse stelle, Gliese 581g è il primo che potrebbe essere adatto a quelle caratteristiche che rendono possibile la vita. Prima di tutto si trova alla distanza ‘giusta’ dal suo sole; poi si tratta di un pianeta non gassoso con una massa simile a quella terrestre (il diametro è tra 1,2 e 1,5 il nostro); inoltre ruota attorno alla sua stella in 36,6 giorni e le sue temperature medie di superficie sono comprese fra -31 gradi e -12 gradi, compatibili con la vita. Sembra infine quasi certo che Gliese 581g mostri sempre la stessa faccia al suo sole, il che assicurerebbe alcune caratteristiche di stabilità climatica importanti, con una parte del pianeta molto più calda dell’altra. Tra l’altro, dista ‘appena’ 20 anni luce da noi (come il pianeta Alkenia de “La freccia oscura del tempo” di Max Wells, pseudonimo di un noto astrofisico italiano) ed è quindi uno dei nostri ‘vicini’ extra solari più prossimi. L’immagine qui a destra mette a confronto il nostro sistema solare e quello di Gliese 581, che ha all’incirca il 30% di massa in meno rispetto al nostro sole (quindi è meno caldo).
 
Caratteristiche che hanno reso estremamente ‘ottimista’ Steven Vogt, l’astronomo dell’Università della California che con Paul Butler ha ‘capitanato’ il gruppo di ricerca che per 11 anni ha collezionato dati con il Keck Observatory nelle Hawaii prima della sensazionale scoperta pubblicata sulla rivista Astrophysical Journal e online su arXiv.org. “Personalmente – ha detto Vogt – viste le potenzialità di quel mondo, sarei propenso ad affermare che le probabilità di trovare vita su di esso sono del 100%”. “Aver trovato Gliese 581g con un numero in fondo limitato di osservazioni – osserva ancora Flamini – invita comunque all’ottimismo, perché significa che di pianeti con queste caratteristiche ce ne sono sicuramente moltissimi. Per questo, per il futuro, è necessario pensare a sviluppare strumenti scientifici, a terra e non, in grado di effettuare rilevazioni sempre più approfondite”.