Francesco Panico, un pittore autodidatta raccontato dal figlio

18 Marzo 2015

Fonte: Politicamentecorretto.com

Giovanni Canzano

 

 
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 (Nella foto Francesco Panico a  Roma alla premiazione “La visione di s. Crispino” olio su tela 1997).

Canzano 1- Chi era suo padre Francesco Panico un pittore che vogliamo ora presentare con citazioni di critici d’arte tratte da riviste della seconda metà degli anni Settanta?
PANICO – Francesco Panico è stato un pittore dilettante che ha vissuto questa vocazione tra Parabiago, in Lombardia a pochi chilometri da Legnano, e poi ad Aprilia, nel Lazio a sud di Roma. Nacque a Napoli il 16 giugno 1932, ed è morto ad Aprilia il 22 agosto 1996, ma non si può dire sia stato lombardo o laziale di adozione: è rimasto napoletano, forse italianizzato dal lavoro e dalla straordinaria capacità di adoperarsi con generosa maestria. Possiamo dire certamente che si sia interamente votato ai principi di una Italia fatta di lavoro ed emigrazione (Svizzera e Germania dapprima, poi Lombardia, Napoli ancora al nord Italia e quindi nella pontina Aprilia) e di valori della famiglia e della sana educazione.
Al lavoro, al matrimonio e alle cure della famiglia giunge poi l’imperativo dell’arte, come mi ricordo, che l’assorbiva nel dopolavoro o, la pittura, come scrive con modestia mio padre Francesco, come in alcuni suoi scritti inediti da me ritrovati anche sotto forma di racconti, nel senso di evocazione di vita dalle pennellate di pittura che assumono valore in quanto offrono ad ognuno il suo possibile tempo liberato dalle pastoie quotidiane grazie alle moderne tecnologie, che lui ha adoperato e tramutato – con sua modestia – in arte.  Credo un interesse per Gustavo Adolfo Rol che in quegli anni si “sussurrava” essere anche un grande pittore, soprattutto in Alta Italia, lì dove, da residenti, la mia famiglia vedeva anche i programmi radiotelevisivi della Svizzera italiana; attenzione all’arte come comunicazione dell’anima che credo abbia fatto polarizzare la sua attenzione sui colori ad olio su tela in modo così sublime. Modestia? Certo, sapeva rimanere l’operaio di fabbrica, forse simile ad un Sthakanov italiano che, come sappiamo non era un uomo-macchina, ma era un caposquadra e utilizzando macchinari che lui stesso si ingegnava a costruire, aumentava produttività diminuendo il lavoro nel senso del faticare, secondo un antico adagio italiano del lavoro ben fatto e nobilitato in quanto diviene “Fatica senza fatica”. Ma questo non è stato capito a suo tempo.
Così è stata la sua vita, un adempimento ai valori e tra questi l’arte di dipingere, da lui chiamata semplicemente pittura.
Ecco perché tutti i suoi personaggi sulle tele sono colti nelle quotidiane attitudini e in tutti gli strati sociali.
Canzano 2- Come è nata questa vocazione, passione di Francesco, per la pittura ad olio?
PANICO – Nell’estate del 1970 i miei affittarono una nuova casa a Parabiago. Abbastanza grande, era il caso di abbellire le pareti. E mio padre di sabato andando a Legnano, alla fiera mercato di libri, quadri antiquariato, ne rimase affascinato.
Ne conservo, al riguardo, una sua poesia-racconto.
Compra un paesaggio ad olio e vi riflette su.
Il giorno della Befana del 1971, ricevo vari regali, tra cui una tavolozza, di colori, pennelli e tutto l’occorrente per la pittura ad olio. “Mah, questa Befana… teniamo questo regalo da parte, su quel mobile” … disse papà, e la mamma annuì sorpresa anche, lei, ma sorridente.
Iniziò così a comprare tele bianche e a dipingerle.
Da Parabiago nell’estate del 1973, il trasferimento ad altro lavoro in uno stabilimento calzaturiero, lo portò con la famiglia ad Aprilia, dove la vocazione pittorica maturò al punto di divenire introspezione artistica e passione raccolta, antologia dei sottili e significativi aspetti di vita rifatti in luce e scuri materici che equilibrano lo spirito intelligente delle visioni trasformati su tele con colori ad olio. Su di lui, per meglio esprimere questa evoluzione, voglio citare la critica d’arte Caterina Nagliatti che negli anni settanta così scriveva:
“Quando si imbatte in una azione significativa, sente il bisogno di trasferirla sulla tela: è questa la sua maniera di cooperare con i suoi simili allo scopo di dare rilievo a tutto ciò che egli ritiene importante.
L’artista ama i colori scuri, gli ambienti chiusi, ove la luce si incunea in una zona con limiti ben definiti. Il suo cromatismo possiede confini nettamente delineati, ove un colore non tende ad amalgamarsi con l’altro, ma rispetta una specie di linea di demarcazione senza voler accennare a superarla. Così i contrasti risultano a volte dolci e a volte duri, ma sempre ordinati, come se il pittore stesso, prima di stenderli, li avesse messi insieme nella propria mente, sotto il controllo della ragione.
Le sue stesure ne risultano pulite, levigate e bene equilibrate.
Questa sua maniera di esprimersi è dettata da un ordine interiore e, forse, da un senso di solitudine, che permettono al pittore di analizzare il soggetto con cura prima di metterlo in luce.
Il suo realismo, tuttavia, non risulta mai crudo od esasperato e induce a pensare che l’artista «voglia» vedere soltanto il lato buono delle cose e degli uomini e indulga volutamente sulle debolezze umane. Il giudizio che egli esprime, però, non ci autorizza a credere che egli sia un permissivo o un compiacente”, ma soltanto un «comprensivo», che riesce a giudicare con sentimento fraterno.
La sua registrazione è immediata, poiché trae le sue stesse origini dalla sensibilità stessa dell’artista, così toccata dalle lotte e dalle frustrazioni quotidiane, e pronta ad essere evocata e trascritta.
In tutta la sua produzione si avverte l’ansia di una disciplina che affonda le sue radici nella spiritualità e nella severità di un ordine interiore.
Nelle sue opere, la forza non è prevaricazione, ma liberazione.
Dalla scena della vita egli trasceglie ciò che possiede una bellezza interiore piuttosto che esteriore e generalmente le sue trascrizioni rispettano i canoni della scienza dell’espressione arricchita da un apporto personale che assume valore di testimonianza, per cui i contenuti e le soluzioni stilistiche acquisiscono il carattere inconfondibile e attendibile di storia e non di leggenda.
Panico è un pittore che ama affrontare a viso aperto i vari aspetti della vita sociale e metterne in luce i più significativi.
Troviamo così, nella sua produzione, «L’intervento chirurgico», «II comizio», «La prima sigaretta».
Egli non improvvisa, ma rileva, annota, poi trascrive. La sua presa di conoscenza si rileva una fonte di informazione di cui da atto al suo pubblico, senza esasperare la forma, il colore o il significato, ma con serenità e con senso di giustizia. Vorrei quasi dire che registra le sue ricerche con un ordine mentale estremamente controllato e poi, allo stesso modo, le traduce sulla tela.
La semplicità del suo animo si riflette nelle sue opere, la cui stesura è serena e tersa anche
quando ritrae un conflitto di idee, ed ha il valore di un documento.
La sua ragione riesce ad ottenere una specie di vittoria sulla sua sensibilità; le sue emozioni vengono passate al vaglio dell’ intelletto prima di essere «fermate».
Questo artista ha un solo grande difetto: la modestia, che gli impedisce di farsi conoscere.
Parla poco di sé e non mi è stato possibile scoprire un solo elemento del suo iter pittorico. Preferisce siano gli stessi suoi quadri a rivelare quanto ha tratto dalla realtà e quando vi ha messo del proprio spirito e del proprio intelletto.
«I premi non hanno importanza, dice, sono le opere che possono contare o meno».
Possiede indubbiamente quell’umiltà ch’è consapevolezza e speranza insieme.(Caterina Nagliatti, Economia pontina, 1976 n°10-11-12, mensile della Camera di Commercio Industria Artigianato di Latina, anno XXII – Nuova Serie, pagg 84, 85)
Il critico d’arte Italo Marucci che lo ha intervistato, a seguito di premiazioni pittoriche e per l’“Unione Editoriale – per la diffusione del libro – per il catalogo Artisti del Lazio” (20 febbraio 1978), scrive:
 Francesco Panico è uno di quegli artisti che si autodefiniscono dilettanti. Panico è dilettante per il semplice fatto che non vive esclusivamente di pittura. Quanti sono gli artisti in Italia che non fanno altre attività? Chi l’insegnante di educazione artistica, chi il grafico, chi l’illustratore o l’impiegato ma tutti si sentono prima pittori o meglio artisti e poi, magari per hobby, insegnate, illustratore o impiegato (fatte naturalmente le dovute eccezioni). Panico è un uomo modesto che la sera, tornando a casa dopo il duro lavoro di operaio, dipinge sacrificando il tempo libero alla famiglia e al divertimento. Non frequenta salotti borghesi e quindi non fa vita salottiera né si atteggia ad intellettuale tanto che parlando dei suoi quadri si esprime dicendo… « noi pittori » e non « noi artisti ». Il suo piacere più grande, dopo il lavoro, è quello di veder realizzato sulla tela il ritratto di un calzolaio, la figura di un pescatore, la contestazione al livello di Giunta comunale. Panico è un contestatore nato senza saperlo. Gli altri artisti quando dipingono gli operai devono operare un transfert tra la loro condizione e quella del soggetto che vogliono fissare sulla tela. Per Panico tutto è naturale: gli operai che lui raffigura non sono rugosi, brutti come certa morale li vuole, ma sono persone come noi con il proprio dolore dentro e non abbrutiti come una certa scuola pseudorealista ce li fa vedere. Francesco Panico è semplice come le sue tele. Pur non avendo fatto scuole artistiche, i toni chiari e scuri, i neri, i marroni sono sfumati come usciti dai pennelli di un accademico. È il caso di dire: se Panico avesse potuto frequentare il Liceo o l’Accademia, forse avremmo uno di quegli artisti che i collezionisti si contendono a suon di milioni.
Tra i tanti premi ricordiamo la riviste di settore: la Medaglia d’oro da parte della Rivista «Giornate Italiane» è stata assegnata al pittore Francesco Panico per l’opera «I Filosofi» presentata in occasione della Mostra Collettiva avvenuta al Teatro delle Muse. Il quadro presenta due persone intellettuali che sedute attorno ad un tavolo meditano. Nei loro occhi il pittore fa apparire una luce intelligente, il portamento dei due è senz’altro di persone che astraendosi dai concetti terreni pensano a favore dell’umanità. I colori dell’opera sono ben dosati e si basano sul marrone, una luce bianca filtra dalla finestra come se fosse «l’ispirazione». Si può riassumere che il quadro è di buona fattura sia per cromatismo che per tratto.
Ancora su Francesco Panico il titolo: «Notizie sulla pensione», è il quadro che questo pittore ha presentato alla Rassegna Pittorica denominata «PREMIO PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE LAZIO E STAMPA PERIODICA 1974» avvenuta presso il Teatro delle Muse nel dicembre, 1974.
Il giornale «Corriere Laziale» gli ha assegnato come premio il Trofeo d’oro quale riconoscimento per le sue qualità artistiche. L’opera, come appare dalla fotografia, è viva sia per l’insieme sia per l’espressione dei volti tesi per le notizie che un pensionato legge a loro; quindi espressionismo e realismo assieme. Ma quello che da valore a quest’opera oltre a quanto già detto, sono la costruttività d’insieme e lo speciale cromatismo che nel caso specifico verte su di un grigio marrone il quale accentua l’effetto dell’opera. Questo bicolore fuso in sfumature non appesantisce il dipinto, anzi ne caratterizza la ragione d’esistenza, inquadrandola nei giusti canoni cromatici. In altri quadri il Panico ha dimostrata di avere realismo seppure agisce con la fantasia nella costruzione dei suoi dipinti.
Francesco Panico per l’opera «I Filosofi» presentata in occasione della Mostra Collettiva avvenuta al Teatro delle Muse.Il quadro presenta due persone intellettuali che sedute attorno ad un tavolo meditano. Nei loro occhi il pittore fa apparire una luce intelligente, il portamento dei due è senz’altro di persone che astraendosi dai concetti terreni pensano a favore dell’umanità. I colori dell’opera sono ben dosati e si basano sul marrone, una luce bianca filtra dalla finestra come se fosse «l’ispirazione». Si può riassumere che il quadro è di buona fattura sia per cromatismo che per tratto. Ancora su Francesco Panico il titolo:  «Notizie sulla pensione», è il quadro che questo pittore ha presentato alla Rassegna Pittorica denominata «PREMIO PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE LAZIO E STAMPA PERIODICA 1974» avvenuta presso il Teatro delle Muse nel dicembre, 1974.
Il giornale «Corriere Laziale» gli ha assegnato come premio il Trofeo d’oro quale riconoscimento per le sue qualità artistiche.L’opera, come appare dalla fotografia, è viva sia per l’insieme sia per l’espressione dei volti tesi per le notizie che un pensionato legge a loro; quindi espressionismo e realismo assieme. Ma quello che da valore a quest’opera oltre a quanto già detto, sono la costruttività d’insieme e lo speciale cromatismo che nel caso specifico verte su di un grigio marrone il quale accentua l’effetto dell’opera. Questo bicolore fuso in sfumature non appesantisce il dipinto, anzi ne caratterizza la ragione d’esistenza, inquadrandola nei giusti canoni cromatici. In altri quadri il Panico ha dimostrata di avere realismo seppure agisce con la fantasia nella costruzione dei suoi dipinti.

 

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Giovanna Canzano – © – 2015