Il Monte Athos, simbolo del misticismo ortodosso

9 Ottobre 2009
Fonte: Airesis

Sabato 10 ottobre 2009, ore 10:00,
 presso l’Accademia di Romania, piazza Josè de San Martin n.1 (Valle Giulia) avrà luogo la presentazione del libro:

 

di Armando Santarelli

LA MONTAGNA DI DIO:

Un viaggio spirituale al Monte Athos

Edizioni Rubettino, 2009  pp. 150, Euro 14,00  http://www.rubbettino.it/
ISBN: 978-88-498-2283-0  Per maggiori informazioni telefonare al numero: 0774/798741 o al cell: 338/8728763
oppure inviare un email ai seguenti indirizzi: armando.santarelli@inwind.it
giuseppe.balsama@tiscali.it

 

 

Questo libro ci apre le porte di uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi dell’intero pianeta: il Monte Athos. Un luogo dove da millenni dimorano solo monaci ed eremiti. Una realtà senza compromessi, che ancor oggi si pone come un’assoluta provocazione per l’uomo occidentale: perché si sceglie di entrare in una dimensione di vita quasi medievale? A che pro trascorrere intere nottate nella preghiera e nella liturgia? Perché ci si ostina a vietare l’ingresso alle donne e agli animali di sesso femminile? La risposta emerge con chiarezza dalle pagine di La montagna di Dio: al Monte Athos, il tempo, la liturgia, gli edifici di culto, la vita del monaco, ogni cosa ruota attorno a Dio. Ultima grande oasi spirituale della cristianità, l’Agion Oros rimane uno dei pochi luoghi al mondo dove il senso del sacro si contrappone con forza drammatica al dilagante secolarismo dei nostri giorni. Agion Oros, Porta del Cielo, Giardino della Panaghia: sono alcuni degli attributi di questo lembo di terra greca che da sempre è luogo di refrigerio privilegiato per chi ha sete di Dio. Qui si può assecondare la propria attitudine spirituale aderendo alle rigorose regole comunitarie dei monasteri cenobitici, o al più libero regime idiorritmico delle skiti, o vivendo nell’assoluta solitudine eremitica degli askitiria. Il risultato è lo stesso, come spiega il teologo Basilio di Iviron: “L’intero Oros, con la sua sostanza fisica e spirituale, ti plasma, ti porta nel suo seno, per una nuova vita”. Questa nuova vita è l’esichia, la pace interiore, l’unione col Cristo lucente del Tabor. E’ un’esperienza spirituale molto difficile, che si conquista attraverso un’ascesi lunga e dolorosa. Ma chi attinge l’esichia vive un’altra vita, un’altra dimensione, che si riflette nei gesti, nella voce, nello sguardo. Si può percepire Dio con i sensi? E’ la domanda, rivela l’autore, che ha rappresentato la ragione principale del suo pellegrinaggio all’Agion Oros. La risposta, muta ed eloquente come tutta la vita del Monte Athos, è impressa sul volto di Agathangelos, il monaco che il narratore incontra nella parte più impervia del deserto verticale athonita: un volto che dopo la preghiera si illumina, trasfigurato da una divina esultanza. Ognuno ha i suoi idoli, i suoi eroi, i suoi miti. Partecipiamo con enorme entusiasmo agli spettacoli di attori, cantanti, calciatori, artisti. Ma esistono uomini che sono giunti ai vertici di una diversa disciplina, il perfezionamento spirituale: sono gli ieronda, le guide spirituali che attendono il pellegrino per aiutarlo a edificare uno spazio di conversione. La Montagna di Dio è un libro ispirato, perché, insegna Proust, “si è sempre ispirati quando si parla di ciò che si ama”. Ma l’autore si premura costantemente di rimanere in disparte, di non svelare le conquiste più intime del suo itinerario spirituale. E’ l’Athos a rimanere sempre al centro della narrazione, con il suo misticismo, le tradizioni, la storia millenaria, ma soprattutto l’esempio dei santi uomini che lo abitano. La Montagna di Dio ci fa comprendere che le lunghe ore di liturgia e le continue preghiere, i pasti frugali, la rinuncia alla modernità e al benessere, costituiscono il senso della severa scelta esistenziale del monaco athonita. E che, pur nella sofferenza, la vita di chi, come un artista, lavora se stesso spiritualmente giorno dopo giorno, è una vita di filocalia, di amore della bellezza, perché coronata dall’intima gioia della comunione col Signore.
 
Armando Santarelli è nato a Cerreto Laziale il 18 luglio 1956 e vive a Gerano (Roma). Ha pubblicato Le Cipolle e altri racconti (Sovera), Fisionomia dell’irriverenza (La Voce del Tempo), Periferia della specie (Robin Edizioni) e lo studio “Avifauna dei Monti Ruffi”. Scrive per le riviste cattoliche «Tendopoli» e «Incontro per una Chiesa viva», e per la rivista online Fili d’aquilone.
 
———————————————————————————————————–
 
Airesisnews è un newsletter informativa gratuita che diffonde annunci provenienti da fonti terze. Non è pertanto responsabile di modifiche, ritardi, rimandi, cancellazioni o altre eventuali problematiche inerenti le iniziative proposte. Ogni ulteriore informazione o chiarimento deve essere richiesta agli organizzatori dei singoli eventi, e non ad Airesisnews.
 
 
 
 

Lascia un commento