SCURATOscurati. Cultura, politica, media. L’antinferno di Purgatori & purganti nelle valli della verità vo’ cercando. 2.

02 Maggio 2020 Domenico Cambareri

L’antinferno di Purgatori & purganti nelle valli della verità vo’ cercando.

Fra storia, estetica e linguaggio. La sublimizzazione del nero e il suasivo adescamento

seconda parte

02 MAGGIO 2020

Si picca e si ripicca or dunque, nel placido fluire della suasione del suo dire, che si diffonde oltre lo schermo. Si picca e si ripicca, senza enfasi e manifesto vezzo ma … del qual suo naturale eloquio e delle sue acute rimarcabili remarque e spiegazioni televisive, inconsapevole frutto di laboriose officine e d’introflessioni del cerebro. Osservazioni e spiegazioni di carattere e su argomenti storici, politologici, lessicali, e non solo. Perfino di promozione delle attività delle nuove intelligence create per lottare le ‘false’ notizie. ‘Fake’? Volute, non volute, accidentali, per qui pro quo, non false ma scomode, un poco vere un poco false. Ma il pro, soprattutto: per chi, da chi. A beneficio di chi? Di quali fole di bello DiBella? Comitati giornalistici, comitati parapolitici per rigurgiti psichici?

Eppur sa il nostro che la storia è piena di percorsi-trappola, non ultimi quelli leninisti e maoisti, in cui ogni ricerca sul veridico e sul vero e ogni ‘problematizzazione’ è stata d’abrupto sciolta dalla sanzione politica rivoluzionaria decisa dai pochi fra i pochi dei pochi ‘n sopra le tumultuanti masse. Potenza ineccepibile (!) dell’arbitrio liberatorio del resurgit, che già in anima ‘inala’ il porpora e l’immacolato imperiale, perché facitore del compimento profetico che volge dopo il termine di ogni storia.

Eppur sa il nostro suadente, canuto rivoluzionario quante innumerabili idee le gallerie della storia ci presentano sugli errori, perfino sulla loro classificazione; e sui millenarismi. Non ultimo il Bacone degli idola.

Abbiamo davanti argomenti e temi ancora pepati, pepatissimi; e giornalismo culturale bric-à-brac che produce distorsioni e orrori.

Al leggere queste righe, il buon Purgatori si trastullerà compiaciuto del piccolo e ben ovattato inferno che si è costruito. Ha attraversato quattro decenni di giornalismo culturalmente impegnato, e, a volte, lo abbiamo ascoltato, con una benevola, perdonante disponnibilità d’animo, e simpatia perfino. Rispetto a … un oltrecotante,  insolenteinformatorestorico piccolo borghese intriso di leninismo impastato con lauto benessere, qual’ è per noi il caso, fra i non pochi, di un Corrado Augias. O di un qualsiasi farfugliante o meno, ruzzolante alla Gianni Minà. E come si riverbera in ogni dove l’oltrecotanza della ‘flatterie’, la cialtronesca piaggeria degli adulatori di professione!                                                                                                                          

Altro che il topos letterario del tradimento dei chierici, i maître à penser: perpetui prostituti con piccole corti quali volenterosi e spregevoli serventi delle carnascialesche partitiche lotte (ma a fattor comune) nel diuturno scorrere delle stagioni e dei loro colori.

                                                                                                                                                              Men che mai ci sentiamo però di accostarlo, il Purgatori, al ‘gadget’ dell’odio, al catorcino leccarubloliraeurodollaro Lerner. Il quale, brandghignodell’odio, men che mai ci pare abbia fatto tesoro delle letture ‘postrivoluzionarie’ e di un solo respiro di riflessione di quelli di Giancarlo Lehner, già leader sessantottino e dell’ultra sinistra. Anzi, propri ci pare che ciò che questi ha scavato e riportato alla luce in particolare a Mosca, quello con compulsivo, folle impeto voglia sempre sotterrare.                                                                                                                                 Memorie di cronache terribili e orribili, a iniziare dai gendarmi buttati negli altiforni da rivoluzionari poi riparati a Mosca, e dal giovane Berta a cui “mozzaron le mani”, se il ritornello ferocissimo e criminale ben ricordo, fatto annegare nell’Arno.                 

Il folle, super folle, ferocissimo e sanguinoso biennio rosso del millenarismo nihilista sia leninista che eretico-israelita, fomite delle maggiori disgrazie e tentativi di salvezza di tutto il nostro XX secolo.                                                                                          Quel biennio rosso che qualche stolido e pur rinomato fringuello di prof. di storia con il viso ancora bambino e con l’incoscienza o l’inconsistenza storica tutta babbina (nell’eufemismo siciliano), o altrimenti come sordido e impudente, tracotante imbroglione, anche in Tv, in Raistoria, definisce qualcosa di marginale … “roba da tenentini” (di sicuro queste le sue sciagurate parole?). Dire che sono affermazioni incredibili è davvero poco. Dire che tal idiotino metallaro sopravvivrebbe ai capperi all’arsenico è cosa certa. A meno che … non si sia incorsi in un galattico qui pro quo d’in…comprensione delle parole di tal storico subalpino col cervello babbino babbino.

E dunque veniamo al dunque, per non tediare oltremodo la platea degli affezionati di Purgatori, così a lungo distratti dal piccolo, gaudente inferno d’indagini, esplorazioni, osservazioni e spiegazioni. Perché temo che questi lettori non resisterebbero più oltre a questo mio tenace menar per polverose strade. Eppure il bello a cui li meno non è ancora neppure antevisto.

Bene. Il nostro baldanzoso ‘up’ culturalgiornalista fa vedere un breve filmato realizzato con uno smartphone. Siamo in un’isola del paradiso partenopeo. Chiediamo venia alla nostra tartassata memoria, che non ci dice se l’isola sia Capri o sia Ischia. Ci sono dei pullman con turisti pronti a scendere, anzi qualcuno è sceso già. Una donna, fuori campo, forse proprio quella che sta filmando (chiediamo ancora venia alla nostra memoria da cui pretendiamo troppo) lancia a squarciagola una sequela d’ininterrotte, isteriche contumelie contro i terroni del Nord, venuti dalla Lombardia a inquinare e a contagiare con il virus questo fazzoletto dei Campi Elisi sul mare.

Una scena d‘esplosione di rabbia repentina e incontenibile, disgustosa, in cui vi è un super concentrato di tutte le nequizie dei campanilismi più stratificati, radicati e rivivificati e … beceri dei terun del Nord e di quelli del Sud. Una scena dal forte impatto emotivo, che richiederebbe di sicuro molteplici approfondimenti, compresi quelli sull’allibito stato d’animo dei raggelati turisti (chissà se fra di loro c’era pure qualcuno che aveva affisso negli anni ’80 e ’90 in città lombarde cartelli con la scritta che non dovevano entrare al bar cani, terun e negri … o che non si affittava appartamento a terun e negri…, o che aveva tinto di rosse bestemmie portali e facciate delle chiese). Improvviso e violento urto emozionale e esistenziale.

Ebbene, come ci presenta tematicamente il nostro bravo, super armato Purgatori il fattaccio? Come ce lo presenta, inquadra e tematizza? Con tutta la formidabile, seriosa e distaccata serietà che possa sfoderare, che abbia potuto sfoderare, ma sempre con distaccato e serafico bon ton: come razzismo.

Quali traveggole ideologiche si sono a tal punto conficcate, radicate, ramificate nel rattrappito cervello del bravo e buon giornalista?                                                                 Quali e quanti tumori maligni hanno portato a una tale parossistica alterazione del termine, al suo inquietante e infimo e abuso?                                                                             Di quale distruttiva onda lunga fa parte una simile mistificazione del termine, in tutt’uno con l’episodio a cui esso è attribuito? E quali e quante moltitudini di casi più o meno simili o dissimili capitati sono stati così epiteti, ingenerando le più assolute e ottuse o volute falsificazioni di contenuti e di fatti e praticando la più capillare, sistemi diffusione di codesto metodo di falsificazione mediatica? Eppure, sempre confidando nella nostra malcerta memoria, appena il giorno prima, in una trasmissione televisiva, forse su Canale 5, in “Fuori dal coro” di Mario Giordano, il compassato, ‘liberaldemocratico’ ma intransigente ex leader dei comunisti ‘post” comunisti’, Bersani, alla domanda del conduttore televisivo riguardante fatti simili e diatribe politiche nel merito, come ha risposto? Con distaccata noncalanche, atta a disinnescare bombe sociali e a quietare gli animi vieppiù trascinati in sanguigne contrapposizioni e in spasmi convulsivi. Compassata e quasi distratta lentezza bersaniana: << lenteur, mollesse nuancée d’indifférence>>, leggo nel traduttore per nonchalanche, noncuranza. Perdinci, altro che stupore di Lenin e irrefrenabile rabbia di Stalin! 

(continua)