No alle parole di Frattini. Il trattato gheddafiano va denunciato unilateralmente

05 Marzo 2011

Domenico Cambareri

 

Governo italiano, sulla Libia non ci siamo proprio. Il trattato è soltanto carta straccia

Governo e parlamento devono dichiarare l’unilaterale denuncia del trattato di amicizia italo-gheddafiano – Esigiamo dal governo il rispetto della verità storica della nostra Nazione – Siamo vicini al popolo libico e lo saremo anche su quanto deciderà in  futuro circa un vero patto di amicizia con l’Italia – Più informazione su quanto sta accadendo nei teatri di battaglia libici non farebbe male –

 

Gli interrogativi sulla crisi interna libica e sui suoi gravissimi risvolti internazionali ci scorrono uno davanti l’altro nella nostra mente. Ad essi non possono dare alcuna risposta i reportage giornalistici privi di qualsiasi valore informativo sia bellico sia politico. Non di meno quelli su Tunisia, Egitto. Algeria, Marocco, Bahrain, Yemen, Oman e adesso Arabia Saudita. Ma sono gli eventi libici che ci portano a preoccuparci motto di più, alla grande. Come e più di Tunisi, Algeri, Il Cairo e Alessandria, Rabat ci preoccupa Tripoli. Sì, soprattutto Tripoli e la Libia. Quale ruolo hanno volto nelle acquisizioni di informazioni dirette, nel cogliere anche quotidianamente il polso della situazione, le nostre ambasciate e i nostri consolati? E cosa ha fatto il servizio di informazioni militari? Esso funziona ancora, ha qualche valore ancora dopo la riforma dei servizi di sicurezza con cui è stato operativamente declassato nel Dipartimento omonimo alle dipendenze di un “super” prefetto? Si è limitato a svolgere acquisizioni di dati basandosi solo sulle direttive dell’autorità politica, forse incomplete, o ha adempiuto in maniera più rispondente e puntuale le sue funzioni istituzionali al di là, dalle indicazioni della autorità di governo che non possono delimitare volutamente l’azione a cui sono funzionalmente preposti?
Come mai i governi occidentali, non ultimo quello italiano, in tutti questi giorni, non hanno fatto conoscere all’opinione pubblica alcuna informazione e immagine tra tutta quella prodotta dalla ricognizione spaziale, soprattutto quelle relative agli scontri bellici tra reparti fedeli a Gheddafi e reparti rivoluzionari? Come mai il governo italiano ha continuato e continua a dare credito e peso alle affermazioni di Gheddafi su di un reale pericolo della presenza fattiva e importante di nuclei di integralisti islamici alla guida della rivolta di Bengasi e di tutta la Libia orientale?
Ci preme soprattutto sottolineare come non possiamo condividere le dichiarazioni rilasciate dal ministro Frattini. Avevamo già stigmatizzato l’atteggiamento manifestato dal governo con le precedenti dichiarazioni di La Russa. Noi non possiamo accettare che il governo italiano dichiari valido il Trattato di amicizia italo-libico, e che esso è da considerare solo temporaneamente sospeso in attesa delle decisioni che nel merito prenderà il futuro governo libico. Noi riteniamo necessario e urgente, con l’uscita di scena di Gheddafi, che il governo investa direttamente il parlamento e che si arrivi ad una veloce dichiarazione di denuncia unilaterale del trattato stesso, scritto in un periodo in cui Gheddafi ha esercitato condizioni di ricatto sistematico e grave contro il nostro Paese e in cui il suo popolo è stato considerato niente altro che una mera proiezione della sua persona, delle sue fissazioni e delle sue falsificazioni storiche, e ad esso è stato disconosciuto l’esercizio della libertà politica e di pensiero. Riteniamo che il governo italiano non possa più giocare e non debba affatto giocare con la storia della nostra Nazione e che debba assumere immediatamente una linea cristallina. Solo gli incontri delle delegazioni dei governi d’Italia e della nuova Libia, e dei loro parlamenti e dei loro storici potranno preparare la cornice e il reale contenuto del futuro Trattato di amicizia italo-libico, puntualizzando in maniera precisa e definitiva ciò che attiene al periodo coloniale. Nessuna colpa è da ammettere, le colpe che sono state ammesse da Berlusconi sono state ammesse in condizioni di esplicito ricatto su cui non vale spendere neppure una parola per contestare la cosa. Non sono però politicamente e moralmente emendabili le affermazioni del nostro ministro degli esteri, soprattutto per chi eventualmente le ha ispirate. Chiediamo saggezza e previdenza al nostro governo, in uno con il senso di dignità e di difesa della nostra storia, cose su cui si continua gravemente a difettare. Aspettiamo senza timore l’avvento della nuova Libia e aspettiamo senza trepidazione e con disincanto gli incontri con i nostri futuri interlocutori, che – siamo già da adesso sicuri – che non soffrono e non soffriranno di italofobia e di odio feroce contro chi non accettava le fanatiche verità imposte da questomaniacale capitano-colonnello mentalmente molto fervido quanto instabile, salvo che nel ritenersi da sempre un carismatico profeta politico-relgioso al di sopra delle istituzioni e delle leggi. Un esaltato autocrate. E’ con i nuovi interlocutori, caro governo italiano, che riscriveremo interamente, insieme, il nuovo, il vero Trattato di amicizia. Ai lettori non dovrà dispiacere il titolo usato sia in questo che nel precedente articolo, l’essere il trattato italo-libico carta straccia. Sappiamo che essa è un’espressione a dir poco insolita e che può sembrare molto imprudente la sua utilizzazione in materia di politica estera, se non disdicevole. E che sul piano storico sembra riecheggiare il sarcasmo espresso da Hitler in riferimento al foglio dell’accordo raggiunto, sventolato da Chamberlain al suo ritorno a Londra dopo il patto di Monaco con cui venne salvata, per poco, la pace in Europa e nel mondo. Foglio che recava la firma dello stesso Hitler. Qui la cosa è del tutto diversa, sotto ogni angolazione. Soprattutto sotto l’angolazione più importante per i libici. Sono essi che con la rivoluzione anti-Gheddafi hanno stracciato un “patto d’amicizia” realizzato dal loro despota, in cui per nulla si riconoscono. E sono i loro rappresentanti, i rappresentanti di questo popolo per noi sempre molto più che amico, e per la sua terra – popolo e terra ai quali siamo legati da duratura e indistruttibile memoria -, sono essi le persone a cui toccherà riscrivere in toto il trattato, e non più i servi fedeli dell’oramai finito profeta Gheddafi.

 

Articolo precedente:

TRATTATO ITALO – LIBICO. E’ CARTA STRACCIA  – 27 febbraio 2011