Costituzione e partiti. I paradossi di Ainis e il regime della demofollia che è doveroso abbattere

30 Dicembre 2019

Fonti: La nave di Teseo, La Feltrinelli, IBS, Mondadoristore, Ansa, Repubblica, Maxxi, Corriere.it, libreriauniversitaria.it

Nota di Domenico Cambareri

 

 

 

I PARADOSSI PARTITOCRATCI E LA PERVERSA EVERSIONE

 

 

La democrazia italiana è lunatica come un adolescente implume, come una ballerina di flamenco. Da qui la sua cifra distintiva: gli sbalzi d’umore, l’incoerenza, le scelte capricciose. E un’onda emotiva perennemente inquieta, che sommerge la ragione. I nostri governanti – non tutti, si capisce – non conoscono il passato, non hanno abbastanza fantasia per proiettarsi nel futuro. Sicché girano in tondo, scambiandosi ruoli e competenze come durante una quadriglia, il vecchio ballo popolare. Ma a ballare sono soprattutto le istituzioni dello Stato italiano, quando succede che la legge faccia le veci della sentenza, quando il governo detta legge in luogo delle Camere, quando la magistratura colma i buchi della legislazione. Ogni Stato è un’impalcatura che serve a imbrigliare le passioni. Se l’impalcatura crolla, le decisioni collettive diventano per lo più emotive, contraddittorie, irragionevoli nel loro bilancio complessivo. E il seme della follia s’impadronisce della cittadella pubblica, della stessa vita democratica. Forgiando una nuova forma di governo, o meglio di non governo: demofollia, chiamiamola così.    Michele Ainis

Michele Ainis è fra i più noti costituzionalisti italiani. Scrive su “Repubblica” e su “L’Espresso”. Dal 2016 è membro dell’Antitrust. Fra i suoi ultimi volumi: Privilegium (2012), Le parole della Costituzione (2014), La piccola eguaglianza (2015), L’umor nero (2015). Per la nave di Teseo ha pubblicato il saggio La Costituzione e la Bellezza (con Vittorio Sgarbi, 2016) e il romanzo Risa (2018)
  • Editore: La nave di Teseo
    Collana: I fari
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2019
  • Prezzo €17,00
    EAN: 9788834601297
    ISBN: 8834601297
    Pagine: 222
    Formato: rilegato

 

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LA COSTITUZIONE CHE I PARTITI HANNO MANGIATO A COLAZIONE, PRANZO, MERENDA E CENA

 

Libro, rivolto pressoché a tutte le fasce di lettori, che va letto con interesse. Libro che presenta l’analisi attenta, cruda e spassionata ancorché puntuale e severa del costituzionalista Miche Ainis. Uno dei non molti che dimostrano sagacia e spassionato esercizio critico non messi al guinzaglio. Libro tuttavia non privo di sentimentale e ritrosa condiscendenza e che delinea in maniera nitida la fisiologia impazzita di un sistema politico, di una magistratura e di un intero popolo impazziti: drammi che non possono non lasciare esterrefatti i lettori non italici. Quelli nostrani quali molteplici sensazioni hanno provato e proveranno?

Purtuttavia è da chiedere: l’autore è andato a fondo nella comprensione storica del soggetto, ossia della Costituzione italiana e del suo effettivo, autonomo esercizio di potere sovrano e di fonte legittimante i poteri subordinati?                                                

Che si sia mosso  entro questi ulteriori orizzonti, purtroppo e ripetiamo purtroppo, non ci sembra proprio.

Nonostante i meriti, dunque, l’analisi di Anais ci risulta inadeguata, assolutamente inadeguata rispetto a quanto ci saremmo finalmente aspettati di leggere. Non c’è alcun controsenso. Forse l’autore si rivela essere come un finora inconsapevole o perfino ‘implume’ figlio viziato attaccato alla mamma non meno viziata e che lo ha viziato, ‘educato’ all’esercizio della miopia? Cosa che non gli consente perciò di andare oltre certi limiti – forti limiti – di obiettiva comprensione e critica di ciò che è stata ed è la presunta mamma, la Repubblica italiana, o è stato, meglio e più correttamente, l’arbitrario e debosciato avocatore, l’auto titolato e sedizioso  factotum della sovranità della Repubblica italiana?

E’ questo dovuto all’inemendabile peccato originale di tanti costituzionalisti, teorici di dottrina dello stato, politologi, storici, filosofi della politica che ritengono, con le più disinvolte opere e esercizi d’illuminata critica a-critica,  possibile e sicuro definire

il regime della democrazia rappresentativa e parlamentare italiana in siffatti, appropriati termini e non già come un regime che sin dai suoi primi violenti vagiti espropriò  la Costituzione appena promulgata e dunque il popolo italiano delle specifiche prerogative sovrane?

Per farla un po’ più breve: la ben realistica, fondata, veritiera e isolata formulazione di Giorgio Almirante (siamo negli anni sessanta – settanta dello scorso secolo) secondo cui il sistema politico che de facto controllava e guidava la vita della Repubblica Italiana era un reggimento che affondava le radici in un humus infetto da cui trasse origini la generale e irreversibile crisi delle istituzioni, la crisi del sistema e non già nel sistema, non è da alcuni decenni (non per miope incapacità dell’autore) giudizio definitorio non adeguato?

La storia e la fenomenologia ulteriore non hanno messo a nudo cause e linee del completo sviluppo della radicalità delle origini del male politico e etico e il ruolo svolto dalla correità dei soggetti partitocratici nell’avere messo in atto lo spossessamento della Costituzione, deprivandone il popolo italiano; e quindi il loro impossessamento di essa. Frode che mimeticamente hanno surrogato in tutto e in ogni modo, a iniziare dall’ininterrotta, sperticata, strumentale e farneticante apologia oratoria? E nell’averla utilizzata come incessante, ininterrotta mirabile maschera del paludamento eversivo della vita costituzionale repubblicana?

Tutto ciò non può essere concettualmente e tematicamente sintetizzato in questi termini: i partiti ‘parlamentari’ che hanno costituito le maggioranze di governo e le più larghe intese di palazzo nel corso della vita legislativa, come il cosiddetto “arco costituzionale”, hanno agito e agiscono, ad iniziare dall’avere inattuato e evaso per oltre settant’anni il dettato costituzionale (pretermettendolo, in assenza di un’autorità terza di garanzia, ad libitum) che direttamente riguarda loro e i loro ‘complementi eversivi funzionali’, i sindacati,                                                                                            in modo ormai inoppugnabile secondo ispirazioni, finalità, metodi e prassi cronologicamente ininterrotti e propri a soggetti e modelli legibus solutus? 

Partiti sciolti dalle leggi e al di fuori e al di sopra della Costituzione? Garanti e anzi ‘tutori’ di una Costituzione tenuta in perpetua minorità?

Tutto ciò ha consentito e consente tuttora a questi attori di neutralizzare dal suo interno e evèrtere il patto costituzionale, secondo consuetudini e tradizioni diventate ‘consolidate’ fonti di riferimento dell’esercizio della ‘democrazia parlamentare’ avulsa dalla lettera e dallo spirito costituzionale?

I due cruciali articoli della Costituzione così non attuati, neutralizzati e de facto elisi hanno o no determinato la radicale e intera alterazione della fisiologia del sistema politico in uno con l’arbitraria assunzione della sfera della decisionalità della norma sovrana da parte e entro il subordinato esercizio del potere potestativo del parlamento? E come e in quali misure la dialettica delle forze parlamentari e la sfera della decisionalità del loro potere sono state a loro volta forzatamente orientate, decise, stabilite e dirette dall’esterno, ossia dalle segreterie dei partiti?

Quali la rilevanza e la persistenza temporale e l’ampiezza e profondità degli sconvolgimenti compiuti, con cui questi fenomeni di completa surroga e accaparramento della ‘in-disponibilità’ della sovranità costituzionale hanno inciso nel trasformare una democrazia rappresentativa indiretta a struttura parlamentare in un                                insuperabile modello pulsante di democrazia partitica compiuta?

Il ruolo totalizzante nell’ambito del gioco politico-parlamentare esercitato dalle direttive delle fagocitanti segreterie dei partiti,

impunemente e incostituzionalmente sottratte (nel e dal ciclo a circuito chiuso  dell’attività parlamentare soggiogata) a ogni norma di legge

ha costituito e costituisce o no il sempre rinnovato suggello dell’azione operata dal cln, organizzazione politica clandestina costituita fra soggetti privati durante il conflitto 1943 – 1945 a partire dalla resa senza condizioni da parte del re d’Italia, altrimenti incorrettamente detta “armistizio di Cassibile” ?                                                                                Un ‘patto occulto extra costituzionale’  pre, trans e post costituzionale che ha pervaso con la sua incontenibile trama oscura, viscosa e narcotizzante sin dal nascere della Costituzione repubblicana l’agire, il modus operandi e innanzitutto i punti di riferimento valoriali delle più alte cariche istituzionali? 

Quali strumenti le predette scienze ci hanno offerto e ci offrono per analizzare, comprendere, interpretare nei modi più ‘svincolati’ e corretti fino in fondo la reale natura, radicalmente e totalmente eversiva, del regime partitocratico italiano? Perché di questi strumenti ermeneutici si continua a non fare uso?  

E’ quello italiano un regime che vive all’ombra di una Costituzione che sin dal primo momento di vita più che tradita è stata accaparrata, incettata, secondo la logica implacabile quanto infame rapace, selvaggia e mafiosa del cln, l’accolita delle fazioni?

E i presidenti della Repubblica sono stati e sono i ‘custodi’ e ‘garanti’ della Costituzione ovvero, nel tacito accordo sulla doppia verità, adempiono e coprono la mai interrotta azione di clandestino spossessamento costituzionale? Rispondono ai dettati della Costituzione o ai precetti del cln e dei suoi epigoni?

L’accertata doverosità di queste domande e la riconosciuta plausibilità di queste risposte pongono ulteriori interrogativi che non più chiedono ma esigono risposte? E non solo risposte quanto pure decisioni non avventate ma di e su definitive scelte, spezzando le catene della falsità? 

Quanto ancora ci vorrà di tempo perché i luminari di queste discipline possano aprire degli spioncini attraverso cui consentire agli italiano l’accesso alle corrette comprensioni delle devastazioni politiche, sociali e economiche a cui sono stati assoggettati da

un regime incostituzionale che andrebbe impietosamente abbattuto senza batter ciglio? Con tutto il rispetto e con tutta la condivisione possibile delle lucide avvertenze dell’Aquinate.

Un regime che ha divorato e divorerà sul piano finanziario più di un secolo e mezzo di vita nazionale e che ha annichilito le famiglie, la società e le istituzioni e ha sottratto dallo sfacelo solo le infernali giungle selvagge delle nomenklature e dei sottoboschi di contorno? – D.C.