Nuovo mappamondo Trumpbattles. Schermaglie e guerre commerciali fra USA, Cina, Europa, Russia. E non solo

 

07 Maggio 2019

Fonti: Startmag, Bloomberg, Ian Bremmer

Autrice: Daniela Coli

Nota di Domenico Cambareri

 

 

 

HUAWEI, G5 E IL SYLLABUS TRUMPIANO:

STRATEGIE DEL CAOS, DESTABILIZZAZIONI, SPIRALIZZAZZIONI DEI RICATTI,

SPRINT DEGLI ARMAMENTI H.T. 

PER L’ESERCIZIO INCONTRASTATO DELLA SUPREMAZIA DEI PROFITTI

 

 

 

 

Ma chi ci assicura che, se nel frattempo vera guerra non ci sarà, fra meno o poco più di due lustri Washington non si alleerà proprio con Pechino?

 

 

In un lineare, limpido e sintetico  articolo per Starmag on line, l’autrice presenta le dinamiche di maggiore rilievo in atto a livello planetario e i possibili corti circuiti in riferimento alle nuove strategie del caos attivate da Trump, che sconvolgono in più punti cruciali gli “asset” teorici e operativi dei t.t. a stelle e strisce. E che sconvolgono ancor più, a nostro avviso, la già tenue linea di discrimine fra avversario e nemico, tanta cara all’ideologia che sta a base delle concezioni strategiche americane, quella cioè di definire avversario e soprattutto in via quasi automatica nemico chi non si inquadra nella logica della supremazia dei commerci e dei profitti di trust,holding e, in particolare, oligopolio finanziario tossico statunitensi. Logica che si articola in esercizio della supremazia e in esercizio della subalternità politica e della sudditanza tecnologica e economica.  – D.C.

 

Chi pensa che siamo entrati nell’era di un nuovo bipolarismo tra Cina e Usa non si è accorto che gli Stati europei alleati degli Usa, compresa l’UK, hanno fatto accordi con la Cina e aderiranno probabilmente alla rete 5G. 

L’analisi della professoressa Daniela Coli

L’America di Trump è diventata imprevedibile e gli alleati degli Stati Uniti diversificano le alleanze: fanno accordi commerciali tra loro, senza gli Usa, e con la Cina.
Basta un tweet di Ian Bremmer sui paesi che hanno bandito Huawei (Australia, Giappone, Taiwan e Usa), sui tanti paesi europei e sudamericani che hanno accettato Huawei, sia pure esprimendo per ora riserve per la rete 5G, e su quelli che hanno abbracciato Huawei: oltre alla Cina e all’Indonesia, Arabia saudita, Emirati, Turchia, Sud Africa.
E’ significativo che alleati strategici di Trump, come Arabia saudita ed Emirati, abbiano abbracciato Huawei, e, insieme a essi, anche la Turchia, membro Nato, che già compra dai russi i sistemi missilistici antiaerei S-400.

 

Ancora più significativo se si tiene presente che l’Arabia saudita non è solo una potenza rivale dell’Iran, ma anche della Turchia. Se Arabia saudita, Emirati e Turchia, Stati rivali, alleati degli Usa, abbracciano Huawei significa che non ritengono la compagnia cinese, leder mondiale dello sviluppo della rete 5G, possa spiarli e danneggiarli.
L’Arabia saudita ha con l’Iran, nemico degli Usa, una proxy war in Yemen, un Vietnam ai confini, e la Turchia ha messo MbS in grandi difficoltà per l’assassinio Khashoggi. Eppure aprono a Huawei e la Cina è il nemico numero degli Usa dove la sinofobia è ormai bipartisan.
Trump ha imposto le sanzioni per il petrolio iraniano agli stati Ue e ora toglierà le esenzioni dalle sanzioni a Cina, India, Turchia, Giappone e Corea del Sud.
La situazione è quanto mai complicata: nel documento della National Security Strategy Trump definisce nemici Cina e Russia, ma ha definito nemico anche l’Europa, alleata degli Usa con la Nato.
Il caos aumenta se teniamo conto delle guerre commerciali in corso degli Usa con Cina, Giappone, Canada ed Europa. Trump si è ritirato dal TTP asiatico, dal trattato sul nucleare iraniano, da quello INF con la Russia, per cui gli Usa potrebbero schierare di nuovo in Europa i missili contro la Russia, se la Nato, dichiarata da Trump obsoleta, continuerà a esistere.
Bloomberg ha accusato Trump di non avere una strategia e di provocare caos con l’ossessione Iran, mettendo sanzioni agli alleati europei, al Giappone, e di non sapere gestire il rapporto con Cina e Russia.

 

@ianbremmer

political scientist, author, prof at nyu, columnist at time, president , . if you lived here, you’d be home now.

close

Se si desidera non visualizzare gli annunci basati sui dati comportamentali anonimi, come da regolamento OBA è possibile fare opt-out. Per quanto riguarda le campagne di questo annuncio (leggi da sinistra a destra e dall’alto verso il basso):
Tutte le campagne sono erogate da Ligatus
Opt out da questa pubblicità online
If you as a publisher have any complaints about one of the ad creatives, please visit the following link to receive detailed information about the advertiser.
 Alcuni mesi fa, in una intervista do Edward Luce sul FT, Kissinger disse che Trump era un segno dell’epoca, intuiva che stava finendo un ordine mondiale, ma non aveva una strategia.

 

In realtà, gli alleati degli Usa tentano di contenere Trump, negoziando, alleandosi, con accordi tra loro come col deal tra Ue e Giappone, e anche con accordi con la Cina.

Il Giappone ha appena attivato un patto commerciale col Canada senza gli Usa, e Abe si è dichiarato pronto a andare “senza alcuna condizione” in Nord Corea per incontrare Kim Jong-un, mentre il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha subito invitato Abe per superare i problemi del passato con la Sud Corea. Insomma, gli alleati degli Stati Uniti si stanno organizzando per vivere senza gli Stati Uniti.

Un colpo per gli Usa arriva dal Regno Unito, il cui governo ha appena licenziato il ministro della Difesa per avere riferito alla stampa che l’UK era pronta ad accettare Huawei e la rete 5G, notizia che doveva rimanere top secret. Poi dall’UK sono arrivate notizie di restrizioni per la rete 5G, ma per il ruolo del Regno Unito nei Five Eyes non è una notizia rassicurante per gli Stati Uniti.

Tutti gli alleati europei degli Usa e l’Ue hanno accordi commerciali con la Cina: i governi filo-Trump come quello italiano e ungherese hanno addirittura firmato il MoU con la Cina e appaltato porti col consenso Ue.

Singolare la notizia che Trump invita Orban a Washington, ma Orban ha firmato un Mou con la Cina, nemica di Trump e ha già preso prestiti dalla Cina. Orban è trumpista contro l’immigrazione, ma diverge sulla Cina e l’Ungheria sopravvive per le aziende tedesche.

Chi pensa che siamo entrati nell’era di un nuovo bipolarismo tra Cina e Usa non si è accorto che gli Stati europei alleati degli Usa, compresa l’UK, hanno fatto accordi con la Cina e aderiranno probabilmente alla rete 5G.

Perfino Israele, la cui esistenza dipende dagli Usa, ha dato in appalto il porto di Haifa, sbarco della marina Usa, alla Cina. Come ha cinguettato Bremmer su Twitter la Cina è ormai una superpotenza tecnologica e non ha copiato gli Usa perché la rete 5G, come afferma la nipponica Nikkei Asian Review, ha superato la rete 4G di Usa e Giappone e detiene un terzo dei brevetti chiave associati alla nuova telecomunicazione, sviluppata da una nuova generazione di industrie avanzate. Quindi il futuro, per ora, pare essere la rete 5G e non ha senso continuare ad accusare i cinesi di copiare l’Occidente, sostiene Bremmer.

Per Bloomberg Trump non ha strategia e genera caos, ma è anche è eccessivo dare a Trump la responsabilità di ciò che accade. La realtà è che il divide et impera degli Usa non funziona più e gli Usa non sono più neppure i campioni della balance of power.

Convinti della propria superiorità, gli americani erano persuasi, come sostiene Niall Ferguson, che avrebbero sempre creato nuovi Apple e i cinesi li avrebbero solo assemblati. Poi si sono accorti che la Cina era diventata una superpotenza economica e tecnologica, detentrice insieme al Giappone del debito americano.

L’egemonia del dollaro dipende dall’Arabia saudita e dagli stati arabi dell’Opec che hanno deciso di vendere il petrolio solo in dollari alla fine del sistema Bretton Woods. Dall’accordo tra Nixon e re Feisal, per cui i sauditi in cambio di sicurezza militare accettarono pagamenti del petrolio solo in dollari, l’Arabia saudita è diventata l’alleato indispensabile per gli Usa. E l’Arabia saudita non è un alleato facile: ha posto fine alle Arab Spring, sostenendo e finanziando il golpe militare di Al Sisi in Egitto e ogni tanto minaccia di abbandonare il dollaro: l’abbandono del petrodollaro sarebbe un’opzione nucleare. Il mondo arabo ha il proprio punto di vista, come l’Asia, e ignorarlo può essere catastrofico per Trump, come lo è stato per Bush jr e Obama.

“Vincere senza combattere” è il famoso motto di Sun Tzu e la Cina, che conosce assai bene l’arte della guerra, sembra riuscirci. La Cina ha un grande vantaggio: non ha mai colonizzato il Medio Oriente, né l’Africa, né mai aggredito l’Europa. Non esporta ideologia, non chiede ad africani e arabi di rinunciare a fede religiosa, costumi, né di cambiare sistema politico.

Per il Medio Oriente e l’Africa la Cina è un’opportunità. E anche per gli europei la Cina è un’opportunità. Per questo, come dice Edward Luce, il prossimo secolo sarà asiatico e tutti aprono alla Cina. Da “indispensable nation”, come li definiva Madeleine Albright, segretario di Stato di Bill Clinton, gli Stati Uniti stanno correndo il rischio di diventare la nazione irrilevante. Trump scrive tweet fire and fury, gli Stati alleati rispondono educatamente agli Usa, ma hanno trovato la nazione balance of power degli Stati Uniti, la Cina. E, per questo, la Cina vince senza combattere?