Politica. Spesa e fisco: cosa non è cambiato con i governi, fino ad oggi

28 Giugno 2010

Fonte: Blitz quotidiano – l’on line che si stampa

 

Berlusconi tassa quanto Prodi e Visco e spende quanto Craxi e Andreotti

 

Berlusconi e Tremonti ci tassano quanto ci tassavano Prodi e Padoa Schioppa e spendono tanto denaro pubblico quanto ne spendevano Craxi e Andreotti. Non è un’opinione, è matematica. Matematica ufficiale, timbrata Istat. Nel 2009 infatti la pressione fiscale complessiva è risultata pari al 43,2 per cento del Pil (0,3 per cento in più che nel 2008). Per trovare una cifra simile bisogna risalire con il calendario e la memoria fino al 1997, l’anno della “Eurotassa” chiesta al paese dal governo di centro sinistra. Quell’anno la pressione fiscale fu del 43,1 per cento. Indiscutibile, documentato. E la spesa, la spesa pubblica: nel 2009 pari al 52,5 per cento del Pil. Per trovare percentuali analoghe bisogna riandare ai primi anni Novanta, quando con i governi “pentapartiti” della Prima Repubblica, quelli del “Caf” (Craxi-Andreotti-Forlani) aveva toccato punte del 56 per cento.
Dunque Berlusconi e Tremonti tassano quelli che pagano le tasse, non certo tutti gli italiani, quanto tassavano i governi che Berlusconi chiama della “oppressione fiscale”. Lo dicono le cifre, i numeri. Ma cifre e numeri n on dicono tutto. Non dicono ad esempio che se i governi di Berlusconi e Tremonti tassano tanto quanto quelli di Prodi, Visco e Padoa Schioppa, non è tutta “colpa” loro. Quanto a tassare, Berlusconi e Tremonti non possono fare altrimenti. Potrebbero risparmiarci la bugia e l’illusione di “non mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Potrebberero, non lo fanno, aggiungono “l’imposta della propaganda”. Ma questo è altro discorso che riguarda il deficit di verità, responsabilità dei governanti e di capacità di percezione dei governati. Altri deficit, deficit altri da quelli di bilancio. Sui soldi e non sulle chiacchiere Berlusconi e Tremonti non possono fare altrimenti: la pressione fiscale misurata in percentuale di tasse richieste sulla ricchezza prodotta sale anche perchè diminuisce appunto la ricchezza prodotta. Insomma da due anni c’è la grande crisi che diminuisce lo spessore della “torta” e quindi la “fetta” che se ne va sotto forma di tasse risulta ovviamente e matematicamente più grande in proporzione. La “colpa” della crisi non può certo essere data a Berlusconi, Tremonti e ai loro governi. La destra della libertà tassa tanto quanto la sinistra ma non è solo e soltanto “colpa” sua. Colpa governativa invece c’è eccome nella troppa spesa pubblica. In questo i governi di centro destra fanno peggio dei governi di centro sinistra e somigliano purtroppo ai governi che circa venti anni fa scavarono la voragine del debito pubblico. Infatti la spesa pubblica cresceva in percentuale anche prima del biennio della crisi e ha continuato a crescere incurante della crisi. Stato ed Enti locali, ministeri, Regioni, Comuni e Province lo scorso anno hanno speso circa 800 miliardi di euro. Quanto loro chiesto dalla manovra ora in discussione in Parlamento, cioè circa 10 miliardi di spesa in meno ogni dodici mesi (la manovra è di 25 miliardi in due anni ma almeno cinque dovrebbero venire dal recupero di evasione fiscale) è dunque pari a poco più di un euro su cento della spesa pubblica complessiva. Eppure Regioni, Comuni, Province e mille e mille luoghi della spesa pubblica gridano all’intollerabile “salasso”. Sarà anche per colpa delle amministrazioni locali e delle centinaia di corporazioni e gruppi sociali che di spesa pubblica campano, certo è comunque che la destra italiana nella concretezza dei suoi governi e tutt’altro che una destra del “rigore”. E’ stata ed è destra della spesa. E fa una gran fatica a spendere appena un po’ di meno, lo considera, non a torto, un gesto contro natura, contro la sua natura politica, culturale, amministrativa. Torniamo alle tasse: pressione fiscale in aumento e meno tasse effettivamente pagate. Possibile? Sì, possibile e documentato. Infatti cala il gettito dell’Iva del 6,7 per cento. L’Iva è la spia, il sensore dell’evasione fiscale. Il Pil, la ricchezza prodotta, è calato di circa il 5 per cento. L’Iva di due punti in più. Quei due punti percentuali dicono che l’evasione è aumentata in un anno di almeno altrettanto. Dunque riepiloghiamo e traduciamo in “italiano” la lingua peraltro chiara dei numeri dell’Istat: l’Italia produce meno ricchezza in assoluto. In percentuale la parte di questa ricchezza richiesta dal fisco cresce, anche se governa il centro destra nemico a parole delle tasse. La spesa pubblica non la ferma nessuno, anzi i governi di centro destra non l’hanno mai fermata. L’evasione fiscale, già un grattacielo nell’economia italiana, ha aggiunto un altro piano all’edificio. Berlusconi non diminuisce le tasse perchè non può e non diminuisce la spesa perchè non sa e non vuole. Le Regioni che dovranno gestire la spesa pubblica “federale” sono quelle che hanno le mani più “bucate” di tutti, sia che siano governate dalla destra che dalla sinistra o dalla Lega. La “rivolta” contro la manovra, chiunque la animi, sindacati o Governatori, sindaci od opposizione politica, è rivolta sproporzionata e miope, se non addirittura bugiarda. Così stanno le cose, anzi i numeri. Numeri che non promuovono nè i governi di Berlusconi e Tremonti nè l’opposizione politica e neanche la “gente” italiana. E se avessero governato gli altri, se avesse governato il centro sinistra? Non si può dire, ma si può agevolmente immaginare: le tasse sarebbero state le stesse e probabilmente anche la spesa. La differenza? Il paese avrebbe gridato contro i “Vampiri”.