Le donne della RSI: fiere combattenti che appartengono alle pagine più gloriose dei tragici giorni della Patria dilaniata

4 Marzo 2010

Fonte: Home RSI

SENZA NOSTALGIE E SENZA RIMORSI: NON DIMENTICARE!

Da marzo a maggio. Si entra nelle ricorrenze delle date cruciali del ’45, dopo il tradimento e la diserzione del luglio-settembre 1943. Il futuro non cancella la storia, ma di essa si nutre, oltre ogni mistificazione. Per un definitivo riscatto dell’Italia davanti alla storia dei popoli e al disprezzo dei vincitori. Diamo uno sguardo al sito RSI

 

SERVIZIO AUSILIARIO FEMMINILE

 

Prima di accennare alla costituzione del Servizio Ausiliario Femminile (SAF) delle forze armate della Repubblica Sociale Italiana (una assoluta novità nella penisola dal punto di vista istituzionale), accennerò a precedenti situazioni, regolamentate e non, e alla situazione esistente negli altri paesi. Durante il risorgimento e fino alla Grande guerra, assistiamo a numerosi casi, ma sempre isolati, di donne impegnate in episodi bellici o da questi discendenti. Con la costituzione della Croce Rossa (1908) si ha il primo caso di personale femminile in grado e autorizzato a raggiungere per servizio le immediate retrovie. Nel periodo della Grande guerra si era distinto anche un particolare servizio di portatrici (spalloni), che salivano le montagne e i sentieri più impervi del fronte (erano valligiane esperte dei luoghi), per portare viveri e acqua ai soldati in quota.
 
Generale di Brigata Piera Gatteschi Fondelli
Il Generale di Brigata Piera Gatteschi Fondelli è l’unico generale di brigata donna che le forze armate abbiano avuto in Italia. Piera Gatteschi Fondelli è rimasta nella memoria di chi le è stata vicina soprattutto per il suo fascino, la sua eleganza, il suo coraggio e il suo entusiasmo. Piera nasce a Pioppi in Toscana all’inizio del Novecento, in una di quelle belle famiglie allargate di una volta. Suo padre muore prima della sua nascita; tuttavia la bambina ha un ottimo rapporto con la mamma con la quale si trasferisce a Roma alla vigilia della grande guerra. Le vicende del dopoguerra la coinvolgono a tal punto che, fin dal 1921, si iscrive al Fascio di combattimento di Roma; il 19 ottobre 1922 prende parte al congresso che si svolge a Napoli e il 28 ottobre la ventenne Piera è a capo di un gruppetto di venti donne che formano la “squadra d’onore di scorta al gagliardetto” e con loro partecipa alla Marcia su Roma. Le sue doti organizzative la portano a diventare ispettrice della Federazione dell’Urbe, occupandosi dell’Opera nazionale maternità e infanzia, della Croce Rossa, delle colonie estive. Ma sulla politica prevale l’amore: nel 1936 lascia tutto per seguire in Africa l’ingegner Mario Gatteschi che ha sposato e che dirige i lavori della strada Assab-Addis Abeba. Quando, tre anni dopo, rientra in Italia, Mussolini la nomina Fiduciaria dei Fasci femminili dell’Urbe che conta 150.000 iscritte. Nel 1940 diventa ispettrice nazionale del partito. Caduto il fascismo, Piera si rifugia dai suoceri nel Casentino, mentre il marito, tornato in Africa come combattente, è in Kenia prigioniero dagli inglesi. Ma non è da lei nascondersi e stare in disparte: quando viene informata che Mussolini è stato liberato e ha fondato la Repubblica sociale italiana nel Nord, Piera si trasferisce a Brescia e avvia una nuova collaborazione con Alessandro Pavolini, il segretario del partito. Qui, alla fine del 1943, la Gatteschi manifesta al Duce il desiderio delle donne fasciste di avere un ruolo più incisivo nella difesa del paese. Il progetto è appoggiato da Pavolini e accettato da Graziani. Servono uomini per la guerra e le donne diventano necessarie per assisterli e per sostituirli nei tanti ruoli non di prima linea.
Brano tratto dal sito Ministero delle Pari Opportunità – Anna Maria Isastia
Il 18 aprile 1944 nasce il Servizio Ausiliario Femminile (SAF) nel quale affluiscono giovani donne di tutte le condizioni sociali. Il regolamento voluto da Piera, nominata generale di brigata, è rigido: niente pantaloni, niente trucco, niente fumo, nessuna concessione al cameratismo. La Gatteschi vuole che nessuno pensi alla sue ragazze come a delle esaltate o le ritenga di facili costumi: patriottismo e moralità sono le basi su cui intende costruire la nuova realtà delle donne soldato che però vuole molto femminili. «Non volevo un esercito di amazzoni» dirà molti anni dopo «ma di ausiliarie, di sorelle dei combattenti». Le ausiliarie prestano assistenza infermieristica negli ospedali militari, lavorano negli uffici e alla propaganda, allestiscono posti mobili di ristoro per la truppa. Nell’arco di dodici mesi 6.000 giovani donne partecipano ai sei corsi di addestramento, che si svolgono prima a Venezia e poi a Como; soltanto dopo venivano assegnate ai Comandi. Dopo il 25 aprile 1945 il Saf si dissolve e Pavolini suggerisce di distruggere tutta la documentazione per evitare vendette. Piera cerca di mettere in salvo le sue ragazze, ma lei stessa vive in clandestinità per circa un anno, prima in un convento, poi in un manicomio, trasferendosi successivamente in Abruzzo con il marito, nel frattempo tornato dalla prigionia e che morirà nel 1947. A lei resta la nipote Teresa Tirinnanzi, che aveva perso entrambi i genitori e che considera una figlia. Negli anni Sessanta si dedica all’organizzazione di viaggi turistici per i giovani del Movimento sociale italiano. Legge molto, ha una vasta cultura ed è appassionata di pittura. Tenta anche la gestione di un ristorante ma senza successo. Quando muore, nel 1985, Mia Pavolini, che era stata la più giovane ausiliaria della Rsi, scrive: «Se la vita è movimento, lotta, delusioni, entusiasmo, fede, tenerezza, rabbia o dolore, interessarsi a tutto, sapersi meravigliare, estasiare, commuovere, e saper capire ed aiutare con amore, saper ridere e saper piangere, se tutto ciò è vita, tu eri la vita».
Prima dell’Italia era stata la Gran Bretagna, sotto la spinta di Florence Nightingale, a dare vita nel 1881 ad un corpo militare di infermiere (la nostra CRI militare), seguita nel 1899 dal Canada. Ma per trovare donne soldato nelle fila di alcuni eserciti bisogna attendere le due guerre mondiali. Gli Stati Uniti arruolarono le prime infermiere militari nel 1915 mentre Londra apri le forze armate al personale femminile nel 1917 sia per rimpiazzare nei compiti ausiliari e di retrovia i soldati maschi, la cui falcidia sui fronti francesi era altissima, sia per non inimicarsi il movimento femminista che nel Regno Unito era più forte che in qualsiasi altro paese. E veniamo al secondo conflitto.

 

Gli Stati Uniti arruolarono tra il 1941 ed il 1945 oltre 350.000 ausiliarie che risposero volontariamente allo slogan “liberare gli uomini perché possano combattere” http://www.army.mil/cmh-pg/topics/women/Women-USA.htm : 24. Corpo Ausiliario Femminile (Women’s Army Auxiliary Corps): Il 14 maggio 1942 il Presidente firmò la legge che istituiva il Corpo Ausiliario Femminile dell’Esercito (WAAC). Lo scopo principale dell’organizzazione consisteva nell’utilizzare le donne in tutti i casi in cui è possibile, permettendo ad un numero corrispondente di soldati di compiere funzioni di combattimento. Sebbene l’effettivo originariamente autorizzato dal Presidente fosse stato limitato a 25.000, già nel novembre il Corpo Ausiliario Femminile si era dimostrato così utile, che fu autorizzato un effettivo di 150.000 arruolate. II primo centro d’istruzione del WAAC fu aperto a Fort Des Moines, nello Iowa il 20 luglio 1942. Terminato il corso di addestramento preparatorio, le reclute sono pronte per prestare subito servizio di campagna. Ad esempio Le scuole di panettieri e cuochi insegnano alle reclute i principi fondamentali della cucina militare ed i metodi per la buona preparazione di cibi per gruppi numerosi nonchè i principi di dietetica e l’organizzazione di pasti ben equilibrati. Le donne assegnate ai servizi autoveicoli, apprendono non solo i principi fondamentali di guida per autoveicoli militari, ma anche i primi elementi dei lavori di riparazione e manutenzione. Alcune donne, che, in seguito ad opportuno esame rivelano attitudini speciali, possono essere assegnate a scuole per radiotelegrafisti e addette alle riparazioni radio, oppure a corsi speciali di tecnica e di stampa fotografica, o di riparazione di macchine fotografiche. Le WAAC rappresentano la parte migliore della gioventù femminile americana e si sono dimostrate pari al loro compito sotto tutti gli aspetti. Hanno compiuto i loro doveri in maniera seria ed efficace e si sono dimostrate utilissime all’esercito. Ogni donna arruolata nel WAAC ha differito la chiamata alle armi di un uomo, dato che, nel calcolo complessivo del fabbisogno militare, esse vengono considerate alla stessa stregua di un uomo. Oggi sono più di 65.000 le donne arruolate, che prestano servizio in più di 240 posti militari, accantonamenti e campi in tutti gli Stati Uniti o oltremare ed ora compiono importanti funzioni come autiste e come impiegate d’ordine addette ai vari quartieri generali. I piani per ulteriore espansione dell’esercito nell’anno solare 1943 prevedono un contingente di circa 150.000 WAAC, cioè un equivalente di circa 10 divisioni di soldati che possono essere assegnati a servizi di prima linea. Dalla relazione di C. C. MARSHALL Capo di S.M. Washington, D. C. 1/7/43.
Altrettanto fece il Commonwealth Inglese, salvo le limitazioni razziali e religiose. Tra il 1939 ed il 1945 ben 640.000 donne prestarono servizio nell’Auxiliary Territorial Army, nel Women’s Auxiliary Air Force, Women’s Royal Naval Service, come infermiere militari, addette alla contraerea, ai comandi, agli apparati di trasmissione, operaie ma anche come spie dello Special Operation Executive (SOE). Gli altri due paesi che aprirono le porte alle donne furono la Russia di Stalin e il Terzo Reich
TERZO REICH Da Thule Italia – 500.000 donne tedesche furono arruolate nel Kriegshilfedienst (Servizio Ausiliario). La maggior parte di loro, dopo Stalingrado, vennero impiegate nell’amministrazione militare e nelle comunicazioni, come dattilografe, telefoniste e operatrici radio, in seguito anche come addette ai proiettori e aiutanti nelle batterie antiaeree. Con la rovinosa china della guerra 100.000 donne ca. servirono nelle unità antiaeree della Luftwaffe. Alcuni di questi reparti erano composti fino al 90% di donne. Si trattava comunque di reparti che rientravano nel Wehrmachtsgefolge, cioè il Servizio Ausiliario, non combattente. Nel luglio del 1944 un ulteriore decreto portò alla formazione del Wehrmachthelferinnencorps, un vero e proprio Corpo Militare Femminile e nel febbraio del 1945 fu autorizzata la creazione di battaglioni femminili della Volkssturm. Nel 1945 le donne rappresentavano circa l’85% degli impiegati, contabili, interpreti, addetti ai laboratori e all’amministrazione nei quartier generali e nei comandi d’alto livello. L’addestramento di base durava quattro settimane. Jutta Ruediger ricorda: Eravamo state allevate con lo stesso spirito, avevamo gli stessi ideali e la cosa più importante di tutte era il cameratismo, lo spirito da “uno per tutti”. Le donne tedesche si comportarono molto bene: in una zona della Pomerania raggiunta dai sovietici una ragazza di 22 anni distrusse tre carri nemici a colpi di panzerfaust, guadagnandosi la Croce di Ferro. Nel 1945 venne costituita una unità femminile, denominata Freikorps Adolf Hitler, che fu addestrata all’uso delle granate e dei fucili automatici. In tutto, furono 39 le donne tedesche a ricevere la Croce di Ferro di II Classe per le loro azioni.
 
UNIONE SOVIETICA
La guerra non ha un volto femminile – Svetlana Aleksievič … Alla seconda guerra mondiale hanno partecipato, in tutti i paesi, più di un milione di donne: partigiane, donne soldato, artigliere, pilota da aereo (vedi- Le streghe della Notte nella sezione Libri Free time), sanitarie …Per scrivere il mio libro ho fatto molte interviste, spesso in case dove entrambi i coniugi avevano combattuto, ma era l’uomo a raccontare, mentre la donna si dava da fare per l’ospitalità, preparava il tè e l’uomo parlava. La guerra che gli uomini raccontavano riproponeva tutti i miti offerti dal sistema, era uno schematismo che mi interessava poco. Una volta che un uomo era impegnato altrove sono riuscita a parlare con la moglie, una donnina minuta, che aveva lavorato nei reparti sanitari, quelli che percorrono i campi di battaglia a cercare morti e feriti…..
Stalin, pur avendo abolito, nel 1936, il divorzio, aveva lanciato contemporaneamente una campagna di alfabetizzazione di massa che aveva garantito le scuole miste, la parità di lavoro e di salario, la possibilità per le donne di fare carriera politica e di essere maggiorenni a 18 anni. Il fenomeno dello stakanovismo coinvolse nel 1938, un quarto della forza lavoro sovietica, in gran parte femminile, poiché le donne costituivano ben il 43% del totale dell’industria. Alla fine della guerra, al fronte, ce n’erano più di 246.000 .
http://www.decima-mas.net/cgi-bin/autoframe.pl?snp=/impost.snp&frame1=/search
La nascita del SAF è legata in gran parte allo spontaneismo e restò sempre volontario e vissuto come dovere sociale, a differenza di altre armi e corpi della Repubblica dove la partecipazione nasceva da un obbligo inderogabile che era la chiamata di leva. Subito dopo l’armistizio, nel puzzle di volontariato e spontaneismo disorganizzato, si distinse il Principe Junio Valerio Borghese che aveva ben chiare idee e fonti di finanziamento. La sua Armata, Decima Mas, visse quasi staccata dal clima “patriottico” repubblicano e non sarà qui oggetto di trattazione, se non per alcuni reparti. Le prime volontarie, disposte ai più svariati servizi non ebbero quindi altra alternativa che rivolgersi alla Decima, senza formalità o istituzionalità, come era sua abitudine. I corsi ufficiali del Servizio Ausiliario della Decima Mas, organizzati e guidati da Fede Arnaud Pocek, furono tre (Sulzano, BS – Grandola, CO – Col di Luna, Vittorio Veneto TV), per un totale di circa 300 ragazze. Debbono passare alcuni mesi per vedere posto il problema a livello “nazionale” (da Roma in su).- Nel gennaio 1944 il giornalista Concetto Pettinato scrive su “La Stampa” un appassionato articolo nel quale chiama a raccolta nell’ora difficile e disperata le donne d’Italia. A Milano, in Piazza S. Sepolcro, circa 600 giovani donne si radunano spontaneamente e ribadiscono la loro volontà di partecipare in modo attivo al conflitto, chiedendo di essere arruolate. Situazioni analoghe si verificano in altri centri della semipenisola. Cominciano a costituirsi spontaneamente gruppi femminili in servizio presso i Comandi Militari regionali e provinciali. A Torino l’insegnante Anna Maria Bardia raduna un gruppo di ragazze che, dopo un corso di addestramento in una caserma di Moncalieri, vengono impiegate nei reparti della Guardia Nazionale Repubblicana di Frontiera (ex MVSN Confinaria), dando prova di disciplina, di serietà e di attaccamento al dovere.
 
Dal Memoriale della Vicecomandante Cesaria Pancheri DONNE IN GRIGIOVERDE Marino Viganò. Edizioni Settimo Sigillo. Via P. Cavallini 27-29, 00193 Roma
 
Luciano GARIBALDI – Le soldatesse di Mussolini. Memoriale inedito di Piera Gatteschi Fondelli – MURSIA. MILANO. 1995 – “E’ l’unico generale di brigata donna, ma è rimasta nella memoria di chi le è stata vicina per il suo fascino, la sua eleganza, il suo coraggio e il suo entusiasmo”.
Il lungo articolo di Pettinato “….un battaglione di donne ? E perché no ? Il governo americano che alle donne il fucile non lo dà, ma che si serve di loro per attirare a sé le reclute, popolandone le vicinanze dei distretti ….. si è impegnato a gettare in pasto le nostre figlie e le nostre sorelle alla sconcia foia dei suoi soldati d’ogni pelle. Ebbene: perché non mandarle loro incontro con dei buoni caricatori e un buon fucile (ndr ?) a tracolla ?”… e concludeva ..”Non esistono più interni di case, non esistono più porte. Siamo tutti in piazza, a cielo scoperto, allo sbaraglio da quando mariti, figli, amanti, fratelli hanno buttato l’arma e sono venuti a nascondersi sotto le vostre sottane o sotto quelle dei Preti… salite in soffitta, staccate il fucile dal chiodo, spingete il vostro uomo là dove batte il cuore della Patria …..” scatena una valanga di lettere di consenso che giunge in redazione.
 
 
Fulvia Giuliani – Donne D’Italia – 1952 Arnia “l’articolo dell’eminente scrittore suscitò una eco profondissima. Migliaia di persone oltre che scrivere a Lui si presentarono ai distretti, ai corpi al Partito (che aveva già una sezione femminile) chiedendo di essere arruolate”. Un secondo articolo di Pettinato del 26 gennaio 1944 mosse le alte sfere del partito, sembrava di essere tornati all’autunno della Gil del 1940 (ma con soggetti diversi). L’ispettrice dei fasci, Piera Gatteschi Fondelli, sulla base delle esperienze italiane precedenti (decima, Gnr, Partito) e straniere preparò in breve tempo una bozza di organizzazione che divenne decreto il 19 aprile 1944. Un Nucleo comando ristretto aveva già iniziato a riunirsi dai primi di febbraio a Brescia e a regime sarà composto dalla Contessa Piera Gatteschi Fondelli dalla Dott.sa Cesaria Banchieri (Vice) e da personale amministrativo e logistico. Dai primi dell’aprile 1944 è già in svolgimento a Noventa Vicentina il primo Corso Nazionale “Avanguardia” dell’opera Balilia, il cui Presidente, Generale Renato Ricci, è un convinto assertore dell’arruolamento femminile nelle Forze Armate. Seguiranno altri due corsi nazionali sempre dell ONB: “Ardimento” a Castiglione olona e “Siro Gaiani” a Milano. Le ausiliarie uscite da questi tre corsi vengono scherzosamente chiamate “Balilline” in quanto la loro età minima di arruolamento è di soli 16 anni. In prevalenza, esse presteranno servizio alla Guardia Nazionale Repubblicana. Distintivi e fregi naturalmente erano della GNR (La Gnr aveva assorbito le funzioni di MVSN e Carabinieri). I corsi regolari del SAF iniziano invece a Venezia a partire dal 1 maggio 1944 (Venezia I – fino al 18 giugno). L’ultimo, il 6°, si terrà dal 1 marzo 1945 al 18 aprile 1945 a Como. A questa data il corpo conta quasi 5.000 aderenti (ma si stima di più con le altre della X e delle altre formazioni) e finora sono cadute in conflitto 25 saffine (+7 disperse). La disciplina tipica militare era un optional per queste giovani italiane, tanto che non poche diedero del filo da torcere ai comandanti donna e uomini. Quando non le trovavi pensavi sempre il peggio o erano state ammazzate o erano in prima linea.
Trovo dunque la florida Rita. (Spero che le daranno i galloni, perché ha proprio l’aspetto classico del “sergentone). Con le sue avventure, mi mette subito fuori combattimento. Proclama infatti, con la sicurezza del trionfatore: – Io ho fatto dei viaggi coi posti mobili di ristoro, cara mia! – Eh?! La faccenda dei posti mobili di ristoro, dovete sapere, è il punto nevralgico delle ausiliarie. Già, perché tutte ci volevamo andare, a questi posti mobili di ristoro, con l’idea – più o meno segreta – che fosse l’unico modo, per noi, di andare al fronte. Ma poi, di posti mobili di ristoro non ce ne sono stati abbastanza per tutte e quindi … Il che è il tarlo che ci rode. Per la prima volta dopo le tragiche giornate dell’armistizio esce lo ‘Spaccio volante’ da… Sono le otto. Noi ausiliarie, insieme a due soldati – giornalista e fotografo – partiamo trepidanti e felici. Costeggiamo il mare liscio come l’olio. L’acqua ha delle meravigliose sfumature che vanno dall’azzurro-verde al cobalto cupo, e questa meraviglia fino a…. Qui il panorama cambia: del ridente paese non è rimasto che un mucchio di macerie. I bombardieri nemici vi si sono abbattuti con sadica ferocia. Solo il campanile della chiesetta, mezzo stroncato, dall’alto fa la guardia a questa immensa rovina. Gruppi di alpini incontrati per strada ci fanno segno di fermarci, ci attorniano festosi. Togliamo dallo spaccio grappa, vino, salame, formaggio, biscotti, caramelle, aranciate.
….Ma le ausiliarie non vollero costituire una preoccupazione. Arrivarono in quei giorni, numerose, le lettere che dicevano: “In caso di cattura prego il comando a non far passi per ottenere la mia liberazione con lo scambio di ostaggi”. Così erano, materia incandescente da cui si sprigionavano scintille di fede, bagliori di entusiasmo. Così erano impastate di eroismo e di follia.
In corsivo i brani tratti dal sito http://www.italia-rsi.org/farsiausiliarie/ausiliarie.htm a cura di Servizio Ausiliario Femminile nelle Forze Armate della RSI – NovoAntico Ed. Maggio 1997. C.P. 28 10064 Pinerolo (TO)
Era un mondo femminile difficile da guidare e capire, perché è sempre difficile sondare l’impulso del sentimento piuttosto che quello della ragione. In epoche in cui l’equilibrio si rallenta per il prevalere delle passioni contrastanti, i contorni delle cose si deformano ed è difficile cogliere l’essenza della realtà. Il clima spirituale di queste ragazze era arroventato dal riflesso delle passioni, che avevano diviso il paese. Esse erano intransigenti, come la giovinezza, incapaci di comprendere i compromessi di cui la vita è intessuta. Era un mondo dove metalli diversi cercavano, nel comune crogiuolo, un’unica tempra: la tempra che creò l’ausiliaria. Ognuna recava un bagaglio di idee e d’illusioni, ognuna credeva nei miracoli e disprezzava il buon senso come indice di debolezza. Nel comando vedevano un organo burocratico, che creava difficoltà ai loro piani, che gettava acqua sulle loro passioni. Ausiliarie strampalate inviavano piani che avrebbero dovuto mettere in sesto qualche servizio della repubblica. Altre, nell’entusiasmo verso i soldati, chiedevano di raggiungere il fronte e magari trascinate dal loro sogno, abbandonavano il posto per raggiungerlo. Poi erano fermate sotto l’accusa di diserzione e il tribunale militare applicava come punizione proprio quello che desideravano: il fronte. E allora colloqui con i generali per spiegare che le ausiliarie disertavano per raggiungere il fronte e che quindi bisognava punirle diversamente per l’indisciplina. E tra le ausiliarie c’erano comandanti inquiete a cui non bastava la responsabilità del comando, ma spiravano a realizzazioni più ampie. Rimproveravano al comando un’azione senza voli di fantasia, non approvavano la selezione degli elementi, il controllo dei requisiti, avrebbero aperto le fila a tutte coloro che lo richiedevano perché consideravano la partecipazione alla guerra una catarsi rigeneratrice. La “Stampa” di Torino iniziò un attacco dicendo che il Comando generale aveva una concezione monacale del S.A., mentre decine di migliaia di donne avrebbero potuto entrare nei quadri del S.A.E c’erano le ausiliarie che ovunque vedevano il tradimento, il disfattismo, la sfiducia e invocavano interventi, che non avvenivano per l’impossibilità di agire in base a semplici intuizioni, anche se in tutti era la convinzione che molte cose andassero a rovescio per il tradimento annidato negli stessi comandi militari. Questo loro frequentare le zone a rischio le metteva a repentaglio di imboscate partigiane ed allora non c’era scampo, era più facile che si salvasse un fascista che una del Saf. La vita delle ausiliarie prigioniere dipese dal caso, dalle vicende e dall’umanità dei partigiani. Non vi era legge di guerra a salvaguardare il diritto del soldato.La comandante di Novara con due ausiliarie fu catturata con un gruppo di soldati in una stazione sulla linea Novara-Torino. Un gruppo di partigiani assalì il treno. Soldati e ausiliarie sotto la minaccia dei mitra dovettero scendere e seguire i partigiani verso la montagna. Furono tolte le scarpe ai prigionieri, che camminarono scalzi, nella notte, dormirono di giorno nei pagliai per riprendere la tragica marcia La notizia arrivò al comando suscitando dolore e sbalordimento. Poi un giornale pubblicò la notizia della fucilazione. Una volta tanto la notizia non era vera. Arrivarono invece le proposte dei partigiani per lo scambio. Chiedevano 18 partigiani, ostaggi nelle carceri. Molti erano in mano dei tedeschi. Pregammo il federale Porta, che ci pose a contatto col generale Tensfeld a Monza. I tedeschi mollarono quattro partigiani, otto i nostri, e lo scambio si effettuò sulla base di 12.Fu don Riva, il nostro cappellano, che andò a prenderle in consegna …
 
Una infuocata polemica percorse il mondo politico italiano quando Piera Gatteschi Fondelli venne citata nel II volume di “Italiane”, donne che hanno nobilitato la vita del Paese, curato, pagato e distribuito gratuitamente dal dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Ministro Stefania Prestigiacomo, che raccoglie le biografie di 247 donne, ricche e povere, del nord e del sud, raffinate e incolte, belle e meno belle, umili e proterve.
 Il ministro si era prefissata lo scopo, tutto femminista, di catalogare le donne alle quali tutta l’Italia deve un grazie ed ha il dovere civile di coltivarne la memoria. La Gatteschi Fondelli, si disse da parte dei critici, era inclusa in una variegata compagnia. In mezzo ai nomi di artiste, scienziate, atlete, sindacaliste, partigiane troviamo anche questo e quelli di Luisa Ferida amante di Osvaldo Valenti (Banda Koch), Edda Ciano, figlia del Duce, l’amante di questi Claretta Petacci, Rachele Guidi in Mussolini, moglie ufficiale, e Margherita Sarfatti, biografa del Duce. Una assortita compagnia per una esigenza che sembrava essere tutta del ministro.
 
Alida Valli

 

 

Alida Maria Laura Von Altenburger Baronessa di Marckenstein e Frauenberg, in arte Alida Valli
  Ma il volto che compare nei manifesti  delle ausiliarie (vedi  foto d’apertura) ha gli occhi e i lineamenti di una grande attrice del tempo e del dopoguerra, Alida Valli, istriana di Pola dal 31 maggio 1921. Dopo aver frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia esordisce adolescente nel film I due sergenti (1936). Il successo giunge nel 1939, con due commedie dei “telefoni bianchi” dirette da Max Neufeld: Mille lire al mese e Assenza ingiustificata. Famosa in seguito resterà la scena di Stasera niente di nuovo (di Mario Mattoli, 1942) dove canta la canzone “Ma l’amore no”di Giovannino D’Anzi. Il personaggio che la impone definitivamente, facendola al contempo diventare una delle “fidanzate d’Italia”, è quello di Luisa in “Piccolo mondo antico” (1941) dell’ammiratore e spasimante, il grande Mario Soldati. La trasferta hollywoodiana nel dopoguerra non la vedrà a proprio agio ne “Il caso Paradine” (1948) di Hitchcock ed appena più convincente ne “Il terzo uomo” (1949) di Carol Reed. Ma è al suo ritorno in Italia che l’attende il ruolo più significativo della sua lunga carriera. Nei panni della contessa Livia Serpieri, passionale e tormentata protagonista di “Senso” (1954) di Luchino Visconti, ella si ritaglia un posto di prim’ordine nella storia del cinema nazionale: il torrido amore tra l’affascinante nobildonna ed il giovane ufficiale austriaco, sullo sfondo d’un Risorgimento finalmente non di maniera (sunto estratto da rai Italica). I suoi successi continuano anche in teatro e al cinema fino ad anni recenti (ha girato più di 100 film e riceve l’Oscar alla carriera nel 1982. Il suo ultimo film è “La sconosciuta” di Giuseppe Tornatore del 2006 (anno della sua morte). t:/

 

 
La situazione oggi
Dal 1999 l’accesso delle donne alle forze armate è legge. Il loro apporto spazia in tutti i campi compreso l’aerea operativa. Nel far questo ci si è ispirati ai più recenti modelli di servizio femminile nell’ambito Nato. In Francia le donne vengono reclutate da circa 50 anni ma solo da quattro sono state tolte le quote massime fermo restando il divieto di accesso ai corpi speciali. Nel complesso le donne rappresentano circa il 10% del personale militare francese.
Nel Regno Unito le donne vengono impiegate in quasi tutti i ruoli ad esclusione dei Royal Marines, Sas e sottomarini. Le donne costituiscono solo l’8 % del personale delle forze armate inglesi. In Germania, pur presenti da 30 anni, avevano l’accesso precluso a tutte le specialità sanità esclusa. Nel 2001, a seguito di specifica sentenza della Corte di Giustizia europea, la Germania ha aperto il reclutamento femminile in tutti i ruoli delle forze armate, anche in quelli operativi. Attualmente il personale femminile costituisce il 4% dei componenti delle forze armate. La Spagna incorpora personale femminile dal circa 15 anni. Solo da quattro però le donne sono ammesse anche nei ruoli combattenti. Attualmente le donne costituiscono il 9% del personale militare spagnolo.
DOPOGUERRA Il boogie-woogie, colonna sonora dell’Italia che voleva lasciarsi alle spalle gli orrori e le ristrettezze della guerra, riempie la sala da ballo. La voce metallica di un altoparlante interrompe la musica. Nella palestra di corso Monte Grappa trasformata, più con la fantasia che con i mezzi, in un locale da ballo si diffonde questo appello: “L’ex ausiliaria fascista, Mxxxxxx, è pregata di abbandonare la sala”, un caldo giugno del 1945. Tra i ballerini cala il gelo. Una ragazza di vent’anni lascia il suo cavaliere e in tutta fretta si allontana, approfittando del momento di confusione. Le ferite sono ancora aperte e per l’ex repubblichina non c’è tempo per riflettere: la festa è finita. Almeno per lei: «E non fu la sola volta che la mia passione per il ballo ha rischiato di tramutare un pomeriggio diverso dal solito in una tragedia». Poche settimane dopo, infatti, la ragazza riesce a convincere nuovamente la madre ad accompagnarla nei locali della scuola di piazza Martinez, altra improvvisata balera. Qui, la giovane ex ausiliaria della Decima Mas, viene riconosciuta da un gruppetto di partigiani che le si avvicinano con un’aria alquanto minacciosa. La salva solo il pronto intervento di un inglese, al quale poco prima la giovane aveva raccontato la sua storia pericolosa di fascista intenzionata a non rinnegare la propria fede. Al gentleman che chiede cosa stiano facendo, i partigiani replicano: «E’ una fascista» e lui, con humor tutto inglese commenta: «Finalmente una, in Italia non si trovano più fascisti». Per la M. è la salvezza. Poi, col passare delle settimane, la sete di «vendetta» si placherà e i successivi balli avranno tutti un andamento assai più tranquillo. «Sono partita nel 1944 – racconta Nicoletta, genovese cresciuta in una famiglia di fascisti assai tiepidi – perché credevo in quegli ideali. Anche se la sconfitta si intravedeva ormai dietro l’angolo, mi sembrava giusto. E poi, a quell’età, la speranza esiste sempre». Alle spalle la classica trafila di chi è nato nel Ventennio: figlia della lupa, piccola italiana, studentessa della Gil. Da Sondrio, nella Polizia di Frontiera, il passo successivo è al corso della X Mas, quella guidata da Junio Valerio Borghese. «Finito il corso la comandante generale del corpo femminile, Fede Arnaud, mi incarica della propaganda e dell’arruolamento nel nord Italia. Per l’ausiliaria N. M. sono mesi di viaggi senza avventure. E lei, che sogna di essere inviata in prima linea, ne soffre. Si rifarà dopo il 28 aprile, quando la notizia dell’uccisione di Benito Mussolini e di Claretta Petacci rischia di far degenerare una situazione già molto difficile.
In Italia, a circa sei anni dall’inserimento femminile, le donne rappresentano, circa il 3% del personale della forza armata. Le donne attualmente presenti nell’E.I. sono ripartite tra tutte le categorie, ovvero ufficiali, marescialli, volontari. Sin dal 2001, il personale femminile dell’Esercito è stato impiegato nelle operazioni di sostegno alla pace, come Nato-Sfor, Nato-Kfor, Enduring Freedom condotte fuori dal territorio nazionale, come pure nelle operazioni di prevenzione di atti terroristici in patria.
I giorni dopo il 25 aprile e l’Italia liberata in festa, sorprendono le ausiliarie e i marò della X Mas a Lonato, a pochi chilometri dal lago di Garda, dove si consumano gli ultimi giorni del Regime. Borghese organizza un’autocolonna e porta il suo giovanissimo esercito a Milano. “Qui – prosegue Nicoletta per qualche giorno siamo rimasti asserragliati in due palazzi di piazzale Fiume, oggi piazza della Repubblica, a due passi dalla stazione centrale. Poi, il comandante riesce a trattare la resa con i capi partigiani e, ottenuta l’assicurazione che nessuno ci torcerà un capello, libera gli assediati”. Sono i giorni in cui, tra le vie di Milano, non è difficile imbattersi in donne rapate a zero, con la testa cosparsa di minio e con al collo il cartello con la scritta: fascista. Nicoletta, insieme a tre amiche si nasconde nel Piccolo Cottolengo di don Orione. «Noi raccontammo di essere delle studentesse, ma lì capirono immediatamente la realtà. In una stanza vicina alla nostra c’era una vecchietta che ci ripeteva: state attente. Scoprimmo il perché solo il giorno in cui due uomini armati e un prete vennero a prelevarla». Era la governante di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, i due attori della Repubblica Sociale, uccisi dai partigiani. «Capimmo di essere in pericolo e allora scappammo di nuovo». Era maggio. Il gruppo di amiche si separa. In questi giorni si è gia in parte consumata la tragica fine di tante ausiliarie. Spacciate quelle che sono in Istria, spacciate quelle che sono nelle zone più calde del partigianato, il mucchio più grosso a Nichelino Torinese. La lista cautelare delle cadute si allunga a 200, per la maggior parte fra il 26 aprile e Giugno, ma si arriva anche al 47.
 
 
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