Ugo Van Doorne: la freschezza di una prosa che accompagna il Cantico dei Cantici

18 Aprile 2013

Paola Solleni

 

Ugo Van Doorne e il Cantico dei Cantici

Qualche riflessione sulla lettura del libro dell’eremita benedettino. – La via dell’amore è quella a cui nulla sfugge tra le forze che si sprigionano nel creato. – Una rilettura che conferma come un patrimonio universale sia riuscito a sfuggire alla sorte che il tempo assegna e sia diventato lievito vitale dell’esperienza cristiana. – 

 

 

 

 

 

Ed un giorno …… capitò …… Un trillo alla porta ed ecco una concomitanze per me forse non accidentale. Dietro il velo dell’occasione, il manifestarsi di una delle “coincidenze significative”, come formulò il concetto Carl Gustav Jung, condensando in questa definizione una gamma sterminata di situazioni esperenziali ed esistenziali e un ventaglio di relazioni concettuali che riportano alle parti più nascoste della natura.
Ecco ciò che considero nell’ambito della mia sfera interiore come eventi da cui poter tradurre significati: lo stesso giorno in cui il papa, Mons. Bergoglio, è salito al pontificato con il significativo nome di “Papa Francesco”, a casa mia è giunto, altrettanto inaspettato e felicemente accolto,un libro, inviato dall’autore, su una delle pagine risalenti all’antichità sumerico-babilonese, conservata come testo magnifico nella bibbia ebraica e recepita in toto dalla chiesa cattolica. La pagina è quella relativa a un magnifico testo di letteratura e spiritualità universale, rivissuta dall’eremita fiammingo dom Ugo Van Doorne da lui tradotta in scrittura nel suo libro dal titolo “Il Cantico dei Cantici oltre le parole”, edito da Santocono Editore 2012 Rosolini (SR).
Perché ho ritenuto importanti tali coincidenze? Perché, da un lato, il cardinale di Buenos Aires è il primo papa che abbia preso il nome del Poverello d’Assisi, una figura estrema che rappresenta la via della fratellanza oltre ogni distinzione di fede e perfino, con il suo Cantico delle creature, di grado in riferimento alla creazione degli esseri viventi. E perché con la sua proclamazione di una coraggiosa e quasi impercorribile via della rinuncia e della povertà che non di meno affratella, rischiò il marchio dell’eresia. Dall’altro lato, perché un eremita – via monastica quasi sconosciuta e anzi ritenuta non più comprensibile al giorno d’oggi -, proclama la bellezza e la veracità dell’amore pure se ad esso rinuncia nella scelta della castità integrale, che misticamente lo avvicina al Padre non di meno e ancora di più della via dell’unione tra uomo e donna.
Un dono prezioso di chi, dopo studi classici, filosofici e teologici nel Nord Europa, chiamato alla vita contemplativa si fa monaco benedettino a Bruge, quindi studia a Roma e prende gli ordini al monastero belga di St. Andrè. Il desiderio di contemplazione più pura e la vocazione per il deserto lo portano nell’isola della Martinica dove segue un monaco più “anziano” di lui, per poi sposarsi nel Sinai e, dopo la guerra arabo-israeliana del 1967, in Sicilia, nella val di Noto.
Il Cantico dei cantici è un meraviglioso inno all’Amore che l’autore mesopotamico eleva all’unione fra uomo e donna con esemplare arditezza di immagini e profondità di sentimento, inno che si innesta nel grandioso poema religioso dell’Amore Infinito tra Dio e la sua creatura. Quando si legge pare ascoltare il suono ineffabile e melodico dello sgorgare delle acque primordiali, sembra essere proiettati fra i colori iridati di galassie che ci rappresentano la bellezza magnifica e terribile dell’universo era formazione, come oggi ci testimonia la ricerca astronomica. Di che colori era e sarà la vita prima ancora della nascita e dopo la morte? Per chi ci crede, essa avrà tutto dell’ineffabile bellezza che l’autore della rivisitazione della pagina biblica ha voluto trasfondere nel suo libro e che in questo mondo, per i più fortunati è solo un ‘centuplo’.
Tanto ancora si assaggia nella lettura dell’eremita, che coinvolge e rafforza le sensazioni di rapimento poetico, amoroso e della sublimata ragione di fronte a cui, con una felice espressione di mio marito, << l’orizzonte della morte si azzera nel coincidente orizzonte che trabocca dell’amore divino e irrora l’universo >>. Le palpitanti sensazioni vissute e rivissute da Ugo Van Doorne e da lui storicamente incardinate nelle figure del vecchio e del nuovo testamento, si compenetrano a tutto il percorso della storia cattolica e creano uno splendido mosaico di letteratura religiosa che diventa una fonte a cui non solo chi si nutre di semplice fede può abbeverarsi, e non solo chi è di fede cattolica. Essa consente la dilatazione del sentimento religioso sino a vette incredibili molti secoli dopo nel mondo occidentale e nelle ancora non preparate coscienza, dottrina e dogmi della fede cristiana, con l’altra eccezionale, paradigmatica esperienza mistica, quella del Fraticello d’Assisi e del cantico delle creature. Ancora, con una sintonia tra me e l’eremita fiammingo, cattolici, e Domenico Cambareri, non cristiano, con le parole di quest’ultimo: << L’amore divino trabocca in ogni dove, per di più quasi mai visto da noi, e lega i patimenti amorosi all’ascesa dell’eros platonico verso il Bene sommo. Non dissimile l’ascesa dell’eros del Cantico dei Cantici verso ciò che con il linguaggio dei sensi chiamiamo pregustazione dello scioglimento nell’armonia universale, offerto da Francesco d’Assisi e da tutte le creature nel continuum biopsichico le cui estremità riconducono sempre al mistero della monade pura>>, cioè la “relazione impersonale” e integrale espressa da dom Ugo attraverso il linguaggio della fede religiosa.
La fluente scrittura e l’amplificazione letteraria rendono il libro un perfetto viatico anche come libro d’ore, per tenere sveglia l’anima e tenerla naturalmente tesa all’ascolto del messaggio di Gesù, espressione palpitante dell’amore divino, della salvezza di cui ci parla anche s. Bernardo, che altro non è che quella del vangelo, così definite da dom Ugo: << La salvezza del Vangelo di conseguenza sta essenzialmente in una relazione interpersonale, in una comunione d’amore. Appunto un ritorno all’amicizia paradisiaca, dove tutto era bello, buono, pace, gioia, felicità, luce. >> (pag.97). Ad essa il fedele Ugo ha dedicato tutta le sua vita, nello scorrere delle notti e dei giorni in soliloqui di cui abbiamo da poter conoscere, come in questo caso, la vitalizzante e rigenerante forza interiore, nell’impercettibile soffio del reale sostegno, cioè dell’amicizia paradisiaca. Che è ciò che conta e che urge. Per ora e ancora un grazie all’autore.
Ugo Van Doorne, Il Cantico dei Cantici oltre le parole, Santocono editore, Rosolini  (SR) 2012, pp. 216, € 15,00