Amministrative, seconda tornata. Il partito dell’astensione prossimo alla maggioranza assoluta. Notte fonda per la dittatura partitocratica. Queste le cause

25 Giugno 2013

Domenico Cambareri

 

 

 Il costo del regime. 

Il CLN e i partiti della libertà o degli aguzzini della libertà? Ecco le peculiarità della dittatura che vige in Italia

Il partito del popolo dell’astensione denuncia la farsa delle democrazia dei partiti. – Le decisioni prese ieri dal ministro dell’Economia Saccomanno arrivano dopo 65 anni di asservimento della vita repubblicana agli intrighi e alle mafie dei partiti. – Una società derubata e sventrata, una burocrazia al servizio delle elusioni e delle irrisioni delle leggi, uno Stato occupato dalle segreterie di partiti, un Paese in cui i costituzionalisti & affini sono i turiboli  della menzogna partitica che ha espropriato ogni autonomo e superiore ruolo delle cariche istituzionali. – L’unico parziale e debole baluardo rimane il Quirinale,  giacché il Capo dello Stato, anche se eletto dal parlamento della partitocrazia, è l’unico che può vantare in via più elevata ed esclusiva il ruolo di rappresentante del popolo italiano.

 

 

 

 

 

 

 

Gli eletti alla seconda tornata delle amministrative sicialiane brindano, ma brindano tra la polvere e raccattano vittorie tra la polvere. Oltre il 46% dell’elettorato non si è recato a votare. Questo record conferma che siamo in presenza non di una disaffezione o di una protesta ma di una denuncia piena e reiterata delle violenze che il sistema partitocratico continua a compiere inn maniera sistematica e codificata. Su ciò, non può che fare eccezione ilM5S, non perché lo difendiamo ma in quanto esso (al di là da tutte le contraddizioni intestine e tematiche e dall’abbracciare crociate demagoche inaccettabili) si è presentato per contrastare la dittatura dei partiti partendo dal basso, con il tentare di ridare voce agli elettori, con tutti i limiti che stanno emergendo.
Non si tratta di disaffezione e di protesta ma di plateale denuncia, dunque. La cosa è di importanza epocale perché avviene in modo davvero esemplare nella terra in cui, più di ogni altra, il granitico e invincibile modello della corruzione elettorale, delle clientele  personalistiche, familiari e partitiche è stato il più ramificato e inossidabile. In Sicilia, partiti di governo e mafia hanno avuto lo stesso peso specifico sin dall’inizio del tradimento e della guerra civile.  Si sono sviluppati e rafforzati di pari passo, come strutture parassitarie e violente che hanno piegato la storia degli abitanti di questa regione per tutti questi decenni. In questo contesto, i tentativi di distinguere i loro ruoli e le loro storie diventano spesso solo sottigliezze non rilevanti, anche a volere considerare i morti ammazzati appartenenti al partito comunista.
Il modello siciliano, con più o meno grande fortuna, si è moltiplicato in tutte le regioni italiane ed ha costituito sino ad oggi l’esemplarità della costituzione materiale nazionale, fondata sull’esercizio eversivo delle attività partitiche che hanno soggiocato e svenduto la sovranità dello Stato e il ruolo di fedeltà al servizio della burocrazia pubblica, permeandoli inquinandoli e soggiocandoli e ricattandoli sistematicamente. Questa è la vera e più trasparente realtà storica del ruolo svolto al contempo dal CLN sino ai nostri giorni.
Gli intellettuali che in questi ultimi mesi hanno tentato di contrapporre il senso “etico” dei partiti e dei loro uomini dei primi due decenni della storia della Repubblica a quelli dei successivi decenni hanno espresso considerazioni superficiali, acritiche, erronee e gravi se non strampalate e infondate. Nel qual caso, come per Mieli e per Remo Bodei, ciò potrebbe essere stato dettato da una benevola complicità morale tesa a insabbiare ogni spassionata e oggettiva analisi, comprensione e valutazione degli avvenimenti della storia politica italiana e sul peculiare esercizio di corriva violenza alla Costituzione messa in atto dai partiti di quello che fu chiamatosuccessivamente e emblematicamente “arco costituzionale”? Altrimenti, perché mai? Purtuttavia, speriano di essere caduti in un increscioso errore e aspettiamo ogni eventuale desiderio di chiarificazione da parte di Mieli e di Bodei  e di quant’altri hanno espresso simile sconsolante e deplorevole affermazione.
L’ “eticità” dei partiti e dei loro uomini dei primi due decenni della vita postbellica dimostra quanto di illusorio era stato creato da questi attori, e di quanto essi ribaltassero la corretta percezione del senso dello Stato e dell’eticità della sfera civile. La vita pubblica, invero, veniva invece resa subalterna agli interessi più spiccioli delle parti in campo sul piano elettorale e politico. Veniva cioè operato il completo asservimento delle strutture pubbliche agli interessi e alle clientele dei partiti. Una degenerzione totale che invertiva i poli di riferimento, operava una vera rivoluzione di valori e di gerarchie e sovrapponeva il ruolo le funzioni e gli obiettivi dei partiti alle strutture istituzionali  rappresentative, realizzava la più completa e mimetizzata degenerazione del modello democratico e rappresentativo rispetto ad ongi raffronto comparativo. Realizzava sorattutto, con tutto ciò, compiutamente un nuovo modello di regime illiberale e autoritario il quale, senza formalmente incidere sulle articolazioni e sulle funzioni delle istituzioni, senza avere bisogno di ridurre i limiti formali del godimento delle libertà individuali politiche e sociali, li veniva a conculcare attraverso la sistematica occupazione delle cariche pubbliche e parapubbliche e operando il loro sistematico asservimento agli interessi dei partiti. Burocrazia comunale provinciale regionale e statale, enti e aziende pubbliche o a partecipazione statale, banche, attraverso l’occupazione dei centri nevralgici, come le presidenze, le direzioni, i consigli di amministrazione, i revisori, etc. etc. Un modello davvero unico e insuperato, che, al di là dalle contrapposizioni interne fra Dc e PCI di ieri e partiti minori ad essi collegati e PDL e PD di oggi e partiti minori ad essi collegati, ha lasciato inalterata la realtà della logica partitocratica e della struttura di potere di tal fatta.
Un regime di tal fatta, allargando di volta in volta il circuito degli attori e delle platee ristrette che hanno goduto di sempre maggiori prebende, è dunque sopravvissuto per oltre 65  anni. Un vero record, nella storia dei regimi politici autoritari contemporanei, fatta eccezione per quelli totalitari dell’ex URSS e della Cina. Un regime di tal fatta, che al contempo ha proceduto al sempre più colossale indebitamento pubblico e alla sempre più accentuata divaricazione retributiva pubblica fra i normali “dipendenti” e le accolite parentali e clientelari del regime. Ultima, da oltre dieci anni, quella della “dirigenza” pubblica, i cui aumenti retibutivi hanno abbondantemente superato quelli di tutto l’apparato statale. Qualcosa di incredibile e di pazzesco. Alla faccia dello “scimmiottato” e strumentale spoiling sistem americano. Non ultima, l’intoccabilità delle tribù stanziate all’interno della RAI, e delle novelle all’interno delle Autority.
Un regime autoritario, dunque, i cui tratti criminosi costituiscono oramai il perfetto ed esclusivo identikit di una storia tutta italiana, in cui non abbiamo mai trovato accompagnamenti funebri ma gioiosi osanna alla libertà e alla democrazia da parte di chi se l’è scialata e se la sciala  sulla pelle di almeno sei generazioni di questo popolo, dovendoci includere quantomeno altre tre generazioni, giacchè gli indebitamenti cadranno anche su quelli che saranno i nipoti di ragazzi di oggi. Cose che ormai e finalmente tanti italiani cominciano a sapere. Tristissime verità dapprima lungamente denegate perché apparivano del tutto irrealistiche.
 Da questo sintetico quadro, quali riflessioni politologiche e di filosofia politica possono scaturire e quali considerazioni strettamenti “istituzionali” sulle modalità atte a potere intraprendere una strada idonea a condurci alla liberazione da questo regime partitocratico?  Si potrà sperare davvero di dire che le torme di sciacalli sono state poste in prigioni con salde e turrite mura e che dai dilapidatori del nostro Paese potremo trare qualche indennizzo? Si potrà alfine avere qualcosa dal trattato finora non sottoscritto con la Svizzera e si potrà abbattere l’elusione dei grandi capitali su cui mai si si batte alla prova dei fatti il PD?
Ci si potrà liberare, infine e soprattutto, dalla dittatura partitocratica senza dover ricorrere all’uso della violenza dopo tanta violenza subita?