Stragi. Il prezzo che paghiamo e che pagheremo ancora. Quali prospettive? 1.

24 Marzo 2016

Domenico Cambareri

Vicino Oriente di fuoco.

Petrodollari arabi e strategie dell’instabilità euroafroasiatica. Il prezzo che paga l’Europa

 

 

 

 

 

Ciò che da un quindicennio stiamo subendo in Europa è da analizzare e comprendere alla luce di considerazioni che si presentano su due piani del tutto differenti.

Bandiera dell'Arabia saudita. Di Orange Tuesday [Public domain], da Wikimedia Commons

Le stragi che gli europei abbiamo subito in questi anni e che continueremo a subire sono il prezzo che paghiamo in particolare alla sempliciona superficialità politica sin oltre ogni inverosimile e inaccettabile livello di stupidità è dovuto a:
  1. – uno scriteriato processo di accoglienza messo in atto da molti governi, in primis (in ordine cronologico) da quelli belgi, inglesi, francesi, olandesi. Per finire con quelli cattocomunisti italiani. Con un processo di pseudo-umanitarismo e di rozza, inconsistente, malintesa e inconcludente e meramente demagogica applicazione del principio di uguaglianza. In realtà, è stato sempre spacciato oro contraffatto, salvo ben individuabili casi di clientelismo sfacciato a buon pro della mera “immagine” di una realtà sociale multietnica e multiculturale solidale, pacifica, ben integrata e amalgamata.

emirati ara iuniti

In tutto questo tritatutto, i principi “secondo ragione” illuministici quanto quelli declinati secondo le prospettive fideistiche professate e promosse dalle tante chiese cristiane in realtà quasi sempre sono risultati inattuati, raggirati, derisi.
Questa “conduzione” politica ha nel contempo accentuato a dismisura le già esistenti disuguaglianze socio-economiche interne alimentate da governi solo a parola socialisti, popolari, democratici, interclassisti, liberali. Governi che in realtà sono controllati e spesso gestiti da individui e gruppi collusi o al soldo del grande capitale speculativo: individui e gruppi caratterizzati da rapacità e egoismi mai domati, che della solidarietà sociale hanno saputo fare slogan dalla presa indefettibile, perpetua, come quella del fiore che non appassisce. Individui e gruppi quando non pure collusi o apertamente al servizio degli interessi delle amministrazioni statunitensi. Cosicché gli emarginati e gli incapienti, i ceti popolari e perfino larghi strati della borghesia piccola e meno piccola, sono stati letteralmente spazzati via in diversi Paesi dell’Unione, come ad esempio è avvenuto e avviene in Italia, nel sopraggiungere delle burrasche prodotte dalle crisi speculative e dalla loro laceranti interazione con gli indebitamenti pubblici e le politiche corruttive perpetrate dai parlamenti e dai governi.

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Questi fenomeni di compressione e di collassamento socio-economico di interi strati delle popolazioni europee si sono verificati da tempo da tempo e si coglie con assoluta attualità e evidenza sociologica e politologica nei movimenti di reazione popolare di presunta “destra” che si sono diffusi in tutta Europa. Movimenti e partiti che tendono a coagulare e organizzare sul piano politico il malcontento incontenibile e le reattività che alla cieca vengono a colpire l’Unione Europea, le problematiche migratori e perfino le tragiche condizioni dei profughi siriani.
Il caso rappresentato da un lato dalle criminali peculiarità della partitocrazia italiana e dalle storiche deficienze belghe rappresenta un’ottima chiave di lettura che si può incrociare in più punti con quella delle politiche non meno demagogiche, irrazionalmente permissive (a pro di una “libertà” e di una “pluralità” di identità culturali e religiose nel contesto dell’universo civile inconcludenti,contraddittorie e perniciose) messe in atto dai governi neo-neo-colonialisti del Regno Unito e della Francia.

regno unito

Regno Unito e Francia hanno avuto e continuano ad avere, a dismisura, le maggiori responsabilità su tutto quanto è accaduto e continuerà ad accadere in quanto sono le maggiori potenze politiche dell’Unione che remano nei fatti contro ogni minimo progresso del processo d’integrazione europea e che, volenti o nolenti, istigano le posizioni antagoniste di molti governi dei Paesi dell’est europeo.

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Per cui, oggi, abbiamo una quantità enorme di soggetti (indigeni in senso etnico -linguistico e comunitari e extracomunitari di prima, seconda e terza generazione) e una pluralità altrettanto incredibile di situazioni dalla Svezia e dalla Polonia al’Ungheria e alla Grecia, che sono la risultanza delle politiche suicide dei governi europei e di molte amministrazioni comunali dei maggiori centri urbani.
Ecco dunque il proliferare della sclerosi delle città e delle metropoli, su cui tantissimo si è soffermato il nostro Mino Mini con occhio attento di urbanista previdente e sagace e analista culturale ben avveduto, tanto da risultare di forte stimolo per sociologi, criminologi, politici. Ecco dunque le tante variegate banlieues parigine e marisigliesi, i proletarian and non-EU suburbs, le periferie spesso squallidi e tristi agglomerati antropici disseminati attorno alle grandi città in cui la multi etnicità è afflitta e accomunata dall’emarginazione sociale, dall’assoluta incapienza economica, dalla mancanza di lavoro, dall’inesistenza di prospettive per i giovani.francia
Ma ecco anche la presenza di giovani che, integrati a meno di metà, non hanno potuto sfruttare la loro cittadinanza europea non (in particolare) a causa di fenomeni malavitosi quanto per gli esiziali “ritorni fieistico-culturali”, frutto dei forti condizionamenti subiti all’interno del focolare domestico e dell’intreccio parentale-amicale più prossimo nel corso della loro crescita. Fenomeni storici che si sono ripetuti infinite volte, secondo tonalità “culturali”, psicologiche, religiose , etc… più diverse e sintetizzabili nel concetto di auto ghettizzazione, modello esemplato da quelle parti delle comunità ebraiche i cui componenti giudeo-israeliti erano e sono rimasti abbarbicati fino all’inverosimile alle “avite” tradizioni religiose, anatemizzando quanti si aprivano al contesto culturale e sociale delle popolazioni in cui vivevano e di cui erano venuti ad acquisire, finalmente, la nazionalità.
Non è affatto da sottovalutare altresì come e quanto questo aspetto abbia ulteriormente interagito tanto con la propaganda dei movimenti terroristici del cosiddetto esclusivismo islamico (visto che esso è utilizzato da alcune nazioni islamiche in eccellenti rapporti con le maggiori potenze militari occidentali per perseguire obiettivi politici), quanto con ciò che di indiscriminati e interminabili massacri, distruzioni, guerre dirette e per procura il connubio di queste potenze occidentali e islamiche ha attuato e ancora attua nel Vicino Oriente.
Ecco dunque il proliferare della sclerosi delle città e delle metropoli, in cui, come a Bruxelles, la polizia non mette piede o fa finta di mettercelo. Realtà sociali in cui in molti vivono in una condizione di completa resa esistenziale, di forzata condizione di rinuncia, dimostrando come il malessere di natura socio-economica diventi malattia della mente e dell’anima e patologia esistenziale quasi irreversibile.Risultati immagini per bandiere delle nazioni wikipedia arabia saudita
Ecco dunque il proliferare della sclerosi delle città e delle metropoli in cui vengono non di meno a trovare l’humus ideale per radicarsi, rafforzarsi, espandersi gang, bande che controllano quartieri e intere periferie in cui impongono la propria legge. Bande spesso sconosciute ai tutori dell’ordine, anche perché gli immigrati clandestini vengono a costituire il nerbo delle loro forze. Dinamiche, processi, contesti, già ben conosciuti a livello storico e che si ripetono per imprevidenza, inettitudine, semplicioneria, menefreghismo, iper attivismo demagogico e cult of image and slogans. E partitocrazia. Esemplare rimane ancora oggi lo slogan dell’intellettualoide e politicante italiano comunista- non comunista incredibile-dem arci scimmiottatore degli americanismi Veltroni, che ha raggiunto i vertici delle cariche istituzionali, il quale in queste settimane è tornato alla ribalta con “I ragazzi già sanno”; lo slogan-concentrato di quanto qui stiamo venendo a scrivere era: “ I care ”. Slogna del nulla per governaree con il nulla e per il nulla. Salvo che per le ben rodate e gratificate clientele. (Oh!, gli apparati di partito, di quale “partito pesante”, e che partito pesante! Il partito dei posti rai, della cinematografia, della giungla paragovernativa, sindacale, regionale e … tutto in lode e gloria dei poveri!).
Relativamente a questo aspetto, ci meravigliamo come il ministro dell’interno Alfano abbia potuto affermare che qui in Italia la polizia entra ovunque. Una semplice assurdità, sia perché le forze dell’ordine non controllano intere parti del territorio urbano nazionale che è in realtà controllato dalle organizzazioni mafiose indigene, sia perché i nostri organi di polizia sconoscono la reale quantità di clandestini presenti sul territorio e in quale misura molti di essi vivono operando in attività criminali più o meno organizzate e radicate sul territorio. Ci risulta al pari davvero incomprensibile, per lo stesso ordine di motivi, come l’autorità dell’intelligence preposta alla sicurezza interna abbia potuto affermare qualcosa di non dissimile.
Tuttavia, è da rilevare su questo piano una prevedibile conclusione degli sviluppi del terrorismo esclusivista di matrice islamica in Europa dagli esiti positivi giacché:

turchia

a. – continuano ad emergere dati finora inoppugnabili e univoci, e cioè che i terroristi euroislamici attivi, e anche molto probabilmente quelli che possiamo considerare cellule dormienti, non sono riusciti a progettare, realizzare e organizzare una rete di nidi, nascondigli, depositi sparsi nel territorio. Essi, nei diversi Paesi dell’UE finora coinvolti, hanno potuto usufruire soltanto delle loro abitazioni o di quelli di fiancheggiatori.
Rimane perciò esile e fragile, per quanto numericamente possa essere folta, la rete di improprie “basi” operative, organizzative e di depositi ad hoc. Il loro radicamento nei quartieri delle periferie rimane il dato fondamentale, con tutto ciò che ne consegue in fatto di autolimitazione in termini di elusività prolungata e di prospettive di proliferazione, nonostante l’elevata mobilità loro consentita dai mezzi di trasporto e il non indifferente grado di mimetizzazione e di invisibilità di cui hanno finora in parte goduto per le falle e per le parziali inadeguatezze dei servizi e delle forze di polizia. Questo è un dato oggettivo di rilevante importanza che certamente gli esperti di antiterrorismo hanno già acquisito e positivamente valutato.
b. – l’umbratile e esile “rete” che gli euro islamici hanno realizzato a macchia di leopardo nell’UE dimostra essere priva di diffuse ramificazioni all’interno delle numerose comunità degli immigrati.

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Questo fortissimo contenimento, se risulterà suffragato nei prossimi mesi dalle ulteriori acquisizioni esperite dai servizi d’informazione e dalle attività di controllo del territorio e di antiterrorismo delle forze di polizia, potrà costituire un ulteriore importantissimo riscontro e un ulteriore oggettivo e positivo elemento di decifrazione e comprensione generale del fenomeno in merito al fatto che la stragrande maggioranza degli immigrati non si è lasciata fuorviare e invischiare e non si è resa complice.
Ciò costituirà un dato davvero cruciale e il punto di non ritorno del terrorismo di matrice islamica, che verrebbe a cadere in un inviluppo e in un auto soffocamento definitivi. Costituirebbe soprattutto il fallimento della strategia dei capi dei movimenti terroristici e di chi li arma e sostiene, da un lato; e, dall’altro, la definitiva presa d’atto che, nonostante i gravi e persistenti problemi di cronica emarginazione a cui abbiamo fatto esplicito riferimento, le comunità dei più diversi Paesi islamici accomunate nella fede di “rito” sunnita presenti nell’UE hanno scelto di vivere in pace in Europa e con gli europei, e di accettare di farne parte a tutti gli effetti. Questo ultimo tratto di strada sarà però non breve, giacché avrà bisogno di ulteriori e conclusive verifiche e conferme in merito alle effettive dimensioni del processo di  recepimento e condivisione dei contenuti e dei valori laici della cultura europea.
Non c’è però da doversi dolere di questo, perché basti pensare alla nostra stessa storia per capire quanto queste cose costituiscano fattori di lunga durata. Per riappropriarci dei principi della cultura classica, abbiamo impiegato molti secoli, quanto appunto ne abbiamo impiegati per ridurre il fanatismo dogmatico delle chiese e delle sinagoghe entro in confini della retta ragione. Per potere ridare linfa alla libertà individuale, alla coscienza individuale, alla responsabilità individuale quali basi fondanti di ogni altro principio civile delle nostre società, nella nostra Europa. Sicuramente, senza dovere sottostimare la robustezza di tali fenomeni socio-fideistici particolarmente resistenti nei clan monoteistici, dato che le comunità che risiedono nelle città dell’Unione Europea sono già da tempo sottoposte – per quanto parti di esse chiuse quasi a riccio –  al logorio del vivere in contesti assolutamente differenti da quelli di provenienza, questo processo richiederà tempi meno cospicui in  misura rilevante, giacché la mobilità degli individui li investe e fa si che i figli di seconda, terza, quarta generazione possano o debbano allontanarsi dal nucleo d’origine. Adesso, dunque,  pare che sia finalmente arrivato il turno dell’ “assedio” culturale e di quello militare (temporaneo e strettamente difensivo) al fanatismo cieco e esclusivista che si predica in molte moschee qui in Europa, non già a lode e gloria di Allahu Akbar. Se così sarà, come auspichiamo e prevediamo oltre ogni ulteriore ritardo che il potere  politico delle singole “sovranità” nazionali nella sua totale immaturità culturale e incapacità decisionale potrà frapporre, allora possiamo dire che le persone finora uccise e quelle che lo saranno non saranno morte invano. Infatti, un pericolo molto molto più grande sarà stato definitivamente sventato e sconfitto.
(continua)
  • le bandiere che sono rappresentate nell’articolo indicano le Nazioni i cui governanti le hanno coinvolte nella crisi del Vicino Oriente e delle regioni contigue, e non già i loro popoli, quasi del tutto vittime di queste scelleratezze.