Urbanistica. Il futuro torna nel cuore dell’Eurasia? Astana dice di si

astana lbero   images11 Marzo 2014

Mino Mini

 

 

 

 

 

 

 

 

CITTA’ DELLA GLOBALIZZAZIONE

ASTANA: LA SOGLIA SACRA DELL’EURASIA

La celebrazione del potere e delle sue ambizioni? – Il ritorno nel cuore dell’Eurasia: non sono solo l’Estremo Oriente cinese e il Vicino Oriente arabico a dettare i nuovi canoni delle archistar occidentali. – Un piccolo popolo al centro del grande continente e il suo incontenibile e contestabile presidente si pongono come centro del futuribile mondo euroasiatico e dei suoi già precari equilibri?

 

 

 

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Siamo nell’Asia Centrale dove aleggiano, trasportati dai terribili venti della steppa mongolia in cui sono nati, i miti esoterici dell’Agarthi – il regno sotterraneo – e del Re del Mondo, con le conseguenti idee di una rivoluzione spirituale planetaria da risolversi in una prospettiva di governo mondiale. Non meraviglia, quindi, che la “nascita” nella terra dei cosacchi ( da qasaq = kazak ) di una capitale della steppa che prende il nome di Astana ovvero “soglia sublime”, abbia dato la stura alle prevedibili esternazioni degli appassionati di esoterismo ed a quelle, immancabili, dei complottisti.
 I primi perché ravvisano nel disegno della città e negli edifici, occulti significati esoterici, i secondi perché tali significati li considerano una palese dimostrazione di satanismo volto alla realizzazione di un nuovo ordine mondiale da parte di forze votate al male.
Astana, infatti, appellativo di una città-santuario e quindi sacra, è per costoro l’anagramma di Satana. In tutto questo ribollire di occultismo, satanismo e mundialismo si aggiunge il fatto che il progettista delle realizzazioni più significative di Astana è il massone Norman Foster, il principe delle archistars. Tanto basta a costoro per attribuire ad Astana l’appellativo di Città degli Illuminati, richiamando alla memoria il famoso ordine segreto bavarese fondato nel 1776 da J. Adam Weishaupt e le sue pratiche iniziatiche che, per altro, nulla avevano a che fare con la massoneria.
Ce n’è abbastanza per insinuare che il Messaggio del Capo dello Stato, Nursultan Nazarbayev al popolo del Kazakistan: La via del Kazakistan-2050 altro non sia che la maschera volta a nascondere una visione occulta dello stesso di un Nuovo Ordine Mondiale da realizzare secondo il mito.
Ce n’è abbastanza anche per stimolare la curiosità di chi scrive queste note posto che Astana si presenta come l’unica città a NON essere realizzata dalla speculazione edilizia. Viene, perciò, da domandarsi: se non è l’auri sacra fames – l’esecranda fame dell’oro – (Eneide 3,56) a governare la sua realizzazione, come avviene nelle ecocompatibili smart cities della globalizzazione, cosa ha mosso Nursultan Nazarbayev ad edificare Astana? E’ palese il desiderio di inverare, rendere concreta, una visione del mondo in termini di strade, spazi urbani, edifici speciali e residenze. Il compito che ci proponiamo, allora, è capire quale sia questa visione e se la realizzazione sia stata coerente con la stessa.
Vediamola allora nel tracciato delle sue strade, nei suoi spazi urbani e nei suoi edifici. Innanzitutto cancelliamo l’idea diffusa di una città di recente fondazione ab nihilo.
Astana esiste dal XIX secolo, quando un gruppo di cosacchi siberiani provenienti da Omsk, abbandonò il nomadismo, fondò una fortezza sul fiume Išim che diede origine alla città attuale con il nome di Akmolinsk. Fu il primo dei nomi della città; il secondo Città delle Terre Vergini ovvero Tselinograd, gli fu dato nel 1961 e mantenne questo nome fino al 1998 quando, divenuta capitale dopo l’indipendenza dall’URSS, prese l’attuale denominazione.astana prospetto centrale 1
La città si è espansa, con una congerie di tessuti urbani, principalmente sulla sponda nord nord-est del fiume Ishim e seguendo lo stesso lato allorché il fiume piega verso sud-est. Dopo la piega il corso del fiume forma un’ansa. E’ proprio partendo da quest’ansa che la Astana di Nazarbayev si proietta da est ad ovest con una stupefacente composizione urbana che, per come è strutturata, si propone, con il suo prolungamento, come una cerniera di ribaltamento della città verso sud. Questa cerniera di ribaltamento, il cui asse è leggermente inclinato di 13°67 rispetto all’andamento est-ovest, si dispiega, secando l’ansa del fiume, per più di 10 chilometri e mezzo con una larghezza regolare di 1274 metri. Un enorme rettangolo delimitato, nella sua lunghezza, da due arterie che attraversano il fiume racchiudendo, fra i due ponti, l’ansa che tanta parte recita nella composizione urbana. Questa si colloca dentro l’enorme rettangolo longitudinale collegata al resto della città da due arterie trasversali poste a 2385 metri l’una dall’altra.
Insistiamo con il riportare le misure per poter consentire a chi ci legge di farsi un’idea di Astana confrontandola con la propria esperienza urbana.
Ritorniamo al nostro rettangolo (2385×1274 metri); mediante due strade dividiamolo, nastna prospetto centrale 2 imagesGLXPUVBNel senso della lunghezza, in tre parti: una centrale di larghezza doppia delle due laterali. Prolunghiamo la parte centrale aggiungendo ad ovest un’”appendice” ad esedra che si estende per altri 527 metri c.ca e ad est aggiungiamo un rettangolo profondo 554 metri a cui applichiamo un altro emiciclo che si inserisce nell’ansa del fiume architettonicamente banchinata per 304 metri.
Ebbene, abbiamo ottenuto una composizione spaziale analoga a quella dei giardini della Tour Eiffel a Parigi. Solo che, a fronte dei 483 metri c.ca che intercorrono fra le laterali Avenue de Suffren e Avenue de la Bourdonnais, abbiamo i 1274 metri che intercorrono fra le laterali Sarayshyq Str. e Syghanaq Str di Astana e a fronte dei 1932 metri che intercorrono fra la Place de Fontanoy e Place du Trocadero abbiamo i 3664 metri fra le apici delle due esedre che abbiamo descritto ma che, per mantenere il confronto, dovremmo estendere fino ai 4621 metri che intercorrono fra l’apice dell’esedra ovest e la piramide della Pace e della Conciliazione.
Perché Parigi per fare il confronto? Perché non esistono in Italia spazi di tale dimensione da poter effettuare un paragone. I 410 ettari dell’Astana monumentale, ad esempio, riempirebbero l’80% del Centro Storico di Roma. Sempre rimanendo nella Capitale che gode di una spazialità più aperta che altre città italiane, se dovessimo raffrontare l’asse monumentale di Astana con il rettilineo via del Corso-via Flaminia, dovremmo coprire la distanza che intercorre tra piazza Venezia e l’ultima traversa della via Flaminia poco prima di piazza Apollodoro ( palazzotto dello Sport). L’intero asse di Astana fino alla piramide equivarrebbe alla distanza tra piazza Venezia e l’imbocco di Ponte Milvio.
L’enorme dimensione della parte monumentale di Astana non rende, però, l’altrettanto rilevante carica simbolica degli edifici che insistono sull’asse. Ripercorriamolo da ovest ad est.
La prima esedra racchiude al proprio interno la gigantesca tenda detta Khan Shatyr progettata da Norman Foster. I turco-tatari, come altri popoli, immaginano il cielo come una tenda e, per il loro simbolismo, la stessa è un luogo sacro in cui si manifesta il divino. Proseguendo lungo l’asse ci imbattiamo in un enorme complesso circolare ( 368 mt. di diametro ) centrato a cavallo dell’asse. Lo stesso entra nel complesso attraverso un gigantesco portale che riveste un evidente significato simbolico.
Il simbolo della porta, che lo stesso nome di Astana richiama, è proprio di moltissimi popoli e indica, in positivo, l’ingresso ad un luogo elettivo e tale è, appunto, il complesso circolare. Il cerchio è la forma abituale dei santuari presso i nomadi, ed i kazaki lo sono stati per millenni prima di sedentarizzarsi. Erano, in antico, i Sarmati e gli Sciti; in epoche più vicine fecero parte del Turan e dell’Orda d’oro e mantennero il loro carattere anche come qazaq, ovvero cosacchi.

 

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C’è molto di più nella simbologia del cerchio. E’ il segno dell’Unità del principio e di quella del Cielo e, come tale, indica l’attività ed il movimento ciclico ed è, quindi, simbolo anche del tempo. Inoltre, nella tradizione islamica la forma circolare è considerata la più perfetta e il segno dell’assoluto. Attraversando il cerchio, si percorre un viale largo 127 metri circa decorato a giardino immagine del paradiso secondo la tradizione islamica. Considerando che Astana è la capitale più fredda del mondo dopo Ulan Bator, realizzare un giardino sull’asse centrale è da considerare un puro atto di fede.
Questa strada-giardino arriva in una grande piazza (256×517 mt.) dove, all’interno di un cerchio il cui centro è posto sull’asse, si erge la torre Bayterek progettata da Norman Foster. Alta 97 metri, termina in una sfera gialla. Simboleggia l’Albero cosmico del Kazakhstan lo Zher Kindingi, l’Ombelico della terra, ci dice il prof. Ermanno Visintainer Gli Altaici, turco-mongoli, dicono che prima di venire sulla terra le anime umane risiedono in cielo o sulle cime celesti dell’albero cosmico, in forma di piccoli uccelli e sembra che lo Zher Kindingi simboleggi la leggenda dell’uccello magico Samruk che deponeva le sue uova, contenenti tutti i desideri umani, fuori della portata degli uomini. All’interno della sfera è contenuta, circoscritta in un triangolo dorato, l’impronta della mano del presidente Nazarbayev, chiaro simbolo islamico ad indicare i cinque pilastri della fede.
Riprendendo il viale fiancheggiato da enormi edifici a corte lunghi 361 metri, si varca un’altra soglia rappresentata da due imponenti “colonne” tronco coniche dorate. E’ ancora il simbolismo della porta che si ripete a conclusione di un percorso assiale che termina di fronte al palazzo Ak Orda, sede del presidente Nazarbayev. Questa volta, la soglia non introduce, ma volge verso l’esterno il percorso “iniziatico”. Infatti è il varco di un enorme complesso edilizio ad arco di cerchio lungo 990 mt. rivolto verso Ak Orda .
Come si vede, Astana parla, rivela la visione del mondo del presidente Nazarbayev nella quale l’islam dei turcofoni kypehak-nogay si fonde con la visione cosmica dei nomadi.
Ci eravamo posti il quesito se la realizzazione di Astana in termini architettonici fosse coerente con questa visione del mondo. Ad avviso di chi scrive, il linguaggio architettonico impiegato – ma si dovrebbe parlare di linguaggi – fa torto al significato della città. Nazarbayev è musulmano e come tale non ha la pretesa di costruire il mondo come, un tempo, aveva la nostra cultura; sua intenzione è realizzare dei Vestigia Dei , simboli della presenza e della volontà divina. Ma il mix di linguaggi e stili occidentali rivisitati in oriente, che formano l’immagine di Astana, non è adeguato ad esprimere una visione cosmica come quella che si avverte nelle intenzioni di Nazarbayev. Il linguaggio necessario non è stato ancora elaborato.
Nonostante il notevole impianto urbano impresso dal progettista Kisho Kurokawa, la cultura contemporanea non è in grado di esprimere organicamente una dimensione spaziale così vasta come quella di Astana, affetta da gigantismo. Il ricorso al “mercato” della cultura architettonica internazionale ha fornito un campionario di prodotti disomogenei, più o meno spettacolari, volti a soddisfare i “gusti” più diffusi, ma assolutamente incapaci di esprimere l’Unità dei distinti, come sembra che fosse ed è l’esigenza del committente Nazarbayev.