Economia e politica internazionali. Ci attende una lunga inflazione?

13 Marzo 2013

Enea Franza

 

Ci avviamo alla stagflazione ?

I ministri delle Finanze ed i banchieri centrali del G20, riuniti a Mosca il 15-16 febbraio, hanno difatti benedetto la politica monetaria iperespansiva di Stati Uniti e Giappone. – La bolla dei titoli tossici è tornata ad aumentare come nel 2005-2007, quando provocò la crisi. A causa della politica dei tassi di interesse zero, le bolle crescono ancor più rapidamente di allora. – Tokio allenterà la politica monetaria in modo “senza precedenti” e “su ampia scala ” nel 2013. – Nella Federal Reserve degli USA, Ben Bernanke ha deciso di espandere la base monetaria della banca, che dovrebbe arrivare a 4.000 miliardi di dollari entro la fine del 2013.

 

E’ notizia di primi giorni di questo marzo piovoso che il consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha deciso di lasciare invariati i tassi allo 0,75 per cento. “La politica monetaria della Bce resterà accomodante di fronte a uno scenario di inflazione contenuta”, ha dichiarato in chiusura di riunione alla stampa il presidente della Bce Mario Draghi, proseguendo “e l’economia dell’Eurozona è destinata a restare debole nella prima parte del 2013 e ad imboccare una graduale ripresa nella seconda metà dell’anno”. Ed in effetti a gettare ancora più sconforto va osservato che, per il biennio 2013-2014, la Bce ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil dell’Eurozona, che sono previste in un range fra -0,9% e -0,1% per l’anno in corso e fra lo 0 e 2% per il 2014.
L’attenta politica della Bce ci dovrebbe, tuttavia, far riflettere su cosa accade nello scacchiere internazionale. I ministri delle Finanze ed i banchieri centrali del G20, riuniti a Mosca il 15-16 febbraio, hanno difatti benedetto la politica monetaria iperespansiva di Stati Uniti e Giappone. L’Economist di qualche giorno fa, in particolare, sentenzia: “il mondo dovrebbe approvare l’arroganza monetaria di Giappone e America”. E l’Eurozona, secondo il settimanale londinese, dovrebbe “smetterla di brontolare e cominciare ad emulare il Giappone: la Banca Centrale Europea dovrebbe aprire i rubinetti della politica monetaria, ricorrendo se necessario al QE [quantitative easing].”
Tuttavia, questa politica si scontra con resistenze crescenti. E le perplessità non mancano neppure in seno alla Federal Reserve, dove la politica di Ben Bernanke di espandere la base monetaria della banca, che dovrebbe arrivare a 4.000 miliardi di dollari entro la fine del 2013, sta suscitando molti timori. I verbali della riunione del Federal Open Market Committee il 29 gennaio, appena pubblicati, esprimono questa preoccupazione. Tra l’altro, il Wall Street Journal il 20 febbraio, ha fatto ben notare che la bolla dei titoli tossici è tornata ad aumentare come nel 2005-2007, quando provocò la crisi. A causa della politica dei tassi di interesse zero, le bolle crescono ancor più rapidamente di allora. E mentre un membro ad alto livello della Banca del Giappone ha dichiarato il 29 febbraio che Tokio allenterà la politica monetaria in modo “senza precedenti” e “su ampia scala ” nel 2013, nel consiglio di amministrazione della stessa banca, ed anche tra i leader politici giapponesi, c’è molta opposizione a misure quali i tassi di interesse praticamente zero e l’acquisto di titoli finanziari.
Nel Regno Unito, il 19 febbraio, una riunione del Monetary Policy Committee della Banca d’Inghilterra ha respinto la proposta di altri 25 miliardi di sterline di creazione elettronica di denaro, con un voto di sei contro tre. Tuttavia, per la prima volta il governatore della Banca d’Inghilterra Mervyn King ha votato per l’aumento, insieme ad un altro membro del consiglio che precedentemente si era opposto, facendo intravedere che il quantitative easing prima o poi riprenda. Anche il Neue Zürcher Zeitung ha espresso timori per l’aumento record del Dow Jones e di altri indici di borsa, anche se l’economia va male e la disoccupazione è così alta, cosa che l’autore attribuisce alla politica “anabolica” delle banche centrali.
In tale modo si è anche pronunciato Mihir P. Worah, Head of the real return portfolio management team di PIMCO (una delle più grandi società d’investimento mondiali) C’è il rischio sostiene Worah, “di prendere sotto gamba l’inflazione, dando per scontato che in un prevedibile futuro gli aumenti dei prezzi saranno nulli o molto contenuti”. Le previsioni infatti danno un aumento dell’inflazione superiore nei prossimi tre-cinque anni o addirittura nei prossimi cinque-dieci anni, a livelli superiori a quelli registrati negli ultimi vent’anni su scala globale. “Anche se i tassi non dovessero raggiungere valori a doppia cifra, continua l’economista, riteniamo probabile che l’inflazione registrerà un rialzo progressivo, giungendo a superare la quota del 2% del tasso core, a cui ci si è ormai abituati nella maggior parte dei paesi sviluppati”.
Le motivazioni sono molteplici, ma tra quelle che evidenzia l’economista ve ne sono due di particolare rilevanza. Innanzi tutto, i paesi sviluppati si trovano di fronte alla complessa questione dell’indebitamento, da cui troveranno molto difficile affrancarsi. In tale ottica, l’aumento dell’inflazione può essere una delle poche “soluzioni”accettabili. In secondo luogo, i mercati emergenti hanno rappresentato per anni una fonte di disinflazione per via dell’esportazione di beni e servizi a prezzi molto bassi, tuttavia, le cose stanno cambiando. Inoltre, benché vi siano varie stime, in generale in questi mercati è previsto un aumento della classe media di circa 2 miliardi di persone nel prossimo ventennio, che potrebbe condurre a un uso più intensivo delle materie prime.
Tutto questo tradotto in parole povere e comprensibili a tutti significa che l’Occidente si sta avviando ad una situazione di alta inflazione in un contesto (bene che vada) di basso o nullo aumento della domanda. Forse, come si sostiene anche in alcuni ambienti americani, l’unico modo per fermare la corsa verso la autodistruzione è adottare la legge Glass-Steagall per ripulire il sistema bancario, introducendo al contempo un sistema creditizio che promuova la produzione reale.
Ma ciò è più facile a dirsi che a farsi.

 

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